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AMD vs INTEL:
la compatibilità scende u
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IntelliGIOCHI
Il primo torneo di Crobots d
di Corrado Giustozzi
Prova: Precision Software Superbase 4
per Windows
di Francesco Petroni
Windows 3
I foni di Windows 1 teoria e |
di Francesco Petroni
Win 4 Tips: il Multitasking
i Fernando Piolo
Computer & Handicap
Computer & Handicap Psichico: avviamento alla
soluzione di semplici problemi aritmetici
di Fabio Celi
Computer 8t Video di Bruno Rosati
Immagini: tecniche di acquisizione
Usi ed abusi dei PC nelle produzioni TV
Archimedes di Massimo Miccoli
Watford Digitiser e Lingenuity Color Converter
Risc-OS; Sprites Module III)
Macintosh di Raffaello De Masi
FullWrite Professional
La programmazione del Macintosh
Hand Scanner Golden Image JS-105-1M + Touch-Up
di Andrea Suatoni 2
Walt Disney The Animatron Studio
di Massimo Novelli 2
ARexx il linguaggio REXX per Amiga
di Marco Ciuchini e Andrea Scaloni 2
Programmare in C su Amiga (34)
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MCmicroCAMPUS -u- T ■ ■.
a cura di Gaetano Di Stasio
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a cura di Paolo Ciarderelli
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a cura di Enrico Ferrari
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MAC 7 sistemi per 7 fratelli
a cura di Valter di Dio
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MC-Link di Corrado Giustozzi
Preparare
276
144
Networking
di Leopoldo Ceccarelli e Gerardo Giardino
X.25: livelli uno e due
281
Reti Neurali di Luciano Macera
Reti neurali di Konhenem (2)
287
124
Multitasking di Luciano Macera
Il modello CSP
292
Smalltalk di Tommaso Masi
Smalltalk/V l'ambiente di sviluppo
297
C++ di Corrado Giustozzi
L'eredità (2) 1 meccanismi di protezione
302
142
Turbo Pascal di Sergio Pohni
Le collezioni indicizzate
307
Guidacomputer a cura di Rossella Leonetti
312
148
Micromarket - micromeeting
330
Microtrade
336
153
Moduli per abbonamenti - arretrati - annunci
337
MCmicrocompuler n 108 (numerazione editoriale)
Indice degli Inserzionisti
85
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92
71
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59
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74
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64
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239
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ti i sistemi presenti sul mercato:
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IL TERZO GRANDE STAND
Un vero standard
L'Atari ST è noto in Italia soprattutto per il
grande successo ottenuto nel campo musi-
cale: perché chi fa musica col computer in
Italia, nove volte su dieci fa musica con
Atari.
Ma questo immenso successo "verticale"
non deve farci dimenticare che l'Atari ST è
uno standard : ossia un personal computer
per il quale è disponibile una ricca serie di
periferiche e uno spettro di applicazioni
completo, capace di soddisfare le esigenze
più varie dell'utenza di oggi. Dai pacchetti
di editoria elettronica alla grafica più sofisti-
cata, dalle soluzioni per l'ufficio alle appli-
cazioni didattiche, dagli scanner ad alta ri-
soluzione ai videodigitalizzatori economici.
I nostri hardware
Come è lecito attendersi da uno standard.
Atari offre una gamma di computer e peri-
feriche per le esigenze più diverse, tutte ca-
ratterizzate da un imbattibile rapporto qua-
lità/prezzo. Vogliate queste proposte:
- 1040ST f , 1 Mb RAM, la macchina base
per lavorare, studiare, far musica o gio-
Conoscere Atari ST
Forse non tutti sanno che Atori ST è uno dei grandi standard dell'informatica mondiale:
oggi oltre 3.000.000 di persone nel mondo lavorano, studiano e si divertono con i perso-
nal computer Atari ST! Sono computer potenti, basati sul processore 68000 e su un genia-
le sistema operativo, il TOS, dotato di un'interfaccia grafica intuitiva, che li rende imme-
diatamente utilizzabili anche a chi si avvicina per la prima volta al mondo del computer.
Perché Atari ST
- Perchè Atari ST è in assoluto il computer più facile da usare, l'unico che offre un incon-
tro senza traumi con il mondo dell'informatica;
- Perché Atari ST, a differenza degli altri standard, consente di risolvere su un unico com-
puter le esigenze informatiche della famiglia: lavoro, studio e, perchè no, intelligente
divertimento;
- Perché Atari ST propone spesso applicazioni verticali potenti e innovative che mancano
negli altri standard;
- Perché Atari ST rispetta il consumatore proponendogli sempre un rapporto prestazio-
ni/prezzo assolutamente entusiasmante.
care;
- 1040ST' Professional, 4 Mb RAM, la
macchina estesa per le applicazioni più
spinte;
- il TT030/4, il vertice della gamma Atari,
un computer a 32 bit dotato di micro-
processore 68030 a 32 MHz, copro-
cessore matematico 68882, RAM mini-
ma di 4Mb espandibile a 26Mb, hard
disk SCSI incorporato e grafica evoluta;
un mostro di potenza per gli applicativi
del futuro che preserva totalmente la
compatibilità con la serie ST.
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I nostri software
Di sicuro avete in mente i nomi dei
software che vanno per la maggiore ne-
gli altri standard: ma quello che forse
ancora non conoscete è SIGNUM, il Do-
3 eumeni Processor che vi permette di scri-
vere in oltre 100 alfabeti diversi; RE-
DACTEUR, un sofisticato word processor
dalla velocità mozzafiato; CALAMUS, un
pacchetto di Editoria Elettronica dotato
!;! di specifiche impressionanti; ADIMENS,
il Data Base di riferimento nel mondo
Atari; DYNACADD, un CAD professiona-
le, compatibile con gli standard MS-
DOS, ma di prezzo ridottissimo; NOTA-
TOR, uno straordinario software di scrit-
tura e stampa della musica; LDW
POWER, un velocissimo spreadsheet Lo-
tus-compatibile; NEODESK, l'interfaccia
grafica per computer più sofisticata e
tanti altri incredibili prodotti che rappre-
sentano o il massimo della qualità o il
massimo del rapporto qualità/prezzo.
Un computer "multistandard"
Atari ST è forse il primo computer "multi-
standard" al mondo. Non solo la formattazione dei dischetti Atari è identica a
quella dei dischetti MS-DOS ma, addirittura, esistono degli straordinari emulatori
hardware che trasformano l' Atari ST in un vero MS-DOS compatibile o Macintosh"'
compatibile. Se vi tenta l'idea di poter avere due o tre computer in uno, scegliete
Atari ST e uno di questi sensazionali prodotti:
- PC SPEED e SUPERCHARGER per l'emulazione 8088;
- AT SPEED e AT-ONCE per l’emulazione 286;
- DELTA MODUL per l'emulazione 386SX;
- SPECTRE GCR 3.0 per l'emulazione Macintosh .
LA NOSTRA PROPOSTA-CONOSCENZA: IL PACCHETTO ST BASE
Gli altri standard vi propongono abitualmente una macchina nuda.
Il nostro standard vi dà invece la macchina più quello che vi serve per la-
vorare subito. Naturalmente, senza alcun aggravio di costi.
Allo straordinario prezzo di Lit. 1.290.000 + IVA avrete infatti il pacchetto
ST BASE comprendente:
□ ATARI 1040STE: il modello standard della serie ST, un potente computer
da 1 Megabyte su cui far girare senza problemi la totalità del software
professionale e, grazie al modulatore TV incorporato, la totalità dei gio-
chi esistenti per ST;
□ SMI 24: un monitor monocromatico ad "effetto libro", la cui ecceziona-
le definizione e comfort visivo trasformeranno letteralmente il vostro mo-
do di lavorare;
□ CALAMUS: il software di Editoria Elettronica più veloce e professiona-
le, utilizzabile anche come Word Processor grazie al potente editor
di testi incorporato;
□ ADIMENS: il Database di riferimento nel mondo ST, flessibile e potente.
MS-DOS è un marchio registrato da Microsoft Corp., Macintosh é un marchio registrato da Apple Computer Corp.
Il bello dell'Atari ST: Consulenza & Servizio
Atori non vi lascia soli. Perché acquistare Atari ST signifi-
ca si scegliere un grande standard informatico ma anche
e soprattutto acquisire il diritto ad essere seguiti e consi-
gliati nel tempo.
Grazie al pacchetto Consulenza & Servizio, una serie di
iniziative, per la maggior parte gratuite, con cui ci augu-
riamo di rendere il vostro cammino nell'informatica più
facile, piacevole e fruttuoso.
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gratuito a vostra disposizione ogni giorno dalle 9.30
alle 1 3 e dalle 1 4.00 alle 1 7.30 con personale tecni-
co qualificato per rispondere a ogni vostro quesito,
fornirvi una preziosa consulenza tecnica personaliz-
zata, suggerirvi il nome del rivenditore o del Punto
Consulenza Atari più vicino;
■ Il Filo Diretto Sviluppatori Atari ST, riservato a Softwa-
re House che desiderino conoscere gli strumenti di
sviluppo esistenti nel mondo ST per cogliere le grandi
opportunità esistenti in questo mercato;
■ La BBS Atari ST (tei. 02/61 .93.757), un modo tempe-
stivo per essere sempre al corrente delle ultime novità
Atari, un'area di messaggistica ben curota, la possibi-
lità di lelecaricare software di pubblico dominio;
■ La rivista mensile Atari News (a partire da maggio):
una rivista non solo di informazione ma anche di in-
contro con voi. Per capire meglio le vostre esigenze e
per guidarvi olla scelta dei migliori hardware e
software nel mondo Atari ST con recensioni attente e
documentate;
■ Il supplemento trimestrale Atari&Musica per conoscere
tutte le novità dei software e delle periferiche musicali,
area in cui Atari ST é leader in continuo incremento;
■ I Club Atari ST: un modo di condividere una passio-
ne, di crescere insieme, di imparare dagli altri;
■ I Punti Consulenza Atari ST: negozi specializzati dove
trovare assistenza e servizio oltre che un ricco assorti-
mento di macchine e software;
■ Le Scuole Atari ST; corsi e seminari a pagamento su
software di base (WP, database, spreadsheet, DTP e
musico) organizzati da enti indipendenti sotto il con-
trollo di qualità dell’Atari Italia.
Parliamo
tutti i
linguaggi
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United Languages of Lifeboat
Ebbene sì, noi parliamo tutti i linguaggi, proprio
perché... li distribuiamo tutti ! Abbiamo così ma-
turato una lunga esperienza che ci vede vicino ai
programmatori di tutte le "razze": da quelli che
amano il C a quelli che preferiscono il Cobol, da
quelli che sono vicini al Pascal a quelli che
parteggiano per il BASIC, senza dimenticare gli
"appassionati" dell’ Assembler, i "patiti" di RPGI1
e gli "scienziati" del Fortran. Quindi, a qualsiasi
latitudine abbiate deciso di scrivere la vostra
applicazione, ricordatevi che noi della Lifeboat
parliamo il vostro lingua gg io.
E se per caso siete in difficoltà, chiamateci: vi
tireremo fuori dai guai. Noi siamo distributori
specializzati nei linguaggi Acucobol, Borland,
Lattice, Microsoft, Ryan McFarland - LP1, Word-
Tech e Zortech. Perciò, se volete un "pezzo" di
questa ricca collezione "United Languages of
Lifeboat", non vi resta che posizionarvi sulle
nostre coordinate.
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010/564003
LIVORNO
0586/210230
PALERMO
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Ispira il direttore, ma
anche lo studente.
Ispira il copywriter, ma
anche la segretaria.
Ispira il poeta, ma anche
il giornalista.
Microsoft Word
ispira anche te.
Per farti scrivere meglio, Microsoft non
ti offre un solo word processor, ma
quattro. Microsoft Word 5.5, Microsoft
Word per Windows, Microsoft Word
per OS/2 Presentation Manager e Mi-
• crosoft Word per Macintosh®.
Via libera in qualsiasi ambiente. Microsoft Word
5.5, una novità, è il word processor ideale per chi
preferisce l’interfaccia carattere, ma non disdegna di
compiere con facilità anche le funzioni più difficili.
Microsoft Word per Windows è la scelta delle nuove
generazioni di PC MS-DOS perché sfrutta appieno il
nuovo ambiente Windows. Microsoft Word per Pre-
sentation Manager è quello per coloro che vogliono
avere il meglio dalla potenza eleborativa di OS/2.
Microsoft Word per Macintosh®, nel mondo Apple® è
il favorito da chi ama le cose facili, ma non per questo
il righello. Tutti ti permettono di accedere a funzioni
complesse come strutturare documenti, definire
nuovi stili, inserire grafici, registrare macro, con un
semplice clic del mouse. Tutti hanno il Thesaururs in
italiano, un dizionario dei sinonimi con 16.000 parole
chiave e oltre 1 50.000 vocaboli, che ti dà tutte le
alternative che cerchi, selezionando semplicemente
una parola. Tutti vanno d'accordo tra loro, ma anche
con altri programmi, così non dovrai mai buttare via
né un dato né una parola.
02/26901359, Microsoft risponde. Per avere
una guida completa alla famiglia Micro-
soft Word basta una telefonata. Se ■— — ~
invece vuoi provare direttamente quello ^ A.
che più ti ispira, vai da un rivenditore
Microsoft o nel Microsoft Excellence
Center della tua città.
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“1, :|
vuole rinunciare alla potenza di uno strumento raffinato.
Da un ambiente all’altro senza più ripartire da
zero. Anche se sono fatti per soddisfare ambienti e
persone molto diversi tra loro, i word processor
Microsoft hanno moltissime doti in comune. Tutti
hanno un'interfaccia così facile che basta solo il tuo
intuito per utilizzarla. Tutti hanno i menu a discesa, le
finestre di dialogo, le barre di scorrimento, il nastro e
02/26901351, l'assistenza è in linea. Microsoft
ti dà una mano anche dopo l’acquisto. Dall'installazione
in poi, potrai risolvere qualsiasi dubbio con una
semplice telefonata al nostro servizio assistenza, un
"software" che nessuno può copiare.
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ln.S.E.A.
Gaeta (LT), Lungomare Caboto Vico 10, n°2
tei. 0771.465921/465922
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Delta Computers
Caltanissetta, via Canonico Pulci 9/9
tei. 0934.83856
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Elettronica Delta
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Catania, via Pensavalle 26
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Magnetic Media
Busto Arsizio (VA), via Tolmino 35, tei. 0331.686328
Milano, via Valvassori Peroni 86, tei. 02.26413626
concessionario Unibit
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il tuo filo diretto
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Volla (NA), via Sambuco 54
tei. 081.7741432
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General Office
Scalea (CS), via T. Campanella 71
tei. 0985.90069
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Bagheria (PA), via Cesareo 47/49
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Microland Italia
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Microland Italia
Roma, via E. Monaci 21. tei. 06.4241 102/428179
via Tuscolana 350a, tei. 06.7843980/7843919
Unibit House: Roma, via Bafile 1. tei. 06.3723338
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Sezze Scalo (LT). via Vercelli 2
tei. 0773.877087
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Technoesis
Roma, via Tiburtina 907
tei. 06.4072151/4072349/4072428
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B/T
L’AQUILA
3D Computers
il tuo contatto
con Unibit
3D Computers
L'Aquila, via Sallustio 57/59
tei. 0862.62558
concessionario Unibit
B/T
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LAINATE
Master Bit
il tuo filo diretto
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Master Bit
Lainate (MI), via Mengato 65
tei. 02.9371531
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T.H.E. 90
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T.H.E. 90
Trieste, via Morpurgo 13
tei. 040.824974
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V.C.O. Soft Italia
il tuo appuntamento
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V.C.O. Soft Italia
Qualiano (NA), via Rosselli 52
tei. 081.8185901/8184867
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CITTA' DI CASTELLO
Uniservices
il tuo filo diretto
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Uniservice
Città di Castello (PG), v. Morandi 27/F (zona ind.le)
tei. 075.8555401
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CASTELVETRANO
Punto Sistemi
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Castelvetrano (TP), via Savonarola 2
tei. 0924.904691
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ÙM
B/T
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PALERMO
Microdata
il tuo incontro
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Palermo, v.le Regione Siciliana 3414
presso Interoffice Marbela, tei. 091.229798/228730
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WordPerfect e stampanti HP LaserJet.
La combinazione più sicura per chi guarda lontano.
Per scrivere e per
stampare. Per
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documento, dalle
alle relazioni complete
di tabelle e grafici,
con la più vasta
scelta di caratteri che
tu possa immaginare.
WordPerfect e
HP LaserJet sono il
pacchetto per word
processing e la stampante laser
più venduti del mondo, segno
inequivocabile della loro totale
compatibilità con i personal
computer e gli ambienti e sistemi
operativi più diffusi.
Ma 9 milioni di pacchetti
WordPerfect e 3 milioni di
stampanti HP LaserJet venduti in
tutto il mondo vogliono
anche dire un bel po’ di
utenti pienamente
soddisfatti. Anche
perchè questi prodotti
non hanno problemi di
lingue e linguaggi:
dall’italiano al russo, dal PCL
al PostScript, sai di poterti
sempre intendere con loro. E
grazie al servizio WordPerfect di
supporto tecnico gratuito e alla
competenza dei Rivenditori HP, chi
usa i nostri prodotti può davvero
stare tranquillo, anche per il futuro.
Per maggiori informazioni sui
prodotti WordPerfect, telefona allo
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CD Interactive
In coincidenza con quello che noi consideriamo l'inizio della distribuzione su base nazionale di
MC-link, mi ero ripromesso, mesi orsono, di proporre alcune riflessioni sullo stridente divano
tra i costi telefonici da sostenere per l'accesso alla nostra rivista telematica ed il costo della
rivista stessa Dopo un primo periodo di familiarizzazione, gli abbonati più accorti potranno
contenere I legalmente , non saremo certo noi ad incentivare la pirateria ai danni di Itapacl la
spesa per l'accesso ad MC-link in funzione della modalità di impiego prevalente: Itapac Easy
Way è ragionevolmente conveniente per quanti sono interessati essenzialmente al chat.
mentre chi opera molto file transfer potrà abbattere i costi di accesso vuoi sfruttando a fondo
tutta la convenienza della funzione Xlpress vuoi impiegando modem ad alta velocità con
correzione di errore e compressione dei dati.
Di fronte all'ignobile balzello della Imposta di Concessione Ministeriale per i telefoni portatili,
la cui puzza di già visto non deve certo essere sottolineata a quanti, lettori di questa rivista, si
sono sorbettati per diversi anni le mie filippiche contro l'anacronistica "tassa sul macinato
telematico " abolita solo 6 mesi orsono, ho ritenuto di rinviare ad altra data la
presentazione di MC-link.
Per una "concessione" che va. una concessione che viene : se poi aggiungiamo l’obbrobrio
della mdetraibilità fiscale del 50% dei consumi effettuati con telefoni mobili o portatili (il che,
come ho sottolineato il mese scorso, equivale ad ammettere l'uso per scopi personali del
telefono dell'uffico purché democraticamente esteso a tutti i lavoratori), c'era di che
"indignarsi" quanto basta.
Senonché, di fronte ad una scatoletta nera, corredata di mouse, che si attacca al televisore e
volendo al proprio impianto hi-fi, credo che sia il caso di avvisare i lettori di questa rivista che,
con ogni probabilità, nell'arco di pochi anni, le case di tutto il mondo saranno invase da un
potentissimo computer collegato ad un lettore di CD-ROM in grado di portare a livello
popolare quella multimedialità ( audio + video + computer) che finora, dati i costi, è stato
possibile ipotizzare solo in ambito professionale.
Musica di qualità 13 formati compressi ADPCM + il normale formato CD), grafica fino a 768 x
560 pixel con una palette di 32.000 colon, animazione in tempo reale per i formati grafici in
bassa risoluzione e tra breve anche per quelli alla massima risoluzione, cuore del sistema un
microprocessore derivato dal 68030 coadiuvato da DSP specializzati per il video ed il suono,
un sistema operativo (CD-RTOS o OS-9) specificamente sviluppato per questa applicazione.
Tutto questo si chiama CD-I ( Compact Disc Interactive) e discende da un accordo tra Philips
(principale detentore dei brevetti e diritti sul CD), Sony (cosviluppatore, a suo tempo, del
sistema CD) e Matsushita (il maggior costruttore giapponese di elettronica di consumo) per la
definizione di uno standard unificato a livello mondiale.
Se aggiungiamo che parallelamente è stato stipulato un accordo di collaborazione tra Philps e
Motorola per lo sviluppo di una serie di famiglie di chip dedicati, che il prezzo della macchina
CD-I (circa 1.000 dollari al suo ingresso, nel prossimo autunno, sui mercati americano e
giapponese I è destinato a scendere precipitosamente (a Londra, durante la seconda
"Multimedia Conference on Interactive CD" si è parlato, come possibile obiettivo, di 100
dollari tra 4 anni), che Philips è pesantemente impegnata, attraverso Polygram ed una serie di
joint venture (dalla piccola software house al grande editore) nella produzione di software, è
fin troppo facile prevedere che per la metà degli anni '90, la CD-I sarà uno dei più popolari
apparecchi elettronici di grande consumo.
Col CD-I sarà finalmente possibile dare al pubblico quel che abbiamo sempre sognato (ma non
avuto, finora) da CD-ROM e derivati: programmi educativi e di intrattenimento interattivi per
ragazzi, adulti e bambini che fanno esattamente quel che uno si attende dalla visita guidata al
museo o alla città con immagini e suono di alta qualità, al video juke-box. dal videogioco con
immagini in alta risoluzione, al cartone animato che può essere modificato nei colori, nelle
parole e nella colonna musicale dal bambino ; dal corso di chitarra personalizzabile, alla storia
della musica.
Ah. dimenticavo : la macchina CD-I, la cui presentazione in Europa è prevista per la metà del
1992. non ha tastiera, T utilizzatore non ha alcuna possibilità di accesso al potentissimo
elaboratore che essa contiene ; tutto quel che può fare è infilare il disco nel cassetto ed
interagire col programma attraverso il mouse. Insomma, una sorta di console videogioco
enormemente più potente. E allora, quanto può interessare ai lettori di questa rivista ? Poco o
molto, a seconda dei motivi per i quali leggono MCmicrocomputer: certamente la CD-I
rappresenta un nuovo, grande gioco per grandi e piccini, ma anche l'innesco di una elevata
richiesta di specialisti (creativi e tecnici) per lo sviluppo professionale dei sofisticatissimi e
costosissimi programmi CD-I.
Paolo Nuti
Anno XI - numero 1C
Direttore:
Paolo Nuli
Condirettore:
Andrea de Pnsco
ssi mo Trosce Ili.
Paolo Ciardeili.
Giorgio Amone. Manlio Cammarata.
Francesco Carlà. Francesco F
Leopoldo Ceccarelli. Fabio Celi.
Marco Ciuchmi. Antonio d'Aciemo,
Raffaello De Masi.
Dario de Judicibus, Renato Del
Gaetano Di Stasio.
Ennco M Ferrari.
Mauro Gandmi. Gerardo Giardino.
Corrado Giusto». Rossella
Leonetti, Luciano Macera.
Tommaso Masi. Massimo Miccoli.
Francesco Petroni. Elve2io Petrozzi
Sergio Polmi, Fernando Rido,
Bruno Rosati. Andrea Suatom
Pietro Tasso, Stefano Tona
Segreteria di redazione:
Paola Pujia (responsabilel.
Giovanna Mòlìnari
Massimo Albarello,
Francesca Bigi,
Rita Fidam. Paola Nesbitt
Grafica e impaginazione:
For.-.'- ■ v : i.i-j
Grafica copertina:
Paola Fu -
Amministrazione:
Maurizio Ramaglia
Anna Rita
Pma Salvatore
Abbonamenti ed arretrati:
Ivano Bruno. Antonella lai
la distribuzione
ei 06-6840731
34
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
A
ICA
C'os’è
MC-link è una rivista telematica interattiva che traila di informatica
e cultura varia, consultabile per telefono utilizzando un modem e il
proprio computer
Clu* cossi la
Le rubriche
MC-link offre la possibilità di scambiare informazioni con altre
persone fisicamente distanti: un piccolo club con la disponibilità di
.e rubriche trattano dì tutto: dai di 1
rs. tipi di co
tualità. dalle arti allo sport, agli hobby (cucina, foto, alta fe
Chiunque può scrivere in una rubrica: quesiti, repliche, idee
X)press
Se preferite leggere con comodo le novità, senza l'assillo del
contascatti . potete prelevare in un unico file tutto ciò che vi interessa,
e o concentrare > vostri interventi in un unico file lasciando a MC-link
il compito di smistarli secondo le vostre indicazioni
I programmi
Qualunque cosa facciate con il vostro computer, sicuramente
qualcuno ha scritto un programma che può esservi utile e forse l'ha
messo a disposizione del pubblico. MC-link offre una biblioteca di
migliaia di programmi di pubblico dominio, disponibili senza alcun
sovrapprezzo.
I programmi che troverete su MC-link spaziano dai giochi alla
grafica, dai database alle utility, dalle comunicazioni alle immagini
ose. Anche prima di abbonarvi, potete avere un'idea della disponi-
bilità di programmi chiamando MC-link con il vostro modem (vedi
più oltre), e richiedendo una dimostrazione (4- Demo MC-link),
I messaggi personali
Potete contattare direttamente e riservatamente altri abbonati
servendovi della Mailbox. Tutte le comunicazioni scambiate attra-
verso la Mailbox restano strettamente riservate al mittente e al
destinatario. Con la Mailbox chiunque può scrivervi, o ricevere un
vostro messaggio, in pochi istanti, e la risposta può essere immediata
o diffenta E se invece di un messaggio volete inviare un program-
ma. un file per un foglio elettronico o un'Immagine grafica, avete a
disposizione una Filebox che funziona come la Mailbox: riservata,
discreta e immediata
Il chat
Ormai esistono migliaia di messaggerie in tutto il mondo. Solo in
Italia ve ne sono diverse centinaia Ma nessuna dispone di ciò che
offre MC-link: un sistema veramente professionale con cui scegliere
se discutere in privato con un altro abbonato, oppure conversare
pubblicamente con altre persone , una vera conferenza telematica
Con il chat" di MC-link potete socializzare, conversare in pubblico,
o incontrare i vostri collaboratori distanti: il sistema protegge la
riservatezza del vostro dialogo con le conferenze riservate, che voi
stessi potete istituire e proteggere con una password.
Gli acquisti per corrispondenza
Con MC -link potete abbonarvi a una delle altre riviste Tee hnimedia:
AUDIOre'. ew, AUDIOCARSTEREO, MCmicrocomputer. Orologi;
potete richiedere AUDIOrecotos. AUDIOreview Kit e i dischi con il
software di MCmicrocomputer.
Perché convieni* abbonarsi
MC-link offre di più ad un prezzo infenore: le rubriche con le novità
della loro rivista telematica chiedendo l'istituzione di nuove rubri-
che: MC-llnk è sempre disponibile a recepire le idee e i consigli piu
modalità di accesso. Anche tenendo conto dei costi di collegamen-
to, MC-link resta il chat professionale più economico d'Italia.
compressione dei dati, con standard MNP5 e V.42bis
llsipsic ”1 121 lias» Mav“: la via
pili srinplirr poi* arrivare a >lt -
link
EASY WAY è un servizio della Sip che consente agli utenti Itapac
(come MC-link) di essere chiamati anche da corrispondenti non
abbonati alla rete stessa. Tramite EASY WAY tutti gli abbonati
possono accedere a MC-link senza sottoscrivere ulteriori abbona-
menti. Con EASY WAY ii costo di accesso tramite rete telefonica
commutata è ridotto a un solo scatto a carico del chiamante. Il
traffico su Itapac viene fatturato dalla Sip a MC-link. che lo addebita
all'abbonato. L'accesso tramite "1421 Easy Way" è riservato a
quanti si avvalgono di una carta di credito per il pagamento del
canone di abbonamento.
Cossi serve*
per iililizzsiro >l< -link
Tutto ciò che occorre è un personal computer con interfaccia
seriale, un programma di comunicazione e un modem MC-link
accetta qualsiasi velocità di comunicazione: 300, 1 200. 2400. 9600
bit per secondo.
Come ei si abbona si MC-link
Potete chiamare direttamente MC-link e richiedere l'abbonamento
configurate la velocità preferita e 8 bit. nessuna parità, un bit di stop.
Chiamate il numero (06) 4180440 per velocità comprese Ira 300 e
2400 bps, oppure il numero (06) 41 80660' per arrivare a 9600 bps.
Scegliete la voce n°6 dal menù e proseguite secondo le indicazioni
che riceverete La richiesta di abbonamento verrà evasa dalla
iVIC-fiMf;
• Itapac "1421 Easy Way": NUA 26500259, 1200-300 bps, 7E1
■ Itapac a carico del chiamante: NUA 26500140. 1200-300 bps. 7E1
• (06)4180440 (18 linee r.a.). 2400-1200-300 bps. 8N1
• (06)4180660 (9 linee r.a.), 9600-2400-1200 bps, 8N1 , V.32,
MNP5. V.42bis, HST (in corso di attivazione).
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a SPECIFICANDO NUMERO E SCAOENZA
SUL BUONO D'OROINE
■ COMUNICANDO QUESTI DATI
TELEFONICAMENTE.
Posta
Telenovele da StoryWare
Caro Marco,
visto che sul numero di aprile di MC mi
vengono rivolte accuse non giustificate I vedi
lettera del sig. Alberto Sacco), ho ritenuto ne-
cessario scrivere per esporre le mie ragioni
Innanzi tutto voglio precisare che non mi
diverto ad accusare persone e non l'ho mai
fatto se ho scritto quella lettera pubblicata da
voi sul numero 104 di MC è perché ero, e
sono tutt'ora, sicuro del fatto che il racconto
scritto dal signor Alberto Sacco è sostanzial-
mente i=stessa trama con soggetti simili)
uguale ad uno già letto da me parecchi anni
or sono. Posso assicurarvi che quel racconto,
tonte della disputa, esiste e la trama non cor-
risponde a « Biancaneve e i sette nani » e
neanche ai « Tre porcellini» I vedi lettera del
signor Alberto Sacco pubblicata nel numero
106 di MC).
Dopo aver letto la lettera del signor Alberto
Sacco le spero che questa volta non venga
censurato il nome e il cognome) devo dire che
sono rimasto amareggiato e perplesso per i
seguenti motivi
1 ) il signor Alberto Sacco si è dimostrato un
gran maleducato, lo non mi sono affatto di-
vertito ad infangare, come dice lui, il suo »mi-
crocomondo ».
21 Sempre il suddetto signore mostra una
acuta intelligenza nel risalire al mio nome e
cognome. Caro signor Alberto io non ho nes-
suna vergogna a firmare documenti quando
sono sicuro di ciò che dico. .
3) Forse il signor Alberto si ricorda esat-
tamente autore, titolo e magari anche casa
editrice di tutti i libri che legge? Devo dedurre
che non legge molto! Ili
4) Come fa il signor Alberto Sacco I notare
che uso sempre signor e non acaro» o "talpa»)
ad essere sicuro che io abbia intenzionalmente
cercato di » distruggere » il suo «micromon-
clo •• ? Non l’ha sfiorato mìnimamente lidea che
forse esiste veramente il racconto da me citato
e che io non ho provato per mente gusto a
scrivere una lettera come quella da me scritta?
Voglio precisare, visto che siamo in tema, che
decisi di comunicare a MC la presunta co-
piatura proprio dopo aver letto che una cosa
simile era già successa e che quindi non vi
erano controlli sui lavori inviati a StoryWare,
tranne i più' banali naturalmente
5) La frase « Bravo . Sei proprio un vero
ometto » non so come interpretarla, e spero
che in questo mi aiuti il signor Alberto. Cosa
vuole dire con ciò? E dire che io venni cen-
surato perché davo nome e cognome dell’au-
tore della presunta truffa. Perché MC ha per-
messo al signor Alberto fare riferimento al
mio nome e cognome mentre a me è stato
impedito? Le accuse, in fin dei conti, sono le
stesse io accusavo di copiatura il signor Al-
berto, mentre lui mi accusa di essere una » tal-
pa » I altro paragone di cui non ho compreso
bene il significato!, di aver preso un abbaglio,
di essere deficiente Inon esplicitamente), e
via di questo passo.
non inviate francobolli!
er ovvi motivi di tempo e spazio sulla
rivista, non possiamo rispondere a tutte le
lettere che riceviamo né, salvo In casi del
tutto eccezionali, fornire risposte private:
per tale motivo, preghiamo 1 Lettori di non
accludere francobolli o buste affrancate.
Leggiamo tutta la corrispondenza e alle
lettere di interesse più generale diamo ri-
sposta sulla rivista. Teniamo, comunque,
nella massima considerazione suggenmen
tl e critiche, per cui Invitiamo In ogni caso 1
Lettori a scriverci segnalandoci le loro opl-
6) Non soddisfatto di » insultare » il mio in-
tervento I posso assicurare fatto in buona fe-
de). il signor Alberto se la prende anche con
Marco additandolo come « credulone ». e con
il signor Petrozzi. Penso che questo sia ve-
ramente assurdo !
7) Visto che io mi sono messo a "pestare
i piedi per terra » per ottenere la pubblicazione
della mia lettera, in cui peraltro non ritengo di
avere insultato nessuno data la mia buona fe-
de, non riesco a immaginare qualche eufe-
mismo adatto alla richiesta di pubblicazione
della sua lettera.
Mi dispiace che il signor Alberto abbia pre-
so la mia lettera come un insulto perché non
era mia intenzione. L ‘unica mia intenzione era
ed è tutt'ora collaborare con la rivista MC nel
modo possibile a me, semplice lettore. Se
questa è una cosa sbagliata, allora mi ritengo
colpevole. L'unica cosa che mi amareggia é
che non mi ricordo la raccolta di racconti di
fantascienza in cui lessi il racconto « colpe-
vole ». vi garantisco che se mai un giorno do-
vesse capitarmi tra le mani, non esiterò un
attimo a fotocopiare e inviare ...
Concludendo (come in una famosa pubbli-
cità) spero proprio che il racconto «Gli Dei »
sia un’idea del signor Alberto, anche se non
sicuramente «unica», in questo modo potrei
giustificare e capire in parte le accuse a me
lanciate. Soprattutto voglio essere in buona
fede e credere che il signor Alberto abbia ra-
gione quanto all'originalità del racconto, per-
ché in caso contrario sarei veramente molto
deluso, vista la sua reazione.
Penso che la pubblicazione di questa lettera
sia dovuta da voi di MC, se non altro per per-
mettermi di chiudere questa « triste storia »
Nota Bene: e non pesto affatto i piedi
per terrai
Cordiali saluti
Massimiliano Orso, Milano
Credo di essere una delle poche persone
al mondo che non ha mai visto una puntata
di Dallas che anzi, con tutto il rispetto, ho ri'
battezzato «Tiettelas».. va bene, è ignobile,
non lo dico più.
Beh. questa stona sta diventando una te-
lenovela e purtoppo non fa che darmi ragione
Riassumo la vicenda per i curiosi: numero
103 (gennaio 911, in StoryWare viene pub-
blicato il racconto Gli Dei a firma Alberto Sac-
co. Numero 104, Massimiliano Orso denuncia
il fatto con una lettera in cui dichiara però di
non ricordare dove ha già letto il racconto,
quindi di non poter documentare l'accusa,
nella risposta ometto il nome dell'accusato,
non ritenendo giusto che questi possa essere
tirato in ballo senza la minima prova concreta,
ma uso la stona come una specie di monito
per stimolare la correttezza di chi invia i lavori,
facendo presente se non altro che esiste la
concreta possibilità di essere svergognati.
Numero 105, Petrozzi in StoryWare avvisa
Sacco che qualcuno mette in dubbio l'auten-
ticità del suo lavoro; Sacco collega i due epi-
sodi e scrive la lettera pubblicata nel numero
106, nella quale accusa a sua volta Orso di
avere inventato tutto. Qui i nomi ci sono tutti
e due per la semplice ragione che Sacco ri-
sponde alla lettera di Orso: signor Orso, MC
ha permesso al signor Sacco di fare riferimen-
to esplicito al suo nome semplicemente per-
ché il signor Sacco si è riferito ad un episodio
concreto e documentato, cioè la lettera che
lei ci ha scritto e che è stata pubblicata sulla
rivista. Nè lei né io possiamo provare, allo sta-
to attuale, che Gli Dei non è di Alberto Sacco,
mentre esiste ed è stata pubblicata una let-
tera in cui lei afferma che il signor Sacco ha
A Roma cinque giorni dedicati ai giochi intelligenti
U na segnalazione dedicata a tutti gli appassionati di giochi intelligenti. Si terrà a Roma
dal 12 al 16 giugno una grande manifestazione dedicata al gioco in tutti i suoi aspetti.
«Giocare è Vivere», questo il suo nome, avrà luogo nella prestigiosa sede del Palazzo dei
Congressi e vedrà la partecipazione di un gran numero di Federazioni ed Associazioni di
gioco. In particolare il settore dei giochi di simulazione verrà curato da Agonistika che
organizzerà nell'arco delle cinque giornate ben dodici tornei open (Risiko, Axis & Allies,
ecc.) nonché la finalissima nazionale del torneo di Dungeons & Dragons. In quest’ambito,
domenica 16 giugno alle ore 12, il sottoscritto terrà una beve conferenza su “Telematica
ludica: dal gioco in differita al gioco multiutente».
Corrado Giustozzi
40
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Filiale di Sicilia: Viale Teracati. 94/B - 96100 Siracusa - Tcl.0931/30997 - Fax 0931/35998
copiato il racconto. Vorrei rispondere breve-
mente a quanto lei afferma, ossia che con-
trolli sui lavori inviati a StoryWare non ve ne
siano «salvo i più banali»; quali possono es-
sere, secondo lei? A Petrozzi l'argomento pia-
ce, ha letto parecchie cose e «stana» parec-
chi casi di copiatura; ogni tanto, qualcuno lo
fa fesso. Se StoryWare deve diventare un gio-
co a far fesso Petrozzi, forse è meglio che i
lettori di MC cerchino altrove i racconti di fan-
tascienza. e che noi ci ritiriamo in buon ordine
utilizzando in maniera speriamo piu fruttifera
quelle pagine.
La conclusione è la solita. Chi manda i la-
vori, per favore, si comporti correttamente.
Chi scopre dei plagi, per favore, ci informi in
maniera documentata (inviando gli estremi
dell'originale e, possibilmente, copia dello
stesso).
Resta un fatto: io non so se sia giusto dire,
come spesso di fa. che «tutti hanno un prez-
zo», Ma credo comunque che, se questo
prezzo c'è, debba essere superiore alle poche
lire che si possono racimolare inviando a Story-
Ware un racconto plagiato. E vediamo cosa
succede ai lettori di MC se un racconto pla-
giato viene pubblicato: come prima cosa, il
lettore legge (se no che lettore è?) un bel
racconto, di cui crede autore Tizio Caio (ma
in fin dei conti, a lui, che gliene importa)? Se
poi II plagio viene scoperto, il lettore trova la
segnalazione su un numero successivo ed ap-
prende anche il nome del vero autore, e il
sedicente scrittore fa la figura che a Roma
chiamiamo da «peracottaro». Se il plagio non
viene scoperto, per il lettore cambia poco (sal-
vo un nome errato che comunque probabil-
mente dimenticherà), mentre l’autore del pla-
gio potrà portare con sé solo la soddisfazione
di avere ingannato qualcuno, misero bottino
insieme alle poche lire ingiustamente guada-
gnate. Se qualcuno si diverte così, faccia pu-
re: ma è come dar fuoco ai cassonetti della
spazzatura o fare telefonate anonime o scri-
vere stupidaggini sui muri o danneggiare i te-
lefoni pubblici, atti vandalici poco coraggiosi
di cui sarà comunque difficile vantarsi.
StoryWare è una rubrica parecchio seguita
e vorremmo che continuasse, senza che il po-
vero Petrozzi debba trasformarsi in un inve-
stigatore o scartare racconti troppo belli per
timore di passare per fesso.
MC sul libro di testo
Cara MC,
cara è doveroso dirlo in quanto ti seguo
esattamente da 7 anni, da quando nell'aprile
del 1984, nella stazione di Bologna ti conobbi,
in quell'edicola della sala delle biglietterie. Mi
incuriosisti per quella tua copertina sovrastata
dal logo che mi ricordava PacMan f« compa-
gno di stradai' che mi fece tanta compagnia
nell'aspettare che si liberasse la cabina tele-
fonica del bar o che giungesse l'orario per
visitare un cliente...) Ti ho conosciuto e non
ti ho più lasciata. Dimmi tu se questa non è
fedeltà! Potrai anche rispondermi che occa-
sioni di tradimento non ne ho avute e questo,
devo ammetterlo, è vero.
Ti ho visto crescere, farti più bella e più forte
che pria e, superando una editoriale pube-
scenza, hai acquistato un aspetto migliore,
MCmicrocomputer n, 108 - giugno 1991
POSTA
più « maturo ». Quello che non mi aspettavo
è che giungessi sui banchi di scuola... Non mi
dire che non lo sai ! Guarda qui che ti mando:
le fotocopie di un libro di testo per il biennio
delle superiori, in via di adozione, «Le forme
della scritturai > di Zanichelli, dove viene ana-
lizzato l'articolo dell'ottimo Giustozzi sulla di-
sinformazione che circonda l'argomento dei
« virus informatici» in risposta ad uno analogo
infelicemente pubblicato sulla « Repubblica».
Viene analizzato come può venire fuori la di-
sinformazione sui giornali e come, nel tuo ca-
so, la si può efficacemente e dignitosamente
combattere.
Nella dura e diuturna battaglia per una in-
formazione chiara e precisa, MCmicrocom-
puter viene posto come esempio a tanti gio-
vani. Credo che ci sia da esserne fieri, anche
per un tuo assiduo lettore, non credi ?
Ciao e a presto, solita edicola, solita set-
timana I giorno più giorno meno),
Tuo
Nino Volpe. Bari
Chi sa fa, chi non sa insegna, chi non sa
insegnare fa il consulente - è un modo di dire
che esiste e al quale noi abbiamo aggiunto «e
chi non sa fare il consulente fa il giornalista»
anzi, l'aggiunta è opera dello stesso Giustozzi.
La massima è ovviamente paradossale e
non è certo sensato insultare contempora-
neamente insegnanti, consulenti e giornalisti :
il problema è. però, che in questi campi l'ef-
fetto degli errori viene moltiplicato dal trasfe-
rimento dell'informazione sbagliata ad altri.
Quindi, c'è bisogno di essere coscienziosi e
consapevoli dei limiti delle proprie conoscen-
ze, che per definizione sono l'inizio delle pro-
prie ignoranze.
Una persona seria non deve parlare di ciò
che non sa, o meglio non deve trasferire in-
formazioni inesatte (o assurde come, secon-
do quanto spiegato nell'articolo incriminato,
che i virus siano nati negli anni Venti, quando
ai computer neppure ci si pensava...).
Il fatto è che un sedicente esperto può car-
pire la buona fede non solo dei lettori, ma
anche di chi gli affida l'incarico. Particolarmen-
te significativo è un paragrafo del libro Zani-
chelli. che riportiamo qui di seguito. Scopo di
un giornale è fornire informazioni previse,
commenti corretti ed intelligenti. «La Repub-
blica i» è uno dei migliori giornali italiani, e qua-
si sempre esercita bene il suo compito. Ca-
pita però che anche un buon giornale, diretto
da gente esperta e responsabile, lasci pas-
sare degli articoli discutibili o sbagliati. Ciò ac-
cade per molti motivi' a volte occorre riem-
pire uno spazio rimasto bianco, all'ultimo mo-
mento, in gran fretta. Si ricorre a qualche di-
spaccio di agenzia, ad una notizia che sembra
curiosa, ma della quale non c'è il tempo di
controllare la serietà. Entrano cosi nel giornale
false informazioni, come quelle che abbiamo
letto qui sopra. Il guaio è che non tutti i lettori
se ne rendono conto. Molti, la stragrande
maggioranza, avranno fiducia nel loro giorna-
le. e saranno pronti a scommettere sulla ve-
ridicità di tutto quanto hanno letto. Il giornale,
in questo caso, risulta molto diseducativo, ed
opera una cattiva divulgazione della scienza.
Gli errori possono capitare a tutti, capitano
ovviamente anche a noi. L'importante, però,
è che non siano troppo grossi...
Marco Marinacci
MCmicrocomputer n, 108 - giugno 1991
...ANCHE PER METTERTI IN RETE
Unistation*
I Terminali Lan Della Nuova Generazione
4
L' Unidata Unistation modello 286 e 386
sono delle LAN workstation a basso costo
con la funzionalità di uno standard PC basato
su processori 80286 o 80386SX. E' una
soluzione ottimizzata per reti locali con inter-
faccia Ethernet già compresa utilizzabile per
applicazioni Dos, OS/2 o Windows in am-
biente Novell NetWare 286 e 386, Microsoft
Lan Manager, Unidata Network-OS, e tutti
gli ambienti di rete Netbios. In ambiente
UNIX si può connettere in TCP/IP, NFS e
PC-Interface a host Unix basati su PC, Mini
Computer, Workstation anche in modalità
XWindow.
La Unistation è di dimensioni estremamente
contenute, è normalmente configurata disk-
less. ovvero senza nessuna unità disco locale,
opzionalmente si può configurare con floppy
disk e hard disk. Vi sono due versioni di CPU ,
80286 a 12 o 16 MHz, e 386SX a 16 o 20
MHz.
La Unistation è equipaggiabile opzionalmen-
te con MS-DOS su Rom. Con questa caratte-
ristica si possono organizzare configurazioni
disk-less in qualsiasi ambiente di rete e di
comunicazioni, anche se non sono previste
funzioni di boot remoto. Nella Rom disk
possono risiedere i programmi di shell e di
connessione con la rete o di comunicazione
che l'utente desidera.
Le configurazioni disk-less hanno il livello di
costo di un terminale non intelligente ed il
vantaggio di non consentire all'operatore co-
pie di software o di dati. Inoltre sono della
massima affidabilità non essendoci supporti
magnetici e parti elettromeccaniche.
Il monitor può essere da 14” monocromatico
o colore VGA, Super VGA, oppure a 9" per
esigenze di minimo ingombro, cosi come la
tastiera può essere di dimensioni standard o
compatta. Le dimensioni della Unistation sono
eccezionalmente contenute, è larga cm. 30
Caratteristiche tecniche
UNISTATION
UNIS286E
CPU: 80286 12MHz
RAM: 640K
Video Monocromatico
Ethernet compatibile
NE1000 o WD8003E
Opzioni:
Floppy disk 3.5"
Video Monocromatico
VGA 14"
Video colori VGA o
SuperVGA 14"
Video 9"
Tastiera ridotta
MS-DOS su Rom
Applicazioni:
MS-DOS. UNIX
UNIS286EF
CPU: 80286 16MHz
RAM: 1MB - 4MB
Video: Monocromatico
Ethernet Compatibile
NF.1000.IME2000.WD8003E
Interfacce Ethernet, paral-
lela stampante. 2 RS 232
Opzioni:
Roppy disk 3.5”
Hard disk 40MB
Video monocromatico
VGA 14"
Video colori VGA o
SuperVGA 14"
Video 9"
Tastiera ridotta
MS-DOS su Rom
Applicazioni :
MS-DOS. OS/2, UNIX
UNIS386E
CPU: 80 386SX 16MHz
RAM : 1MB 8MB
Video: Monocromatico
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Video colori VGA o
SuperVGA 14"
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Applicazioni:
MS-DOS. OS/2. UNIX
UNIDATA
Sede Centrale:
Via San Damaso, 20 - 00165 Roma
Tel. 06/6847318 - Fax 06/3266949
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Filiale di Sicilia:
Viale Teracati, 94/B - 96100 Siracusa
Tei.0931/30997 - Fax 0931/35998
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PESCARA Ulticìo Duemila sas Pescara 085/36271
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0835/225014 Cooperativa E.D.P. srl Matera
0835/310150 Edipass Engineering spa Malera
0835/210313 POTENZA Ci Tre snc Potenza
097 1 55539 Databank srl Potenza 097 1 /57251 Ros-
si Computer spa Potenza 0971/52700
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rina 0967/814590 M.C.M.srl Lamezia Terme
0968/296 1 4 COSENZA Computer Point snc Cosen
za 0984/48271 8 Alla computer snc Corigliano Scalo
0983/887002 Gesi srl Rende 0984/465286 Odesa
Rossano Scalo 0983/22201 Punto Luce snc Trebi-
sacce 0981/51995
REGGIO C ALABRIA Computer Service snc Reg
gio Calabria 0965/624591 ST Elettronica snc Ar
chi965/46072 Ortuso Vittorino Palmi 0966/45556
Tecno R.A.M.U. srl Pellaro 0965/359279
CAMPANIA AVELLINO Computer In sas Atrlpal-
da 0825/626294 L'Arredo Ufficio snc Groltaminarda
0825/441392 BENEVENTO Infiniti/ Systems sas
0824/29530 CASERTA Micro Digit srl Caserta
0823/442435 S.T.I. sas Casapulla 0823/465526 Eleo
snc Maddalonì 0823/434575 NAPOLI Magexa sas
Napoli 081/7364761 D.E.C. srl Casalnuovo
081/8421470 Elettronica Stabia Castellamare di
Stabia 081/871 2504 Elettronica 2000 Frattamaggio-
re 081 8805444 Digitronic Gragnano 081/8012383
Job Center Service sas S.Giorgio a Cremano
081/276452 SALERNO Compumarket srl Salerno
089/724525 Syncron Data srl Salerno 089/241410
VI.DE.MA sas Salerno 089/338568 S.I.D. sas Gaia
no di Pisciano 089/957070 Oftisislem sas Mercato
Sceverino 089/821658 Hard & Soft snc S.Egidio da
Montanino 081/5151008 Logos snc Siano
081/5181782 Computer World sas S.Marzano sul
Sarno 081 / 957747
EMILIA ROMAGNA BOLOGNA Cartoleria Sterii-
no snc Bologna 051/6236650 Euro Elettrica srl
Bologna 051/243467 E.C.S. di Schettino F. Bologna
051 522391 ' ' "'
051/248450 Teknos Bologna 051
34 K.B.M. srl Idice 051/6257718
Computershop Imola 0542/32558 B.F. di Biagi
- J ' s -retta Terme 0534/23850 Micromega sr
di Savena (BO) 051/454276 FERRARA
sdì Porre
I Ferrara 0532/762054 Synchro Wa-
re Ferrara 0532/201925 Ovani Lino S.Giuseppe di
Comacchio 0533/380652 FORLÌ' Super Bit Forlì
0543/32229 Computers Time sas Castrocaro Ter-
me C.S. Computers srl Cattolica 054 1 96380 1 Nova
Computer Cattolica 0541/963234 MicroSystem snc
Cesenatico 0547/81751 LBM sas Cesenatico NI.CE.
Informatica sdf Riccione 0541/690038 Compustar
Rimim 0541/387774 Computers & Soft Riminl
0541/771209 Easy Computer snc Riminl
0541/382181 Uniland srl Rimini 0541/742208 Player
Roncadello 0543/31 323 Samu S Arcangelo di Roma-
gna 0541 621056 Electronics Adriatica Savlgnano
sul Rubicone 0541/941066 Proteus sas Dogana
Rep. di S. Marino 0549/908653 San Marino Informa-
tica Dogana Rep. di S.Marino 0549/908892 MODE-
NA Ferrari Giovanni Modena 059/235079 Red &
Black Computer Carpi 059/651691 Interelco srl
S. Prospero 059/908415 Bertoni Romano & C. snc
Vignola 059/771102 PARMA A.T.E. Parma
0521/234030 Meccanografica snc Parma
0521 994250 Omicron srl Parma 0521 97372 S.H.P.
srl Parma 0521/771365 Ema Elettronica snc Fiden-
za 0524/82784 Merli Gian Carlo Fornovo Taro
0525/30140 PIACENZA Team Memores Compu-
ters Piacenza 0523/68025 PC Computer S.T.S. snc
Fiorenzuola d'Arda 0523/942258
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0544/66707 Emiliani Ivo Ravenna 0544/65232 Ar-
f nani sas Faenza 0546/26225 Data Service srl
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magna 0545/31500 Seimarc snc Lugo di Som
(RA) 0545/30707
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0522/955436 Video House Reggio Emilia General
Computer Scandiano 0522/857714
LAZIO FROSINONE Doter srl Frosinone
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010/303017 Columbus Informatica sas Genova
010/582215 Multisystem sas Genova 010/3771737
Pivitalia snc Genova 010/408744 Input sas Pegli
Tamagna
010/750729 Soluzioni Informatiche sas Sestri Le-
vante 0185/485552 IMPERIA Sweet Movie imperia
01 83 283050 Burotica sas Ventimiglia 0184/299003
LA SPEZIA Sinap srl La Spezia 0187/27324 I.L.
Elettronica srl Fornola di Vezzano SA VONA Athena
Informatica srl Savona 019/808557 SCK Computer
snc Savona 019/829653 Casella Paolo sas Alassio
0182/460210 C.M. di Marziano Varazze 01997200
Quick Data srl Varazze 019/933220 Laser Compu-
ters srl Borghetto S.Spirilo 0182/950100
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035/248623 Biemmepl snc Brembate di Sopra
035/621773 Orion srl Gorle 035/301303 CED srl
Leffe 035/773703 BRESCIA Informatica 2000 Bre-
scia Master Informatica Brescia 030/53130 Mega
Italia spa Torbole Casaglia 030/2650661 COMO
Ready Informatica srl Monllcolio Brianza
039/92002108 CREMONA Prisma snc Computer
Cremona 0372/436900 Elcom sas Crema
0373/83393 MANTOVA Logisofl snc Mantova
0376/350238 Magic Byte Mantova 0376/220729
Red Telematica snc Mantova 0376/381 1 59 Click on
Computer snc Godo 0376 689090 Linea srl Suzzara
0376/536522 Clccone Aldo & C. snc Viadona
0375/81 1 1 1 MILANO B.C.S. snc Milano 02/8464960
Circe Electronics Milano 02/6427410 Computer
Cash srl Milano 02/58312888 L'Ufficio 2000 srl
Milano 02/5696570 Newel srl Milano 02/33000036
Supergames sas Milano 02 6693340 BVR Ufficio
srl Arese 02/9358117 Penati srl Corbetta
029779401 Computer snc Legnano 0331/546426
H.T.L. sas Lodi 0371/426475 L'Amico del Compu-
ter sas Melegnano 029838341 EMI srl Monza
039/388275 Electronics Performance Fraz.S.Frut-
oso Monza 039 736439 Numerical Control Sy-
li Informatici srl 02/93505210 Proxima srl
Vlmodrone 02/27400069 PAVIA Sysdata srl Pavia
0382/477002 Syselco srl Pavia 0382302765 SON-
DRIO Linea Ufficio snc Tirano 0342/704241 VARE-
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Busto Arsizio 0331/679219 Computer Shop ;
Gallarate 0331/798612 II Computer Malnate J.A.C.
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snc Alessandria 0131/235757 Servizi Informatici
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Novi Ligure 0143/329940 ASTI Record snc Asli
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Williams Computer Bari 080/363579 SHS snc Ac
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to Informatica srl Brindisi 0831/517030 Genovese
A.Computers Francavilla Fontana 0831/319444 Siat
Inform srl Mesagne 0831/327029 FOGGIA Tecno-
center sas Foggia 0881 '29745 SE.I. sas Cengnola
0886426123 Positon snc Manfredonia 088495009
Elle. E. PI srl San Severo 0882/26168 LECCE Bit srl
Lecce 0832/646874 Infomarket srl Lecce
0832/42505 M.C.M. sas Lecce 0832/358655 Elettro-
nica 2000 Carmiano 0832/676424 Tecno Ufficio snc
Gallipoli 0833/473132 Europa Computer Lequile
(LE) 0832 633059 Computer Service sas Nardo
099/867927 I
S Manduria 099/808086 DST System Manduria
099/807520 T.E.A. sas Martina Franca 099/8808902
DB Elettronica Sava 099/876591
SARDEGNA CAGLIARI Inf.Tel. srl Cagliari
070/491443 Sarda Computing srl Cagliari
070/271657 Sarda EDP snc Cagliari 070/668922
Smau snc Cagliari 070/530903 H.S.R. srl Selargius
070/531580 NUORO ELET.T.R.A. srl Tortoli
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tanisella 0934/22797 Elcom Caltamsella
0934 81654 CATANIA Kart sasCatania 095/322131
Tekne' sas Catania 095/325757 MESSINA C.I.ME.
srl Messina 090/2928268 Minutoli srl Messina
090/710739 Spadaro Achille Messina 090/675353
PALERMO C.H.P. srl Palermo 091/302433 C.S. Ita-
lia snc Palermo 09 1 /6258000 Data Time srl Palermo
091/309702 G.E.S. snc Palermo 091/34121 1 RAGU-
» C 20o8 U Trapi
TOSCANA AREZZO Finltal Informatica srl Arez-
zo 0575/3853141 Seco srl Arezzo 0575/351985 Fu-
ture Office sas Camucia di cortona 0575/630334
S.M.A.U. Piccini srl Terranuova Bracciolim
055/9199990 FIRENZE F.lll Cherici snc Firenze
055/359770 Help Computer Firenze 055/580285 Ve-
ga Sistemi sas Firenze 055/689575 Video Soft snc
Firenze 055/7320343 Meccanografica sas Empoli
0571/72329 S.A.M.U. srl Figline Valdarno
055/958376 Maba snc Montemurlo 0574/682592
Floppy snc Prato 0574/41784 GROSSETO Cisid
snc Grosseto 0564/414233 T.E.C.MAR Electronics
sas Orbetello 0564/867696 LIVORNO Età Beta
Computer Livorno 0586/886767 Elba System snc
Porto Ferraio 0565,914204 LUCCA Computer Di-
scount snc Lucca 0583/490594 Incaba sas Cama-
iore 0584,913603 MASSA CARRARA Floating
Point snc Massa 0585/45078 Load & Run Compu-
ter Aulla 0187/421583 T.W.S. srl Manna di Carrara
0585/631186 PISA Puccini Silvano Pisa
050/562286 M2 R2 sdf Ponsacco 0587/731830 Tec-
nodiffusione Pisa srl Ponsacco 0587/7390993 Cen-
tro Elettronica snc S.Croce sull Arno 0571 35418
PISTOIA Gavazzi Giuseppe srl Pistoia 0573/34715
La Meta snc Olmi 0573 71 8646 Sirlus Italia snc
TRIVENETO BOLZANO Elecomp Bolzano
0471/912288 Eletron Mafteucci srl Bolzano
471 981282 C.B.M. Italia sas Laives 0471/916514
Elektro Tappeiner Silandro 0473701 1 5 GORIZIA
Gi. Bi. Emme, srl Gorizia 0481/32898 PADOVA 3C
Computer Padova 049/8750927 DPR srl Padova
049/604879 El.Pi Padova 049/684298 TPH Elettro-
nica sas Padova 049/8642855 Computer Service
sas Cittadella 049/9400492 Bit & Chip sas Monseli
ce 0429/74003 Computer Time Sarmeola Di Rubano
049/8976414 Alfa Lube Selvazzano 046/8685109
Zattarin Get spa Vegglano 049/900231 1 Nord Ser-
vice snc Vigonza (PD) PORDENONE Computer
" - s Pordenone 0434/28006 N
ìe 0434/540730 HO
1425/31600 Zatta
0425/47300 TRENTO Eie
0461 .933633 Hard.Tech sas Arco 0464/519500 Cea
Elettronica snc Rovereto 0464/435714 La Discote-
ca Rovereto 0464 432141 TREVISO De Marin Com-
puters Conegllano 0438/24845 Tecnocad snc Vitto
rio Veneto 0438/555425 TRIESTE Sistemi Italia sas
Trieste 040/731493 UDINE Michieli srl Udine
0432/522767 Eniak srl Tolmezzo 0433/44566 VE-
NEZIA Ega Computer Service Marghera
041/986250 Guerra Egidio sas Mestre 041.961315
RO Elettronica snc Mestre 041/951898 Lorenzon
Elettronica snc Oriago 041/429429 Guerra Compu-
• is San Dona' di Piave 0421/52822 VERONA
SKKi
c Busso!
gnano 0444 675843 A-Tre
0424/25105 Quid Informatica
lino 0445/953594 S. & P.l. di
0444/592563
VICENZA Zatt
569369 Com-Tech sas Arzi-
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12143 Sige sas i
vanni^075993434 p Microsys ^ectro
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AASHIMA ITALIA S.R.L
TEL. 051/86.35.55 12Lin.r.a
FAX. 05 1/86.38.87
News
a cura di Massimo Truscelh
Nelle News
di questo
numero
si parla di:
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Apple Computer Spa tana 8. 20090 Segrete '
Ashton Tate Italia
BIT Movie r ene
Computer Associates Spa Strada Pa 20089 .
Conner Peripherals Europe Spa 0125/800111
Dell Computer Spa l>iò i V 55 70090 Segrete iMIl v: 0226909 '
Digitronica Spa <e Milano 84 JT’.IS he, ire Tel 5 ''988
Elcom srl
Elmec Informatica l le i alcanna 34. 21100 Varese Tel 0332/242175
Fujitsu Italia Spa .
Gruppo ESA OpenSoft
IBM Italia
Itos Computer Srl
Microsoft Spa
Novell Italia srl Vela 3A. 21000 Varese Tel 0332/222097
SCO Italia
Sybase Products Italia
Symantec Southern Europe
Texas Instruments Italia Spa ■ - C< ’lleoni Pai Perseo Via Paracelso 12 20041 Agrate Brama (MI) Tel 039/63221
Toshiba Information Systems Italia Spa
Tulip Computers Italia
Unisys Italia Spa
Wang Italia Spa
Zenith Data Systems Italia srl • Conservatorie 72 20' 7' Mirino
Hanno
collaborato
Giorgio Amone
Francesco
F Castellano
Paolo Ciardelh
Andrea de Prisco
Luciano Macera
Wang: PC 486
EC 480/33C è il personal computer Wang,
disponibile dallo scorso mese di maggio, pai
ncolarmenle indicato per la gestione di reti
locali.
Basato sul processore Intel 80486 con fre-
quenza di clock a 33 MHz inserito in un'ar-
chitettura EISA lExtended Industry Standard
Archnecturel, costituisce la piattaforma otti-
male per il modulo Open Image per l'elabo-
razione grafica dei documenti e la gestione di
una libreria ottica all'interno del sistema ope-
rativo di rete Novell NetWare 386
Il controller EISA, un'ampia gamma di
espansioni e di periferiche SCSI rendono
questo sistema particolarmente indicato an-
che per applicazioni scientifiche, CAD. analisi
ingegneristiche, oltre che come host di si-
stemi Unix.
La configurazione base comprende una
memoria cache da 8 Kbyte, una memoria
RAM da 4 Mbyte, 8 slot di espansione a
standard EISA, due porte seriali, due porte
parallele, una porta mouse
È possibile l'adozione di fino a cinque hard
disk SCSI da 337 Mbyte con tempo di ac-
cesso di 16.5 millisecondi per una capacità
complessiva di 1.3 Gigabyte, in alternativa si
può disporre di un sistema di back-up su cas-
setta audio digitale (DAT) anch'essa della ca-
pacità di 1.3 Gigabyte.
In opzione è possibile installare anche una
scheda di controllo SCSI comprensiva di me-
moria cache da 512 Kbyte con una ulteriore
opzione di memoria cache su disco (isso da
4 Mbyte.
Altre opzioni di memoria di massa sono of-
ferte da dispositivi a standard IDE (Integrai
Drive Electronics! Imo a 400 Mbyte e da dri-
ve ESDI della capacità di 642 Mbyte.
MS-DOS 5.0
Il giorno stesso in cui questo fascicolo sara
in edicola, e cioè l'undici giugno, verrà an
nunciata ufficialmente con una grande con-
ferenza stampa a New York la disponibilità
della versione 5.0 dell'MS-DOS aitesa ora-
mai da lungo tempo. La quinta «m;i|Or relea-
se H del sistema operativo Microsoft offre al-
l’utente una sene di innovazioni tecniche che
vanno dalla presenza di nuovi comandi ino-
liamo l'UNDELETEl al migliore sfruttamento
della memoria «aitai» per liberare il più pos-
sibile quella convenzionale, all'ottimizzazione
interna mirata alla sinergia con Windows 3
Ma forse la novità più importante per molti
utenti è di carattere commerciale per la pri-
ma volta nella stona della casa di Redmond
l'MS-DOS potrà anche essere venduto direi
tamente all'utente finale senza il passaggio
per un OEM. In questo modo tutti i posses
son di una versione oramai obsoleta del DOS
potranno aggiornarsi alla 5 in modo pratico
ed indolore. Naturalmente tutte le macchine
nuove acquistate da oggi in poi presso gli
OEM saranno dotate del nuovo DOS alla fon
te. Sul prossimo numero saremo in grado di
offrirvi un'ampia panoramica del nuovo siste-
ma operativo, che è già disponibile in versio-
ne Euro e lo sarà in versione italiana a partire
da fine agosto. I prezzi, al netto di IVA, sono
di Lit 149.000 per la versione Euro e Lit
179.000 per quella italiana.
48
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
UN GRANDE 486. ANZI IL PIU 1 PICCOLO.
Tulli possono offrirvi 486 poienii e
veloci. Unibit tulio questo lo dà per
scornato perché il suo DS 425 è un
486 dalle prestazioni invidiabili, ma
con un primato in più: le dimensioni.
Unibit è infatti il primo produttore di
un 486 con un design pensato anche
in funzione dello spazio: solo
36x4 1 .5x14.5 cm per contenere lino
a 2 hard disk I.D.E. veloci da 90 a 1 8»
Mb. memoria RAM da 4 a 1 6 Mb, 64
Kb o 256 Kb di cache memory. una
super VGA e 8 slot per tutta
l'espandibilità immaginabile. La
stessa tecnologia avanzata che con-
sente ad Unibit di ridurre al minimo
l'ingombro di un computer polente e
veloce come il DS 425 è alla base di
tulli i Desktop System Unibit: DS
2 1 6 (286 a 1 6 MHz). DS 3 1 6 ( 386sx
a 16 MHz), DS 320 (386sx a 20
MHz). DS 325 (386 a 25 MHz) e DS
333 (386 a 33 MHz). Tutti fomiti di
serie con MS DOS 4.0 1 . GW Basic c
Windows 3: tutti ideali anche in
ambienti di rete e multiutenza: tutti
competitivi nella tradizione Unibit.
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Zenith Data Systems:
portatili 386SL, 486 e 486SX
Lo scorso 21 maggio, a Parigi, la società di
microinformatica del Gruppo Bull, Zenith Da-
ta Systems, ha annunciato una nuova gam-
ma di computer portatili tra i quali spiccano
tre modelli: il notebook MastersPORT
386SL, i laptop SupersPORT 486 e 486SX.
La gamma è completata da altri due nuovi
notebook basati sui processori Intel 386SX e
286: il MastersPORT 386SX ed il Masters-
PORT 286.
I due più potenti laptop del mondo, basati
l’uso in sistemi portatili, ovvero il Masters-
PORT 386SL.
In dimensioni e peso contenuti (21 x 31.5
x 4.6 cm per 3 kg) il MastersPORT 386SL
garantisce un’autonomia di 8 ore ed offre
una memoria RAM di 2 Mbyte espandibile a
8, hard disk Conner Peripherals da 60 Mbyte,
una cache memory da 64 Kbyte, uno scher-
mo VGA a 32 livelli di grigio ed una tastiera
silenziosa «quiet touch» a 82 tasti.
L'elevata autonomia è stata ottenuta im-
plementando alcune funzioni dì risparmio
energetico come il comando «rest mode»
che registra i documenti in opera impiegando
solo lo 0.5% dell’energia disponibile, la fun-
II MastersPORT 386SL, a destra II MastersPORT 386SX
sulle versioni SX e DX del processore Intel
486, nelle loro dimensioni compatte (31 x 32
x 7.9 cm) e nel loro ridotto peso (6.8 kg) ga-
rantiscono oltre tre ore di autonomia, dispon-
gono di un hard disk da 120 Mbyte, di scher-
mo VGA a 64 livelli di grigio, di tastiera stac-
cabile, di una memoria RAM di 4 Mbyte
espandibile fino a 16, di un sistema di pun-
tamento, che sostituisce il mouse, integrato
nella tastiera (Isopoint). L'ambiente operativo
adottato è II Microsoft Windows 3.0.
La disponibilità ed l prezzi delle due «por-
table workstation» saranno comunicate a
settembre, mentre a partire dalla metà del
mese in corso dovrebbe essere disponibile il
primo notebook basato sul nuovo processore
Intel 386SL espressamente concepito per
zione «stand-by» che consente di risparmia-
re energia e dì accedere al documento alla
pressione di un tasto o agendo sul disposi-
tivo di puntamento; il sistema «panie save»
che previene la perdita dei dati per l'esauri-
mento delle batterie di alimentazione.
Ulteriori accorgimenti sono stati adottati
anche nell'utilizzazione del modem consen-
tendo la ricezione automatica di dati via mo-
dem nella condizione «resi mode».
Di impostazione più tradizionale sono infi-
ne i MastersPORT 386SX e 286, che in di-
mensioni rigorosamente A4 (21 .6 x 27.9 x
5.7 cm per un peso di 3 kg) offrono la so-
luzione più adatta per svolgere attività com-
merciali e per coloro che si avvicinano per la
prima volta alla microinformatica.
Il MastersPORT 386SX
è basato sul processore
386SX con frequenza di
clock a 20 MHz asservito
da un hard disk da 60
Mbyte e da 2 Mbyte dì
RAM, mentre il Masters-
PORT 286 sfrutta il pro-
cessore 80286 con fre-
quenza di clock a 12 MHz,
dispone di hard disk da 30
Mbyte e di una memoria
RAM di 1 Mbyte.
Anche questi modelli
sono disponibili dalla meta
dì giugno.
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
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T 3000. Il notebook Unibii by Texas
Instruments, finalmente potrete usare an-
che in viaggio un computer 386 potente
come quelli solo da tavolo, piccolo e
leggero come nessun altro, ma anche cosi
bello da far nascere ammirazione o invi-
dia Microprocessore 386sx a 20 MHz.
schermo VGA da IO", nitidezza unica
(tecnologia Triple SuperTwist). autono-
mia di almeno 3 ore. 2 Mb di RAM
espandibile a 6 Mb. hard disk da 20. 40 e
60 Mb. MS DOS e Lapl.ink residenti su
ROM. il T 3(8X1 si affianca all'ancora più
piccolo e leggero T 2000l286a 12 MHz.
2 Kg). La stessa cura posta da Unibit nella
scelta dei TravelMale come portatili sofi-
sticali è presente negl i altri Laptop System
Unibit: i notebook (3.2 Kg) LS V30 (mi-
croprocessore NEC V30 a IO MHz.
drive da 1 .44 Mb o hard disk da 40 Mb) e
LS2l2(286a 12 MHz., drive da 1.44Mb
c hard disk da 20 Mb) e il potente
trasportabile ) 6.3 Kg ) LS 320 ( 386sx a 20
MHz. VGA. 2 slot, drive e hard disk da 40
o 80 Mb). Tulli fomiti di serie con MS
DOS 4.01 e GW Basic: tutti completi
come e più di molti computer da tavolo:
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Outbound laptop System:
la miglior periferica per il vostro Mac
Importato in Italia dalla Elcom srl il por-
tatile della Outbound è uno dei primi Mac
compatibili disponibili in Italia.
Se state pensando che si possa ripetere
il fenomeno verificatosi con i compatibili
IBM siete comunque fuori strada in quan-
to questo computer è perfettamente com-
patibile in hardware ma non possiede le
ROM di sistema, che quindi devono esse-
re prese da un Mac plus o da un SE.
Ciò non significa però che il computer
da cui vengono estratte le ROM vada poi
gettato anzi può continuare a funzionare
meglio di prima grazie alle funzionalità of-
ferte dal portatile.
Il portatile Outbound è stato pensato
per aumentare la produttività individuale
sia in ufficio che in «trasferta». Con un pe-
so di circa 4 chilogrammi e delle dimen-
sioni tali da farlo entrare comodamente in
una ventiquattrore (31 x20x9 cm) si può af-
fermare che questo computer sia vera-
mente un portatile nel senso pieno del ter-
mine e grazie alle batterie che assicurano
un'autonomia di circa 3 ore può essere
utilizzato come tale.
Inoltre per evitare la tortura di utilizzare
il mouse in spazi esigui la tastiera è dotata
di un dispositivo di puntamento chiamato
Isopoint che si trova nella parte inferiore di
questa proprio sotto alla barra dello spazio,
in alternativa è comunque sempre dispo-
nibile il classico mouse.
Altra particolarità interessante della ta-
stiera è quella di essere connessa con l'u-
nità centrale tramite un'interfaccia all’infra-
Utilizzando il software di sistema del
Mac la compatibilità con tutte le applica-
zioni Macintosh è garantita al 100% se
queste sono state sviluppate secondo le li-
nee guida della Apple, in altre parole forse
qualche vecchia applicazione o qualche
gioco che sfrutta dei trucchi software
sporchi non girerà.
Il portatile è dotato di un 68000 con clo-
ck a 15 MHz il che garantisce una velocità
doppia rispetto al Mac plus o SE.
La memoria RAM può variare da 1 MB
a 4 MB utilizzando dei semplici moduli
SIMM, mentre per le memorie di massa vi
è la possibilità di montare un floppy disk
da 1 .44 MB o un hard disk da 40 MB con
tempo di accesso di 28 msec ed un tran-
sfer rate di circa 450 KB/sec.
Un'altra particolarità interessante che
presenta questo portatile è quella di avere
una serie di slot per inserire dei moduli
SIMM da utilizzare come memorie di mas-
sa per una capacità massima di 16 MB, ta-
le memoria è ovviamente tamponata per
mantenere i dati e offre prestazioni esal-
tanti con tempi di accesso virtualmente
nulli e un transfer rate di 4 MB/sec.
Le interfacce disponibili si limitano ad
una porta AppleTalk e ad una senale RS-
232, mentre l'interfaccia SCSI è opzionale.
Il display fornito con la macchina impie-
ga un classico LCD retroilluminato con una
risoluzione pari a 640x400 pixel ed è un
40% più grande del display originale del
Mac plus.
Quando il portatile viene utilizzato come
tale si fa apprezzare per la facilità di tra-
sporto, per la velocità di elaborazione pra-
ticamente doppia e per le dimensioni dello
schermo che permettono di lavorare più
agevolmente con più finestre contempora-
Una volta in ufficio, tramite l'apposito
cavo fornito in dotazione si connette il por-
tatile al Mac da cui si sono estratte le
ROM e si può utilizzare quest'ultimo con i
surplus offerti dall'Outbound. Infatti il Mac
una volta connesso «vede» tutte le me-
morie di massa presenti nel portatile (flop-
py, HD e Silicon disk), inoltre la velocitò di
elaborazione è raddoppiata e la RAM di si-
stema è data dalla somma di quella ore-
sente nel Mac e quella del portatile.
Infine l'ultima- chicca è quella data dal s.
sterna di visualizzazione che permette di
utilizzare i due schermi contemporanea-
mente come se si tranasse di un singolo
display di dimensioni maggiori.
L.M.
52
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
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NEWS
OpenSoft : Open DeskTop 1.1
OpenSoft, divisione dedicata a Unix del
Gruppo ESA, annuncia la disponibilità di
Open DeskTop (ODT) release 1 1, l'ultima
implementazione di SCO Open DeskTop, il
sistema operativo grafico prodotto da The
Santa Cruz Operation,
La nuova release offre una gestione mi-
gliorata delle prestazioni di I/O supportando
unità a disco fisso con fattore di interleave
1:1, in modo che i processori più veloci pos-
sano ricevere i dati trasferiti dal disco non ap-
pena il controller è in grado di trasmetterli.
In aggiunta è stato implementato il modo
di funzionamento scatter-gather che permet-
te il trasferimento di più blocchi di file tra la
cache del disco ed il disco stesso con una
singola richiesta di I/O.
Notevoli miglioramenti sono stati apportati
anche all'interfaccia grafica ed alle funziona-
lità di supporto in ambiente di rete.
La release 1.1 comprende ora la versione
2.0 del desktop manager IXI comprensivo di
servizi di sistemi guidati da menu di facile
utilizzo e con un migliore supporto alle lingue
internazionali. Prevede, inoltre, un maggior
numero di dispositivi SuperVGA.
Altri nuovi e più veloci driver per TCP/l P
sono stati implementati insieme al supporto
delle reti Token Ring mentre l'esportazione
di Network File System (NFS) è compresa
nel sistema base. In tal modo l’utente può
esportare file da un sistema Client ODT, con-
trariamente a prima, quando era disponibile
solo come modulo addizionale Support Level
Supplement.
Il database relazionale SQL avanzato Open
Desktop DATA è ora compatibile con Ingres
release 6.2 e con i prodotti Ingres Gateway
verso DB2. SQL/DS, RDB, RMS e IMS.
L'introduzione dell'utilità SCOterm consen-
te l'emulazione della console SCO in una fi-
nestra di X Window ed il supporto dei servizi
MS-DOS permette l'esecuzione di applicazio-
ni per Windows 3.0 in reai mode.
Tra le nuove caratteristiche introdotte la
possibilità di sfruttare fino a 256 Mbyte di me-
moria RAM, il supporto delle stampanti Post-
Script, di CD-ROM e dei driver per unità a
nastro Wangtek e Irwin, cosi come delle nuo-
ve unità DAT Hewlett Packard ed Exabyte.
Peripherals
rinnova i PC Iper
La Peripherals ha annunciato una serie di
migliorie apportate alla propria gamma di per-
sonal computer Iper.
Essenzialmente i miglioramenti consistono
nell'aumento della velocità di clock dei siste-
mi Iper 286 e 386SX,
L'Iper 286. modello entry point della gam-
ma ha ora una frequenza di clock di 16 MHz
con gestione della memoria a zero stati di at-
tesa. L'Iper 286 viene ora fornito di adatta-
tore video SuperVGA con risoluzione di 800
x 600 punti.
L’Iper 386SX adotta ora la versione a 20
MHz del processore Intel 80386SX e la mi-
gliorata gestione dell'architettura Page Inter-
leaved della RAM consente prestazioni su-
periori negli accessi alla memoria
Tutti i sistemi sono dotati di scheda VGA
e disk drive da 3.5" con capacità di 1.44
Mbyte, ma a richiesta dell'utente sono pos-
sibili configurazioni diverse comprendenti an-
che memorie di massa a disco fisso con ca-
pacità comprese tra 40 e 200 Mbyte
La linea di sistemi desktop è stata rinno-
vata anche nel design dei cabinet, ora di tipo
slim e con pulsante di alimentazione sul fron-
tale per una maggiore facilità d'uso.
Symantec: versione 1.5
del Norton Antivirus
Alla fine di maggio la Symantec Corpora-
tion ha annunciato, presso la sua sede di Cu-
pertino in California, il rilascio della nuova
versione del pacchetto di ricerca dei virus in-
formatici.
La ricerca attualmente trova ben 673 tipi di-
versi di virus e varianti degli stessi.
Là nuova versione include una migliore de-
finizione e riparazione dei danni subiti, un de-
vice dnver della lunghezza di un solo Kbyte
caricabile in memona high, ricerca di virus re-
sidenti nei settori di boot, maggior velocità
rispetto alla precedente versione e supporto
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MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
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le top-laser
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sono importate da LaserTop
Sì. t*'é una nuova
op|)orìuiiità
(anche se non è
per tutti):
per i Dealer e in particolare quelli che - sulle
stampanti Kyocera - sanno di poter operare nel
tempo.. .e lo fanno, vestendole di software (e
quindi di valore aggiunto) o semplicemente
integrandole nelle soluzioni che preparano per i
loro clienti;
per gli utenti finali, specialmente i più attenti
ai problemi del proprio ufficio e sempre alla
ricerca della soluzione ottimale; nelle stampanti
Kyocera trovano: gestione del laser con ottiche
sofisticate e originali (Kyocera è. tra l'altro,
proprietaria di Yashica), caratteri e barcode
già disponibili per tutti gli usi d'ufficio e di fàb-
brica; questo, e il resto, protetti da un involucro
robusto e indistruttibile;
e anche per noi, dal
momento che ci piace l'idea
di importare le top-laser del
mercato.
Quante sono? Per ora
otto. L’ultima, la F 5000
è già un mito: stampa in
A3 oltre che in A4.
I pcorT/yn ...
Per il Contro e il Sud: CBM spa - 00143 Roma - via Pai
Stampanti Laser
KyDCERa
Value for money
NEWS
Mactronics: Re in M5
La Mactronics di Milano ha annunciato la
distribuzione in Italia del laptop Rein M5. un
portatile modulare con hard disk, monitor
LCD e batteria estraibile
Basato sul processore 80286 con fre-
quenza di clock a 12/8 MHz il Rein M5 ha
una memoria RAM di 1 Mbyte che può es-
sere estesa fino a 2 Mbyte, gli hard disk da
3.5" removibili/intercambiabili sono disponi-
bili in tagli da 20. 40 o 120 Mbyte.
La visualizzazione avviene mediante un di-
splay LCD ad alto contrasto retroilluminato a
standard EGA capace di visualizzare 16 livelli
di grigio con una risoluzione di 640 x 480
punti.
Le interfacce disponibili sono una paralle-
la. una seriale, una per disk drive esterno,
una porta per il collegamento di un monitor
esterno ed una per una tastiera.
Al proprio interno è possibile inserire una
scheda nello slot a standard ISA,
Il sistema operativo adottato è MS-DOS
versione 4.01 e relativo GW-Basic. Le di-
mensioni sono quelle standard di un compu-
ter laptop (318 x 354 x 88 mm) per un peso
di 7 4 kg inclusa la batteria al nichel-cadmio.
Tra le opzioni disponibili il coprocessore
matematico 80C287, schede di espansione
da 1 Mbyte, ed un box di espansione ester-
no per l’utilizzo come stazione desktop.
Aldus Corporation:
Digital Darkroom 2.0 Mac
Il software Digital Darkroom della Aldus
Corporation per l'elaborazione di immagini a
toni di grigio utilizzato per ritoccare, miglio-
rare e comporre fotografie digitalizzate su
Macintosh è ora disponibile nella versione
2.0 anche in Italia.
Le caratteristiche più interessanti sono: la
calibratura dello scanner e della stampante,
la trasformazione delle immagini in tempo
reale, la possibilità di colorazione di originali
m bianco e nero con retini a colori definiti
dall'utente, la possibilità di controllare la
composizione dell'immagine per l'aggiunta
di elementi non presenti nell’onginale.
Digital Darkroom 2.0 permette di tarare le
tonalità di grigio di stampanti e scanner ge-
nerando e salvando le curve di compensa-
zione delle periferiche, offre effetti di ridu-
zione in scala, rotazione, allungamento, di-
storsione, inclinazione e prospettiva di aree
selezionate.
La commercializzazione della versione in-
glese è assicurata al prezzo di 762.000 lire
presso i distributori italiani dei prodotti Aldus
Corporation per Macintosh: Elcom di Gorizia
e MODO di Reggio Emilia.
Computer Associate
riduce i prezzi
La Computer Associate ha modificato il
prezzo di due suoi prodotti SuperCalc 5 e
CA-SuperProject.
Non si tratta di una campagna promozio-
nale a termine, ma di un vero e proprio ri-
posizionamento dei prodotti che vengono
ora offerti all'utente con una riduzione che
si aggira intorno al 73% rispetto al prece-
dente listino.
Il SuperCalc 5 viene ora offerto all'utente
finale a 270,000 lire invece che a 1 000.000
di lire. CA-SuperProject passa da 4.000,000
di lire a 1.250.000 lire.
L'iniziativa rientra in un piano di progres-
sivo ridimensionamento dei listini già evi-
denziato nel settore hardware, ma 'che ave-
va trovato scarso riscontro nell'ambito del
software
In tal modo la Computer Associate inten-
de anche allineare i prezzi alle aspettative
dell'utenza affrontando al contempo il pro-
blema delle copie illegali, che in Italia sem-
bra aver assunto dimensioni spropositate ri-
spetto al mercato effettivo.
Tulip: Vision de486sx/e
In contemporanea con l'annuncio del rila-
scio del microprocessore Intel 486sx, la so-
cietà olandese ha iniziato la commercializza-
zione del Vision de486sx/e, un desktop ba-
sato su questo nuovo componente.
Dotato di una memoria di base di 4
Mbyte espandibile a 64 Mbyte on board,
sfrutta lo standard l'SCM (System Control
Manager! per il controllo dell'accesso all'u-
nità ed ai dati. Oltre ai sei slot EISA, due
porte seriali ed una parallela, integra una
scheda video super VGA (600 x 800 punti di
risoluzione).
Il Tulip de486sx/e fa parte della linea Tulip
Vision presentata alla mostra internazionale
tedesca CeBit 1991 di Hannover. La linea
stessa rappresenta la realizzazione materiale
di un progetto che vede la centralità nelle
esigenze del mercato e dell'utenza.
56
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
Guadagna tempo
e denaro
Coprocessori Matematici AMD
Wl
C on un coprocessore matematico AMD si
accelera il lavoro di oltre 400 pacchetti
software di alte prestazioni. La funzione del
coprocessore matematico è quella di svolgere i
complessi calcoli matematici al posto del proces-
sore centrale del vostro computer. In questo modo
con una sola istruzione si ottiene ciò che con il solo
processore standard avrebbe richiesto molte istru-
zioni. Avrete quindi la possibilità di risparmiare molto
tempo lavorando con i vostri fogli elettronici, il vo-
stro data base, le vostre applicazioni tecnico-
scientifiche o i vostri programmi di costruzione e di
grafica. A seconda dell’applicazione la velocità di
elaborazione del vostro programma può aumenta-
re fino a 5 volte.
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BOLOGNA
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CAGLIARI
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MILANO
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NEWS
Direttiva Parlamentare Europea:
soddisfazione nel mondo del software
per la protezione dei programmi
Grande scalpore ha suscitato a Washin-
gton la notizia di questi giorni, relativa il set-
tore del software, dopo il voto del Parla-
mento Europeo che indica le nuove diretti-
ve per la protezione dei programmi per
computer.
In particolare, Software Publishers Asso-
ciation (SPA) e Business Software Alliance
(BSA) hanno accolto con soddisfazione il vo-
to dell’assise europea per l’accettazione,
già sollecitata dal Consiglio dei Ministri, del-
la direttiva per la determinazione di stan-
dard uniformi per tutta la Comunità Europea
in merito alla protezione giuridica dei pro-
grammi informatici. La direttiva, in questa
forma, sarà ufficialmente finalizzata entro la
fine di maggio di quest'anno. La direttiva
esecutiva nei dodici Paesi membri entrerà
in vigore il I 6 gennaio 1993.
BSA è un’organizzazione internazionale
affiliata a Software Publishers Association,
principale agglomerato commerciale nell’in-
dustria del software per PC. I 725 associati
di SPA comprendono i maggiori software
publisher del mercato, del largo consumo e
del settore accademico. Le principali otto
aziende associate a BSA sono Aldus,
Ashton-Tate, Autodesk, Digital Research,
Lotus Development, Microsoft, Novell e
WordPerfect.
È certamente una grande vittoria nella lot-
ta contro la pirateria del software in Europa
quest’ultima presa di posizione in sede co-
munitaria. Questo significa che tutti i dodici
Stati membri rafforzeranno le proprie leggi
contro la pirateria, e l'industria del software
potrà contrastare questa pratica illecita in
un ambito legale più agguerrito, divenendo
cosi un ottimo esempio per il resto del
mondo.
La direttiva, cosi come è stata approvata
dal Consiglio dei Ministri e dal Parlamento
Europeo, non comprende nessuno degli
emendamenti proposti dal Comitato degli
Affari Legali del Parlamento, che trattavano
prevalentemente questioni di « reverse en-
gineering».
Nella stesura finale, la direttiva specifica
che il «reverse engineering» permette la
decompilazione di un programma per com-
puter di un'altra società unicamente per il
raggiungimento dell’interoperatività, ed è
soggetto ad alcune condizioni che stabili-
scono che:
* la decompilazione è lecita solo quando
«le informazioni necessarie al raggiungi-
mento dell'interoperatività non siano state
pubblicate o rese disponibili in preceden-
» la decompilazione sia «limitata alle parti
del programma originale necessarie all'otte-
nimento dell’interoperatività» ;
» le informazioni ricavate dalla decompila-
zione non siano utilizzate «per scopi diversi
da quello di ottenere l'interoperatività del
programma creato indipendentemente»;
* queste informazioni non «vengano utiliz-
zate per produrre o commercializzare un
programma che violi il diritto d'autore ri-
spetto al programma originale, e in partico-
lare di un programma simile nella sostan-
za»; la clausola inerente la decompilazione
deve essere interpretata dai tribunali in ac-
cordo con l'articolo 9.2 della Convenzione di
Berna, che proibisce azioni conflittuali ri-
spetto al normale sfruttamento di un lavoro,
o che pregiudichino immotivatamente gli in-
teressi legittimi dell'autore. F.F.C,
UT IL COPROCESSORE MATEMATICO CON LA POTENZA DEL 4x4!
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coprocessori matematici UT è una istruzione come tutte le altre, riuscendo perciò, per le sue caratteristiche, ad essere fino a 7 volte più veloce di tutti gli
altri coprocessori presenti attualmente sul mercato. Come tutti sanno, l'istruzione base di tutti I calcoli eseguita da un coprocessore, è l'addizione. Il co-
processore 2C87, impiega ad eseguire un ADO da 15 a 17 cicli mentre la più blasonata concorrenza da 70 a 100. Questo perché è stato completamente ridi-
segnato ed ottimizzato, non copiato, utilizzando la più avanzata tecnologia CMOS. Benché ridisegnato completamente, risulta totalmente compatibile co-
me piedinatura e set di istruzioni, al suo antico e lento predecessore. CONTATTATECI... Vi Invieremo una completa documentazione sui coprocessori UT.
Istruzione
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IIT 3C87
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70-100
31
15-17
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90-145
57
19
15
DIV
193-203
88
48
44
SQRT
180-186
125
49
45
REM
15-190
155
58
54
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30-540
726
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NEWS
A.I.C.A. rinnova i vertici
della sezione di Roma
Digitronica: inglese multimediale
Frutto di un progetto internazionale svilup-
pato con la partecipazione della Intechnica
Learning Systems (Midwest City. Oklahoma)
e distribuito in Italia dalla Digitronica Spa nel-
la versione curata dalla Editoria Elettronica
Editel con il coordinamento di Egidio Penti-
raro, «I Speak English» è un software didat-
tico che consente di seguire 150 ore di le-
zioni di inglese di base raccolte in un CD-
ROM a standard ISO 9660 per sistemi MS-
DOS di classe AT dotati di scheda VGA, al
quale si aggiungono una scheda audio con-
sistente in un digitalizzatore ed una cuffia mi-
crofonica professionale fornite nel pacchetto.
Grazie all'elevata interattività l'utente può
ascoltare vari tipi di voce in italiano ed ingle-
se, eseguire esercizi basati sull'ascolto degli
speaker e della propria voce digitalizzata dal
sistema, eseguire esercizi di scrittura con un
word processor integrato, registrare le lezio-
ni su dischetto per consentire una periodica
valutazione dei progressi compiuti.
"I Speak English» è particolarmente indi-
cato alle aziende che organizzano corsi di in-
glese per i propri dipendenti; la facilità d'uso,
l'mterattività, la validità didattica (certificati al-
l'estero da numerosi enti governativi) ed il
prezzo di tre milioni di lire IVA esclusa, lo
rendono un prodotto con un rapporto prez-
zo/prestazioni tra i più competitivi.
L’ A.I.C.A. è la più importante associazio-
ne nazionale indipendente di professionisti
di informatica, conta oltre 2000 soci indi-
viduali, 250 membri collettivi ed ha come
finalità primaria lo sviluppo tra i suoi ade-
renti delle conoscenze attinenti l’informati-
ca in tutti i suoi aspetti scientifici, applicativi,
economici e sociali, Pubblica periodicamen-
te e distribuisce gratuitamente ai suoi soci
«Rivista di Informatica», nonché una serie
di monografie curate dall'editore Masson.
La Sezione A.I.C.A. di Roma è la mag-
giore per numero di iscritti a livello nazio-
nale e recentemente ha rinnovato il proprio
Consiglio Direttivo per il triennio 1991-
1993.
Il Consiglio Direttivo è ora formato dal
Presidente, Prof. Mauro Salvemini; dal Vi-
cePresidente, Prof. Michele Missikoff; dai
consiglieri Enrico Baldelli, Carlo Bandiera,
Giovanni Bisogni, Rita Ricci Cangiano, Giu-
lio De Petra. Paolo Ercoli, Maurizio Lazzari,
Alessandro Musumeci, Silvio Spescha, Ser-
gio Utili.
Oltre ai fini istituzionali, la sezione inten-
de coagulare una parte di interessi specifici
di enti pubblici e privati e di organizzazioni
scientifiche e di ricerca con sede a Roma
su temi di ampio ed attuale dibattito incen-
trati sulla Pubblica Amministrazione, l'am-
biente, i servizi, le aree metropolitane ed
affrontare contemporaneamente tematiche
ad elevato impatto tecnico-scientifico.
Su tali argomenti, nel prossimo triennio,
sono state organizzate numerose manife-
stazioni, quali ad esempio: le «Giornate
sulle strategie organizzative e formative
per una più efficace utilizzazione dei siste-
mi informativi»; il «Seminario sugli stan-
dards e sui sistemi aperti nella Pubblica
Amministrazione»; la «Giornata sulla valu-
tazione e sulla selezione delle tecnologie
CASE»; il «Seminario sull'interazione voca-
le uomo-macchina»; un «Incontro sui me-
todi di sintesi e di rappresentazione delle
informazioni prodotte dagli elaboratori elet-
tronici».
La segreteria centrale dell'A.I.C.A. è a
Milano in Piazzale Rodolfo Morandi 2
(Tel. 02/784970-76014082); la sezione di
Roma è raggiungibile via fax al numero:
06/8382360.
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alla grande, ad esempio, con la linea Desk, che offre computer da tavolo
basati su microprocessore 80286 a 1 2 MHz e 80386SX a
16 MHz. Quindi, potrete scoprire che a volte grande non
vuol dire ingombrante: accadrà con la Linea Mini, identi-
ca alla Desk, ma con i più versatili chassis mini tower. E, per finire,
grande sarà la professionalità con la Linea Tower, potenti computer da
pavimento basati su i microprocessori 80386 a 25 MHz e 80486 a 25
MHz. Ma non è tutto: i modelli basati sui microprocessori 80386.
80386SX e 80486 utilizzano le celebri piastre madri della
statunitense Monolithic Systems. Bastano davvero tre
linee di differenza per fare le cose in grande.
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NEWS
Bit. Movie '91
Riccione, 25-28 aprile 1991
di Andrea de Prisco
I Giurila alla sua quarta edizione, la mostra
internazionale di computer art Bit. Movie
'91, svoltasi a Riccione dal 25 al 28 aprile,
ha nscosso ancora una volta un notevole
successo, addirittura superiore a quello de-
gli anni scorsi.
Si stima una partecipazione di circa 4000
visitatori alle varie sezioni allestite: Didatti-
ca. Immagini statiche, Animazioni, Labora-
tori, Musica, Multivisione.
La sezione concorso ha visto partecipare
ben 32 animazioni provenienti da tutto il
mondo. La giuria, formata da Mario Canali,
Maurizio Feletto, Giorgio Gorla, Bruno Ma-
gari, Carlo Mainardi e Andrea de Prisco ha
espresso il suo voto separatamente da
quello del pubblico che si è comportato in
maniera leggermente diversa.
Il primo classificato, Eric W. Schwartz,
USA, ha approntato un vero e proprio car-
toon, «The dating game», uscendo quindi
dagli schemi classici delle animazioni al
computer prevalentemente basate su rapi-
da successione di immagini ray-tracing. Al
secondo cassificato, Milko Mrsek, Vobarno
IBS) il merito di aver sapientemente curato
l'aspetto narrativo dell'animazione «Glass
Fish! », magistralmente immerso in quello
tecnico tutt'altro che da sottovalutare. Il ter-
zo classificato, Pier Tommaso Bennati,
Chiavari (GE), nella sua opera «Music» (di
cui non siamo riusciti ad avere in tempo
un'immagine della sua animazione) ci mo-
stra come sia possibile sfruttare la ciclicità
di una animazione come elemento di un lin-
guaggio espressivo.
Secondo il giudizio del pubblico al primo
posto si è classificato «Glass Fish»!, al se-
condo «The dating game», al terzo posto
«Chess» (sempre il Milko Mrsek), una bel-
lissima scacchiera che ruota sul suo bari-
centro con tutti i pezzi in perfetto ray-tracing.
Ci auguriamo che nelle future edizioni
non saranno solo esposte, ma saranno
messe a concorso anche le immagini sta-
tiche, alcune veramente degne di nota.
isamente
O.
ra di cambiare..
Sì, anche per il software gestionale è venuto il momento di voltare pagina e passare ai
benefici di un'ambiente di lavoro amichevole e facile da gestire, che grazie all'utilizzo di
Mouse, Menu a tendina, List-box, Help contestuale, Pulsanti, Finestre a scorrimento,
Anteprima di stampe e tutto quanto ormai definibile come 'Standard User Interface'
consente di polverizzare i tempi di installazione ed apprendimento delle procedure
senza richiedere grosse risorse hardware (sono sufficienti 512 Kb free e si hanno
prestazioni accettabili anche su macchine 808x). COCA 4 0
k "Manipolare" la prima nota senza più limiti del "non si può più fare" è la filosofia di im-
,1 postazione del modulo COCA 4.0 (Contabilità Ordinaria per Commercialisti ed Aziende)
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E'dotato di BIOS compatibile AT,
emulazione della porta seriale e
parallela, suono, grafica a colori e
supporto dell'hard disk: tutto
questo in multitasking con
AmigaDos.
ATonce-Amiga non influisce sul
normale funzionamento del vostro
Amiga, ed è totalmente trasparente
quando non in uso.
Il circuito di ATonce-Amiga è
incredibilmente compatto e facile
da montare. Si inserisce nello
zoccolo del 68000 (Amiga 500) o
nello slot per espansioni (Amiga
2000) e non necessita di alcuna
saldatura. Ogni ATonce-Amiga è
dotata di una CPU 68000 originale
Motorola a basso assorbimento, per
facilitare l'installazione ed
assicurare una compatibilità totale.
ATonce è un prodotto di alta
tecnologia sviluppato e prodotto in
Germania. Disponibile anche per
Atari ST e Mega ST.
DATI TECNICI
ECCEZIONALI
• CPU 80286 16 Bit, clock 7.2 MHz
CPU Motorola 68000
• Indice Norton SI: 6.1
Test MIPS: 70%
• ATonce-Amiga opera come task
• ATonce-Amiga supporta qualsiasi
hard disk autoboot corrispondente
alle specifiche Commodore che usi
un device driver standard
AmigaDos, e tutte le espansioni di
memoria interne ed esterne (ad
esempio ICD, RoBmoller, Gigatron)
• Tutti i 640 KB standard della
memoria DOS sono disponibili in
un Amiga con 1 MB di RAM. La
memoria oltre il primo MB può
essere configurata da DOS come
memoria estesa/ espansa (ad
esempio Windows 3.0 in "Protected
Mode" senza limitazioni)
• ATonce-Amiga permette di
emulare le schede video: EGA/VGA
in grafica monocromatica ", CGA,
Hercules*, Olivetti* e Toshiba
3100*
La porta parallela può essere usata
da DOS come LPT1
USA MIGLIAIA DI
PROGRAMMI DOS
• Il disk drive interno dell'Amiga è
visto come un drive standard 3" 1/2
DOS da 720 KB; tutti i drive
esterni sia da 3" 1/2 che da 5" 1/4
(720/ 360 KB) sono supportati
• Il mouse Amiga può essere usato da
DOS come mouse seriale
compatibile Microsoft collegato alla
porta COMI o COM2
• ATonce-Amiga supporta il suono,
l'orologio e la RAM CMOS
• vortex ATonce-Amiga può essere
inserita anche in Amiga 2000 con
imo speciale adattatore
• ATonce-Amiga è corredata da un
manuale in italiano e da un
dischetto Amiga che contiene il
software di emulazione e di
installazione. Non è compreso il
sistema operativo DOS
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NEWS
Fujitsu: nuove stampanti
Si chiamano DL 900, DL 1200 e DL 3600
le nuove proposte di stampante a matrice di
punti a 24 aghi della Fujitsu.
La DL 900 stampa a 150 cps in draft (a 10
cpi) ed a 50 cps a 10 cpi in modalità LQ; il
carrello a 110 colonne permette l'introduzio-
ne di un foglio A3 oppure di un foglio A4 oriz-
zontalmente consentendo, con l'uso combi-
nato di caratteri a 12 cpi, la stampa di fino a
132 colonne, La rumorosità contenuta a 52
dBA ed una affidabilità garantita da test che
assicurano 6000 ore di funzionamento senza
guasti la rendono molto indicata per applica-
zioni personali.
Le medesime caratteristiche generali sono
presenti anche nella DL 1 200 che offre però
una maggiore velocità di stampa: 200 cps in
Draft High Speed e 60 cps in Letter Quality
Nonostante la presenza di un carrello a 136
colonne le dimensioni sono molto contenute
e ne consentono un agevole uso nelle appli-
cazioni di automazione di ufficio.
Il modello DL 3600 offre una velocità di
stampa di 300 cps in Draft High Speed, 270
cps in Draft e 90 cps in LQ, la rumorosità è
contenuta a 54 dBA mentre la testina di
grande robustezza offre una vita di 8000 ore
senza guasti con la capacità di stampa di un
massimo di 5 copie La DL 3600 e dotata di
8 font residenti, del set di comandi Fujitsu
DPL24C Plus e delle emulazioni IBM Proprin-
ter XL24, Epson LQ 2500/2550, ma può es-
sere dotata in opzione di 5 cartucce di font
e di altre emulazioni come ad esempio Dia-
blo 630 API e DEC LA,
Il prezzo della DL 3600 è di 1 .680.000 lire,
mentre il kit di trasformazione a colori, instal-
labile dall'utente viene fornito a 150.000 lire,
I prezzi delle DL 900 e DL 1200 sono, rispet-
tivamente, di 550.000 lire e di 900.000 lire,
Per la DL 1200 è disponibile anche il kit co-
lore a 62.000 lire; infine, per entrambi i mo-
delli la Fujitsu offre una garanzia di due anni
sui guasti causati da difetti di fabbricazione.
DRAM da 64 Mbit dalla Toshiba
I ricercatori del Centro di Ricerca VLSI di
Tokyo della Toshiba Corporation hanno svi-
luppato un prototipo di DRAM (Dynamic Ran-
dom Access Memory) da 64 Mbit, che pre-
senta il più ridotto tempo di accesso e le piu
ridotte caratteristiche dimensionali. Una
DRAM da 64 Mbit sarà in grado di registrare
8.5 milioni di caratteri alfanumerici (circa 250
pagine di giornale). Oltre che al potenziamen-
to di computer e workstation, le DRAM po-
tranno essere utilizzate per registrazione di
grossi volumi di dati, come registrazioni au-
dio e dischi a semiconduttori.
La dimensione del chip sperimentale è di
176,4 m 2 ed il tempo di accesso è di 33 ns.
Per contenere le dimensioni del chip, i ri-
cercatori hanno sviluppato una nuova strut-
tura di celle di memoria, progettando nuovi
circuiti per la rilevazione e la trasmissione dei
segnali registrati in memoria nelle celle: la
struttura AST (Asymmetrical Stacked T rench) .
L' AST riduce le dimensioni delle celle DRAM
da 64 Mbit del 60% rispetto a quelle che si
otterrebbero con una struttura 'itrench»
standard. Le celle con struttura AST, hanno
un ingombro dimensionale ridotto dell'85%
rispetto alle attuali celle delle DRAM da
4 Mbit.
In una struttura AST le celle non sono piu
allineate in parallelo, ma in modo asimmetri-
co, mantenendo comunque la distanza cru-
ciale di 0,6 micron tra l’area attiva (in cui si
forma il transistor) e il condensatore del tren-
ch. Inoltre ogni condensatore è rivestito di
uno strato isolante di ossido, in modo da evi-
tare la dispersione di corrente tra celle adia-
Grazie all’applicazione della luce laser alla
litografia, la nuova struttura garantisce una
superficie del chip più regolare di quanto sa-
rebbe possibile in una struttura a stack, col-
locando gli elementi della cella in una trench
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
Roland
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formata sulla superficie del chip. Oltre alla
struttura delle celle, la Toshiba ha studiato
una nuova struttura circuitale negli amplifica-
tori sensori (transistor) per eliminare gli ef-
fetti negativi del rumore, la quale rende dif-
ficile la rilevazione dei segnali e causa ritardi
di lettura dei dati.
La Toshiba ha inoltre sviluppato un nuovo
amplificatore differenziale analogico, che tra-
smette i segnali rilevati dagli amplificatori
sensori lungo la linea dati verso il circuito di
output molto più rapidamente di un amplifi-
catore digitale tradizionale, ovviando il pro-
blema delle maggiori dimensioni di un chip
da 64 Mbit rispetto ad un chip con livelli di
integrazione inferiori, e quindi la maggiore
lunghezza della linea dati del chip che pro-
vocherebbe ritardi nella trasmissione dei se-
gnali.
SCO in Italia
The Santa Cruz Operation Ltd., leader del-
le soluzioni software open System basate su
Unix, annuncia l'apertura ufficiale di una se-
de in Italia.
La presenza di SCO in Italia risale al mag-
gio 1990, quando Graham Howe, Acting
Country Manager di SCO per l'Italia si è tra-
sferito in Italia per predisporre le strutture
necessarie alla diffusione nel nostro mercato
già avviata mediante una rete di distributori
nazionali selezionati come Sthrold e Gruppo
ESA. La filiale italiana di SCO è stata inau-
gurata ufficialmente lo scorso 8 maggio ed
ha sede presso il Centro Direzionale Lombar-
do, Palazzo B scala 1 in Via Roma 108,
20060 Cassine de Pecchi (Tel. 02/9516394).
Fondata nel 1979, SCO è riconosciuta a li-
vello mondiale come azienda leader nello svi-
luppo e produzione di soluzioni software per
sistemi aperti,
SCO offre un'ampia gamma di soluzioni
per Unix System V e servizi di formazione e
supporto destinati ad una grande varietà di
piattaforme hardware. Attualmente sono ol-
tre 300.000 le installazioni di sistemi Unix ef-
fettuate m tutto il mondo.
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NEWS
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RS232 offre come standard le velocità di
300, 1200 o 2400 baud full duplex.
Qualora la linea non sia disponibile è pos-
sibile impiegare, con un adattatore fornito in
dotazione, l'apparecchio telefonico facendo
funzionare il modem come un accoppiatore
acustico.
Tra le altre caratteristiche sono particolar-
mente preziose le funzioni di chiamata e ri-
sposta automatica e la flessibilità di alimen-
tazione (batteria o alimentatore esterno).
Sybase rafforza
la presenza
in Italia
A un anno dall'annuncio di apertura
della filiale italiana, con sede a Sesto Fio-
rentino (FI), la Sybase Products Italia apre
ora a Milano, in Via Vincenzo Monti, 8
(Tel. 48012866, fax. 48011067), un «de-
mo-point» commerciale. Lo aveva dichia-
rato ring. Andrea Querci. Amministratore
Delegato, nel corso di una conferenza
stampa di presentazione delle attività del-
la Società.
La Sybase P.l. è la filiale italiana della
statunitense Sybase Ine. di Emeryville,
California, ed ha per missione la distribu-
zione e il supporto, su territorio naziona-
le, del DBMS Relazionale di II generazio-
ne. leader del mercato On-Line-Transa-
ction-Processing (OLTP).
Responsabile commerciale della Sede
di Milano è stato nominato Eugenio Ma-
ciotta Rolandin, che negli ultimi 18 anni si
è occupato delle attività commerciali nel-
le varie aree di evoluzione del mercato in-
formatico passando da società quali: Me-
morex, ITT, O. Group ed altre.
Con questa attività nell'area lombarda
la Sybase punta ad una più efficace pre-
senza e ad un dialogo diretto con un'u-
tenza più sviluppata.
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NEWS
Convention Unix 1991:
stavolta si marcia
Symantec Corporation:
SAM versione 3.0
È stata annunciata dalla Symantec Corpo-
ration di Cupenino la versione 3.0 del famo-
so pacchetto SAM (Symantec Antivirus Ma-
cintosh! m grado di supportare le nuove fun-
zionalità del System 7.0 presentato in questo
stesso numero di MCmicrocomputer, La ver-
sione 3.0 di SAM amplia le possibilità già
presenti in SAM Intercept ed in SAM Virus
Clinic al fine di «disinfestare» ogni tipologia
di virus e di ripararne i danni provocati.
Grazie ad un avanzato algoritmo di control-
lo, SAM è in grado di analizzare la struttura
e le eventuali variazioni del software origina-
le in modo da garantire la protezione da virus
conosciuti e no.
La versione 3.0 riconosce 36 tipi di virus.
Cavalli di Troia e relative discendenze; inclu-
de la possibilità di abilitare lo scan dal pan-
nello di controllo con la «disinfezione» auto-
matica di ogni applicazione ed elemento del-
la scrivania, include la possibilità di definire
dei macrocomandi per la scansione automa-
tica ad intervalli di tempo predefinlti e per
una scansione più veloce.
In aggiunta ai moduli Intercept e Virus Cli-
nic e ora presente anche un modulo Inter-
cept Jr. creato per i sistemi con limitate di-
mensioni della memoria e della memoria di
L'annuale Convention Unix, organizzata
da I2U a Milanofiori, si è tenuta dal 15 al
1 7 maggio, e come di consueto è stata ar-
ticolata in una prima giornata di tutorial più
le successive due di conference ed exhi-
bition Rispetto agli altri anni, nei quali si
respirava aria di complotto contro i grossi
j ambienti informatici, stavolta c’è stata ma-
turità dell'ambiente Unix, sul quale stanno
convergendo gli sforzi congiunti di tutti per
. farne — più che una precisa entità — la
comune interfaccia per utenti e program-
matori.
Dal punto di vista strettamente tecnico
si è parlato ancora di microkernel, dato
| che le pretese di unificazione dei sistemi
piu le novità vuoi grafiche, vuoi di teleco-
municazione - per tacere di estensioni
| multiprocessing o sicurezza — hanno dato
massa; richiede infatti solo 1 1 Kbyte di me-
mona ed occupa 19 Kbyte sul disco di lancio.
Tra le nuove caratteristiche aggiunte per la
versione 7.0 del System, SAM permette il
controllo dei Desk Accessory (DA) ed è at-
tivo aggiornando automaticamente i file di
definizione dei virus sui sistemi in rete se si
al sistema dimensioni davvero mastodon-
tiche.
Nel novero delle idee sull'argomento va
citata Chorus, una società francese che
presenta una sua versione più o meno
Unix presentata insieme agli ormai abusati
Mach (pronta la release 3.0) e Pian 9.
Ma stavolta molte anche le novità com-
merciali, segno d'una mutata strategia, e
valgano per tutti le proposte di Simula. Oli-
vetti Systems Partner e Informix.
La prima presentava (non solo alla Con- |
vention) un pacchetto di conversione da |
Sistema 36/RPG II a SQL/Cobol per tutte 1
le macchine Unix System V 4.0; Informix I
lanciava Open Case, una proposta di ciclo j
di vita del software sotto Unix che al mo-
mento ricalca AD/Cycle per evolvere verso I
una struttura completamente distribuita. j
accorge della presenza su uno di essi del
System 7.0.
L'upgrade del SAM dalla versione 2.0 alla
versione 3.0 è possibile rivolgendosi al distri-
butore italiano del prodotto, la Elcom di Go-
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NEWS
Novità a raffica
per Novell
L'IBM, con una dichiarazione del tutto
inaspettata, ha annunciato il 14 febbraio di
avere stipulato un importante accordo com-
merciale con Novell, secondo il quale IBM
farà da rivenditore di NetWare, mentre No-
vell dovrà sviluppare versioni specifiche per
OS/2 e AIX.
Anche se, come si afferma nel comuni-
cato distribuito da IBM Italia, non è stata an-
cora definita la posizione nel nostro paese
di Novell rispetto al LAN Manager di Micro-
soft, appare chiaro come questo annuncio
cambi molte delle posizioni che si andavano
consolidando nei settori dei sistemi opera-
tivi di base.
Infatti, il confronto non e tra DOS e OS/2,
ma tra Windows e OS/2 PM, per cui è un
confronto tra IBM e Microsoft anche se es-
si dichiarano ripetutamente che vogliono
sviluppare una piattaforma comune, come
appunto dagli accordi ancora in atto.
Per ciò che riguarda il mercato dei siste-
mi operativi di rete, la situazione vedeva,
già prima dell'accordo suddetto, una posi-
zione ormai consolidata di Novell che ne de-
teneva una consistente fetta seguita a di-
stanza da Microsoft con il suo LAN Mana-
ger che veniva supportato congiuntamente
anche da IBM.
A seguito dell'accordo con Novell. l'IBM.
anche se non dichiaratamente, mette il LAN
Manager di Microsoft in grave difficoltà, pri-
vandolo di quel supporto di immagine che è
la distribuzione attraverso i propri canali, per
contro il NetWare di Novell riceve una spe-
cie di «benedizione» che quasi certamente
lo porterà ad assumere nel tempo la posi-
zione di leader incontrastato del mercato
del software di rete rendendolo uno stan-
dard.
In questa particolare situazione favorevo-
le, Novell ha colto l'occasione per rinnovare
completamente il suo listino, cambiando
tutte le versioni del suo sistema operativo,
anche se c'è da dire che i cambiamenti so-
no degli aggiustamenti di marketing, piut-
tosto che dei veri e propri upgrade del soft-
NetWare 386 è ora in distribuzione nella
versione 3.11 che si differenzia, anche nel
prezzo, a seconda del numero massimo di
utenti supportaci; ragione per la quale sa-
ranno disponibili versioni da 20, 100, 250
utenti con prezzi che dovrebbero, stando ai
primi annunci dei distributori italiani, andare
dai 6 milioni ai 21 della versione per 250.
Si vocifera comunque che Novell sia qua-
si pronta a rilasciare anche una versione di
NetWare 386 da 1.000 utenti.
L'ultima e più recente novità è quella che
la parte bassa, cioè NetWare 286, è stata
completamente rinnovata, per cui non esi-
steranno più le versioni ELS, SFT ed Advan-
ced 286 2.15, ma solo una semplice 2.2
che si differenzierà cosi come la versione
386 solo per il numero massimo di utenti
supportaci.
Le versioni in questo caso saranno da 5,
10, 50 fino ad un massimo di 100 posti di
lavoro collegabili, ognuna di queste quattro
configurazioni può essere fornita sia come
versione SFT Level II w/Tts sia come Level
I, perciò è possibile scegliere se il server
deve essere dedicato oppure no.
Particolare attenzione è stata rivolta al
programma di installazione che nella prece-
dente versione era piuttosto macchinoso e
complesso.
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Unisys in corsa sul versante OLTP
con le nuove versioni VAP
e l'ampliamento della serie U6000
dBase IV RunTime Plus
per Macintosh
Al prezzo di 350.000 lire la Ashton-Tate
rende disponibile il modulo RunTime Plus di
dBase IV
Si tratta di un prodotto capace di far girare
i programmi di dBase IV versione 1.1 sui si-
stemi Apple Macintosh nei modelli dal Clas-
sic al llfx purché dotati di memoria RAM di
almeno 1.5 Mbyte, hard disk e disk drive da
800 Kbyte.
Il modulo permette l'utilizzazione da parte
degli utenti Macintosh delle applicazioni dBa-
se sviluppate per gli ambienti DOS, Unix,
VMS; è in grado di elaborare in background
sotto Multifinder; supporta il mouse per ac-
cedere ai menu dBase ed ai campi di dati,
supporta i comandi e le funzioni esterne del-
l'ambiente Macintosh; l'accesso Load/Call al-
le funzioni del codice nativo Macintosh,
Il modulo è basato sulla versione multiutente
di dBase IV. in modo tale che sia le applicazioni
che i dati siano condivisibili tra i computer Ma-
cintosh connessi in rete AppleShare e TOPS
Network Bundle ed in ambiente misto Ma-
cintosh/MS-DOS basato su Novell.
La società americana sta compiendo
passi decisivi nell'acquisizione e sviluppo di
«know how» sia applicativo che tecnologi-
co nel settore della elaborazione transazio-
nale. Ne dà testimonianza la conferenza
stampa svoltasi nell’auditorium della sede
milanese, in cui Giorgio Zardi. direttore
Marketing, e Maurizio Rizzi, responsabile
Gruppo Microproducts della Unisys Italia
hanno presentato le versioni aggiornate del
software per i sistemi Unisys U 6000, ba-
sati su Unix, i nuovi server multiprocessori
di fascia media e alta, e una workstation
Sparc, l'S2400.
Per quanto riguarda la strategia in ambito
Unix e Open System la Unisys ha annun-
ciato due nuove release per la propria piat-
taforma a valore aggiunto (VAP), derivanti
da Unix System V. Per la precisione, la VAP
2 si basa sulla release 3.2 e comprende
prodotti come Open/OLTP, il software per
l'elaborazione delle transazioni on line, e la
gestione della rete Lan Manager/X della
AT&T , la release VAP 3 si basa su una ver-
sione Unisys del sistema operativo Unix
System V 4.0 Multiprocessor applicabile al
nuovo server 6000/65.
Il cuore di questi pacchetti applicativi è
dunque il nuovo sistema Open/OLTP, svi-
luppato per la gestione in ambienti distri-
buiti e basato su standard aperti e che of-
fre un sistema relazionale di gestione da-
tabase (RDBMS) conforme con il protocollo
X/Open XA, standard emergente per le
transazioni on line distribuite.
L'elaborazione transazionale on line ri-
chiede sistemi software che operino in
tempo reale e siano capaci di gestire con-
temporaneamente più utenti e più transa-
zioni interattive. Tradizionalmente svolte
esclusivamente dai mainframe, le applica-
zioni OLTP includono prenotazioni aree,
operazioni bancarie, telemarketing, servizi
per la clientela.
Fanno parte della recente evoluzione ap-
plicativa oltre 50 prodotti software di diver-
si fornitori, in grado di supportare l'ambien-
te grafico, tool di sviluppo programmi, so-
luzioni per la gestione del database. La
VAP è proprio l'integrazione e l'interopera-
bilità che questi prodotti consentono all'u-
tenza della serie U.
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NEWS
giunto che la Unisys ha introdotto nella pro-
pria versione allargata a tutta la serie U com-
prendono un supporto multilingue, driver ca-
ricabili. scrittura duplice su dischi diversi e
menu per la gestione del sistema.
Per quanto riguarda la VAP 3, la Unisys ha
sviluppato l'ambiente insieme con il Consor-
zio Intel Multiprocessor per supportare com-
pletamente l'elaborazione parallela multipro-
cessing.
Questo tipo di elaborazione permette al
sistema operativo di funzionare su qualsiasi
processore disponibile in quel dato momen-
to. Il sistema bilancia automaticamente il ca-
rico di lavoro tra i processori senza l'inter-
vento di un gestore di sistema. Questo nuo-
vo ambiente aggiunge alle funzionalità stan-
dard dello Unix 4.0 un set completo di so-
ftware per reti e comunicazioni, compresa
l'integrazione di protocolli di rete TCP/IP (co-
me dispositivo di supporto per Token Ring,
adattatori Ethernet, protocollo di interfaccia
per la linea seriale) e software standard
NFS. Ultimo prodotto supportato da VAP 3
di cui avremo presto visione sarà una fun-
zione di elaborazione di documenti misti
composti da testo, grafica e immagini di alta
qualità, inviati tramite un sistema di gestio-
ne dei messaggi OSI X.400 o generati lo-
calmente da un sistema della serie U.
Il server dipartimentale U 6000/65 è il pri-
mo sistema basato su Intel (486) a suppor-
tare il nuovo standard Unix per le elabora-
zioni multiprocessing (oltre agli standard EI-
SA e SCSI per la connessione delle perife-
riche) e quindi i più innovativi ambienti OL-
TP. Potendo contare su una elaborazione
massima di 118 MIPS, esso svolge presta-
zioni tipiche da «mainframe» pur rimanendo
ridotto in dimensioni e prezzo.
La piattaforma scalabile consente l'utilizzo
da uno a cinque microprocessori Intel 486 a
33 MHz, memoria Ecc da 16 a 256 MByte
e più di 40 GByte di capacità di archiviazio-
ne. Il sistema operativo è integrato con Mo-
tif Window Manager per supportare applica-
zioni Motif sulla rete e con una opzione soft-
ware, Merge, che permette alle applicazioni
DOS di funzionare senza soluzione di con-
tinuità su Unix.
L'architettura dell'U 6000/65 è basata su
un sistema multiprocessing parallelo, com-
prendente tre architettu-
re bus: MPBUS, EISA,
SCSI.
L'MPBUS è un bus
multiprocessore sincro-
a 32 bit che permette
il trasferimento dal pro-
cessore centrale alla me-
moria ad una velocità di
100 MByte al secondo. Il
sistema U 6000/65 ha 8
porte di espansione EISA
e 8 MPBUS che aumen-
tano notevolmente la
versatilità e la capacità d'espansione del si-
stema stesso. La memoria di sistema con-
divisa viene sviluppata utilizzando 4 MByte
Dram SIMM (moduli singoli per la memoria
on-line) e fornisce schede di memoria ad al-
ta densità (fino a 128 MByte ognuna) ridu-
cendo, di conseguenza, la necessità di di-
sporre di più porte.
Ventotto dispositivi addizionali SCSI pos-
sono essere supportati da un'interfaccia in-
telligente di controllo SCSI. Questa è basata
su EISA e fornisce oltre 40 GByte in più di
capacità su disco. L'interfaccia comprende
anche funzioni che aumentano la ridondanza
dei dati e l'affidabilità.
Il sistema opzionale di archiviazione Mass-
Cab-2 fornisce un ambiente avanzato di I/O,
di duplicazione e di alta velocità di trasferì-
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NEWS
mento dei dati, diventando una funzione de-
terminante, fra quelle espletate dal sistema
operativo, nei casi di applicazione database
e OLTP.
Gli altri due sistemi, U 6000/75 e U
6000/85, andranno a coprire la fascia alta
delle architetture su Intel, essendo in grado
di collegare più di 1000 utenti. Si potranno
connettere fino a 1 0 processori Intel 486 per
il primo e fino a 20 per il secondo sistema.
Sia che venga utilizzata come server per i
sistemi distribuiti, sia che venga usata per
gestire piccole e medie aziende, l'architet-
tura multiprocessing ne valorizza le presta-
zioni applicative in quasi tutti i settori com-
merciali, dai servizi finanziari alla pubblica
amministrazione, dall'istruzione alle comuni-
cazioni.
L'architettura parallela dei processori per-
mette un accesso coordinato alla memoria
comune e alle periferiche collegate da un
bus ad alta velocità basato sullo standard
Multibus. Ogni processore è dotato di 512
KByte di memoria cache. In questo modo si
riduce la necessità di accesso alla memoria
comune e si migliorano le prestazioni del si-
stema. Il sistema U 6000/75 può essere
configurato fino a 128 MByte di memoria in-
terna a 14.88 GByte di memoria su disco (ar-
riva a gestire oltre 400 utenti). Il sistema U
6000/85 offre fino a 384 MByte di memoria
interna e 89,9 GByte di memoria su disco ed
è in grado di gestire più di 1000 utenti. L'in-
tegrità dei dati, essenziale quado si operi in
ambito on-line, viene garantita dalla registra-
zione simultanea dei dati su disco su due o
quattro copie, assicurando la continuità delle
applicazioni e dei dati.
A questo proposito vale la pena ricordare
qualche altra caratteristica del sottosistema
Mass-Cab-2 di cui si è accennato in prece-
denza. Esso può mantenere copie multiple
di dati e permettere la rimozione e la sosti-
tuzione dei dischi mentre il sistema sta la-
vorando. L'iniziatore duale di programma di
Mass-Cab-2 consente anche l'accesso «ri-
dondante» alle informazioni: se due sistemi
U 6000/65 sono connessi a un singolo di-
spositivo di archiviazione e uno dei due pre-
senta un problema funzionale, gli utenti pos-
sono convertire l'archiviazione sul secondo
e continuare il loro lavoro. Il processore dua-
le SCSI di archiviazione, denominato ISIC
(Integrated SCSI Interface Controller), con-
tiene un microprocessore dedicato Intel 386
a 20 MHz e 4 MByte di memora RAM. L'ar-
chitettura «canalizzata» del controllore per-
mette il trasferimento simultaneo dei dati da
un disco al suo buffer e poi all'host, soste-
nendo quindi un più alto indice di trasferi-
mento dati.
L'ultimo annuncio di cui ci occupiamo ri-
guarda la prossima introduzione, ad opera
della divisione Europa-Africa della Unisys,
del secondo modello della famiglia di work-
station S2000, TS2400 Sparc.
Questa stazione di lavoro, nata per esse-
re commercializzata in Europa, ha una velo-
cità di 25.5 MIPS, permette un elevato li-
vello di espandibili e rappresenta un pro-
dotto d'ingresso promettente nel mercato
delle WS Sparc, potendo disporre di 104
MByte di memoria Ram e raggiungere 5.2
GByte di disk Storage attraverso cabinet
esterni. In sede di presentazione stata sot-
tolineata l'unicità dei suoi 64 bit in compa-
tibilità Sparc e l'opportunità di una scelta,
quella di estendere alla fascia bassa la pre-
senza della famiglia S2000, cui Unisys si è
sentita sollecitare proprio dai suoi clienti.
Basato sul processore Panasonic MN 10501
Sparc, che è stato progettato dalla Selbour-
ne e dalla Matsushita Electric Industriai,
questo desktop soddisfa un buon rapporto
prezzo/prestaziom grazie all'alto grado di in-
tegrazione e di affidabilità che proprio la
sua unità centrale, abbassando i costi di
produzione, implica.
In configurazione base TS2400 viene for-
nito di un «Frame Buffer» monocromatico
e di scheda grafica (SGA-SBus Graphics Ac-
celeratori che migliora le prestazioni grafi-
che in 2D. Esso non richiede alcuna modi-
fica software. Quest'ultimo trova le soluzio-
ni oltre che nelle applicazioni personalizza-
te. nei pacchetti della Unisys quali Argis,
Sherpa e nell'ambito del Printing & Publi-
shing tradizionale.
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AATARIzn/ò ■ n. 4/Giugno 1 991
Tu t te le novità del inondo Atei ri
Nuovi linguaggi di programmazione per ST/TT
Segnaliamo agli appassionati di programma-
zione e alle software house professionali che
Atari Italia ha deciso di importare da giugno al-
cuni pacchetti in lingua inglese, che rappresen-
tano quanto di meglio oggi esista nei linguaggi
e tools di programmazione per l'ST. I software
sono anche TT compatibili anche se, per la
maggior parte, non sfruttano ancora appieno le
caratteristiche innovative del TT.
Ecco l'elenco dei prodotti, disponibili da subito
presso tutti i Punti Consulenza Atari:
- Lattice C versione 5.06.02: il miglior compilato-
re C esistente.
Prezzo al pubblico: Lil. 349.000+IVA,
- Hi Soft C: interprete C, ideale per imparare a
programmare in linguaggio C.
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- Devpac ST: assembler e disassembler, uno stan-
dard di riferimento per chi vuole programmare
in assembler sfruttando al massimo le possibilità
degli ST.
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personalizzare menù e box di dialogo, Utile
qualunque sia il linguaggio di programmazione
usato. Prezzo al pubblico: Lit. 89.000+IVA
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Pascal 5.0. Prezzo al pubblico: Lit, 279.000
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segnala un'applicazione software/hardware
estremamente innovativa che consente di fornire
informazioni a richiesto attraverso la vetrina di
Il sistema, basato su un Atari ST con monitor a
colori e su Infovideo, un software/hardware de-
dicato, fa in modo che chiunque passi davanti
alla vetrina di un negozio, anche nelle ore di
chiusura, possa selezionare le informazioni con-
tenute in un apposito database tramite 2 sensori
di prossimità posizionati sull'interno della vetri-
na ma, ovviamente, attivabili dall’esterno toc-
cando la vetrina.
A chi serve Infovideo? A tutti coloro che devo-
no fornire in continuazione informazioni al
pubblico ed in particolare a: computer shop,
negozi hi-fi e ai strumenti musicali, uffici di
informazione, agenzie immobiliari, agenzie di
pubblicità, enti pubblici, alberghi, centri com-
merciali, banche, organizzazioni fieristiche,
musei, ospedali ecc.
Infovideo è economico, semplicissimo da installa-
re, si autolancia, può essere collegato ad un oro-
logio-timer, carica in RAM tutte le informazioni,
può operare anche all'interno di vetri blindati
e/o doppi vetri ed è aggiornabile facilmente.
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master editing e provvede, in accordo con il
cliente, all'impostazione e al caricamento del
software di gestione nonché al relativo aggior-
namento. Chi fosse interessato a questa applica-
zione per ST o volesse esaminare il dischetto
demo può chiamare la Coop. SERENISSIMA,
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che gira su ST e TT (avvantaggiandosi su que-
st'ultimo di esecuzione 10 volte maggiore) è
iunto nel frattempo alla sua versione 1 .84: con
occasione, cambia anche l'importatore che
non è più Atari Italia ma lo Studio Nuove For-
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aggiornamenti del caso.
Software di scacchi per il PC-Folio
Chi crede che il PC-Folio sio solo un organizer
privo di capacità grafiche è destinato ad essere
clamorosamente smentito: Atari Italia distribui-
sce da subito il software Chess (scacchi) che tra-
sforma il PC-Folio in uno game machine intelli-
gente. Chess, pensato per gli appassionati di
scacchi ma anche per chi desidera avvicinarsi a
uesto affascinante gioco, presenta 1 0 livelli di
ifficollà, da "esordiente" a "maestro", dispone
di avanzate funzioni di help in linea, consente il
gioco sia contro il computer che contro un con-
tendente umano, dispone di analisi e suggeri-
mento delle mosse future.
PC-Folio Chess è disponibile nella versione ingle-
se/francese/tedesca su OTP Card (un supporto
di memoria simile allo Memory Card ma non riu-
tilizzabile) con manualetto inglese di 12 pagine
al prezzo al pubblico di Lit. 1 49.000+IVA.
Ecco un primo elenco di Punti Consulenza Atari, che andremo man mano aggiornando nei prossimi mesi:
• ASCOU PICENO (Fermo): Possi HIFI Lineo Computer
via Trento Nunzi 72/74, lei. 0734/62.36 17
• BARI Cenlro Alari RVF, corso Cavour 196.
lei 080/52.47.636
• BOLOGNA Oca Informatico, piazza da Verrazzano 6,
lei. 051/63.44,1 15
• BRESCIA (Castrezzalo): Cavalli Slr. Mus.
vio Cesare Battisti 50, lei, 030/71.46.657
• CHIETI (Vailo) Stefano Nicola.
via S. Caterina da Siena 38. lei. 0873/36.5 1 .80
• CUNEO: Rossi Computer, corso Nizza 42,
lei. 0171/63143
• FIRENZE: Eurosoft, via del Romito IO Rosso,
tei 055/49.64 55
Teleinformalico Toscano, via Bronzino 36,
lei. 055/71.48.84
• FORLF Res Rubini, viole Roma 47, 0543/5063 1
• GENOVA ABM Compiile», piazza De Ferrari 24R,
lei. 010/29.46.36
• LECCO: Fumagalli vio Coitoli 48, lei 0341/36.33.4 1
• UVORNO: Futura 2, via Combini 17/19,
tei. 0586/88.87.64
• LUCCA . Computer Shop Center, piazza Cupolone 1 43,
lei, 0583/95 32.69
• IUCCA (Lido di Camaiore): Il Computer, viale Cristoforo
Colombo 216, lei. 0584/61 82 00
• MANTOVA (Suzzora) Happy Computer, vio Uccelli 2/A,
lei. 0376/52.24,43
• MESSINA Computer House Messinese, via del Vespro 58,
lei. 090/71.92.54
• MILANO: lueley. via Passeroni 2. lei. 02/58.30.26.24
Random via Marochetti 27, lei. 02/57 40.33.67
Studio Nuove Forme, via Casorelto 50, lei 26 1 4.38.33
' NAPOLI HPE Informatica, via Consalvo 191,
lei. 081/62.75.01
1 PADOVA Compumania, via Carlo Leoni 32,
lei. 049/66.30.22
Computer Point, via Roma 63, lei. 049/66.55.46
■ PARMA Trio Elettronica, via Zucconi 28,
lei, 0521/77 15.87
1 ROMA Musical Cherubini, via Tiburtlna 360,
lei 06/43.69 7!
| ROMA PCC Computer House, via Casilina 283/A,
lei 06/27 14.333
i SIENA Emporio Musicale Senese, via Montanini 1 06,
lei 0577/28.72 83
| TORINO' Casa Musicale Scavino, via Ormea 66,
lei 01 1/66.98 1 18
i TORINO: Magllola via Porpora I e piazzo Rebaudengo 6,
lei 01 1/26.39 1 1 e 20.52.221
| TORINO ( Collegno ): Office Poinl, corso Francia 92/A,
011/41.15.373
i TREVISO (Monlebelluna) Side Street, vio S. d' Acquisto 8,
lei. 0423/30.07 28
| VARESE ( Gallarate ) Computer Shop, via Cavallotti ang. ,
via Arnaldo da Brescia, lei 0331 /79.86. 12
i VARESE (Saranno) Marker, via S Dalmazio 40 e
S. Dalmazio I 21047, tei. 02/96.05.049
i VENEZIA ( S . Donò di Piave): Guerra Computo»
via C Ballisti 53, lei 0421/52822
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NEWS
Itos Computer
presenta una nuova linea
di PC mini e WS
Un nuovo nome si aggiuge tra le azien-
de informatiche nello scenario italiano: è
la Itos Computer. Fondata nel 1972 in
Germania dalla CTM Minicomputer, attra-
verso una serie di evoluzioni informatiche
è passata successivamente al primo com-
puter a 32 bit (1983), all'architettura mul-
tiprocessor (1987), al suo PC (1989) fino
ad oggi con la presentazione alla stampa
italiana, tra gli altri prodotti, della worksta-
tion Itos 3000 WS Risc.
Per l'annuncio dei suoi nuovi prodotti,
alla conferenza stampa svoltasi all'Hotel
Michelangelo di Milano, è intervenuto il
fondatore della società Harold Speyer.
Forte di una ventennale attività nella co-
struzione di computer e su una base in-
stallata in Germania di oltre 10.000 unità,
la Itos Computer, con sede a Francoforte,
sta ora estendendo la sua presenza in Eu-
ropa, nell'area mediterranea e nel resto
del mondo.
Da qualche tempo infatti ha avviato
nuove sedi in Francia, Austria e Spagna e
si avvale di reti di distribuzione in Svizzera
e in numerosi altri Paesi.
In questo quadro è stata di recente
aperta (marzo '91) anche la filiale italiana,
Itos Computer s.r.l., con sede ad Agrate
Brianza, presso il Centro Colleoni. La sua
linea strategica nell’approccio al mercato
pone in primo piano la collaborazione con
i VAR, terze parti e OEM (non è quindi un
fornitore di cloni di Taiwan e/o Corea).
Tutti i prodotti della Itos Computer sono
costruiti in Germania ed impiegano, come
componenti base, i più diffusi e ben noti
microprocessori Intel e Motorola, utilizzan-
do tecnologie produttive tipo SMT (Surfa-
ce Mounting Technology) e sono sottopo-
sti ad un collaudo finale al 100% in ogni
loro parte.
Si tratta di una gamma completa di pro-
dotti che spazia dai PC alle WS Risc, ai
Minicomputer Unix per multiutente, ai si-
stemi proprietari CTM. Il grosso vantaggio
del nmade in Germany» è quello di garan-
tire tempi di consegna velori, controllo di
qualità ed affidabilità. I prodotti sono inte-
ramente compatibili con gii standard di
mercato.
La gamma comprende modelli desktop
e tower:
Itos 286 - Il sistema è dotato di un’am-
pia capacità di memoria centrale già nella
versioone standard, con possibilità di
espansione fino a 4 MByte sulla scheda
madre e 16 MByte su scheda aggiuntiva.
Compatibile con lo standard MS/DOS
offre la possibilità di accedere a 3000 pro-
grammi SW.
Itos 386SX - Con capacità di memoria
di 2 MByte sulla scheda madre ampliabile
fino a 8 MByte e con spazio per succes-
sivi ampliamenti, Itos 386SX è particolar-
mente adatto per applicazioni quali Desk-
top Publishing, Desk-top Presentation e
Business Graphics, in generale per appli-
cazioni che richiedono alta velocità di cal-
colo e ottima risoluzione dell'immagine.
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
Queste caratteristiche sono garantite dalla
grafica VGA e Super VGA offerte come
standard. Inoltre il sistema è predisposto
anche per la grafica Ultra VGA (1024x768
pixel). Il modello possiede tutte le carat-
teristiche per la funzionalità adatte alla in-
tegrazione in ambienti di rete e in colle-
gamento con host.
Itos 386 - Può essere impiegato come
Lan o Unix-Server, oppure come posto di
lavoro avanzato, da considerare perciò una
piattaforma hardware adatta ad applicazio-
ni di calcolo intensivo e complesso, in
ambienti in cui il collegamento in rete è
assolutamente necessario. È dotato di
una grande capacità di memoria, dai 4
MByte nella versione base fino ai 32
MByte sulla stessa scheda madre. Esso è
inoltre dotato di memoria cache di 32
KByte e Shadow-RAM di 38 KByte. Può
essere equipaggiato di un coprocessore
matematico Intel 80387 o Weitek 3167 a
33 MHz.
Itos 386 dispone di 7 slot di espansione
per schede di comunicazione ad Host o
Lan, e con la possibilità di attaccare fino a
4 GByte in linea, un nastro streamer ed
altra periferia speciale, si ha la garanzia di
risposta a qualsivoglia esigenza in futuro
Itos 486 - Al suo processore matema-
tico integrato se ne può aggiungere un
secondo (Weitek 4167) per ottenere ulte-
riori incrementi della velocità di calcolo. E
uno strumento efficace in ambienti dove
l'alta velocità di scambio delle informazio-
ni risulti determinante.
Con 4 MByte di memoria espandibili a
32 MByte sulla scheda madre, Itos 486
dispone dei soliti 7 slot di espansione a
16 bit, nei quali si possono alloggiare con-
troller per periferiche quali dischi esterni
da 3.5” e 5.25" e nastri streamer. La me-
moria di massa interna può raggiungere
1.3 GByte.
Entrambi questi ultimi due modelli di-
spongono di un contatto a chiave median-
te il quale vengono bloccati insieme alla
tastiera anche il tasto «reset» e quello di
ON/OFF.
Unix Minicomputer Itos 3020 - Questi
modelli sono stati progettati come sistemi
dipartimentali e presentano i vantaggi sia
del sistema operativo Unix sia della tec-
nologia a multiprocessore.
Il sistema operativo della Itos è chiama-
to Multix ed è totalmente compatibile con
applicazioni sviluppate in ambiente Unix.
Multix ha ricevuto la certificazione X/O-
PEN dopo verifica da parte del comitato
intemazionale per i sistemi Unix.
Sono in grado di gestire 64 terminali e
ciascuno di essi può essere configurato
con un massimo di 4 processing-board,
per cui la capacità di elaborazione può es-
sere quadruplicata.
Si possono inoltre installare fino a 4
controller intelligenti per ogni processore
Ciascun controller può collegare sino a
16 periferiche (terminali o stampanti). I si-
stemi sono configurabili con quattro dischi
interni da 680 MByte ciascuno. Per finire
è possibile prevedere tre driver da 5” 1/4
usando un'interfaccia SCSI, alla quale pos-
sono essere collegati fino a 6 dispositivi
interni.
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
Caratteristiche comuni a tutti i modelli SC:
2 Mbytes di RAM. 1 Hard Disk da 42 Mbytes
1 Drive da 1 .44 Mbytes e 1 da 1 .2 Mbytes
2 Seriali RS232 e 1 Parallela Centronics
Tastiera Italiana Avanzata 102 Tasti
Super-VGA 1024x768. 16 bits. 1024 Kbytes installati
compatibile Hercules. CGA, EGA. VGA. Super-VGA
256 colori contemporanei a 1024x768.
SC 21/40 L.
microproc. 80286/16. clock 21 MHz (LM)
SC 26/40 L.
microproc. 80386SX/20, clock 26 MHz (LM)
SC 34/40 L.
microproc. 80386/25, clock 34 MHz (LM)
SC 58/40 L.
microproc. 80386/33. clock 58 MHz (LM)
SC 66/40 L.
microproc. 80386/40. clock 66 MHz (LM)
SC 117/40 L.
microproc. 80486/25. clock 1 17 MHz (LM)
SC 200/40 L.
microproc. 80486/33. clock 200 MHz (LM)
1.700.000
2.200.000
2.700.000
3.200.000
2.500.000
4.700.000
5.500.000
Caratteristiche comuni a tutti i modelli SCE:
1 Mbytes di RAM. 1 Hard Disk da 20 Mbytes
1 Drive da 1.44 Mbytes o 1 da 1.2 Mbytes
2 Seriali RS232 e 1 Parallela Centronics
Tastiera Italiana Avanzata 102 Tasti
Super-VGA 800x600, comp. Hercules. CGA. EGA. VGA
SCE 1 6/20 L. 900.000
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NEWS
Workstation Itos 3000WS - Progettata
per tutte le applicazioni che richiedono ele-
vato throughput, quali ad esempio la ge-
stione ed archiviazione di grosse quantità
di documenti, la WS Risc Itos 3000 può
essere usata come un efficiente sistema
stand-alone o integrata in reti Ethernet ete-
rogenee.
In configurazione «server» può gestire fi-
no a 4 terminali per applicazioni grafiche.
Dotata di un CPU Mips R3000 clock a 20
MHz, la versione base della workstation
Itos WS 3000 ha una memoria centrale di
8 MByte espandibili a 32 sulla scheda ma-
dre ed una memoria cache di 64 KByte.
La memoria di massa può arrivare ad un
massimo di 6 unità SCSI esterne: si pos-
sono avere, tra queste, dischi rigidi da 3"
1/2 e 5" 1/4 con capacità di 320 MByte,
oltre ad unità floppy da 1.44 MByte. La
WS 3000 può operare in rete con altri si-
stemi Itos ed è molto «binary compatible»
con altri sistemi Risc: sono quindi disponi-
bili svariati strumenti software ed applica-
zioni, dai più diffusi linguaggi e compilatori
ai Data Base relazionali e alle applicazioni
derivate.
Il personal computer e workstation.
Nel suo primo anno operativo (anno fi-
scale ottobre '89 - settembre '90) la Itos
Computer vanta un fatturato di 100 milioni
di marchi, con un profitto di 1 milione di
marchi, nonostante i costi di ristrutturazio-
ne sostenuti dalla Società fondata nel 1972
e rilevata nel 1986 dal Gruppo SEL (ITT/AI-
catel).
Tutta la ricerca viene effettuata dal Cen-
tro di Ricerca e Sviluppo in Germania, in
stretta collaborazione con la Itos Ine. con
sede a Palo Alto in California.
F.F.C.
Dell Computer:
due nuovi notebook
L a Dell Computer ha annunciato il 16
aprile 1991 due nuovi notebook si trat-
ta dei modelli Dell System 212N e 320N,
basati rispettivamente sul microprocessore
Intel 80C286 a 12 MHz e 80386SX a 20
MHz. Entrambi i sistemi pesano 2,9 kg (bat-
teria inclusa) e misurano 21,6x28x5,1 cm.
I nuovi notebook Dell sono dotati di una
tastiera ad 86 tasti che permette l'emula-
zione della tastiera estesa a 102 tasti: sono
muniti di un sistema di gestione dei con-
sumi di energia controllato da microproces-
sore che ottimizza la durata della batteria: il
«Dell Continuous Power System», un siste-
ma che consente di prevenire eventuali ca-
dute di alimentazione durante il normale uti-
lizzo e di estendere in modo illimitato il fun-
zionarriento a batteria.
Il 21 2N e 320N sono caratterizzati da un
prezzo competitivo: 3.490.000 lire per il
21 2N e 4.990.000 lire per il 320N. Nel prez-
zo è incluso un disco fisso IDE da 20 MB
per il System 21 2N e da 30 Mbyte per il
System 320N,
I sistemi vengono inoltre forniti con 1
di Paolo Ciardelli
Mbyte di RAM, un floppy drive interno da
3,5" da 1,44 Mbyte, due slot di espansio-
ne per memoria RAM aggiuntiva per arriva-
re fino a 5 Mbyte, un adattatore/caricabat-
teria, una borsa con maniglia per il traspor-
to un doppio set dì batterie ricaricabili Ni-
Cd ed infine il sistema operativo MS-DOS
4.01a.
Il modello 21 2N è inoltre disponibile in
versione con disco fisso da 40 Mbyte IDE.
mentre il modello 320N può essere fornito
in configurazioni alternative da 40 e 60
Mbyte (IDE).
I Dell System 21 2N e 320N sono dotati di
tastiera dedicata a 86 tasti con layout avan-
zato e dimensione dei tasti simili a quelli
presenti sulle tastiere estese dei modelli da
tavolo che seppure di spessore ridotto han-
no una corsa di 3 mm.
II display VGA LCD retroilluminato, dotato
di contrasto e luminosità regolabile e di
schermo antiriflesso, da 8,6" diagonali, per-
mette una visualizzazione testi di alta qua-
lità e grafica con una risoluzione di
640x480 punti,
I notebook Dell utilizzano una batteria al
Ni-Cd che garantisce da tre a quattro ore di
autonomia durante il normale utilizzo, a se-
conda del modello. Il sistema di gestione
dei consumi di energia controllati dal micro-
processore comprende un circuito proprie-
tario integrato su chip VLSI progettato da
Dell.
Una combinazione hardware e software
controlla le operazioni del sistema per ge-
stire e distribuire l'energia che viene richie-
sta dai vari componenti del sistema. Il no-
tebook può essere posto in stand-by ma-
nualmente, premendo un pulsante, senza
perdita di quanto risiede in memoria.
Lo stato di stand-by sospende tutti i pro-
cessi in atto e pone il sistema in una con-
dizione di bassissimo consumo di energia
allungando la durata operativa della batteria.
Il modo stand-by si attiva automaticamente
quando il sistema viene chiuso senza es-
sere spento; un segnale acustico avverte
l'utente che il sistema è ancora acceso, a
meno che il notebook sia connesso a ta-
stiera o monitor esterni. Il «Dell Continuous
Power System» consente la sostituzione
della batteria senza spegnere il sistema e
senza uscire dall'applicazione in corso. Una
batteria tampone interna fornisce infatti al-
meno 2 minuti di alimentazione mentre si
effettua la sostituzione della batteria prima-
ria. Il sistema inoltre segnala la carica rima-
nente della batteria.
I criteri di progettazione dei Dell System
21 2N e 320N prevedono tasselli di prote-
zione per le porte di I/O, ed un sistema di
facile e rapida installazione delle varie opzio-
ni che evita il disassemblaggio del compu-
ter anche per operazioni comuni come l’e-
spansione della RAM. Il pannello di control-
lo a LED rimane visibile anche a macchina
chiusa, durante l'uso con tastiera o monitor
esterni.
I notebook Dell System 212N e 320N
possono essere acquistati direttamente da
Dell, come tutti gli altri prodotti.
Dell Computer Corporation progetta, svi-
luppa, produce e supporta una linea com-
pleta di Personal Computer compatibili con
gli standard industriali.
Riconosciuta da fonti indipendenti inter-
nazionali per l'altissimo grado di soddisfa-
zione manifestato dagli utenti, Dell è stata
la prima società ad introdurre il Marketing
Diretto nel settore dei Personal Computer.
Fondata negli USA nel 1984, Dell ha re-
gistrato livelli di crescita rapidissimi grazie a
questa innovativa strategia di marketing ba-
sata sul servizio diretto agli utenti e sulla
fornitura di sistemi configurati secondo le ri-
chieste dei clienti.
Con 1.700 dipendenti in tutto il mondo
e sede ad Austin (Texas), Dell Computer
Corporation ha consociate in Canada, In-
ghilterra, Germania. Francia e Svezia Dal-
l'ottobre scorso Dell è presente anche in
Italia con la propria consociata. Dell Com-
puter Corporation, con sede a Segrate
(MI).
82
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
NEWS
Inaugurato in Valle D'Aosta
uno stabilimento della
Conner Peripherals Europe
A Pont-St.-Martin (AO), appena varcato
il «confine» tra Piemonte e Valle d'Aosta,
è stato completato in questi giorni l'im-
pianto che Conner Peripherals Ine,, con-
giuntamente all'associata Ing. Olivetti &
C„ ha voluto affiancare a quello già ope-
rante in Scozia per le commesse euro-
pee.
Raccolti sotto un sistema di tensostrut-
ture i dirigenti delle due Società e le au-
torità locali si sono alternati al microfono
per illustrare le caratteristiche produttive
e i vantaggi economici innescati che que-
st'operazione comporta. Smantellato il
precedente insediamento siderurgico del-
i'Ilssa-Viola nel 1985, a seguito della crisi
della produzione d’acciaio, la zona ha cer-
cato di attrarre investitori e tipo di pro-
duzione a respiro internazionale, di alto li-
vello tecnologico. La risposta c'è stata e
va detto che, se da un lato essa premia
una regione dalle solide infrastrutture lo-
cali e dalla manodopera qualificata, dal-
l’altro se ne deve riconoscere un merito
particolare all'amministrazione locale che
si è impegnata con un notevole dispie-
gamento di mezzi: dai contributi pari
all'80% sul totale delle spese di costru-
zione, alle borse di studio per la forma-
zione adeguata nella sede americana del-
la Conner fino all'apertura della propria
università a programmi d'intesa con te-
matiche tecnologiche ed informatiche.
Una visita guidata da un ingegnere di
produzione ci ha immessi nell'atrio che,
attraverso una bacheca d'esposizione, dà
risalto ai prodotti finiti che usciranno dalla
fabbrica; si tratta di Winchester disk dri-
ve da 3,5 pollici ultrapiatte da 120 MB e
di unità a dischi Conner, sempre da 3,5"
con 40 e 60 MByte di capacità.
Al piano terreno si svolge la catena
produttiva e d'assemblaggio del prodotto
e si tratta proprio di un sistema di catene
di trascinamento a rullo su cui le singole
parti vengono «testate» e montate. I so-
fisticati elementi interni e le testine di let-
tura sono sottoposte ad una cura parti-
colare e in un ambiente asettico.
Accorgimenti per eliminare l'elettrosta-
ticìtà, ambiente pressurizzato, tute e ma-
schere nuove ad ogni turno sono misure
necessarie se si pensa che la distanza del
dischetto dalla testina è di pochi decimil-
lesimi di millimetro e che una molecola di
polvere o un capello superano di gran lun-
ga queste dimensioni. Assistendo alla
«vestizione» di una squadra di asiatici sia-
mo stati informati che essa è responsabile
solo del completamento di un settore to-
talmente automatizzato che entrerà pre-
sto in funzione e che la fabbrica utilizzerà
esclusivamente personale locale, confer-
mando quella che è una scelta tradizionale
della Conner Peripherals.
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83
NEWS
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aspetto che più ha interessato il pubblico è
stato la notevole opportunità che la presen-
za della CPE rappresenta per I fornitori ita-
liani di componentistica elettronica e mec-
canica (piccoli componenti di alta precisio-
ne, circuiti stampati, motori elettrici, dischi
per computer e testine magnetiche); oltre
all'autorevole presenza dell'lng. Carlo De
Benedetti e di Finis F. Conner, presidente
e amministratore delegato della Conner Pe-
ripherals Ine. Per concludere lo spazio de-
dicato agli interventi, di non poco conto è
il riscontro dell'Impatto ambientale di una
costruzione dalla concezione e realizzazio-
ne moderne: i prodotti di scarto dell'indu-
stria preesistente (rumore, fumi, scarichi
nocivi) sono un lontano ricordo e il rilievo
architettonico (due piani) s'inserisce con di-
screzione in questo paesaggio alpino,
Conner Peripherals è uno dei principali
fornitori di unità a dischi Winchester ad alte
prestazioni da 2,5 e 3,5 pollici per stazioni
di lavoro e per la nuova generazione di
computer da tavolo, laptop e «notebook»,
sviluppati a partire da architetture basate
sui microprocessori RISC, 386SX. 486SX. Il
mercato dei PC sta cambiando perché i
computer di tipo «notebook» stanno au-
mentando rapidamente le proprie presta-
zioni e funzionalità, ponendosi come alter-
nativa ai portatili e ai laptop. Nel contempo,
le stazioni di lavoro stanno diventando piu
potenti e alla portata, intaccando ulterior-
mente la quota di mercato dei modelli da
tavolo. In questa fase di transizione del
mercato Conner darà la priorità allo svilup-
po di prodotti per questi settori emergenti.
L'azienda fornisce unità con capacità di
memoria compresa tra 20 e 540 MByte.
potenza minima di funzionamento di 1,0
watt, tempi di accesso fino a 1 2 msec. for-
mato e peso ridottissimi (altezza 0,69 pol-
lici; peso 5,5 once).
A differenza dei produttori tradizionali,
Conner lavorando in stretta collaborazione
MCmicrocomputer n, 108 - giugno 1991
NEWS
con i clienti già in fase di progettazione, è
certa che le sue unità a dischi corrispon-
dano alle richieste specifiche che essi
avanzano per i propri computer. Questo ap-
proccio, sintetizzabile nello slogan «vende-
re, progettare, costruire», riduce i rischi
connessi alla progettazione di un prodotto
che potrebbe non trovare una collocazione
immediata sul mercato.
L'innovazione tecnologica dell'azienda è
basata su una architettura che fa ampio
uso di un microcodice esclusivo, cioè di
istruzioni software codificate nei circuiti in-
tegrati interni all'unità, ciò che consente
una riduzione dei componenti elettronico-
meccanici e un conseguente aumento del-
la qualità.
L'azienda ha numerosi clienti OEM (Ori-
ginai Equipment Manufacturersl in ogni se-
gmento del mercato e, fra questi, i più im-
portanti produttori di sistemi computerizza-
ti americani, asiatici ed europei: Acer, Ap-
ple. AST, Bull, Compaq, Data General, Di-
gital, Hyundai, NEC, NCR, Olivetti, Sam-
sung, Seiko Epson, Sharp, Siemens, Sony.
Texas Instruments, Toshiba, Zemth.
La società, con sede a San Jose (Cali-
fornia), ha iniziato la vendita dei suoi pro-
dotti nel 1987 ed ha stabilito durante il pri-
mo anno di attività, negli Stati Uniti, un re-
cord in termini di crescita raggiungendo un
totale di vendite pari a 1 13 milioni di dollari.
Nel 1989, aterzo anno di attività, Conner è
stata inclusa nell’elenco delle prime 500
aziende americane compilato dalla rivista
Fortune, con 705 milioni di dollari di fattu-
rato, Conner è divenuta la società produt-
trice con il più alto tasso di crescita iniziale
mai registrato nella storia industriale degli
Stati Uniti. Questa crescita record è pro-
seguita anche nel 1990, le vendite relative
a quest'ultimo ammontando a 1,34 miliardi
di dollari. La Ing. Olivetti & C. SpA detiene
il 49% del pacchetto azionano della Conner
Europe a cui spetta il 51% restante.
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NEWS
Inmos T9000
(HI è servito!)
di Luciano Macera
L a Inmos, società inglese del gruppo
SGS-Tomson Microelectronics, è nota
sul mercato oltre che per i chip di supporto
delle schede grafiche per una famiglia di mi-
croprocessori, i transputer, dalle caratteristi-
che peculiari.
Del successore della attuale famiglia tran-
sputer se ne parlava già da molto tempo, nel
mese di aprile è stato finalmente presentato
l'IMS T9000 già conosciuto con il nome in
codice HI.
Il T9000 è l'ultimo nato della famiglia tran-
sputer. una famiglia di microprocessori a 16
e 32 bit con set di istruzioni e interfacce
compatibili. Tutti i componenti di tale fami-
glia includono funzioni per l' implementazio-
ne di sistemi multitasking su un singolo pro-
cessore e per costruire sistemi paralleli mul-
tiprocessor.
Il processore
Il T9000 integra su un solo chip una CPU
(Central Processing Unit) ad alte prestazioni,
una MMU (Memory Management Unit) che
funge anche da cache controller, una me-
moria cache da 16 KByte. un sistema di co-
municazioni seriale ad alta velocità ed altre
funzioni di supporto come si può vedere da
La CPU comprende una ALU (Arithmetic
and Logic Unit) a 32 bit e una FPU (Floating
Point Unit) a 64 bit che opera con numeri a
32 ed a 64 bit codificati secondo lo standard
IEEE 754. La CPU utilizza un bus di indirizzi
a 32 bit in tal modo lo spazio di indirizza-
mento di memoria gestito dalla MMU arriva
a 4 GByte.
Un grosso sforzo in fase di progettazione
è stato fatto per mantenere la compatibilità
con i processori della famiglia precedente, in
particolare il T9000 è compatibile a livello bi-
nario con il T805 ma rispetto a questo offre
un set di istruzioni ampliato per gestire in
maniera efficace le nuove risorse disponibili.
Il set di istruzioni è stato ottimizzato per
far girare il codice compilato da una vasta
gamma di compilatori oltre a quello che è il
linguaggio nativo dei transputer cioè Occam.
Saranno disponibili quindi compilatori per i
linguaggi Ansi C, C++, Fortran, Ada ed t si-
stemi operativi VRTX e Chorus Distribuited
Unix.
Sistemi di comunicazione
Per poter supportare in maniera efficiente
i sistemi multiprocessore è necessario un si-
stema di comunicazione tra processori mol-
to efficiente ed è quindi auspicabile che es-
so sia direttamente integrato sul chip del
processore.
Il set di istruzioni del transputer prevede
un insieme di primitive per la comunicazione
tra processi sia all’interno del singolo pro-
cessore che su processori diversi, inoltre le
comunicazioni interne ed esterne sono ma-
neggiate indipendentemente con lo stesso
set di istruzioni.
Il sistema di comunicazioni integrato sul
chip prevede 4 canali seriali full-duplex a 100
Mbit/s, ogni link di comunicazione è dotato
di due canali DMA (Direct Memory Access)
per poter operare senza l'intervento della
CPU, in questo modo viene garantita la mas-
Figura 1 - Schema del transputer T9000.
visibili i principali blocchi fun-
Figura 2 - Schema ir.
principali collegamenti
i van blocchi di me-
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
NEWS
Figura 3 - Schema della struttura pipeline a cinque livelli del T9000.
Figura 4 - Esempio di funzionamento del blocco funzionale che esegue il rag-
gruppamento delle istruzioni. Come si può vedere l'espressione è valutata in
sima efficienza delle comunicazioni off-chip.
Un sistema di comunicazioni cosi evoluto
serve per supportare la natura di funziona-
mento del transputer in generale e del
T9000 in particolare che è quella di operare
contemporaneamente ad altri transputer.
Molti processori supportano un ampio set
interno di registri per permettere l’imple-
mentazione di sistemi operativi che suppor-
tano sia la comunicazione tra processi che il
multitasking.
Il T9000 include un Kernel hardware che
supporta in maniera di gran lunga più effi-
ciente di qualsiasi altro processore la comu-
nicazione tra processi sia all'interno dello
stesso chip che su chip interconnessi tra-
mite link, inoltre sul chip è integrato uno
scheduler hardware che permette la creazio-
ne e l'esecuzione di nuovi processi.
Memoria gerarchica
La gestione della memoria del T9000 è
stata implementata per poter massimizzare
il throughput del sistema, infatti pur essen-
do l'architettura interna del T9000 intrinse-
camente a 32 bit il bus dati verso la me-
moria esterna è a 64 bit, in tal modo per
ogni ciclo di fetch vengono caricate due
word a 32 bit che sono poi allocate nei buf-
fer interni.
Il sistema di gestione della memoria pre-
vede un banco da 16 KByte di RAM inte-
grato sul chip che può essere utilizzato sia
come cache memory che come banco di re-
gistri o partizionato per funzionare in en-
trambi i modi. La velocità di trasferimento
tra questo banco di memoria e la CPU è di
200 Mword/s.
Come si può vedere in figura 2 dove è ri-
portato lo schema interno della memoria del
T9000 è prevista un'altra piccola cache me-
mory per contenere le variabili utilizzate più
frequentemente dalla CPU che permette ve-
locità di trasferimento di 150 Mword/s.
Sempre in riferimento alla figura 2 si può
notare che internamente al chip vi sono una
serie di bus a 32 bit per permettere il fetch
di più operandi in maniera contemporanea e
questo spiega la struttura della cache a 4
banchi o l'utilizzo della cache per le variabili
ed il buffer per le istruzioni.
Implementazione pipeline
superscalare
Per incrementare la velocità di esecuzio-
ne delle istruzioni senza spingere troppo la
velocità del clock del processore il T9000
ha sviluppato un'architettura pipeline super-
scalare che permette l'esecuzione contem-
poranea di più istruzioni per ogni ciclo di
clock.
In figura 3 è possibile vedere come lavo-
ra la pipeline a 5 stadi interna al processo-
re. Il primo stadio può effettuare il fetch di
due variabili locali contemporaneamente. Il
secondo stadio effettua il calcolo degli indi-
rizzi di due variabili non locali, tali indirizzi
saranno poi utilizzati dallo stadio seguente
per caricare le due variabili non locali. Il
quarto stadio esegue le operazioni su interi
o in floatmg point. infine l'ultimo stadio ese-
gue operazioni di scrittura in memoria o ef-
fettua il jump di una istruzione.
In alcune recenti implementazioni di mi-
croprocessori con pipelme superscalare ai
programmatori che realizzano software di
base è richiesto un grosso sforzo program-
mativo per realizzare compilatori che gene-
rano un codice tale da tenere sempre piena
la struttura di pipeline. La struttura pipeline
del T9000 è invece completamente traspa-
rente al programmatore, infatti come si può
vedere dalla figura 3 vi è un blocco funzio-
nale che si occupa di effettuare il giusto
raggruppamento delle istruzioni per massi-
mizzare il troughput della pipeline. Questo
blocco si può considerare come un ottimiz-
zatore del codice realizzato in hardware, per
vedere come lavora tale blocco potete far
riferimento alla figura 4.
Grazie alle scelte progettuali viste sopra
e ad altre che per motivi di spazio non pos-
siamo descrivere il T9000 vanta prestazioni
di picco da brivido: 200 Mips e 25 Mflops.
A prescindere dalle prestazioni di picco
che vanno sempre prese con le «molle» il
T9000 è comunque un processore velocis-
simo che può garantire prestazioni reali in-
torno ai 70-100 Mips e 15-20 Mflops.
Oltre al T9000 la Inmos ha progettato un
chip di supporto per realizzazioni hardware
con molti transputer. Tale chip chiamato
CI 04 serve per collegare i processori con
una qualsiasi rete (ipercubo, array, ecc.) di
interconnessione. Tale chip in pratica è un
instradatore di messaggi a 32 vie con pre-
stazioni allineate a quelle del processore.
Tanto per dare i numeri possiamo dire che
tale chip riesce a trattare un massimo di
200 milioni di pacchetti al secondo con ve-
locità di collegamento di 100 Mbit/s per
ogni link bidirezionale per un totale di banda
di 640 Mbyte/s.
A questo punto siamo curiosi di sapere
cosa ci riserva il futuro dato che sono già in
fase di progetto le nuove famiglie che do-
vranno sostituire il T9000 tra qualche anno
MCmlcrocomputer n. 108 - giugno 1991
NEWS
System 7.0:
Macintosh diventa più potente
Lo scorso 13 maggio la Apple, nella propria sede di Cotogno Monzese, ha
annunciato ufficialmente il tanto atteso System 7.0, ovvero la nuova versione
del sistema operativo Macintosh con la quale sarà ridefinita, migliorandola, una
delle piattaforme hardware più innovative degli ultimi anni
S ystem 7.0 sarà utilizzabile su tutta
la gamma dei sistemi Macintosh a
partire dal Classic fino al più potente II-
fx purché si abbia a disposizione una
memoria RAM di almeno 2 Mbyte ed
un hard disk da 40 Mbyte. I migliora-
menti apportati sono molti ed hanno re-
so la piattaforma dei sistemi Macintosh
molto più potente, anche se bisogna
ammettere che ci vorrà un periodo di
assuefazione per chi era abituato ad
usare le precedenti versioni del siste-
ma operativo.
È cambiata la grafica; la cartella si-
stema contiene ora una serie di altre
cartelle gestite in maniera "intelligen-
te»: Apple menu, Startup, Estensioni.
In ognuna di queste cartelle finiscono i
vari tipi di INIT e DA che precedente-
mente erano memorizzati alla rinfusa
nel ramo principale del System Folder
senza nessuna divisione per categorie.
Il documento System è ora rappre-
sentato da una valigetta, ma non esiste
più il Font DA/Mover poiché la valigetta
System si apre come un normale folder
ed i font, i suoni ed ogni altro elemento
possono essere inseriti semplicemente
selezionando le relative icone e trasci-
nandole al suo interno. L'icona del Mul-
tifinder permette di accedere ad un
menu a tendina dal quale selezionare le
applicazioni; alla sua sinistra è presente
una ulteriore icona con la quale si atti-
vano gli aiuti m linea per qualsiasi fun-
zione semplicemente passando con il
cursore su ognuno degli elementi po-
tenzialmente attivi del programma o
della scrivania. È possibile assegnare il
font, la sua grandezza ed il tipo di vi-
sualizzazione delle icone, il tipo di ordi-
namento all'interno della finestra ed il
suo autodimensionamento in base agli
elementi presenti.
Se si sceglie una delle viste testuali
per nome, tipo, classe, si può ora vi-
sualizzare tutto l'albero delle cartelle e
dei loro contenuti, compreso quello di
altre cartelle. Il menu classe permette
di assegnare una stringa ad ogni colore
in modo che sui sistemi privi di scheda
colore sia possibile sapere ogni ele-
mento a che classe appartiene.
Altre ulteriori caratteristiche sono le-
gate alla gestione dei font e della me-
moria virtuale. I font sono unici; non
esiste la separazione tra screen font e
printer font poiché la nuova gestione
TrueType utilizza delle descrizioni dei
caratteri di tipo vettoriale ed il sistema
provvede autonomamente a costruire
l'immagine bit-map per la visualizzazio-
ne a schermo in tutte le grandezze ri-
chieste e per le stampanti (per ulteriori
ragguagli vi consigliamo di leggere l'ar-
ticolo sulla StyleWriter pubblicato sul
numero 107, maggio 1991. di MCmi-
crocomputer).
Diverso è il discorso per la gestione
della memona con indirizzamento a 32
bit. Grazie alla caratteristica dei proces-
sori Motorola 68020 e 68030 di gestire
indirizzi di memoria a 32 bit, il System
7,0 provvede, se è presente una Page
Memory Management Unit (PMMU, in-
90
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
NEWS
a ricerca può essere esegui
tegrata nel processore 68030 e dispo-
nibile separatamente per il 68020) a
creare una memoria virtuale di dimen-
sioni maggiori di quella effettivamente
disponibile, basata sull'utilizzazione di
parte delle memorie di massa
Altri aspetti che sono stati molto cu-
rati nello sviluppo del nuovo System
7,0 sono stati quelli inerenti la gestione
delle comunicazioni all'Interno di una
struttura di condivisione dei dati, sia es-
sa realizzata con l'adozione di Apple-
Talk, la rete locale dedicata a Macinto-
sh, che secondo standard diversi come
Ethernet (EtherTalk) o Token Ring (To-
kenTalk).
System 7.0 offre nuove funzioni con-
sistenti nella possibilità di selezionare i
parametri riguardanti l’identificazione di
ogni computer connesso in rete, lo
start file ed il collegamento dinamico
con le applicazioni; gli utenti o i gruppi
di utenza con relativi semafori, pas-
sword e limitazioni nell'accesso alle ri-
sorse; infine, il monitoraggio delle atti-
vità connesse alla rete, A completa-
mento di queste caratteristiche le fun-
zionalità proprie dei menu File e Edit
come il Cut & Paste dinamico e la crea-
zione degli Alias possono essere usate
anche in rete,
Il Cut & Paste dinamico, ridefinito co-
me Inter Application Communication
(IAC), svolge un ruolo determinante per
il Program Linking, una ulteriore carat-
teristica del System 7.0. Ad esempio,
se un grafico prodotto dalla nuova ver-
sione 3 di Excel viene importato in un
programma di impagmazione previsto
per sfruttare CIAC e successivamente i
dati in Excel riferiti al grafico sono mo-
dificati, automaticamente (se dal menu
di condivisione dati erano state attivate
le opzioni adatte) il grafico contenuto
nel file prodotto dal programma di im-
paginazione viene aggiornato con i nuo-
vi dati
Il tutto avviene mediante la creazione
di un opportuno file di scambio colle-
gato alle due applicazioni anche se es-
se risiedono su due diversi computer
della stessa rete.
Un'ulteriore caratteristica del System
7.0 è la possibilità di creare degli Alias,
ovvero delle «immagini" di un softwa-
re, di un'applicazione, di un intero di-
sco, semplicemente memorizzandone
gli indirizzi; in tal modo su un dischetto
da 3.5" si può memorizzare l' Alias di un
intero hard disk da 80 Mbyte occupan-
do solo un Kbyte. andare in giro per gli
uffici di un intero palazzo ed utilizzare il
«proprio» hard disk da qualsiasi com-
puter in qualsiasi punto della rete di
condivisione dei dati, anche se non si è
un utente «registrato»,
System 7.0 sarà disponibile ufficial-
mente tra metà luglio ed agosto sulle
unità vendute, mentre sarà possibile
l'upgrade delle precedenti versioni ad
un prezzo di circa 100.000 lire.
Con l'occasione sarà probabilmente
istituito un numero verde di assistenza
agli utenti e per ciò che riguarda il kit di
upgrade sarà disponibile in due versio-
ni: una personale consistente nel
System corredato di tre manuali, ed
una, dedicata ai gruppi di utenza, con-
tenente la versione europea memoriz-
zata su CD-ROM.
Contestualmente all'annuncio sono
state date indicazioni anche sulle ver-
sioni di prodotti aggiornati per l'utilizza-
zione delle nuove caratteristiche del si-
stema operativo; tra quelle di maggiore
importanza Microsoft Excel 3; Claris
MacWrite Pro ed una versione aggior-
nata per System 7.0 di Canvas della
Deneba Software.
Microsoft Excel 3 è già disponibile al
prezzo di 795.000 lire nella versione eu-
ropea, mentre ad ottobre sarà disponi-
bile la versione italiana,
MCmicrocomputer n, 108 - giugno 1991
NEWS
Texas Instruments:
box di espansione per TM 2000
e probabile revisione del listino
Durante la presentazione del TravelMate
2000 della Texas Instruments, tra gli acces-
sori di prossima uscita, si parlò di un box
esterno per future espansioni
Ecco dunque disponibile quest'accesso-
rio necessario all’impiego del portatile in
pianta stabile.
Misura 37,4x12x43 cm e pesa 5.3 kg. È
di colore uguale al computer ed è comple-
tamente m metallo.
Al suo interno troviamo un alimentatore,
che svolge la funzione di caricabatterie. 2
slot ISA XT/AT, una a mezza altezza ed una
ad altezza intera, ed uno scomparto per la
connessione di un floppy disk drive da 3.5"
La connessione al TM2000 avviene tra-
mite lo slot posteriore di espansione ed un
connettore elettrico a più poli. In più due viti
provviste di un ghiera e due ganci che si
inseriscono a slitta, tengono il computer dal
punto di vista meccanico.
Da notare che a fianco del computer c'e
il posto per un'ulteriore presa per il tasiie-
rino numerico.
La parte posteriore del box di espansione
è di forma trapezioidale, in modo da fare da
base di appoggio al display in posizione
aperta. Il prezzo di vendita è di 1 .200.000
lire IVA esclusa.
Nel prossimo futuro, oltre al rilascio di un
box di espansione per il TM 3000, si ap-
prende che lo stesso TM 3000 ed il TM
2000 subiranno un sensibile ntocco di prez-
Di più non ci è stato possibile sapere se
non che ci sarà un prezzo diverso tra la ver-
sione americana e italiana (più alto il secon-
do), ma che il ritocco sarà veramente inte-
ressante.
telefoni 0827/69504 e 089/953581 * fax 0827/69504 SOFTWARE
92
MCmicrocompute' n 108 - giugno 1991
NEWS
Amstrad ALT-386SX
A per Amstrad, LT per laptop e
386SX come Intel 386SX: ecco
presentato uno dei prodotti della
fascia portatili della casa inglese.
Di linea seria e perciò senza troppi
fronzoli, l'ALT-386SX va ad
aggiungersi insieme all'ALT-286
alla precedente linea PPC 512 e
PPC 640.
Si presenta con cuore Intel 386SX
a 16 MHz velocità dimezzabile a 8
MHz, monitor VGA LCD a 32 livelli
di grigio, memoria base di I
Mbyte espandibile a 4 Mbyte,
floppy disk drive da 3,5" da 1,44
Mbyte e hard disk
da 40 Mbyte
di Paolo Cìardelh
Ci troviamo di fronte (o sarebbe meglio
dire sulle ginocchia?) ad un portatile che ri-
nuncia ad essere ultra leggero e di dimen-
sioni ridottissime per poter avere qualche
caraneristica in piu rispetto ai più compatti
notebook.
Notevole è innanzitutto tutta la configu-
razione di porte verso il mondo esterno
I due seriali, stampante, monitor VGA ester-
I no, seconda tastiera, slot interno per sche-
de a mezza altezza AT ed ulteriore porta
per la connessione di un Floppy disk drive,
a ciò va aggiunta la presenza dell'alimenta-
zione da rete e di concerto del caricabatte-
Quindi. sembra di capire che la poliedrica
società inglese giochi due precise carte
1 l'alimentatore non è un accessorio staccato
I ed a sé; si ha possibilità di inserire una
scheda per lavori particolari, come quella di
interconnessione ad un server.
Può sembrare poco, ma a volte una pic-
cola differenza influenza in maniera decisi-
la ras nera può essere completamente nconfigu-
rata secondo le proprie esigenze
Il display come in tutti i portatili fa da co-
perchio e copre la tastiera di 85 tasti. Que-
sti sono leggermente concavi ed i polpa-
strelli tendono a premerli senza presentare
difficoltà dovuta alle piccole dimensioni.
Tornando al display nella parte bassa due
manopoline regolano il contrasto e la lumi-
nosità mentre una levetta inverte le tona-
lità del video
Una sfilata di led ci fa rendere conto del-
le attivazioni della tastiera: Num Lock (im-
merso tra i tasti), Caps e Seroll Lock. In più
ce se sono tre di colore variabile (verde-
/rosso) che segnalano rispettivamente le
funzioni di attivazione dell'hard disk o del
floppy, del caricabatterie a apparecchio
spento o acceso e naturalmente la spia di
alimentazione.
La batteria di forma quadrata si inserisce
nella base del computer stesso con un si-
stema di incastri a scatto. Sempre aprendo
uno sportello della base si può accedere al-
le memorie SIMM per procedere ad un
eventuale upgrade.
Per terminare la panoramica c'è da sot-
tolineare l'adozione di una presa di tipo
Centronics per il collegamento di un secon-
do floppy disk dnve, magari da 5,25" e la
fornitura di tutta una serie di tasti di ricam-
bio per le vane nazionalità.
Considerazioni finali
In un mercato veloce e aggressivo, co-
me quello dei laptop. è il prezzo che ha
Amstrad ALT-386SX
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Amstrad S.p.A.
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ALT-386SX Lire 4.390.000
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l’ultima parola. L'ALT-386SX viene com-
mercializzato a poco meno di quattro milio-
ni e quattrocentomila lire in versione base
(1 Mbyte di RAM, floppy disk, manuali in
italiano, tasti di ricambio e hard disk da 40
Mbyte e MS-DOS 3.3 sempre in italiano).
Un prezzo abbordabile anche se c'è da
dire che non si tratta di un computer leg-
gero.
La questione da porsi quindi e se mai a
chi si rivolge un computer del genere. Si-
curamente non a chi lo usa per diletto e
che magari preferisce optare per un desk-
top con monitor a colon né a chi ha biso-
gno di un computer realmente portatile,
anche se magari meno potente
L'ALT-386SX è destinato a chi ha neces-
sità di un computer serio e potente che
però possa seguirlo senza problemi in un
occasionale viaggio, un computer che, una
volta giunti sul luogo di destinazione, gli I
consenta di far girare applicazioni sfruttan-
do a fondo le capacità offerte dal 386.
«SS
MCmlcrocomputer n 108 - giugno 1991
93
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per disegnare, anche come stampante di lesti, con
possibilità di selezionare, oltre al colore, anche la di-
mensione del carattere. Può essere utilizzalo con tutti i
programmi che prevedano l'utilizzo di un plotter, ad
esempio Autocad, dando la possibilità di ottenere
risultati di ottima qualità e precisione.
Grazie all'interfaccia parallela Centronics può essere
collegato a qualsiasi tipo di computer.
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altre lingue, senza dover tare ricorso a tanti diversi dizionari
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sione delle valute (con selezione di ben 12 diversi simboli
valutari) o per calcoli matematici, e questa caratteristica lo
rende particolarmente prezioso quando, all’estero per lavoro o
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I
BORLAND
LANGUAGES
CONFERENC
N el numero scorso vi
avevo preannuncia-
to che io e Sergio
Poiini, ovvero la delegazio-
ne " object-oriented " di
MC, avremmo partecipato
alla prima Borland Langua-
ges Conference che si è te-
nuta recentemente a S.
Francisco. Cosi è stato, e
Sergio ed io abbiamo potu-
to prendere parte con interesse e sod-
disfazione a questo evento piuttosto
speciale. Interesse in quanto, inutile dir-
lo, l'ambiente era fra i più stimolanti ed
eccitanti ; soddisfazione non solo per
l'esito dei lavori ma anche e soprattutto
per il fatto che, come forse saprete, la
proposta di partecipazione mi era stata
ufficialmente rivolta dalla stessa Bor-
land, nella persona del vicepresidente
Gene Wang, in occasione dell'incontro
che avevo avuto con lui a Milano poco
tempo prima. In effetti, nel ristretto nu-
mero di rappresentanti della stampa in-
ternazionale accreditati alla conferenza,
Sergio ed io eravamo gli unici giornalisti
italiani.
Eccomi dunque a raccontarvi, pur se
in poche pagine, cinque giorni fitti fitti di
incontri, colloqui, interviste, presenta-
zioni, conferenze stampa, spostamenti,
eventi vari e curiosi, che si sono sus-
seguiti in un tourbillon piuttosto stres-
Testo e foto di Corrado Giustozzi
San Francisco, 28/4 - 1/5 1991
sante ma anche molto divertente.
La Conferenza si è svolta al lussuoso
albergo Historical Sheraton Palace di S.
Francisco che è uno degli edifici più an-
tichi della città essendo stato costruito
nella seconda metà del secolo scorso.
Appena riaperto dopo alcuni anni di
chiusura per lavori interni, questo hotel
è stato riportato ai fasti di un tempo da
una sapiente ristrutturazione architetto-
nica rispettosa degli arredi e delle de-
corazioni originali in stile neoclassico e
liberty. Nei ricchi saloni e lungo i corri-
doi dell'albergo, cosi come nell'opulen-
to arredamento delle stanze e nelle ri-
gorose divise del personale, si respira
un'aria di America inizio secolo che fa
venire in mente ambienti e personaggi
alla grande Gatsby. Immaginatevi dun-
que il contrasto con le tenute freak ed
i discorsi hi-tech dei partecipanti alla
conferenza i quali, per tre giorni e mez-
zo. hanno invaso le sale immacolate
dell'hotel! Gli americani non badano so-
litamente troppo alla forma,
ma la simpatica banda di
programmatori scatenati,
molti con barbe e capelli
lunghi, quasi tutti in ma-
gliette e jeans, tutti con
sguardo stralunato e lattina
di Coca-Cola in mano, face-
va veramente una strana
impressione fra valletti in li-
vrea, camerieri in smoking,
severi saloni arredati in mogano e otto-
ne o in bianco e oro; ed ancor più nel-
l'austero Garden Court dallo splendido
lucernario nel quale gli aristocratici ospi-
ti sorseggiavano il tè allietati dalla tenue
musica di un'arpa o di un pianoforte.
Ma cominciamo dall'inizio. Siamo ar-
rivati a S. Francisco sabato sera, dopo
un volo purtroppo accompagnato dalle
nuvole sia sull'oceano che sul continen-
te americano. Atterriamo, per la crona-
ca, sulla pista 28L di S. Francisco Inter-
national, che ovviamente conosco co-
me le mie tasche per averla praticata
più volte col fido flight simulator...
La giornata di domenica a rigore non
fa parte della conferenza in quanto de-
dicata essenzialmente alle operazioni di
registrazione dei partecipanti e di ben-
venuto. Tuttavia nel pomeriggio vengo-
no tenute alcune sessioni didattiche, dal
taglio piuttosto introduttivo, a beneficio
di coloro i quali sono proprio a digiuno
dei temi specifici della conferenza che
saranno essenzialmente: programma-
zione OOP, programmazione Windows,
aspetti tecnici del Borland C++ e del
Turbo Pascal per Windows. I relatori so-
no mie e vostre vecchie conoscenze:
Zack Urlocker e Bruce Eckel (i quali
stanno attualmente conducendo il se-
condo OOP World Tour che, mentre
scrivo, ha appena terminato le due tap-
pe italiane), Anders Hejlsberg ed i team
di sviluppo dei due linguaggi. La giorna-
ta di domenica è anche la sola nella
quale possiamo permetterci una pas-
seggiata di un paio d'ore per le strade di
S. Francisco, dato che nei giorni se-
guenti l'orario sarà veramente proibiti-
La sera di domenica, nella Grand Ball-
room addobbata per l'occasione con un
tempietto arcadico, viene offerto il gran-
de ricevimento di benvenuto. Il saluto
ufficiale ai partecipanti viene porto da
Gene Wang ("Gino" per gli amici) che,
nella qualifica di vicepresidente di Bor-
land International nonché responsabile
della Language Business Unit, sarà un
po' il padrone di casa per questi giorni.
Allieta la cena, a serata oramai inoltrata,
un concerto jazz tenuto da un gruppo
d’eccezione con Philippe Kahn al flauto
traverso e Gene Wang al
sax, oltre a "normali" mu-
sicisti ad un secondo sax,
percussioni e tastiere. Tito-
lo dell'evento, ovviamente.
"Turbo Jazz". Onore agli
esecutori, la performance è
stata veramente di ottimo
livello: in un'alternanza di
brani fusion e momenti più
tradizionali non sono man-
cati interessanti duetti fra i
fiati ed assoli che hanno
strappato piu di un applau-
so a scena aperta. Chi non
gradiva il jazz ha potuto co-
munque rifugiarsi nella spe-
ciale saletta cinematografi-
ca che, per tutta la durata
Nella serata di apertura un concerto di eccezione
sul palco Philippe Kahn e Eugene Wang, rispetti-
vamente presidente e vicepresidente di Borland In-
ternational
della conferenza, proiettava film di fan-
tascienza. In programma domenica To-
tal Recali e Biade Runner.
Lunedi, primo giorno della conferen-
za, si comincia a lavorare davvero. Sve-
glia all’alba, colazione alle sette e mez-
za, sessione ufficiale di apertura alle ot-
to e mezza in punto. Il simpaticissimo
David Intersimone, responsabile delle
relazioni con gli sviluppatori e la stampa
tecnica nonché "papa" della conferen-
za, offre il primo saluto di Borland ai par-
tecipanti. Seguono i discorsi di Gene
Wang e di Philippe Kahn, il quale come
suo solito non manca di fare un'arguta
analisi in prospettiva della situazione di
mercato nella quale ribadisce le strate-
gie Borland e preannuncia fra le righe
alcuni dei prodotti che usciranno nel
corso dell'anno.
Alle dieci e mezzo cominciano le vere
sessioni, che da oggi e fino a mercoledì
andranno avanti in parallelo su sei sale
contemporaneamente. I moltissimi temi
sono stati suddivisi in quattro tracce dai
confini piuttosto ampi: Tool e Librerie,
Linguaggi e Sviluppo, Gestione e Pro-
gettazione, Altro. Purtroppo la sovrap-
posizione è inevitabile, ed in assenza
del dono dell'ubiquità Sergio ed io non
possiamo fare altro che
operare una drastica sele-
zione basandoci spesso sul-
lo speaker piuttosto che sul
tema.
Non posso comunque
farmi sfuggire l’intervento
di Jon Bentley, il noto ricer-
catore dell’AT&T esperto di
algoritmi e di efficienza dei
programmi, che molti di voi
conosceranno certamente
come autore di tre libri ec-
cellenti o come curatore
per anni della rubrica di al-
goritmi su Communications
of thè ACM. Al termine del
suo intervento, che natural-
mente verteva su "Writing
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
97
tor, UFO, Stellar 7 e molti altri ancora.
Infine per i nottambuli incalliti la sala ci-
nematografica offre il Dr. Stranamore e
le awenture di Buckaroo Banzai nell'ot-
tava dimensione (!) fino alle tre di mat-
tina...
Ma non c’è scusa che tenga: martedì
mattina bisogna fare colazione alle sette
e mezza perché alle otto, con disciplina
ferrea, cominciano le sessioni. Fra gli in-
terventi clou della mattinata quelli di
Charles Petzold sulla programmazione
Windows, di Jeff Stock sulla Container
Class Library del Borland C++ (di cui
Stock è l'autore), di Thomas Keffer sul
perché il C++ è meglio del nuovo For-
tran 9X per il calcolo scientifico, di Sung
Jae Yì sull'uso del profiler per analizzare
l'efficienza degli algoritmi, Tuttavia an-
che oggi il calendario degli impegni pro-
fessionali si sovrappone a quello della
conferenza e parte della mattinata viene
riservata ad un incontro con Rick Schell,
vicepresidente responsabile dello svi-
luppo dei linguaggi.
L'ospite del pranzo di oggi è Andrew
Grove, Chairman e CEO (ossia "capo in
testa!") della Intel. Il suo interessante
intervento, ricco di sussidi multimediali,
verte sulla passata strategia Intel per lo
sviluppo dei microprocessori e sulle fu-
ture direzioni del mercato. Pìccola nota
di cronaca: a un certo punto Grove
proietta un breve filmato sonoro a colori
di circa un minuto. Nulla di speciale, in
apparenza, se non che poi ci viene fatto
notare che esso non proveniva da un vi-
dotape ma dal suo computer, un nor-
male notebook 386! Sfruttando tecni-
che di compressione il filmato digitaliz-
zato era stato ridotto fino ad occupare
efficient C programs" , riesco a strappar-
gli l'impegno di un'intervista nonostante
i suoi altri impegni nella giornata. Ci in-
contriamo dopo pranzo; non voglio trat-
tenerlo molto ma finiamo ugualmente
per chiacchierare per una mezz'oretta
abbondante toccando temi diversi quali
l'uso dei profiler e dei debugger, le di-
verse modalità di vedere la professione
del programmatore, l'insegnamento del-
la programmazione, i rapporti fra arte e
scienza nella programmazione.
Il pranzo ufficiale, per la cronaca, ave-
va visto come ospite d'onore John Dvo-
rak, noto "opinionista d'informatica"
delle riviste americane. Ma i rappresen-
tanti della stampa internazionale aveva-
no partecipato ad un pranzo separato in
compagnia di Gene Wang e Tamah
Swanson, international product mana-
ger della Language Business Unit, nel
quale si era parlato della strategia di
Borland verso i mercati non-americani
con particolare riguardo a quello euro-
peo.
Il pomeriggio prosegue con altre ses-
sioni fino alle cinque, ma alle quattro la
stampa è convocata ad un ristretto ri-
cevimento di benvenuto cui partecipano
Philippe Kahn, Gene Wang e tutti i pro-
duct manager delle varie filiali nazionali.
La sera trascorre tranquilla fra la cena
e la visita alla speciale mostra-mercato
nella quale alcune ditte collegate al
mondo dello sviluppo del software
espongono, per la durata della confe-
renza, i loro prodotti "di supporto" ai te-
mi della conferenza stessa (libri, riviste,
ambienti di sviluppo, librerie di classi e
Anders Heilsberg. creatore del Turbo Pascal, sor-
preso mentre ordina l'ennesima birra durante la ce-
na di apertura
via dicendo). In questa prima serata gli
espositori offrono anche ai partecipanti
l'ascolto di un concerto di musica ba-
rocca e la degustazione di vino e for-
maggi.
Ma alle otto si ricomincia! Fino alle
undici, infatti, vanno avanti sessioni te-
matiche libere nelle quali gruppi di uten-
ti aventi un medesimo interesse si con-
frontano sotto la conduzione di un
esperto avente funzione di moderatore.
E naturalmente fino a mezzanotte si
può andare al Computer Lab, una sala
dove una dozzina di computer 386
Compaq e Dell sono a completa dispo-
sizione dei partecipanti, o nella Sala Gio-
chi nella quale un'altra mezza dozzina di
386 Compaq permette di soddisfare le
proprie più acute smanie ludiche grazie
ad una selezione dei migliori giochi at-
tualmente disponibili in ambiente PC:
SimCity ed il suo successore SimWorld,
Populous, Test Drive III, Flight Simula-
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
David Intersimore. per una volta in giacca e cra-
vatta. apre ufficialmente la Conferenza in qualità di
solo una decina di MByte sull 'hard disk,
un risultato veramente notevole.
Il pomeriggio prosegue con altre ses-
sioni ed altri incontri che spaziano dal-
l'uso di inusuali opzioni di compilazione
in Turbo C/C++ alle tecniche di proget-
tazione Object Oriented. Ma l'interven-
to più interessante è indubbiamente
quello sul futuro di MS-DOS e Windows
tenuto da Brad Silverberg, attuale vice-
presidente della Systems Division di Mi-
crosoft ma precedentemente in Borland
in qualità di vicepresidente e responsa-
bile dello sviluppo dei prodotti e delle
applicazioni.
La cena della sera è in realtà un “in-
contro a tema" avente per soggetto
"Le strade di S. Francisco", titolo ispi-
rato alla nota serie di telefilm polizie-
schi. Mentre mangiamo nel salone tra-
sformato in una colorata piazza urbana
con tanto di bar e mercato, su un enor-
me videobeam scorrono le piu sugge-
stive immagini della città californiana e
dei suoi dintorni. Che rabbia, sono qui
da oramai tre giorni e S. Francisco l'ho
vista praticamente solo in TV!
E dopo cena... è necessario che ve lo
dica? Sessioni interattive, sala macchi-
ne, sala giochi e, per i più resistenti di
stomaco, la proiezione di Alien e Aliens.
Non si può dormire neanche merco-
ledì, l’ultimo giorno della conferenza.
Questa mattina, sempre alle otto e
mezza, si parla tra l’altro di Turbo Pascal
per Windows col suo creatore Anders
Hejlsberg, di ereditarietà multipla con
Jeff Duntemann e di ottimizzazione con
Michael Abrash (entrambi collaboratori
del Dr. Dobb's). L'ultimo evento tecnico
è un incontro di massa con i team di
sviluppo del Turbo Pascal e del Borland
C++, cui seguono il pranzo e la ceri-
monia di addio. 0, meglio, di arriveder-
ci: infatti il successo della manifestazio-
ne è stato tale che i responsabili Bor-
land non nascondono l'intenzione di ri-
peterla l'anno prossimo.
è pomeriggio inoltrato quando, in
un'aria da sgombero, la folla di program-
matori si scompone e si affanna a tra-
sportare nei sontuosi corridoi liberty
centinaia di valigie appesantite dall'e-
norme mole della documentazione del
corso (un binder gigante che pesa oltre
tre chili!) e dalla grossa scatola del com-
pilatore Borland cui si aveva diritto. Ser-
gio decide stoicamente di portarsi il bin-
der in valigia mentre io vado da Federai
Express e, per la modica somma di tre-
cento dollari (II), mi faccio spedire bin-
der e compilatore in ufficio.
E mentre su S. Francisco scendono le
prime ombre della sera due pullmini
marroni della A.B.C. Company ci tra-
sportano, assieme ad un ristretto grup-
po di giornalisti stranieri ed ai product
manager internazionali, in quel di Santa
Cruz, ridente cittadina della costa Cali-
forniana posta circa due ore di strada
più a sud. Il giorno dopo ci attende in-
fatti la visita a Scotts Valley, piccola e
pressoché sconosciuta località distante
solo sette miglia da Santa Cruz. Purtrop-
po il tempo, dopo quattro giorni di sole
cocente, sta mettendo decisamente al
brutto. Dormiamo in un bell'albergo in
riva all'oceano e la mattina dopo è solo
Uno degli ospiti d'onore che hanno tenuto discorsi
durante i pasti Andrew Greve . presidente e am-
ministratore della Intel
grazie alla fortunata occorrenza di una
giornata piovosa che Sergio decide di
non cedere alla tentazione di darsi ma-
lato per scroccare una giornata di vacan-
za sulla baia di Monterey! Dopo una mi-
cidiale colazione messico-californiana a
base di "Huevos Rancheros" (bomba
biologica agrodolce a base di uova, tor-
tillas, formaggio fuso, salsa piccante,
avocados e chissà quale altra diavoleria)
ci tocca tuttavia raggiungere Scotts Val-
ley in taxi: il pulmino che doveva venirci
a prendere non si è infatti fatto vedere.
Tutti gli altri giornalisti risiedevano in ef-
fetti in un albergo differente, e qualcuno
deve essersi scordato di noi.
La visita in Borland si rivela, purtrop-
po, poco più che un giro turistico senza
spessore tecnico. Veniamo comunque
accompagnati con solerzia nei vari uffici
(meglio sarebbe chiamarli cubicoli, dato
il ridottissimo spazio a disposizione di
ogni persona), e nelle "gabbie" dove
sono rinchiusi i "matti" della Ricerca e
Sviluppo. Durante il percorso mi imbat-
to fortunatamente in David Intersimone,
che oramai è un amico di vecchia data,
e gli ricordo che deve mantenere il vec-
chio impegno di farmi visitare il suo uf-
MCmicrocomputer n, 108 - giugno 1991
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
fido per vedere se veramente ha la scri-
vania più ingombra della mia! Ma è
tempo di andare a pranzo e cosi, sotto
una pioggerellina costante e noiosa (ma
non si diceva che " It never rains in Ca-
lifornia '”?) ci muoviamo alla volta di un
tipico locale campagnolo americano. Ci
tengono compagna lo stesso David as-
sieme a Zack Urlocker ed Anders He-
jlsberg, cui è stato riservato un posto al
tavolo dei danesi. Hejlsberg fuma una
quindicina di sigarette in mezz'ora: po-
verino, dato che in Borland è assoluta-
mente vietato fumare sta evidentemen-
te provvedendo a fare scorta di nicoti-
na...
Rientrati in sede subiamo un fulmi-
neo briefing con Dan Putterman sulla
tecnologia OLE di Windows 3.1 ma poi,
approfittando della sosta in cafeteria,
Sergio ed io evadiamo dal gruppo e se-
guiamo David nel suo ufficio per man-
tenere gli impegni presi. La foto ricordo,
a questo punto, è d'obbligo.
Nel tardo pomeriggio, mentre gli altri
colleghi internazionali tornano a Santa
Cruz, Sergio ed io torniamo invece a S.
Francisco. Il nostro aereo parte infatti
l'indomani mattina molto presto ed è
meglio per noi essere vicini all’aereo-
porto.
La strada del ritorno passa fra verdi
colline dove pigre mucche californiane
pascolano sopra lo SLAC, l'enorme ac-
celeratore lineare di Standford. e rumi-
nano all'ombra dei giganteschi parabo-
loidi dedicati all'esplorazione radioastro-
nomica delle profondità dello spazio.
Poco dopo il nostro ingresso in città
passiamo vicini all'unico triste ricordo
del terremoto di tre anni fa: il famoso
viadotto multipiano che, crollato su se
stesso, ha imprigionato diverse autovet-
ture sotto molte tonnellate di cemento.
Mentre tutti gli altri danni sono stati ri-
parati, questo viadotto è ancora impra-
ticabile e tale resterà per almeno un al-
tro anno. Di ciò risente evidentemente
il traffico cittadino il quale, facendoci
perdere circa un'ora per percorrere una
manciata di miglia in città, mi riporta alla
mente quello nostrano di Roma che mi
accoglierà nella sua familiare morsa fra
meno di ventiquattr'ore.
È ormai tempo ormai di consuntivi, al
termine di cinque giornate cosi dense.
Ma ci aspettano pochissime ore di son-
no ed un lungo viaggio di ritorno, cosi
andiamo a letto presto e rimandiamo le
valutazioni all'Indomani.
La sveglia è alle quattro e mezza, il
pullmino che ci porterà all'aeroporto
parte prima delle sei. Quando usciamo
dall'albergo è ancora buio e la città è
pressoché deserta, tranne qualche raro
temerario salutista che va facendo jog-
ging fra i grattacieli deserti. Il tempo è
ancora brutto: peccato, anche stavolta
non vedremo nulla del paesaggio sotto
di noi. Non capita tutti i giorni di attra-
versare l'America per largo a novemila
metri di quota! Durante il decollo riu-
sciamo tuttavia a cogliere qualche bello
sprazzo di sole riflesso sulla Baia, una
vista splendida. Penso che la natura è
stata particolarmente benevola con la
California, anche se in cambio ha chie-
sto il prezzo terribile dei terremoti. Ma
chi vive qui ci è abituato, non ha più
paura di un pericolo che lo minaccia tut-
ti i giorni. In Borland, poche ore prima,
ci avevano mostrato con orgoglio la pic-
cola costruzione contenente tutto il ma-
teriale di prima necessità per il dopo si-
sma. E David, allegro come sempre, ci
aveva raccontato di come avevano vis-
suto quello di tre anni fa, che pure si era
fatto sentire parecchio. Nessun danno
alle cose o alle persone, ma la luce era
andata via; subito la poca energia elet-
trica fornita dai generatori autonomi era
stata dirottata alla parte dell'azienda che
più ne aveva bisogno: il team di svilup-
po di Quattro Pro, prodotto che avrebbe
dovuto essere lanciato sul mercato da lì
a breve tempo! Il computer centrale
della Borland, un VAX, aveva continuato
a funzionare nonostante le macchine
avessero fatto un salto in aria di una
ventina di centimetri: i tecnici della
DEC, aveva aggiunto David ridendo, per
ogni evenienza sono soliti lasciare i cavi
di collegamento più lunghi del necessa-
rio...
Durante il lungo volo di ritorno, men-
tre sull'oceano sotto di noi è notte, Ser-
gio ed io confrontiamo a caldo i giudizi
ed organizziamo le nostre valutazioni sui
cinque giorni appena trascorsi. "Aho',
sò proprio forti!". "...Che dici, ci tornia-
mo l'anno prossimo?"
WS
B" COSTRUISCITI IL PC!
E-,
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Cittadini & Computer
La provincia elettronica
di Manlio Cammarata
S i è conclusa a Padova il 9 maggio
scorso l'ottava edizione del Con-
vegno con mostra delle applica-
zioni dell'informatica alla Pubblica Am-
ministrazione e agli Enti Locali. L'impor-
tanza della manifestazione risulta da un
semplice dato: gli atti del convegno so-
no pubblicati in un volume di oltre ot-
tocento pagine, con ben cinquantotto
relazioni, più altre ventitré non pervenu-
te in tempo utile per la stampa.
Se il Forum di RomaUfficio, legato
geograficamente alla città dei ministeri,
rappresenta almeno in parte la passe-
rella dei grandi progetti, delle buone in-
tenzioni, delle autocelebrazioni degli
amministratori, la rassegna padovana
costituisce il punto fermo di ciò che è
stato fatto, dei programmi concreti. Non
a caso si svolge a Padova, sede di una
delle amministrazioni più informatizzate
d'Italia, modello e punto di riferimento
per molte altre realtà locali che hanno
imboccato con decisione la strada delle
nuove tecnologie, per migliorare l'atti-
vità amministrativa e i rapporti con ì cit-
tadini.
La provincia in rete
Assume quindi un interesse partico-
lare la relazione presentata al convegno
padovano dall'Llnione delle Province Ita-
liane, affidata a Giovanni Pezzi e Aldo
Pazzaglia, dal titolo significativo: «La
pubblica amministrazione come villag-
gio globale». La legge 142, osserva CU-
PI, esalta il ruolo della Provincia, quali-
ficandola come ente intermedio tra Re-
gione e realtà locali, e le affida il com-
pito di raccolta e elaborazione di dati e
di assistenza tecnico-amministrativa per
i Comuni. Partendo da questo presup-
posto, l'Unione delle Province Italiane
ha elaborato un progetto, denominato
«UPI Telematica», come mezzo per il
trasferimento di conoscenze tra le Pro-
vince e per la costruzione di un patri-
monio di informazioni che possano fa-
cilitare i processi decisionali di ogni Pro-
vincia e Comune. Nella relazione si leg-
MCmicrocomputer n, 108 - giugno 1991
103
CITTADINI & COMPUTER
ge che il progetto «permette alle Pro-
vince, attraverso una modesta dotazio-
ne di mezzi (PC, programma applicativo,
modem, più una linea telefonica, anche
non esclusivamente dedicata) la possi-
bilità di comunicare, anche in tempo
reale, e in particolare di:
— collegarsi e dialogare con gli uffici
centrali dell'UPI;
— collegarsi, dialogare e trasmettere
messaggi e dati incrociati, utilizzando
cioè UPI Telematica come mezzo per
un colloquio diretto da Provincia a Pro-
vincia;
— scambiare dati e infor-
mazioni in tempo reale
con CUPI, con le altre
Province, con i Comuni
connessi alla rete e con
ogni altro sistema tele-
matico e informativo an-
che non connesso diret-
tamente alla rete».
Se le necessità di hard-
ware dei singoli enti da
collegare (un PC e un
modem) sono probabil-
mente sottostimate, il di-
segno del centro di ser-
vizio è molto più articola-
to. Infatti, più avanti nella
relazione si legge: «Per
quanto riguarda i caratteri
tecnici di questa iniziativa
si rileva:
1) un'elevata affidabilità e
continuità del servizio,
104
garantiti da impianti duplicati e installati
in locali sorvegliati 24 ore al giorno per
365 giorni all’anno;
2) una serie di accorgimenti atti a con-
trastare efficacemente il pericolo di in-
trusioni da parte di non autorizzati;
3) rete dedicata a questo uso specifico
e quindi perfettamente attrezzata al tra-
sporto del segnale».
Il progetto di comunicazione globale
dell'UPI tra le Province è già attivo per
molti servizi, dei quali diamo un elenco
sintetico:
— News: sintesi delle informazioni di
interesse per le Province, inviate con
cadenza quotidiana alle caselle postali
elettroniche di ogni utente. Quando un
utente si collega al servizio, le informa-
zioni, desunte anche da altre banche da-
ti, gli vengono inviate automaticamente.
— Osservatorio telematico sulla legge
142/90. Ogni utente può ricevere auto-
maticamente le notizie che riguardano
l'applicazione della legge di riforma de-
gli enti locali e inviare quesiti. Inoltre
sarà disponibile anche un elenco dei
quesiti già ricevuti dal centro e soddi-
sfatti dal gruppo di lavoro che cura il
servizio.
— Collegamento a un buon numero di
banche dati esterne, che possono es-
sere consultate, ciscuna con la sua pro-
cedura, attraverso UPI Telematica.
— Banca dati sulle Province, che rac-
coglie e rende disponibili tutte le infor-
mazioni anagrafiche, statistiche, politi-
che e di carattere istituzionale di inte-
resse generale e di immediato utilizzo.
— Banca dati sulle associazioni e le loro
fonti di finanziamento.
— Banca dati sulle delibere e le ordi-
nanze, selezionate tra le più significative
per ogni Provincia, divise per argomenti
e categorie.
— Consulenza telematica: un servizio
attraverso il quale ogni utente può in-
viare quesiti su argomenti di carattere
amministrativo, come urbanistica, lavori
pubblici, tasse, ambiente ecc.
— Posta elettronica, basata sul principio
del casellario in memoria centrale, nel
quale ogni utente può depositare mes-
saggi che vengono inviati automatica-
mente al destinatario nel momento in
cui quest'ultimo si colle-
ga al sistema.
Oltre a questi servizi,
altre iniziative sono allo
studio, in particolare:
— EDI (Electronica Data
Interchange) un sistema
di interscambio di docu-
menti elettronici struttu-
rati tra le diverse Provin-
ce.
— Progetto Informa Gio-
vani, come supporto al
più vasto progetto euro-
peo.
— Supporto al sistema di
Protezione Civile, con la
disponibilità di tutte le in-
formazioni utili in caso di
emergenza, desunte da
Comuni e Prefetture e in-
serite in una specifica
banca dati. La trasmissio-
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
CITTADINI & COMPUTER
I sistemi territoriali
Nel corso del convegno di Padova so-
no apparse rilevanti molte relazioni sui
sistemi territoriali applicati ai diversi ser-
vizi. È un argomento di capitale impor-
tanza, perché qualsiasi attività di gover-
no o di amministrazione ha come punto
di riferimento i cittadini e il territorio sul
quale vivono e operano, per questo ce
ne occupiamo spesso su queste pagine.
Ben ventotto relazioni sono state pre-
sentate su questo tema, e basta scor-
rerne un elenco parziale per avere l'idea
delle interconnessioni e delle implicazio-
ni di ogni iniziativa su questa materia:
— il sistema informativo territoriale per
la bonifica (Venezia).
— Progetto osservatorio casa: un siste-
ma informativo a sostegno delle politi-
che abitative (Mestre, VE).
- Studio della domanda nella Provincia
di Perugia finalizzata alla redazione del
piano provinciale dei trasporti (Perugia).
- Gestione del territorio e protezione
dell'ambiente (Siemens Data).
- Banca dati e cartografia per il control-
lo di qualità degli acquiferi (Vicenza e Pa-
dova).
- Progetto Standard Geografico Vene-
zia (Consorzio Venezia Ricerche).
— Metodologie di analisi e simulazione
della quantità delle risorse idriche e dei
possibili interventi di tutela e risanamen-
to (Università di Padova).
— Catasto rifiuti elettronico (Bologna).
ne automatica delle informazioni agli
utenti collegati permetterà a questi ul-
timi di disporre di tutti i dati necessari
anche in caso di caduta delle linee di co-
municazione.
— Informazioni ai cittadini.
è chiaro, a questo punto, che l'effet-
tiva funzionalità del sistema è legata, ol-
tre che alla sua architettura, all'uso che
ne faranno gli utenti, cioè i Comuni e le
Province che a mano a mano si colle-
gheranno, alla compatibilità delle loro
procedure e alle quantità e qualità delle
informazioni che immetteranno nella re-
te.
Statistica
Fra gli altri argomenti trattati nel con-
vegno di Padova, particolarmente nu-
merose e interessanti sono state le re-
lazioni sui censimenti, la gestione del
verde pubblico e i sistemi territoriali, tra-
Un'applicazione informatica, non citata nell'artìcolo,
in ambito medico é rappresentata dal controllo del-
le prescrizioni ambulatoriali Ifonte Siemens Datai
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
— Il sistema informativo territoriale della
città di Torino. Esperienze e prospettive
(Comune di Torino).
— S.I.T.A.C. Sistema Informativo Terri-
toriale Amministrativo Cartografico (Ve-
rona).
— Tecniche di aiuto alla decisione e mo-
delli per la localizzazione e il dimensio-
namento ottimale delle aree di parcheg-
gio (Università di Ancona).
— Situazione e sviluppi della cartografia
numerica delle reti di distribuzione del-
l'energia elettrica dell'ENEL (Enel).
— I sistemi grafici per la cartografia e la
progettazione della rete telefonica locale
(SIP).
— Proposte di grafie unificate nella re-
dazione informatizzata dei piani regolato-
A questo punto c'è da fare una sola
osservazione: l'efficacia di tutte queste
iniziative, e di tante altre di cui non ab-
biamo notizia, è strettamente legata alla
loro compatibilità reciproca. Se la carta
della rete telefonica e quella delle fogna-
ture, tanto per fare un esempio, non sa-
ranno compatibili, la loro utilità sarà for-
temente ridotta, perché sarà necessario
ricorrere a elaborazioni manuali ogni volta
che i due servizi dovranno interagire. A
questo ha pensato il Dipartimento della
Funzione Pubblica, con una serie di di-
rettive citate nella relazione della Com-
missione Informatica.
lasciando i servizi informativi al cittadi-
no, dei quali altre volte ci siamo occu-
pati su queste pagine.
Franco Marozza, vice direttore dell’I-
stituto Nazionale di Statistica, ha pre-
sentato una accurata e ponderosa rela-
zione sulle innovazioni introdotte in
campo statistico dalla legge 142/90, an-
che in collegamento con la legge
241/90 sulle nuove norme del procedi-
mento amministrativo e dal D.L. 322/80
sulla riforma del sistema statistico na-
zionale. Marozza si è soffermato in par-
ticolare sull'Importanza dei sistemi in-
formativi di tipo statistico, indispensabili
in ogni forma di programmazione, sulla
funzione dell’ISTAT per il loro coordina-
mento, che rientra anche nelle attività
previste dai Progetti Intersettoriali del
Dipartimento della Funzione Pubblica,
sulle relazioni tra le varie disposizioni le-
gislative e sugli aspetti particolari di na-
tura informatica. In vista del prossimo
censimento della popolazione, delle abi-
tazioni, dell'industria e dei servizi, il vice
direttore dell'ISTAT ha illustrato il con-
cetto della partecipazione di cittadini, in-
tesa come cooperazione, come dovere
civico, perché le informazioni che ven-
gono richieste sono indispensabili per la
programmazione e quindi per l'azione di
governo. I cittadini devono quindi utiliz-
zare le nuove possibilità e i diritti offerti
dalle nuove tecnologie per collaborare
con l'azione della pubblica amministra-
zione, e non per paralizzarne l'attività,
come è successo in Germania in occa-
sione dell'ultimo censimento (molti te-
deschi si sono rifiutati di rispondere alle
domande, o hanno in altri modi intral-
ciato la raccolta delle informazioni, rite-
nendo che in questo modo si potessero
CITTADINI & COMPUTER
La legge 142
Alla base dell'attuale dibattito sui problemi dell'informatizzazione degli enti locali
c’è la legge N. 142 del 1990, «Ordinamento delle autonomie locali», che prospetta
un disegno innovativo della pubblica amministrazione a livello provinciale e comunale
e introduce un nuovo concetto di realtà locale, anche con l'istituzione delle «aree
urbane», cioè delle nuove strutture territoriali che hanno come baricentro i nove
maggiori agglomerati urbani del nostro paese. L'importanza di questa legge deriva
dal fatto che per la prima volta in Italia un ordinamento amministrativo nasce con
precisi e sostanziali rifenmenti alla realtà determinata dalla presenza delle tecnologie
informatiche, e le prende addirittura come base del progetto complessivo. Viene cosi
superato il problema che fino ad ora ha frenato o comunque complicato il rinnova-
mento della pubblica amministrazione: l'innesto di soluzioni avanzate su strutture di
modello ottocentesco.
sfruttare per altri fini i dati personali sta-
tistici).
In Italia il censimento nazionale del
1991 è già avviato nella sua fase orga-
nizzativa, in autunno inizieranno i rileva-
menti: l'occasione migliore per dimo-
strare l'efficacia degli strumenti infor-
matici e la chiarezza di idee con la quale
la pubblica amministrazione intende
usarli.
Parchi e giardini
La gestione del verde pubblico, par-
chi, giardini, ville storiche e aree verdi
comunque dislocate nel contesto urba-
no, è un aspetto rilevante per la qualità
della vita nelle città. Anche in questo
settore l’utilizzazione degli strumenti in-
formatici può comportare sensìbili be-
nefici sia per la conservazione e la ma-
nutenzione, sia per la programmazione
di nuovi interventi o le innovazioni da in-
trodurre per una gestione più efficace.
Su questo aspetto si è soffermato Vin-
cenzo Cazzato, partendo dal cosiddetto
«Modello PG», elaborato dall'Istituto
Centrale per il Catalogo e la Documen-
tazione, per la raccolta dei dati sui giar-
dini.
La relazione del Servizio Gestione
Parchi e Giardini del Comune di Bolo-
gna, svolta da Edoardo Vaccari e Carla
Restelli, ha illustrato le soluzioni infor-
matiche adottate nel capoluogo emilia-
no. Si tratta di un modello gestionale
suddiviso per categorie, che compren-
dono le oltre settecento aree verdi della
città: piccole aiuole, giardinetti pubblici
e scolastici estremamente intensivi e
ad elevatissima utenza, verde monu-
mentale; giardini urbani di media am-
piezza, pubblici e scolastici, meno inten-
sivi, aiuole molto ampie; parchi urbani
pubblici e scolastici; parchi urbani pub-
blici e scolastici estensivi, arredo stra-
dale grande viabilità, aree urbane se-
miallestite; grandi parchi a carattere in-
tercomunale, aree allestite a solo prato.
Per ognuno di questi settori sono stati
calcolati i costi di coltivazione ordinaria
e straordinaria. A fianco delle tipologie
culturali sono state definite tre linee di
intervento: coltivazione ordinaria, colti-
vazione straordinaria, riassetto e rifun-
zionalizzazione. Chiediamo scusa ai let-
tori per questa espressione terribile del
linguaggio burocratico, che significa «ri-
cucitura funzionale del verde, nuove
piantagioni, nuovi arredi, panchine, gio-
chi, percorsi pedonali: l'albero giusto e
la panchina al posto giusto, in tempi de-
centi e a costi pubblicizzabili». Fin qui la
parte amministrativa, ma il modello bo-
lognese prevede anche una classifica-
zione d’uso, sulla base della quale im-
postare un progetto di tipo tecnico. È
quindi allo studio l'informatizzazione ap-
plicata alla scelta delle coltivazioni in
funzione non solo della destinazione del
verde, ma anche delle caratteristiche
del sito.
La città di Padova, come abbiamo det-
to nell’apertura di questo articolo, dispo-
ne di un sistema informativo territoriale
quasi completo, nell'ambito del quale è
compresa la gestione del verde pubbli-
co. Banche dati e procedure di questo
settore sono state illustrate da Gianpao-
lo Barbariol del Servizio Verde Pubblico
e da Grazia Daria Erti del CED comunale,
che hanno anche illustrato il metodo di
costruzione del patrimonio informativo
specifico, nell'ambito Sistema Informa-
tivo Territoriale, in modo che i dati relativi
alle aree verdi siano coordinati con gli
altri aspetti della gestione del teritorio,
dalla cartografia di base, all'urbanistica,
all'ambiente, alla gestione strade e traf-
fico. Quando il progetto sarà pienamente
operativo, una workstation collegata alla
banca dati centrale del Comune permet-
terà quindi di realizzare gli obiettivi del-
l'azione: gestione dell'intero patrimonio
del verde pubblico, progettazione di nuo-
ve aree verdi, programmazione delle at-
tività di intervento.
MCmicrocomputer n, 108 - giugno 1991
Porta SCSI Portatile
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preveda un collegamento SCSI.
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vibili.oCD-ROMS.
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applicazioni didattiche, biblioteche, editoria, etc..
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di Elvezio Petrozzi
Il lavoro al videoterminale
Questo mese intendo
occuparmi di un argomento
che per una serie di eventi
recenti ad esso collegati si
sta rivelando di grande
attualità: il lavoro ai
videoterminali.
Già in passato mi sono
occupato in questa stessa
rubrica di questo importante
aspetto del lavoro che si
svolge mediante l'utilizzo di
computer, ma gli ultimi
sviluppi mi forniscono il
giusto pretesto per tornare
sul discorso
La prima volta
Uno di questi eventi è costi-
tuito dalla conclusione del primo
processo penale mai celebrato in
Italia riguardo al cosiddetto «mal
di computer».
Imputati a questo dibattimen-
to sono risultati l'amministratore
delegato ed un funzionario della
società di assicurazioni SAI di To-
rino. tratti a giudizio dal pretore
Raffaele Guariniello in seguito ad
un esposto presentato dai sinda-
cati circa tre anni fa in rapporto
agli ambienti di lavoro della sede
torinese della SAI, dove lavorano
circa seicento dipendenti.
Il processo, che è durato oltre
un anno, si è concluso con una
condanna evitata dai due impu-
tati grazie ad oblazioni ed amni-
stie varie; è rimasta comunque a
loro carico la somma cospicua
determinata dalle spese proces-
Un sopralluogo della USL com-
petente aveva infatti evidenziato
numerose situazioni di disagio
tra lavoratori, molti dei quali ma-
nifestavano i sintomi classici del
«mal di computer»; tensione
causa di cadute depressive del-
l'umore, disagio complessivo,
sintomi somatici quali sensazioni
di caldo, agitazione, tremori alle
mani e sudori freddi.
La sentenza del dott. Guari-
mello, quaranta pagine docu-
mentate minuziosamente, dedi-
ca una buona parte alla descri-
zione dei rischi professionali «da
videoterminale» e citando un re-
cente documento dell’Organiz-
zazione mondiale della sanità, il
pretore indica sintomi di disagio
visivo, problemi muscolo-schele-
trici. stress e disturbi cutanei.
La sentenza manca natural-
mente di riferimenti a normative
precise, anche se le norme an-
tinfortunistiche e per l’igiene del
lavoro delineano comunque prin-
cipi ed obblighi di carattere ge-
nerale atti a tutelare anche gli ad-
detti ai vdt.
Per quanto riguarda normative
più precise — ha commentato il
pretore - siamo in attesa che
l'Italia recepisca la direttiva CEE
del maggio 1990.
La direttiva CEE
È quindi il caso di dare un'oc-
chiata a questa direttiva CEE ap-
provata il 29 maggio dello scorso
anno; il testo integrale di questo
documento è riportato nel riqua-
dro della pagina seguente.
Manca alla completezza della
presentazione l'allegato citato
negli articoli 4 e 5, un elenco di
requisiti minimi cui debbono sod-
disfare i vari elementi che com-
pongono una postazione di lavo-
ro.
Lo schermo - Deve essere
orientabile facilmente, non deve
avere riflessi o riverberi e la sua
immagine deve essere stabile.
I caratteri visualizzati debbono
essere ben definiti, di grandezza
sufficiente ed abbastanza spazia-
tine il contrasto tra immagi-
ne e sfondo deve risultate rego-
labile in modo semplice.
La tastiera - Deve essere dis-
sociata fisicamente dallo scher-
mo e deve presentare una su-
perficie opaca.
I simboli dei tasti debbono
avere buona leggibilità e le loro
caratteristiche debbono tendere
ad un uso il piu agevole possi-
bile.
Davanti ad essa vi deve essere
uno spazio sufficiente all'appog-
gio di mani e braccia dell’utiliz-
II piano di lavoro - Deve ave-
re una superficie poco riflettente
ed una dimensione sufficiente
per consentire una disposizione
libera dello schermo, della tastie-
ra. dei documenti e del materiale
accessorio.
Il supporto per i documenti de-
ve essere stabile e regolabile,
collocato in modo da ridurre al
mimmo i movimenti della testa e
degli occhi.
Il sedile di lavoro - Deve es-
sere regolabile in altezza ed in-
clinazione e- stabile in fase di la-
voro. Il poggiapiedi va messo a
disposizione di quanti lo deside-
Anche per quanto riguarda
l'ambiente sono presentati una
serie di requisiti tesi a stabilire
alcuni standard che si riferiscono
allo spazio, all'illuminazione, ai ri-
flessi, al rumore, al calore, alle
radiazioni ed all’umidità. Vi è in-
fine un'ultima parte dedicata al-
l'interfaccia elaboratore/uomo,
una serie di norme quindi, che
riguardano il software.
Esso deve essere adeguato al-
la mansione da svolgere e di fa-
cile uso nonché, ove possibile,
adattabile al livello di conoscenze
ed esperienze del I ' utilizzatore.
Deve inoltre fornire ai lavora-
tori indicazioni sulle operazioni
da svolgere e le deve proporre in
un formato e ad un ritmo ade-
Notevole poi la norma che vie-
ta l'utilizzo di dispositivi atti al
controllo segreto della quantità e
della qualità del lavoro prodotto.
La situazione italiana
- Per quanto si riferisce alla si-
tuazione normativa italiana, in at-
tesa del recepimento della diret-
tiva CEE. procede nel suo iter la
Proposta di Legge n, 4087. pre-
sentata ri 1 luglio del 1989 a fir-
ma di numerosi deputati appar-
tenenti a quasi tutti i gruppi po-
litici, intitolata «Norme per la tu-
tela dei lavoratori addetti ad unità
video».
È una legge che ricalca in buo-
na parte il dettato della direttiva
descritta sopra e che prende
spunto dalla ormai chiara identi-
ficazione di diversi fattori di no-
cività tipici del lavoro mediante
tecnologie microelettroniche di
trattamento dell'informazione e
connessi a condizioni ambientali
quali il microclima, la tempera-
tura, l’illuminazione, il rumore
ecc.
Si tratta di fattori di rischio che,
come viene detto nell'introduzio-
ne al nuovo articolato, possono
in molti casi essere drasticamen-
te ridotti con particolari accorgi-
menti o con adeguati investi-
menti mirati all'adattamento del-
l’ambiente di lavoro.
È infatti ormai chiara l'indivi-
duazione di vere e proprie pato-
logie collegate al lavoro di tipo
informatico; si tratta ad esempio
di disturbi della vista tipici di un
lavoro ad alta richiesta visiva, di-
sturbi dell'apparato locomotore
dovuti alla posizione coatta, la
quale tra l'altro resta tale anche
in casi di massima attenzione nei
confronti dell'ergonomia del po-
sto di lavoro, di alterazioni dello
stato psicologico con manifesta-
zioni di affaticamento, disagio,
depressione, frustrazione e
stress, tutte ricomprese nella co-
siddetta «sindrome VODS» e
cioè VDT Operatori Distress.
A questa particolare sindrome
non sono estranei naturalmente
né l'hardware. ne il software, né
l'organizzazione del lavoro.
Elementi caratterizzanti di
questo progetto di legge sono la
«pausa retribuita» per gli addetti
all'unità video e le pene previste
ai contrawenton
Nel primo caso si prevede una
pausa che va da un mimmo di 1 0
ad un massimo di 20 minuti ogni
due ore di applicazione al com-
puter. pausa da considerarsi a
tutti gli effetti parte integrante
dell'orario di lavoro e. come tale,
non riassorbibile all'interno di ac-
cordi che prevedano riduzioni di
Per quanto poi si riferisce alle
pene, il trasgressore viene puni-
to. ove il fatto non costituisca più
grave reato, con l'arresto fino a
sei mesi o con l'ammenda fino a
dieci milioni di lire.
Conclusioni
Di fronte ad un cambiamento
profondo delle metodologie di la-
voro, cambiamento tale da pre-
figurare una sorta di rivoluzione
informatica e di «terza rivoluzio-
ne industriale», occorre con ur-
genza adeguare le norme di tu-
tela dei lavoratori introducendo
elementi di forte novità.
Sta infatti cambiando il peso
relativo dei diversi fattori di ri-
schio e si stanno evidenziando
nuovi elementi di noctvita che
non possono più essere trascu-
rati od affidati ad un complesso
legislativo, quello delle norme
antinfortunistiche, nato ormai 35
Nella pagira seguente pubblicamo
la Direttiva CEE approvata il 29 mag-
gio 1990 relativa alle prescrizioni mi-
nime in materia di sicurezza e di sa-
attrezzature munite di videoterminali.
10
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
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KICKROM 2.0 - Kickstart 2.0 su Eprom interna per Amiga 140.000
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AMD vs Intel
La compatibilità scende un gradino
di Andrea de Prisco
B ene, sono proprio contento. Una
volta tanto non parleremo della
tastiera, del video, degli slot di-
sponibili di un computer in prova, ma
del suo cuore: il processore. L 'idea na-
sce dai recenti fatti accaduti negli ultimi
mesi negli States e precisamente ri-
guardo la causa tra Intel e AMD per il
processore 386 attualmente costruito
da entrambe le case.
Non trattandosi però di una vera e pro-
pria clonatura ( nessuno sarebbe poi così
matto da tentare una strada simile) la
causa riguarda essenzialmente il nome
del prodotto: per Intel il « marchio » 386
è suo e non vuole che altri produttori dì
chip utilizzino lo stesso nome per altri
processori. Non sappiamo come andrà a
finire (Intel sconfitta in prima battuta ha
tutte le intenzioni di continuare la sua
battaglia negli appelli successivi) ma per
il momento abbiamo la possibilità di pro-
vare su strada uno di questi chip incri-
minati, a confronto-scontro diretto con
l'originale 386 di mamma Intel.
Per rendere quanto più equo possibi-
le il confronto, abbiamo utilizzato due
macchine identiche messe a disposizio-
ne dalla Unibit di Roma. Sono due
DS333 modello 90. con 64K di cache,
VGA, controller per HD, 4 mega di ram.
E per essere proprio sicuri che non vi
fosse nessuna differenza tra le schede
non ci siamo «semplicemente fidati»
ma abbiamo anche scambiato tra loro i
processori delle due macchine ed ese-
guito così nuovamente la serie di test.
Andiamo, dunque, ad incominciare...
Benchmark come bugia
C'è un famoso detto «commercial-in-
formatico» che suona pressappoco co-
sì: i benchmark non dicono bugie ma i
bugiardi usano i benchmark. Chi ha se-
guito qualche anno fa la serie di Appunti
di Informatica intitolata «MIPS» ricor-
derà (spero) tutti i miei affanni per cer-
care di spiegare che una cosa sono le
chiacchiere, un'altra sono «i fatti» ri-
guardo la velocità di elaborazione di un
sistema di calcolo.
È facile affermare: «il nostro extra-ul-
tra-strafigo-computer lavora a 200 MI-
PS» un po' meno spiegare (lealmente)
cosa si intende in quel momento per
200 MIPS, Intanto c'è da capire se quel
valore è «di picco» oppure è un valore
114
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
AMD + INTEL
medio. Nel primo caso, capirete, ha ben
poco significato: a cosa serve un pro-
cessore che esegue «col turbo» le ope-
razioni nulle (NOP) e poi si pianta alla
prima moltiplicazione o divisione a più di
8 bit ? E se invece si tratta di valore me-
dio, come è stabilita questa media? Una
media non pesata tra i tempi di esecu-
zione di tutte le istruzioni eseguibili da
quel processore ha lo stesso valore del
caso di prima: il dato è assolutamente
non significativo. Una media pesata sul-
la frequenza delle istruzioni nei pro-
grammi, per così dire, generici già si av-
vicina maggiormente ad un valore equo
di performance di quel sistema. L'im-
portante è non barare sulle proprie car-
te: ogni processore, per quanto generai
purpose, ha sempre e comunque una
determinata aspirazione intrinseca. Se il
processore ha una struttura vettoriale
sarà indicato per calcoli matriciali: inu-
tile cercare di farlo correre su applica-
zioni non (altrettanto) vettoriali: rischie-
remmo di avere performance tipiche di
processori dal costo decine se non cen-
tinaia di volte inferiori.
Per non parlare poi del raffronto tra
processori diversi utilizzando come unità
di misura il MIPS. Nulla di più sbagliato:
è come stabilire la velocità di un veicolo
utilizzando come parametro solo i giri del
motore. Se un processore corre a 7 MI-
PS ed un altro a 1 0, se i due processori
non sono tra loro compatibili (non uti-
lizzano, cioè, lo stesso linguaggio mac-
china e quindi lo stesso set di istruzioni)
non siamo sicuri che il secondo sia ef-
fettivamente più veloce del primo. È già:
come noto MIPS sta per «Milioni di Istru-
zioni Per Secondo» e naturalmente le
istruzioni sono quelle del processore che
stiamo provando. Se due processori dif-
ferenti hanno istruzioni molto diverse tra
loro, ad esempio uno è un RISC e l'altro
Schema a blocchi del processore AMD 386 DX.
è un CISC, non è detto che 10 MIPS del
primo siano effettivamente più dei 7 MI-
PS del secondo. È noto, infatti, che i pro-
cessori RISC hanno prevalentemente
istruzioni semplici eseguibili in un solo
ciclo di clock; i CISC hanno invece istru-
zioni più complesse (quindi più potenti)
eseguibili però in un numero di cicli di
clock più elevato: alla fine, ciò che conta,
è il comportamento della macchina da-
vanti all'applicazione, non al benchmark
nudo e crudo che può lasciare spesso
insoddisfatti.
Famiglie di processori
Il discorso è completamente diverso
quando i processori appartengono alla
stessa famiglia: essendo il linguaggio
macchina identico, il MIPS all'interno di
quella famiglia assume magicamente un
valore assoluto. Un processore da 14
MIPS va esattamente al doppio di uno
a 7 MIPS purché, lo ripetiamo, le istru-
zioni del primo siano uguali a quelle del
secondo. Naturalmente poi succede che
questo valore di velocità non dipende so-
Tesl di PC Magagne e PC Week del 386 Dxl 40 MHz distribuiti da AMD.
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
115
AMD + INTEL
lo dalla frequenza di clock del processore
stesso ma da altri parametri come la ve-
locità delle memorie utilizzate e non ul-
tima l'implementazione del processore.
Un caso tipico è proprio quello del 486
nei confronti del 386: a parte il copro-
cessore matematico e la cache interna
(il primo eliminato nel 486SX) il 486 non
è altro che un'ottima reimplementazione
del 386 effettuata da Intel alcuni anni do-
po la prima. Con nuove tecnologie, con
le nuove esperienze maturate nel corso
degli anni il tutto utilizzato per produrre
non un nuovo processore ma solo una
nuova implementazione. Tanto nuova e
innovativa da avere del predecessore so-
lo identico aspetto comportamentale e
nient'altro. Il 486 va a più del doppio del-
la velocità del 386 grazie alla nuova im-
plementazione del chip, per alcuni versi
piu simile, tecnologicamente parlando, a
quella di un RISC che a quella di un CISC
quale sicuramente e l'architettura
80x86. Molte istruzioni che prima richie-
devano alcuni cicli di clock, nel 486 sono
state implementate in modo da impe-
gnare il processore per un solo ciclo.
L'effetto è dunque quello di avere ve-
locità di elaborazione elevatissime senza
per questo aumentare a dismisura la fre-
quenza di clock del processore. Con il
vantaggio, tra l'altro, di non essere co-
stretti ad utilizzare ram altrettanto veloci
(e costose) per stare dietro al processore
che chiede dati alla memoria alla sua fre-
quenza di clock anche se poi impegna
alcuni cicli per eseguire le singole istru-
zioni. Inoltre una scheda col clock più
basso è anche meno soggetta a diffi-
coltà costruttive proprie delle frequenze
più alte. Si corrono meno pericoli, per
citarne una, che piste adiacenti possano
mutuamente influenzarsi a causa dell'e-
levata frequenza dei segnali trasmessi e
della capacità esistente tra le piste non
più tollerabile a frequenze tanto alte.
Veniamo al dunque
La stiamo tirando tanto per le lunghe
per un motivo semplicissimo: sapeva-
mo, e speriamo che lo stesso sia valso
anche per voi, che i risultati di questo
test non avrebbero mostrato nulla di
sconvolgente. AMD 386 e Intel 386 so-
no, fondamentalmente, lo stesso pro-
cessore: i tecnici della AMD hanno dap-
prima ricostruito una simulazione logica
del 386 e dopo averla testata funzionan-
te l'hanno integrata su singolo chip. Non
si tratta quindi di una copia ma fonda-
mentalmente di una reimplementazione
«senza tanti sforzi». Il risultato è un hard-
ware diverso sul quale gira esattamente
lo stesso microcodice Intel : questo ci as-
sicura compatibilità al 100% anche se,
giustamente, la cosa non deve essere
stata molto gradita al fabbricante origi-
Per questo motivo non ci siamo spinti
più di tanto nei benchmark. Per prima
cosa abbiamo interrogato il System In-
formation di Peter Norton, che fornisce
un unico indice di performance mostran-
do come riferimenti «fissi» le velocità ti-
piche di un vecchio XT, un altrettanto an-
ziano AT ad 8 MHz e un ottimo Compaq
386/33 per tutt'e due i computer il ri-
A confronto le
prestazioni della
famiglia 386 e della
famiglia 486 I fonte
INTEL I
i486™ SX CPU Has Fami |y Performance
Higher Performance Comparison
lì mm ■
■ ■ \
i486™ DX CPU
^^^J386™ DX CPU
Q 1 ^ ■
i386 “ DX CPU l486 '“ SX CPU
MHz
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
AMD + INTEL
sudato è stato di 35.4, addirittura meglio
del Compaq. Per il secondo test abbia-
mo utilizzato il Performance Analyzer di
Richard Johnson: questo benchmark ol-
tre a fornire un risultato globale indica
anche i risultati parziali dichiarando via
via i vari test svolti, come la scrittura re-
gistro registro, memoria memoria, me-
moria registro ecc. ecc.
Infine, sempre perché fidarsi è bene
(dei benchmark) non fidarsi è (MOLTO)
meglio, abbiamo lanciato anche il ben-
chmark di Corrado Giustozzi che esplora
la macchina secondo vari aspetti: calcoli
interi, in virgola mobile, ricorsione, ve-
locità video ecc. Anche in questo caso
i due processori si comportano in ma-
niera pressoché identica.
Concludendo
I due chip, come anticipato nell'intro-
duzione, sono tra loro pin compatibili: è
in questo modo possibile per il costrut-
tore di mother board non prevedere sin
dall'inizio il chip da utilizzare cosi come
utilizzare l'uno o l'altro a seconda degli
approvvigionamenti, della disponibilità e,
perché no, del prezzo (sarà battaglia an-
che in questo...).
Sul piano dei vari «386-contro-386» la
partita sarà si dura ma comunque poco
interessante sotto il profilo tecnologico
se prendiamo in considerazione chip, per
cosi dire, «normali». Diverso sarà invece
il discorso dei nuovi processori tanto da
parte AMD quanto da parte Intel. La pri-
ma sta per fornire la versione a 40 MHz
della famiglia a basso consumo deno-
minata DXL. Questi chip hanno l'impor-
tante caratteristica di essere «full-
CMOS»: consumano molto meno dei
corrispondenti Intel (disponibili, quest’ul-
timi, sino a 33 MHz) ed hanno la capacità
di funzionare, si fa per dire, anche a 0
MHz. In questo stato il chip assorbe solo
un milliampère di corrente, dorme, ed è
pronto a ripartire appena qualcuno riau-
menta la frequenza di clock: presto an-
che i notebook saranno full 32 bit!
Intel, dal canto suo, ha il suo asso nella
manica proprio con il 486SX: cinque o
sei anni di tecnologia in più si vedono,
e il nuovo chip Intel (che ha un prezzo
dichiarato inferiore di quello del 386-33)
saprà sicuramente farsi strada senza
troppe preoccupazioni.
Dal lato «bassi consumi» Intel ha pron-
to anche il 386 SL a 20 MHz. Denomi-
nato dalla casa madre «Microprocessor
SuperSet» in due soli chip VLSI imple-
menta le funzioni svolte da ben undici
componenti di un sistema standard SX
(bus a 16 bit, ahimè). Quindi bassi con-
sumi ma anche ridottissima occupazione
di spazio che, come noto, in un notebook
non è mai tanto. Insomma la partita si
farà sicuramente interessante: basta so-
lo attendere queste nuove macchine che
non tarderanno certo ad arrivare e stare
a guardare. Sarà l'utente, come al solito,
che sceglierà. ^
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
17
PROVA
Hewlett Packard
HP 95LX
di Andrea de Prisco
C asagrande, Calculator Program
Manager della HP italiana, ha
proprio ragione. È più facile sta-
bilire cosa NON sia l'HP 95LX piuttosto
dì capire cosa sia.
NON è un personal computer. NON è
un laptop o un notebook. NON è un «or-
ganizer», né una agenda elettronica ta-
scabile. È... l'HP 95LX e basta. Esatta-
mente come dire che si tratta dì una si-
gnificativa pietra miliare nel personal
computing. Tanto personal da stare co-
modamente in tasca per essere utiliz-
zato dappertutto. In aereo come in taxi
o... in ascensore, a tavola tra una por-
tata e l'altra in una cena d'affari (dove
due conti al volo non guastano mai) o
durante una riunione improvvisata nella
stanza del direttore.
Ha praticamente « tutto ... di tutto".
Del personal computer ha la cosiddetta
compatibilità: il processore utilizzato è
8088-compatibile ad una velocità dichia-
rata di 2.5 volte superiore TXT standard
dell'IBM. Al suo interno, quale «ciliegio-
na " troviamo nientepopodimeno che il
Lotus 1-2-3 nella sua pienezza: non uno
spreadsheet-ino in grado di leggere file
1-2-3 ma il programma originale refesse
2.2 « bruciato » nella ROM di sistema.
Già... il sistema: inutile dirvi che l'attrez-
zo ha al suo interno anche TMS-DOS
3.22 con una sua shell richiamabile in
ogni momento.
Navigando ancora nella sua ROM tro-
viamo, dell'organizer, un ottimo pro-
gramma di gestione appuntamenti che
permette di organizzare le cose da fare
in determinate date e con cadenza set-
timanale, mensile, annuale ed una co-
moda agenda per numeri telefonici ed
indirizzi.
118
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
PROVA
HP 95LX
Costruttore e distributore:
Hewlett Packard Italiana S.p.A.,
Via G. Di Vittorio. 9 - 20063 Cernusco sul Na-
viglio IMI I
Tel. 02/921991
Prezzi UVA esclusal:
PC tascabile HP 95LX
Connectivity pack
per HP 95LX
Scheda RAM da 128 Kbyte
Scheda RAM da 512 Kbyte
L. 152.000
L 299.000
L 609.000
Il lato destro ospita l'interfaccia senale, il connet-
tore dì alimentazione esterna ed il link ottico t raggi
infrarossi!.
Della calcolatrice, ricordiamo che
Hewlett Packard è sicuramente numero
1 anche in questo, la HP 95LX dispone
al suo interno di un calcolatore finanzia-
rio avanzato con funzioni matematiche
trigonometriche, tracciamento e studio
di funzioni di una variabile.
Poi troviamo un filer per il trasferi-
mento di file all'interno o all'esterno del-
l'HP 95LX (tramite cavo seriale se col-
legato ad un PC o direttamente tramite
l'incorporata interfaccia ottica a raggi in-
frarossi se lo scambio file avviene con
un altro HP 95LX)
Per finire, non manca naturalmente
un programma di comunicazione con
tanto di emulazione terminale VT100 e
protocolli di trasmissione Kermit e Xmo-
dem.
La RAM assomma a ben 512 K. E di-
co « ben » grazie soprattutto al fatto che
tutti i programmi nella ROM non devo-
no essere caricati nella RAM per fun-
zionare ma « girano » direttamente nel
loro habitat. Quindi Lotus a volontà e
tutta la RAM disponibile per mega
spreadsheet da spavento.
Tanto RAM che ROM, poi, sono fa-
cilmente espandibili grazie all'alloggia-
mento per RAM/ROM card presente
sulla macchina e utilizzabile come drive
«A»: del sistema.
Il prezzo ? Sicuramente contenuto:
solo 1.045.000 lire, ovvero addirittura
5000 lire meno del costo del solo 1-2-3
che troviamo al suo interno. Dire che è
un miracolo è poco...
L'interpretazione dei sogni
L'ultima calcolatrice HP da noi prova-
ta su queste pagine (MC n. 64, giugno
1987) è stata la famosa 28C dalle ca-
ratteristiche tuttora entusiasmanti.
Scherzosamente definita dal sottoscrit-
to «professor 28 C» per le sue spiccate
capacità logico-matematiche, aveva co-
me unici difetti il display piccolo e la ta-
stiera disposta in «inutile» ordine alfa-
betico. Nelle conclusioni di quell'articolo
scrivevamo:
« Come da sogno pluriennale, una sif-
fatta calcolatrice merita un display alme-
no grande quanto uno dei due gusci,
con i tasti tutti da una parte disposti in
modo standard. Avremmo poi gradito la
possibilità di espandere la memoria, più
un'interfaccia standard per applicare pe-
riferiche di ingresso/uscita ».
Colpito affondato. La nuova HP 95LX
ha tutto quello che volevamo più il Lo-
tus 1-2-3 integrato che la impreziosisce
ulteriormente. Volete sapere come vor-
remmo che fosse la prossima? Ne ripar-
leremo più avanti: chissà se le nostre
preghiere saranno accolte...
L'esterno
Chiuso, l'HP 95LX è un'elegante sca-
toletta nera di plastica dalle dimensioni
di appena 8.6x16x2.5 cm. Spicca, sul la-
to superiore, il bel logo della Hewlett
Packard color oro lucido. Sul lato destro
della macchina troviamo la porta seriale,
una presa per l'opzionale alimentazione
esterna e un coperchietto traslucido
che nasconde l'alloggiamento per la pila
L'HP 95LX è in grado di scambiare file con altre
calcolatrici, come ad esempio l'HP48
al litio utile durante la sostituzione delle
normali pile stilo che assicurano un'au-
tonomia di funzionamento di circa 60
ore. È un peccato, comunque, che le
calcolatrici moderne difficilmente abbia-
no le batterie ricaricabili come quelle di
qualche anno fa.
Certo, ci saranno problemi di costi,
ma almeno proporre la possibilità come
alternativa non sarebbe stato male: al
posto delle stilo, «compatibili» accumu-
latori Ni-Cd ricaricabili attraverso lo stes-
so alimentatore a rete
Il coperchietto per la pila al litio na-
sconde anche l’interfaccia a raggi infra-
rossi per comunicare con un altro HP
95LX posto nelle vicinanze. Il coper-
chietto comunque è trasparente ai raggi
infrarossi tant'è che non è necessario
asportarlo prima di stabilire il link ottico
con l'eventuale fratellino. Navigando al-
l'interno del programma di settaggio pa-
rametri (di cui parleremo più in dettaglio
tra breve) scopriamo che tale interfaccia
ottica serve anche per collegare una
stampante, presumibilmente stampanti-
na, visibile dal DOS e dalle varie appli-
cazioni come normale device PRN. Nor-
malmente, invece, la stampante (qual-
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
PROVA
HP 95LX
II Filar contenuto n
per impostazione al Norton Com-
La versione MS-DOS implementata e la 3.22 e può contare su 5 12 Kbyte di
RAM
Non manca il programma di comunicazione con emulazione VTIOOe protocolli
Xmodem e Kermit.
L agenda appuntamenti mostra graficamente gli spazi di tempo ancora liberi e
quelli impegnati
siasi, purché RS-232) si collega all'inter-
faccia seriale utilizzando un apposito ca-
vetto non fornito con la macchina. In
questo caso la porta è «COMI».
Sul lato destro della macchina trovia-
mo il già citato alloggiamento per RAM/
ROM card e sul lato anteriore il coman-
do a slitta per l'estrazione di queste.
Una volta aperto, l'HP 95LX si pre-
senta come un notebook lilliputziano:
display LCD sul lato interno del coper-
chio, tastiera QWERTY (con tanto di ta-
sti funzione e tastierino numerico «ve-
ro») dall’altro. Il coperchio display si ri-
balta per quasi 180 gradi quindi nessun
problema di angolazione display anche
negli usi più disperati. Non troviamo al-
cun potenziometro per la regolazione
del contrasto del display ma l'operazio-
ne è comunque possibile dal program-
ma di setup. Anticipiamo comunque
che la visibilità è ottima sotto ogni pun-
to di vista, quindi l'accesso a tale rego-
lazione è piuttosto rara.
Non mancano, naturalmente, i tasti
cursore disposti a T rovesciata né il
tab, l'escape, né tutti i segni di interpun-
zione accessibili, per usare un termine
«calcolatricesco» in seconda funzione
(preceduti da shift). Molto intelligente-
mente il tasto «@» è disponibile in pri-
ma funzione: si sa infatti che con il Lo-
tus le «chioccioline» si sprecano. Anco-
ra da segnalare, il tasto MENU permet-
te di accedere ai comandi dei vari pro-
grammi built-in. Nel Lotus equivale allo
«slash», negli altri programmi è invece
l'unico tasto che permette di accedere
ai menu.
Alcuni caratteri particolari sono utiliz-
zabili premendo il tasto CHAR cosi co-
me i vari PageUp, PageDown, Home,
End, Ins accessibili anch'essi previa
pressione dello shift.
Backspace e Del sono invece dispo-
nibili direttamente e sono tra loro affian-
cati come nelle tastiere «grandi».
I tasti funzione FI... FIO sono utiliz-
zati in tutti i programmi per effettuare
scelte. Il loro significato in Lotus è di-
sponibile direttamente sulla tastiera so-
pra agli stessi tasti. Dal programma di
setup, anticipiamo, è possibile associa-
re a questi sequenze di operazione da
tastiera, come ad esempio entrare in
una applicazione, caricare un determina-
to file ed effettuare su questo operazio-
ni qualsiasi.
L'accesso a queste macro è effettua-
to anteponendo ai tasti funzione la pres-
sione del tasto CHAR: è anche possi-
bile la memorizzazione «al volo» di par-
ticolari sequenze di tasti senza entrare
ogni volta nel programma di setup. Set-
te tasti serigrafati in blu permettono
l’accesso direttamente alle altrettante
applicazioni built-in della macchina. Pre-
cisamente: filer, programma di comuni-
cazione, agenda appuntamenti (con fun-
zioni di orologio, timer, cronometro,
sveglia, fusi orari di 268 città del mon-
do...), rubrica indirizzi e numeri telefoni-
ci, text editor, Sua Eccellenza Lotus 1-
2-3 e calcolatrice finanziaria con spicca-
te doti scientifiche con tanto di possi-
bilità di calcoli in logica algebrica o RPN
(per gli affezionati sostenitori di tale me-
todo di calcolo).
L'interno
Non troverete, in queste pagine, fo-
tografie dell'interno dell'HP 95LX. Non
esiste, infatti, nessuna vite di chiusura,
cosa che ci fa pensare che non sia pos-
sibile aprirlo a meno di non rompere «la
carrozzeria». Alla conferenza stampa di
presentazione, però, abbiamo avuto
modo di ammirarne la scheda interna:
si e no un rettangolino dì 6x7 cm con
pochissimi chip ad alta scala di integra-
zione disposti da entrambi i lati. Roba
da non crederci...
On/Off
Il tasto in alto a destra serve per ac-
cendere e spegnere «il mostro». Trat-
tandosi di un dispositivo, cosiddetto, «a
memoria continua», lo spegnimento
non implica la perdita di nessun dato
(memorizzato o meno) e ad ogni accen-
120
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
PROVA
HP 95LX
sione ci ritroviamo esattamente nello
stesso punto in cui avevamo spento.
Anche se in queiristante l'HP 95LX sta-
va compiendo qualche operazione lun-
ga. come il tracciamento di una funzio-
ne che dura qualche secondo, lo spe-
gnimento provoca il congelamento del-
l'operazione in corso che riprenderà
esattamente dallo stesso punto a nuova
accensione.
Analogamente è possibile saltare da
un programma all'altro senza curarsi mi-
nimamente di salvare i dati o di uscire
dal programma in esecuzione in quel
momento: comunque, quando ci torne-
remo, ci troveremo esattamente nello
stesso punto in cui avevamo lasciato.
Solo per entrare nella shell del DOS è
necessario «quittare» tutti i programmi
lasciati «aperti».
Cominciamo, allora, il nostro giro al-
l'interno del software incluso nell'HP
95LX. All'accensione appare un mes-
saggio di Hello che possiamo riconfigu-
rare a nostro piacimento. Siamo invitati,
quindi, a premere uno dei sette «appli-
cation key» blu. Iniziamo da sinistra con
la prima applicazione, il Filer. Abbastan-
za simile al Norton Commander, questo
primo programma è utilizzato per mani-
polare i file aH’interno del ram disk
« C : » . Possiamo rinominare, cancellare,
spostare, copiare file, lanciare program-
mi o batch file, creare directory, visua-
lizzare file di testo. Tutti i file visualizzati
possono essere ordinati per data,
estensione, dimensione o alfabetica-
mente. Lo schermo può essere suddi-
viso in due finestre in modo da avere
sotto controllo due diverse directory.
Con lo stesso programma di trattamen-
to file possiamo trasferire file da e ver-
so un PC esterno tramite interfaccia se-
riale RS-232 o con un altro HP 95LX at-
traverso l'interfaccia ottica a raggi infra-
rossi. L'opzione System del menu prin-
cipale permette di accedere alla Shell
del DOS. Per tornare al Filer sarà suf-
ficiente digitare "exit" dal prompt di
quest'ultimo. Da segnalare (last but not
least) la possibilità di copiare anche in-
tere directory siano esse piene o vuote
o selezionate assieme ad altri file sin-
goli.
Il secondo programma incorporato
nella HP 95LX è l'emulatore terminale
con capacità di trasferimento file sotto
protocollo Xmoden, Kermit o, semplice-
mente, ASCIII. È possibile predefinire
una lista di set di parametri che potre-
mo richiamare dal programma a secon-
da delle necessità. L’interfaccia seriale
RS-232 incorporata nell'apparecchio ar-
riva fino a 57600 baud. Come in qual-
siasi programma di comunicazione che
si rispetti è possibile predefinire script
file per automatizzare operazioni di col-
legamento con sistemi host. E se la li-
mitazione delle 40 colonne può creare
qualche problema «di allineamento» in
emulazione terminale è possibile utiliz-
zare il piccolo schermo dell'HP 95LX co-
me una finestra sui canonici 80x25 ca-
ratteri sui quali navigare utilizzando i ta-
sti cursore.
Terzo programma incorporato è l'a-
genda appuntamenti con la quale, assie-
me alla rubrica telefonica che descrive-
remo in seguito, l'HP 95LX mostra tutte
le sue doti di «Personal Information Ma-
nager».
E possibile, con questa, programmare
appuntamenti nell'arco della giornata,
della settimana, del mese e finanche
con cadenza annuale (fino al 2099). Ana-
logamente è possibile programmare ap-
puntamenti legati alla settimana del me-
se. Ad esempio ogni terzo mercoledì di
ogni mese. Per ogni appuntamento po-
tremo inserire una riga di commento
per la segnalazione a video piu una pa-
gina di note (relative ad ogni appunta-
mento) richiamabile con la pressione di
un solo tasto. Molto interessante, la
possibilità di definire con quanti minuti
di anticipo (fino a trenta) la sveglia dovrà
avvisarci: questo per darci il tempo di
organizzarci senza provocare ulteriori ri-
tardi. Graficamente, poi, il display ci mo-
stra costantemente gli spazi di tempo
ancora liberi in modo da capire al volo
quando segnare il prossimo impegno.
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
121
Per finire l'agenda ha anche una co-
moda funzione «todo» (letteralmente
«da fare») che permette di segnalare le
cose da compiere (in base anche a prio-
rità) in determinate date senza legami
con l'orario. Ogni giorno l'HP 95LX ci in-
formerà sulle cose da fare in ordine di
priorità importando, automaticamente
se vogliamo, anche le cose del giorno
prima che non siamo riusciti a termina-
re. Non manca, ovviamente, la possibi-
lità di stampare l'agenda addirittura, vo-
lendo, anche un giorno per pagina di
stampa in modo da ricostruire la versio-
ne cartacea. Poco ci manca che il siste-
ma non chieda come desideriamo la co-
pertina: pelle o plastica?
Il quarto programma è la rubrica te-
lefonica con la quale è possibile memo-
rizzare anche l’indirizzo dei vari nomina-
tivi più altre informazioni per un massi-
mo di 8 righe. Lavorando sia in modo
«Index» che in modo «Card» potremo
utilizzare la nostra rubrica sia sotto for-
ma di tabulato che come insieme di
schede. In tutt'e due i modi sono pos-
sibili ricerche e il modo «Index» permet-
te anche di fare estrazioni specificando
alcuni caratteri maschera. Per esempio
se abbiamo avuto l'accortezza di inseri-
re oltre ai numeri anche i prefissi tele-
selettivi per selezionare tutti i nomina-
tivi di Roma basterà usare come ma-
schera la stringa «06». Naturalmente la
maschera può anche comprendere nor-
mali caratteri da cercare nel nome o nel-
l'indirizzo.
Il programma meno usabile, ma non
per questo inutile, è il Text Editor. La
scarsa utilizzabilità comunque non di-
pende dal programma in sé. ma solo
dalla tastiera ovviamente poco pratica
per digitare lunghi testi. Per piccole co-
se, invece, può sicuramente essere uti-
le: ad esempio editare batch file dos. È
comunque possibile settare la lunghez-
za di riga da 40 a 240 colonne e quindi
usare lo schermo come una finestra
mobile sul testo digitato (o semplice-
mente visualizzato).
Il sesto programma bult-in è la calco-
latrice scientifica-finanziaria. Solo per
questa forse un intero articolo di com-
menti non basterebbe: tra le funzioni
più interessanti citiamo il tracciamento
e lo studio di funzioni, la possibilità di
lavorare in modalità RPN e algebrica,
funzioni di valore del denaro nel tempo
(rate, interessi, capitale iniziale e finale),
conversioni di valuta, lunghezze, aree,
volumi e pesi. In più la calcolatrice in-
tegrata nell'HP 95LX ha la possibilità di
lavorare in sintonia col Lotus 1-2-3 pre-
levando dalle celle di questo formule e
valori e depositando automaticamente
in altre celle le soluzioni trovate. Per
quanto riguarda il tracciamento di fun-
zioni, è possibile definire una lista di
queste da richiamare in ogni momento.
Della funzione scelta (o testé definita)
indicheremo la variabile di ascissa, i li-
miti di questa ed eventualmente quelli
dell'ordinata. Alternativamente possia-
mo indicare solo i primi e richiedere
l'autoscaling. Per il tracciamento è ne-
cessario poi indicare la risoluzione, ov-
vero il numero di punti su cui effettuare
il campionamento: maggiore sarà que-
sto valore, maggiore sarà il tempo im-
piegato per il tracciamento ma altrettan-
to accurato sarà quest'ultimo.
Dulcis in fundo, il Lotus 1-2-3, come
detto all'inizio, presente all'interno del-
l'HP 95LX «nella sua pienezza». Anzi,
per i grafici ha anche una comoda utility
di zoom che permette di esplorare pic-
cole porzioni del disegno semplicemen-
te adoperando «+» e «— » per variare le
dimensioni e i tasti cursore per muover-
si all'interno di un grafico ingrandito. Per
tutto il resto è inutile aggiungere una
sola parola: è I* 1-2-3 e basta!
Set Up Utility
Il programma di Set Up è anch'esso
richiamabile direttamente da tastiera in
qualsiasi momento. Con questo sono
possibili diverse modifiche di configura-
zione del sistema. Ad esempio possia-
mo settare il volume dell'allarme, il li-
vello del contrasto o la ram da destinare
al ram disk «C:» e conseguentemente
quella da destinare al sistema vero e
proprio.
Analogamente possiamo scegliere il
formato della data e dell'ora nonché il
primo giorno della settimana tra dome-
nica e lunedi. Possiamo ad esempio
scegliere i separatori tra ore, minuti, se-
condi o se vogliamo il mese rappresen-
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
PROVA
HP 95LX
II programma di
set-up richiamabile
direttamente da
tato da tre lettere o dal numero d'ordi-
ne.
Nelle versioni nazionalizzate che sa-
ranno disponibili dopo l'estate potremo
scegliere anche la lingua utilizzata per i
comandi e per l'help. Già è possibile
però settare alcune importanti caratte-
rizzazioni linguistiche come il separatore
delle migliaia o il punto decimale, il sim-
bolo della valuta corrente (scegliendo
anche se deve precedere o seguire il
numero). Poi troviamo il metodo di sort
utilizzato dai vari programmi: numeri pri-
ma della lettera, lettere prima numeri o
semplicemente ASCII. Sempre nelle
versioni nazionalizzate avremo la possi-
bilità di cambiare la mappa della tastie-
ra, Per quanto riguarda il settaggio dei
parametri della stampante essenzial-
mente possiamo scegliere il driver
(Epson FX80, HP LaserJet, IBM Proprin-
ter), l'interfaccia utilizzata e la velocità di
trasferimento in byte. Più configurazioni
stampanti possono essere salvate sotto
forma di file e richiamate sempre dal
programma di Set Up.
Con l'opzione «Char» possiamo defi-
nire macro da associare ai dieci tasti
funzione.
Pregi e difetti
Molti sono i pregi di questa macchi-
netta, pocchissimi i difetti. Cominciamo
proprio da quest'ultimi.
La cosa che certamente fa dispiacere
Il solilo confronio di ritenmento per le dimensioni ►
è il display di misure non standard. Cer-
to, ottanta colonne per 25 righe in uno
spazio così limitato sarebbero risultate
poco leggibili, ma il fatto di essere ta-
gliati fuori «compatibilità» solo per que-
sto motivo lascia un po' dubbiosi. Tutto
ciò però è dovuto al fatto che istintiva-
mente siamo spinti a considerare l'HP
95LX come un PC da tasca e nient'altro
mentre, se per certi versi è qualcosa
meno, per molti altri versi ha davvero
tanto, tanto di più. E il guaio è proprio
questo: non è possibile paragonare la
macchina in prova con nient'altro. Un
po' di conti li potremo fare tra qualche
tempo quando saranno disponibili Rom
Card con programmi preconfezionati
per l'HP 95LX. Si parla, ad esempi, di un
traduttore multilingue su Rom Card cosi
come di implementare le varie calcola-
trici HP su schedine di questo tipo. Co-
sa che sembra davvero azzeccatissima
pensando al fatto che in questo modo
ognuno può configurarsi il proprio
«PalmTop» secondo ogni esigenza.
Ma la cosa che convince più di tutte
è sicuramente la semplicità d'uso. Ba-
stano pochi minuti e chiunque è in gra-
do di cominciare a produrre con questo
nuovo oggetto. Tutto è disposto secon-
do criteri ergonomici di prim'ordine la-
sciando sempre ampia scelta all'utente.
Lo abbiamo visto con gli svariati formati
selezionabili da Set Up e ve lo confer-
miamo parlandovi del tasto Shift, tanto
per aggiungerne una. Nelle tastiere
«grandi» lo Shift si usa insieme al tasto
da «shiftare» (come nelle macchine da
scrivere); nelle calcolatrici di solito si
utilizza come prefisso del tasto da pre-
mere. Bene, l'HP 95LX ci permette di
fare come ci pare: se lo teniamo pre-
muto funziona come nelle normali ta-
stiere, se lo premiamo e lo rilasciamo
funziona come nelle calcolatrici.
Conclusioni
Come già detto nell'introduzione l'HP
95LX rappresenta una pietra miliare nel
campo dell'informatica (molto) persona-
le. Certo tra non molto saremo letteral-
mente invasi da oggettini di questo tipo,
alcuni con qualcosa in più altri con qual-
cosa in meno ma magari validi per mo-
tivi assai diversi. C'è addirittura chi pen-
sa all'MS-DOS come sistema «ideale»
per oggetti di questo tipo, ipotizzando
ben altri sistemi operativi e workstation
per l'ufficio.
Per quanto riguarda il prezzo dell'HP
95LX, 1045000+ IVA potrebbero sem-
brare tante solo se ci si è fatti male i
conti. Basta solo pensare che dentro
c'è oltre un mega di ROM (con il Lotus
1-2-3 ma non solo quello!) e mezzo me-
ga di ram statiche «continue» che co-
stano non certo poco.
Tecnologicamente parlando si potreb-
be richiedere al 95 di essere solo un po'
più sottile o, alternativamente, di dispor-
re di modem incorporato. Ma stiamo
parlando, ancora una volta, di fanta-
scienza. Magari tra qualche annetto...
MS
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
123
P:
PROVA
Tandon NB/386sx
di Corrado Giustozzi
A nnunciato da pochissimo, presen-
tato brevemente nelle News del-
lo scorso mese, ecco finalmente
arrivare sul nostro mercato il notebook
Tandon, ultimo interessante annuncio
del noto costruttore americano. Si tratta
del primo ingresso di Tandon nel delicato
e complesso mercato dei notebook, che
tanta competizione ha già generato in-
torno a sé in tutto il mondo a soli pochi
mesi dalla sua nascita. Ma abbiamo già
più volte detto che gli analisti vedono in
prospettiva questo mercato come asso-
lutamente strategico nel prossimo de-
cennio, e dunque è più che giustificata
la corsa che tutti i costruttori, grandi e
piccoli, stanno facendo per accaparrar-
sene una fettina. È ora dunque il turno
di Tandon, antica e blasonata casa d'ol-
treoceano, la quale aggiunge cosi il suo
nome al crescente elenco di coloro che
dispongono di un prodotto in questa spe-
ciale fascia di mercato.
Siglato NB/386sx, questo ultimo nato
Tandon è per dimensioni e peso un « ve-
ro » notebook e non un laptop camuffa-
to. Si basa, come i più qualificati fra i
suoi concorrenti, sul veloce micropro-
cessore Intel 80386SX a 20 MHz che gli
conferisce una potenza di calcolo pari a
quella di un desktop. La memoria RAM
installata di serie è di 2 MByte, ma può
arrivare al massimo a ben 16 MByte
Ma il vero punto saliente è dato dalla
notevole capacità de! Winchester inter-
no: ben 60 MByte, un valore che solo
pochissime altre macchine di questa ca-
tegoria possono vantare. Ad esso si af-
fianca un drive per mini floppy da 3,5"
<1,44 MByte). Fra le altre caratteristiche
degne di rilievo citiamo ancora lo scher-
mo a cristalli liquidi in risoluzione VGA,
la dotazione di due porte seriali ed una
parallela, la presenza dell'uscita bus per
il collegamento di un box di espansione,
la possibilità di collegare una tastiera ed
un monitor VGA esterni, la dotazione di
serie di MS-DOS 4.01 e Windows 3. In-
somma, come si vede si tratta di una
macchina situata decisamente ai vertici
della categoria, là dove la competizione
è più dura in quanto confinata a pochi
grandi nomi. Si tratta quindi di un'opera
prima decisamente ben impostata. Va
detto a questo punto che essa ha dalla
sua anche la carta del prezzo che. es-
sendo di soli sei milioni e mezzo, ne fa
uno dei notebook col miglior rapporto
prezzo/prestazioni attualmente disponi-
bili sul mercato.
124
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
PROVA
TANDON NB/386sx
Descrizione esterna
Dicevamo in apertura che questo
NB/386sx è un «vero» notebook: le sue
dimensioni sono infatti di 28x5,3x22
cm (Ihp) mentre il peso è solo di poco
superiore ai 3 kg.
Il design della macchina è piuttosto
sobrio, praticamente un semplice paral-
lelepipedo di plastica beige con gli spi-
goli leggermente smussati, senza nes-
sun particolare esterno che richiami
troppo l'attenzione dell'osservatore ca-
suale. Tutti i connettori, salvo due, sono
infatti nascosti dietro sportellini incer-
nierati dislocati tutt'intorno al computer.
Unica nota di stile la «firma» Tandon in
grigio scuro, posta sul pannello del di-
splay ed orientata in modo che il nome
risulti leggibile «al pubblico», ossia a chi
guardi il computer aperto in posizione di
lavoro dal suo retro, e non all’operatore.
Ma passiamo alla descrizione dei par-
ticolari esterni. Sulla fiancatina destra si
trovano la feritoia del drive per miniflop-
py, lo sportellino che protegge il DB-15
subminiatura dell'uscita video VGA ed il
connettore DIN subminiatura destinato
a ricevere il cavetto proveniente dall'a-
limentatore-caricabatteria. Sulla fiancati-
na opposta troviamo invece il connetto-
re per la tastiera esterna, anch'esso un
DIN subminiatura tipo PS/2, e, più verso
il retro, il coperchio che copre l'alloggia-
mento della batteria di alimentazione.
Fra di essi si nota un riquadro nella pla-
stica che con tutta evidenza è dedicato
ad accogliere il plug telefonico RJ-11
del modem interno opzionale.
La parte posteriore è caratterizzata
dalla presenza di due sportellini stretti e
lunghi disposti orizzontalmente nella
Tandon NB/386sx
Produttore e distributore:
Tandon Computer S.p.A.
Via Enrico Fermi, 20 - 20094 Assago IMII
Prezzi UVA esclusa):
NB386/sx: 80386SX 20 MHz,
2 MByte RAM, HO 60 MByte,
DOS 4, Windows 3 Lìt. 6.495.0 ■
c.s. ma con HO 30 MByte Ut. 5.995.0 \
box espansione Ut, 690.0 .
Espansione RAM 2 MByte Ut. 900.0 ,
Espansione RAM 8 MByte Ut. 3.400.0 •
parte bassa del pannello. Il primo dei
due copre un vano nel quale trovano po-
sto i connettori delle interfacce previste
di serie, ossia una porta parallela tipo
Centronics (DB-25 femmina) e due por-
te seriali RS-232 (DB-9 maschio), Dietro
al secondo si trova invece il connettore
D-sub a 100 poli che, riportando all'e-
sterno il bus di sistema consente il col-
legamento del computer al box di
espansione opzionale.
Alzata l’antina del display, che come
d'uso è bloccata da due agganci a molla
posti sulle fiancatine, diamo uno sguar-
do alla tastiera ed allo schermo. Parlia-
mo innanzitutto della tastiera, che ci
sembra molto ben realizzata. I tasti uti-
lizzati sono del tipo a corsa media che,
pur avendo un azionamento morbido e
silenzioso, restituiscono un buon feed-
back alle dita dell'operatore. Notiamo la
disposizione assolutamente corretta dei
tasti: il Control, il Backspace ed il Re-
turn sono larghi e ben identificabili; il
Control è al posto giusto, ossia accanto
alla A; i tasti di cursore sono nella giu-
sta posizione e nella corretta forma a T
rovesciata; i tasti «accessori» (Fn, Alt,
Ins, Del) sono di grandezza normale e
ben posizionati. Una prima riga di tasti
più piccoli degli altri comprende, tra l'al-
tro, tutti e dodici i tasti funzione. Le rias-
segnazioni in funzione multipla sono ri-
dotte al minimo essenziale, essendo
praticamente limitate al solo tastierino
numerico embedded ed alle paginazioni
rimappate sui tasti cursore. Non man-
cano i rilievi tattili sulla F e la J per con-
sentire la digitazione veloce alla cieca.
Insomma, una tastiera ideale: forse la
migliore (nel senso di meglio organizza-
ta) che abbiamo finora visto su un no-
tebook. Da notare che la nazionalizzazio-
ne dell'esemplare ricevuto per la prova
era quella inglese, ma le macchine che
giungeranno sul nostro mercato dispor-
ranno di tastiera italiana.
Poco sopra alla tastiera, a destra, si
trova un minuscolo pennellino che rac-
coglie tutti i controlli del computer: i
due potenziometri a cursore che rego-
lano luminosità e contrasto dello scher-
mo (realizzati in modo da non correre il
rischio di subire spostamenti accidentali
durante il trasporto), il tasto che forza lo
stato di stand-by, l’interruttore di ali-
mentazione ed i tre led dei lock di ta-
stiera. Ancora più sopra vi sono altri tre
led che, fungendo da spie dello stato
generale del computer, sono stati cor-
rettamente posizionati dai progettisti in
modo da poter essere visti dall'esterno
anche a computer chiuso. Il primo di es-
si, a tre colori, informa sullo stato del-
l’alimentazione mentre gli altri due se-
gnalano gli accessi rispettivamente al
disco fisso ed al floppy. I colori assunti
dal led di alimentazione sono: ambra
durante il funzionamento sotto alimen-
ta tastiera è completa e bene organizzata. Le serigrafie blu sui tasti funzione sono relative al controllo del display
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
125
PROVA
TANDON NB/386sx
tatore, verde durante il funzionamento a
batterie in situazione di carica normale,
rosso durante il funzionamento a batte-
rie in situazione di imminente esauri-
mento dell'autonomia.
Il display, molto bello, ha una diago-
nale di ben 8,5" ed un rapporto di forma
corretto. Realizzato in tecnologia CCFT
(Cold Cathode Fluorescent Tube) esso
dispone, oltre che dei due controlli di lu-
minosità e contrasto citati prima, di nu-
merose altre funzioni di controllo realiz-
zate in firmware e richiamabili da tastie-
ra tramite alcune combinazioni fra il ta-
sto Fn (seconda funzione) ed i tasti fun-
zione; fra di esse citiamo la scelta di un
secondo set di caratteri, la variazione
dell'ampiezza verticale, la visualizzazio-
ne in reverse.
ottimo livello sia come progettazione ed
ingegnerizzazione che come realizzazio-
ne costruttiva. Notiamo la possibilità di
montare un coprocessore matematico,
utile nel caso di un utilizzo del computer
fortemente orientato al calcolo numeri-
co in floating point.
La tecnologia usata è sofisticata ma
tradizionale, con ovvio riflesso positivo
sul contenimento dei costi. Siamo ov-
viamente rimasti ammirati di fronte al
minuscolo hard disk di produzione Con-
ner, un'unità da 2,5" capace di ben 60
MByte ed in grado di fornire tempi medi
d'accesso che fanno impallidire i drive
di molti desktop.
Impressioni d'uso
Passiamo dunque ad esporre le im-
pressioni che abbiamo ricevuto usando,
lungo l'arco di diversi giorni, questo
Tandon NB/386sx.
Il primo commento positivo va ovvia-
mente al contenuto ingombro ed al pe-
so ridotto, caratteristiche che permet-
tono di portarsi appresso il computer
senza troppi problemi. Il secondo, al-
trettanto ovviamente, va alla potenza di
calcolo. Il 386sx a 20 MHz è un «cuo-
re» di tutto rispetto, in grado di erogare
diversi MIPS e dunque di soddisfare
pressoché qualsiasi esigenza computa-
zionale non solo estemporanea. Attor-
no ad esso lavorano uno schermo LCD
velocissimo ed un Winchester sempli-
cemente eccellente. Il risultato è un
computer che, sul piano delle pure pre-
stazioni, dà del filo da torcere alla mag-
gior parte dei desktop di fascia medio-
alta, essendo capace di un throughput
globale assai elevato grazie all'equilibra-
ta distribuzione della potenza di calcolo
fra i vari componenti. Questa potenza,
assieme ai 2 MByte di RAM forniti di
serie, consente ad esempio di far gira-
re Windows 3 in modo «enhanced
386» ottenendo il massimo delle pre-
stazioni possibili.
Ma anche dal punto di vista ergono-
mico le sorprese positive non manca-
Descrizione interna
Lo smontaggio dell'NB/386sx si è ri-
velato un piccolo puzzle che ha movi-
mentato la sessione fotografica. In ef-
fetti le viti di chiusura sono molte ed in
parte nascoste non solo sotto ai piedini
dì gomma antiscivolo posti sul fondo
(vecchio trucco...), ma anche (e questa
è nuova!) sotto uno dei due gommini
posti sopra la tastiera allo scopo di at-
tutire la chiusura del pannello del di-
splay. Lo smontaggio avviene in due fa-
si a seconda delle necessità: si può
estrarre la sola tastiera per avere un fa-
cile accesso alla parte essenziale della
motherboard ed ai dischi, ovvero smon-
tare completamente la parte superiore
del computer per poter giungere fino ai
circuiti video e di alimentazione.
La struttura interna del computer è di
II cannellino dì
controllo II pulsante
rotondo attiva lo
Stand-bv I tre led in
126
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
no. Quella migliore di tutte è costituita
dalla tastiera che, come tutti sappiamo,
è spesso l'elemento più sacrificato in
macchine della classe dei notebook.
Quella di questo Tandon è invece pres-
soché priva di difetti, come dicevamo
poco fa descrivendola. Essa è infatti
completa, ben realizzata ed organizzata
con intelligenza. La qualità della mecca-
nica e la correttissima disposizione dei
tasti permettono all'operatore una digi-
tazione agile e precisa. Finalmente, in-
somma, la tastiera giusta per un note-
book.
Ed anche lo schermo merita un elo-
gio. Sempre nitido e preciso, molto ve-
loce e ben contrastato, non soffre di
«impastamento» durante gli scrolling
ed offre una visibilità eccellente sotto
un amplissimo angolo. La risoluzione è
ottima e la restituzione dei vari livelli di
grigio è più che soddisfacente; i con-
trolli hanno inoltre un'escursione tale
da consentire la visione ottimale in
qualsiasi situazione ambientale.
Per quanto riguarda l'autonomia, fat-
tore ovviamente critico in un notebook,
non ci sentiamo di pronunciarci defini-
tivamente. La macchina in nostro pos-
sesso dava infatti sintomi di esauri-
mento ben prima dello scadere delle
due/tre ore dichiarate dalla casa. Rite-
niamo comunque trattarsi di una di-
sfunzione dell'apparecchio in nostro
possesso, che è in effetti un esempla-
re di prima produzione. Buono invece il
tempo di ricarica: solo due o tre ore,
praticamente un ciclo unitario.
Il NB/386sx è naturalmente dotato di
vari meccanismi interni che gli consen-
tono di risparmiare energia per allunga-
re la vita operativa di una sessione a
batterie. Sono ben quattro i parametri
su cui l'utente può agire, impostandoli
nello schermo del setup contenuto nel
BIOS: un timeout sull'attività del Win-
chester (da 1 a 15 minuti a passi di un
minuto), un altro timeout sull’accensio-
ne dello schermo (stessa risoluzione),
la velocità di clock del microprocessore
(10 oppure 20 MHz) e il tempo di
«iòle» del microprocessore stesso (fra-
zioni di secondo). Combinando opportu-
namente i valori di questi quattro para-
metri è possibile conseguire sensibili
prolungamenti dell'autonomia senza
generalmente penalizzare l'efficienza
od il rendimento del computer; tutti,
inoltre, sono disattivabili a scelta dell'u-
tente. E comunque è sempre possibile
forzare manualmente lo stato di stand-
by (computer acceso con consumo al
minimo) mediante l'apposito tasto pre-
sente sul pannellino di controllo.
127
MCmlcrocomputer n. 108 - giugno 1991
PROVA
TANDON NB/386sx
E già che abbiamo nominato il setup.
citiamo una sua caratteristica interes-
sante a livello di sicurezza del sistema.
Oltre alla consueta protezione median-
te password, da setup è possibile far si
che la macchina bootstrappi forzata-
mente da disco fisso anziché da floppy,
e/o fare in modo che il setup non pos-
sa essere modificato se non da chi ha
la password di bootstrap. In questo
modo si può prestare il computer a
qualcun altro (ad esempio un dipenden-
te) avendo la certezza che esso verrà
usato «a scatola chiusa» senza possibi-
lità di modifica della configurazione.
Due parole infine per quanto riguarda
le dotazioni di base e l'espandibilità del
computer. Sottolineiamo come la dota-
zione di serie di interfacce sia più che
completa: oltre alla porta parallela vi
sono infatti ben due porte seriali, l'usci-
ta video VGA e l'ingresso per una ta-
stiera esterna o un solo tastierino nu-
merico supplementare. Internamente al
computer, inoltre, vi è ancora spazio
per l'alloggiamento di un modem o di
un modem/fax. Esternamente è previ-
sto un box di espansione nel quale si
possono installare schede AT, ossia
con bus a 16 bit, in numero di tre (una
lunga e due corte). Per quanto riguarda
invece la dotazione di software ricordia-
mo infine che la macchina giunge com-
pleta di MS-DOS 4.01 e Windows 3,
entrambi già installati sul disco fisso.
Conclusioni
Il consueto sguardo al listino prezzi
conclude, come sempre, la nostra pro-
va. Ed il giudizio questa volta è estre-
mamente positivo: il Tandon NB/386sx
costa infatti praticamente sei milioni e
mezzo, che ci sembrano una cifra as-
solutamente corretta per una macchina
del genere (ricordiamo i 2 MByte di
RAM ed i 60 MByte di hard disk) e co-
munque sostanzialmente inferiore ri-
spetto alla concorrenza di punta. Per ri-
sparmiare qualcosa si tenga presente
la disponibilità del modello con Winche-
ster da 30 MByte a sei milioni tondi;
ma per sole cinquecentomila lire di dif-
ferenza sinceramente noi preferiamo
un disco più capace.
Per quanto riguarda le espansioni, il
box esterno costa circa settecentomila
lire, 2 MByte di RAM aggiuntiva costa-
no novecentomila lire mentre 8 MByte
costano tre milioni e quattrocentomila
lire.
In definitiva ci sembra che, con que-
sto NB/386sx, la Tandon entri alla gran-
de in un mercato critico ed agitato.
Questo prodotto gode infatti, al mo-
mento, di uno dei migliori rapporti fra
prezzo e prestazioni del suo settore.
Certo l'evoluzione nel mercato dei no-
tebook è veloce in modo impressionan-
te, e non sappiamo cosa ci riserverà il
prossimo futuro. Ora come ora. tutta-
via, non possiamo che salutare con pia-
cere questo felice esordio Tandon che
ci mostra come sia possibile fare mac-
chine potenti e sofisticate a costi sicu-
ramente ragionevoli.
MCmicrocomputer n, 108 - giugno 1991
Prima o poi, Microsoft
BalIPoint"* Mouse, ce lo
avreste chiesto. Di un mouse
studiato specificamente per
i laptop in effetti c'era bi-
sogno e, se avete mai usato
un mouse tradizionale con il
vostro portatile, saprete
anche il perché.
Microsoft BalIPoint risolve
i problemi di spazio stando
fermo. BalIPoint si aggancia
direttamente alla tastiera
del vostro laptop (ma va be-
Microsoft
BalIPoint Mouse
nissimo anche per quella del
vostro desktop, qualora la
mancanza di spazio lo ren-
desse necessario) e si può
inclinare secondo l’angolazio-
ne desiderata. In pratica poi
funziona come un mouse
tradizionale capovolto: basta
muovere la pallina e premere
i tasti che vi servono.
Le classiche prestazioni di
un mouse Microsoft anche
dove g li altri non ci stanno.
Portando BalIPoint con voi
e il vostro laptop, non lasce-
rete a casa nessuna delle
straordinarie doti a cui vi ha
abituato il Mouse Microsoft
(unanimemente considerato
a dire il disegno ergonomico,
la funzionalità, ma soprat-
tutto la compatibilità. Con
BalIPoint avrete infatti
anche gli accessori indi-
spensabili per adattarlo alla
maggior parte dei computer
portatili nonché per utiliz-
zarlo con una vasta gamma
di applicazioni.
Mouse come Microsoft. Con
Microsoft dunque avrete
sempre il mouse che vi serve
dove vi serve. Per sapere
tutto su BalIPoint, ma anche
sul Microsoft Mouse, tele-
fonateci direttamente allo
Mouse,
lo standard di mercato.
lo standard di mercato), vale
et
n
0 )
■O
o
Q)
02/26901359. Oppure ri-
volgetevi a un nostro ri-
venditore autorizzato o al
Microsoft Excellence Center
della vostra città.
Microsoft
Software globale, soluzioni reali.
PROVA
OA Scan HS-9100A
di Massimo Truscelli
D ire che la velocità con la quale la
tecnologia sì sviluppa è talmente
elevata che non si riesce a se-
guirne il mutamento è forse solo un eu-
femismo. Ci stiamo abituando a tali
sconvolgimenti tecnologici che quello
che un paio di anni fa era incredibile an-
che solo immaginare, oggi ci sembra
assolutamente consueto.
Non so se questo sia un bene, vista
la velocità con la quale il mercato si rin-
nova e con la quale gli oggetti tecnolo-
gici sottoposti ai nostri test invecchiano.
Per noi che svolgiamo un lavoro
quanto mai interessante e che ci pone
in una posizione di privilegio rispetto alla
normale utenza informatica, per quanto
interessante sia, diventa sempre più dif-
ficile entusiasmarci di fronte ad un nuo-
vo prodotto, ma in questo caso non sia-
mo riusciti a non mostrare una certa
soddisfazione per questo scanner, per
certi aspetti insolito e certamente molto
interessante per le sue caratteristiche e
per il prezzo.
L'oggetto in questione è l'OA Scan
HS-9100A, prodotto dalla OADatacom-
mCo. Ltd di Taiwan e commercializzato
dalla SoftCom di Torino, che andiamo
ora ad esaminare con maggiore atten-
zione.
Descrizione
L'OA Scan è uno scanner manuale
capace di leggere il formato A4, con
una risoluzione massima di 400 dpi, la
caratteristica principale del quale è la
possibilità di diventare, mediante un
pratico introduttore di originali, uno
scanner desktop ad alimentazione auto-
matica.
L'OA Scan si presenta come un pa-
rallelepipedo con i bordi smussati, do-
tato, nella base, di due file parallele di
rulli scorrevoli che ne permettono un
uso agevole senza eccessivi problemi di
trascinamento in fase di acquisizione.
La finestra di scansione è in grado,
con i suoi 216 mm di ampiezza, di leg-
gere fino al formato A4.
Nella parte superiore un pratico pen-
nellino operativo permette di poter im-
postare alcuni parametri di funziona-
mento come la risoluzione (a passi di
dieci da 100 a 400 dpi), visualizzata su
un piccolo display LED a due cifre; il
.modo di funzionamento a toni di grigio
(mediante l'adozione di quattro diverse
soluzioni per la restituzione delle mez-
zetinte) o bianco e nero. In proposito, lo
scanner è in grado di riconoscere 64 li-
velli di grigio.
La dotazione del pannello operativo è
completata da un pulsante di start che
avvia la fase di acquisizione nell'uso ma-
130
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
PROVA
OA SCAN HS-9100A
nuale e da un selettore per la regola-
zione della luminosità.
La confezione del prodotto, di chiara
origine orientale, nella configurazione
presentata in queste pagine comprende
anche l'alimentatore automatico, in gra-
do di provvedere automaticamente all'a-
limentazione di fino a 10 originali, ed il
software di gestione comprensivo delle
utility di acquisizione HPED, del softwa-
re di trattamento delle immagini SCAN
PAINT PLUS, di una utility per il merge
delle due sezioni di una stessa imma-
gine di dimensioni maggiori della fine-
stra di acquisizione e, al momento della
ufficiale commercializzazione in Italia
del prodotto (probabilmente iniziata
quando leggerete queste note), anche
di un software OCR.
L'interfacciamento dello scanner con
il personal computer, di classe AT o
compatibile, equipaggiato con adattato-
re grafico Hercules, CGA, EGA o VGA,
avviene mediante un controller da inse-
rire in uno degli slot liberi del computer
impiegato.
La configurazione minima necessaria
richiesta al computer è una dotazione di
memoria di almeno 512 Kbyte, la pre-
senza dell’hard disk e di un floppy disk
drive e. a completamento, è consiglia-
bile la presenza di un mouse e di una
stampante.
Il controller dell'OA Scan HS-9100A è
settato per essere adoperato sfruttando
il Direct Memory Access (DMA) 1, ma
come spesso avviene quando ci sono
altre schede installate sul medesimo si-
stema, si possono manifestare conflitti
tra le medesime, ragione per la quale è
possibile riconfigurare gli indirizzi me-
diante una serie di jumper e dip-switch.
OA Scan Designer
Costruttore:
OADatacommCo., Ltd., Taiwan.
Distributore:
SoftCom srl, Via Zumaglia 63A, 10145Torino.
Tel.: 011/7711177.
Prezzi UVA esclusa I:
OA Scan HS-9100A L 890.000
OA Scan HS-9100A
+ sheel feeder L. 1.290.000
Il segnale che qualcosa non va nel si-
stema dopo l'inserimento della scheda
è dato dalla visualizzazione sullo scher-
mo della scritta «memory parity errar»
nell'esecuzione di procedure del soft-
ware di gestione dello scanner.
In ogni caso le operazioni da svolgere
per la riconfigurazione sono documen-
tate in un foglio aggiuntivo del manuale
di istruzioni.
Sheet feeder
Lo sheet feeder che può completare
lo scanner HS-9100A è un vero e pro-
prio gioiellino di elettromeccanica: esso
non ha alcun collegamento di natura
elettrica con il computer, ma è dotato
solo di un alimentatore di rete. Una vol-
ta che lo scanner vero e proprio è in-
stallato su di esso, mediante un pratico
sistema di molle metalliche, lavora in
maniera del tutto dipendente dal soft-
ware di gestione dello scanner sebbene
tra i due elementi non esista alcun col-
legamento elettrico.
Il foglio dell'originale viene fatto avan-
zare in base alle esigenze dello scanner,
ai tempi di risposta dell'unità centrale
ed all'immagazzinamento dell'immagine
in memoria, mediante un ingegnoso
quanto mai semplice sistema opto-elet-
tro-meccanico.
Sulla base dello sheet feeder, nella
superficie che accoglie la base dello
scanner, sono presenti due fori corri-
spondenti ad un diodo emettitore e ad
un ricevitore di raggi infrarossi: due ele-
menti analoghi sono presenti nella base
dello scanner, posizionati in modo stret-
tamente simmetrico con quelli dello
sheet feeder. In tal modo, il «dialogo»
che si instaura tra le due unità opto-
elettroniche determina l'avanzamento o
meno del documento per la sua scan-
sione rendendo indipendente l'unità di
alimentazione dall'interfaccia di gestio-
ne dello scanner presente sul compu-
ter. L'unico controllo presente è solo un
pulsante per l'espulsione dell'originale
quando di esso si voglia acquisire solo
una sezione, oppure se si manifestano
degli inconvenienti nel processo di digi-
talizzazione.
Hardware
L'interno dei due elementi è sempli-
ce, pulito nella filatura e sufficientemen-
te curato.
L'unità di acquisizione vera e propria
è dotata di una fila di led a luce giallo-
verde, mentre il sensore CCD è posi-
zionato nella parte superiore alla fine di
un condotto, adeguatamente scherma-
to, che riflette l'immagine in scorrimen-
to nella finetra.
All'intemo dello stesso elemento so-
no presenti anche le elettroniche legate
alla gestione del display LED a sette
Lo scanner nelle due modalità operative : completo di sheel feeder e usato
manualmente.
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
131
PROVA
OA SCAN HS-9100A
segmenti ed ai tasti a membrana di se-
lezione dei modi di funzionamento oltre,
come già accennato precedentemente,
alla sezione di comando dello sheet fee-
der, realizzata con l'uso di un raggio in-
frarosso.
Lo sheet feeder è costruito in manie-
ra altrettanto semplice, ma curata . tutti
i ruotismi sono in plastica abbondante-
mente lubrificata con grasso al silicone
alloggiati in un robusto cestello metalli-
co e la filatura che collega la scheda
elettronica principale, costituita quasi
esclusivamente dalla sezione di alimen-
tazione del motore di trascinamento,
con il trasmettitore/ricevitore infrarosso
è saldamente ancorata, nonostante il
breve percorso, in più punti.
Software
Il vero punto di forza di apparecchia-
ture come questa, cosi come di altre
analoghe, è il software di gestione.
Nel caso specifico esso ci sembra ab-
bastanza ricco, anche se la dotazione su
dischi da 5.25" della capacità di 360
Kbyte ci sembra un pochino desueta. In
ogni caso il passaggio su dischi da 3.5"
avviene in modo semplice poiché nes-
sun elemento è protetto e tutto il disco
può facilmente essere copiato su sup-
porti diversi. Oltretutto il software di in-
stallazione permette di poter definire a
piacere i drive sorgente e quello di de-
stinazione, ragione per la quale non esi-
stono in pratica grossi problemi.
Prima di approfondire il discorso sul
software vorremmo rammentare che,
come abbiamo già detto, dovrebbe
comprendere anche un programma
Il software SPP accetta gli stessi formati di salvataggio utilizzati da HPED oltre ad alcuni propri. Uno dei menu più interessanti è Icon, in pratica una llbrena di
simboli.
132
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
PROVA
OA SCAN HS-9100A
OCR, esattamente IMSI OCR. Nel no-
stro caso il software era presente, ma
non è stato possibile usarlo poiché era
privo del drive specifico per lo scanner
OA Scan HS-9100A, mentre erano inve-
ce presenti tutti gii altri modelli della
gamma OA Scan.
In proposito abbiamo interpellato il di-
stributore che ci ha confermato la di-
sponibilità del prodotto contestualmen-
te alla ufficiale immissione sul mercato.
Tra i tanti, il software che più merita
l'attenzione è lo ScanPaint Plus (SPP
per comodità).
Un software che consente di acqui-
sire le immagini con lo scanner e suc-
cessivamente di intervenire su di esse
per il ritocco con una serie di strumenti
di disegno, oppure di memorizzarle in
vari formati oltre che stamparle.
Per chi si «accontenta» di un softwa-
re per la sola gestione dell'OA Scan nel-
le fasi dì acquisizione, salvataggio e set-
taggio dei parametri di acquisizione è
possibile utilizzare l'utility HPED che
non necessita, contrariamente a SPP,
nemmeno dell’uso del mouse.
La procedura più opportuna per utiliz-
zare lo scanner è quella di impiegare
HPED per le fasi di acquisizione vere e
proprie e poi ritoccarle con SPP.
HPED è munito di una interfaccia
utente basata sull'esclusivo uso dei ta-
sti funzione da 1 a 6 che svolgono ri-
spettivamente le funzioni di scansione
dell'immagine, salvataggio, recupero,
stampa, settaggio della risoluzione e
uscita del programma.
Una caratteristica particolare del pro-
gramma è quella di consentire il salva-
taggio nei formati TIFF, MSP (Windows
Paint), PCX. CUT (Dr. Halo), IMG (GEM,
OAfax v.2 e IMSI OCR), OAF (OAfax
v.3), ma il recupero di immagini salvate
nel solo formato TIFF.
Al contrario, SPP accetta tutti i forma-
ti già descritti oltre ad alcuni propri con-
traddistinti dalle sigle SPP e SP.
La ricca possibilità di conversione dei
formati consente di adattare le immagi-
ni alle specifiche richieste dai vari pro-
grammi di grafica ed impaginazione ol-
tre che poter ricorrere a software par-
ticolarmente evoluti per il trattamento
delle immagini (vedi ad esempio PC-
Paintbrush della Z-Soft, Windows Paint,
GEM Paint, Dr. Halo e molti altri, oppu-
re esportare il file, con gli opportuni
mezzi, verso altre piattaforme hardwa-
re).
Il software a corredo ci sembra di
buona fattura; l'unico appunto riguarda
la non gestione del colore, anche se tut-
to sommato si tratta di una mancanza
giustificata dal fatto che si tratta di un-
software concepito per uno scanner a
toni di grigio, ma il poter aggiungere in
Conclusioni
Si tratta di un prodotto molto interes-
sante sia per le sue caratteristiche che
per il prezzo al quale viene venduto.
Ottocentonovantamila lire per la ver-
sione priva dell'alimentatore automatico
e unmilioneduecentonovantamila lire
per quella comprensiva dì sheet feeder
sono in assoluto un prezzo allettante
specialmente considerando le caratteri-
stiche generali e la dotazione di softwa-
re.
Si tratta di un prodotto interessante e
soprattutto di uso bivalente: pensate
per un attimo a dover acquisire la pa-
gina di un libro voluminoso e pensate
anche a dover acquisire un documento
dattiloscritto di una decina di pagine
senza dover strappare la pagina in un
caso e senza dover necessariamente
eseguire l’operazione di introduzione
manuale dei fogli nell'altro caso in que-
stione.
Già solo questo dovrebbe essere suf-
ficiente a farvi meditare sull'acquisto;
se poi considerate che si tratta di uno
scanner manuale a 400 dpi e 64 toni di
grigio, in grado di trattare direttamente
documenti fino al formato A4 e, me-
diante l'utility Merge, anche quelli di for-
mato superiore, non si può certo negare
che offre un rapporto tra prezzo e pre-
stazioni molto conveniente.
qualche modo il
colore alle imma-
gini, cosi come è
possibile con altri
programmi, non
avrebbe certo
guastato.
Una caratteri-
stica di rilievo di
SPP consiste in-
vece nell'aver a
disposizione una
serie di icone
contenenti imma-
gini di vario tipo
che è possibile
incollare dove si
vuole all'interno
dell'area di dise-
gno. I vantaggi di
tale funzionalità sono evidenti quando si
scopre di aver a disposizione un intero
set di simboli elettronici e di simboli
musicali.
Ci è rimasta da esaminare l’utility
Merge, che come abbiamo già detto al-
tro non è che un software che permette
di unire due sezioni di una stessa im-
magine di dimensioni maggiori a quella
della finestra di scansione.
Una volta avviato si presenta con due
finestre analoghe per ognuna delle quali
si può caricare la sezione di immagine
desiderata, una volta allineate le due se-
zioni con le barre dì scorrimento oriz-
zontale e verticale, si può procedere al
salvataggio dell'immagine completa in
un unico file per il successivo tratta-
mento con SPP.
La scheda controller dello si
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
133
Turbo Pascal per Windows
di Sergio Polim
F antastico. Prassi vorrebbe che il
giudizio sul prodotto venisse
espresso nelle conclusioni, dopo
averne esaminato criticamente le diver-
se caratteristiche. Ma qui non si riesce
proprio a trattenere l'ammirazione. Non
occorre una prova pesante e minuziosa:
appena completata l'installazione (facile
e veloce), non si può resistere alla ten-
tazione di provare qualcosa. In fondo,
per quanto i manuali siano ovviamente
indispensabili, basta avere un minimo di
esperienza con le versioni per DOS del
Turbo Pascal e con Windows 3.0 per
essere in grado di provare qualcosa.
Con pochi colpi di mouse si apre la dia-
log box di «File/Open», ci si porta su
una directory come «docdemos», si
sceglie un file a caso. L 'interfaccia MDI
fornita da Windows ci propone subito
una finestra di editing aperta su quel fi-
le. Sempre con il mouse si sceglie
«Run/Run», o magari si preme l'abituale
combinazione Ctrl-F9 : in un attimo il
programma viene compilato e si apre la
sua finestra per dare inizio all'esecuzio-
ne. E non ho parlato a caso: ho detto
« in un attimo» perché per tutto questo
ci vuole davvero meno a farlo che a de-
scriverlo. Mi tornano in mente le parole
di un recensore americano alle prese
con una versione ormai storica del Tur-
bo Pascal: il primo compilatore integra-
to veniva messo a confronto con il lin-
guaggio allora più diffuso, con l'interpre-
te Basic fornito insieme con il DOS ; un
linguaggio il cui pregio fondamentale
era forse dato dalla immediatezza con
cui, digitando «RUN», si poteva verifi-
care se il proprio programma girava a
dovere. Il Turbo Pascal, notava quel re-
censore. nonostante fosse un compila-
tore e non un interprete, era tanto ve-
loce che a compilare ci voleva meno
che a digitare «RUN». Anders He-
jlsberg, creatore di quel Turbo Pascal,
nonché tuttora principale ispiratore delle
strategie Borland per i linguaggi, ha ri-
petuto il miracolo.
Magari penserete che sto esageran-
do. Ma voi avete mai provato a pro-
134
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
PROVA
TURBO PASCAL
grammare sotto Windows ? Si tratta di
un ambiente ideale per molteplici aspet-
ti: indipendenza dall'hardware (mai più
quei programmi ognuno con i propri dri-
ver per le schede video e le stampan-
ti!), standardizzazione dell'interfaccia
utente, multitasking, scambio di dati tra
diverse applicazioni, mega e mega di
memoria potenzialmente a disposizione
(altro che limite di 640K!) e, in difetto di
RAM, overlay non più necessario in
quanto gestito in modo trasparente dal-
lo stesso Windows, ecc. Ma program-
mare in tale ambiente è stato finora un
processo lungo e penoso: file di «defi-
nizioni» e di «risorse» accanto ai sor-
genti, pesanti convenzioni da seguire
anche per il più banale programmino
(mai meno di cento righe!), un ciclo di
compilazione appesantito dalla neces-
sità di usare sempre il Resource Com-
piler e di lavorare sotto DOS, la neces-
sità di un secondo monitor per il debug-
ging simbolico, ecc. Ecco perché il pri-
mo maggio a San Francisco, quando
Anders ha illustrato il Turbo Pascal per
Windows nella sala Ralston delTHistoric
Sheraton Palace Hotel, è stato interrot-
to per tre volte dagli applausi della pla-
tea.
I presenti non credevano ai propri oc-
chi : programmi per Windows anche di
sole quattro ( ripeto : quattro/ righe ;
compilazione in pochi istanti di program-
mi di centinaia di righe, risorse compre-
se; possibilità di portare sotto Windows
un programma scritto con il Turbo Pa-
scal per DOS solo cambiando «uses
Crt» in «uses WinCrt ». debugging sim-
bolico anche su un solo monitor; una
gerarchia di classi ObjectWindows, ana-
loga al Turbo Vision, costruita intorno al-
la API di Windows in modo tale da sem-
plificarne enormemente l'uso. In breve,
finalmente la programmazione sotto
Windows alla portata di tutti, anche ...
dei pigri: chiunque sappia programmare
in Turbo Pascal sa già programmare sot-
to Windows; chi abbia lavorato con il
Turbo Vision non impiegherà molto a
padroneggiare ObjectWindows, e quin-
di a scrivere con poco sforzo applicazio-
ni anche sofisticate.
Non ci sono dubbi: non si può guar-
dare al nuovo Pascal della Borland sen-
za restarne affascinati. Se a San Fran-
cisco ho assistito agli applausi, poco più
di un mese prima, a Milano, avevo po-
tuto registrare l'entusiasmo con cui per-
fino Tommaso Masi aveva accolto un'a-
naloga presentazione, lui strenuo difen-
sore dello Smalltalk anche per Windows
(perdonami Tommaso: dovere di crona-
ca!). Ne segue che il «giudizio» sul pro-
dotto è presto dato, e che quindi questa
prova non potrà limitarsi ad un normale
esame: cercheremo di vedere se la
Turbo Pascal per Windows
Produttore:
Borland International, Ine,
1800 Green Hills Road
P.O. Box 660001
Scotts Valley, CA 95067-0001
Distributore:
Borland Italia S.r.l.
Via Cavalcanti, 5-20127 Milano
Telefono: 02-2610102
Prezzi UVA esclusa!:
Turbo Pascal per Windows L. 499.000
Upgrade da qualsiasi linguaggio
Borland L.299.000
enorme semplificazione di una program-
mazione tradizionalmente ostica na-
sconda qualche limitazione; cerchere-
mo di capire le implicazioni di un pro-
dotto indubbiamente rivoluzionario, an-
che con riguardo ad un rapporto Borland -
Microsoft che, come vedremo, non è
più di pura e semplice concorrenza.
Installazione
Quando qualcuno mi chiede che mac-
china comprare, rispondo sempre: al-
meno 80386SX, almeno due mega di
RAM e una scheda madre su cui sia
possibile installarne almeno quattro
(meglio se otto), un monitor a colori al-
meno VGA, un disco rigido da almeno
40 mega con un tempo medio d'acces-
so non superiore a 25 millisecondi, un
mouse. Non costa pochissimo, ma al-
meno non ti pentirai dell'acquisto dopo
pochi mesi.
Il motivo per cui rispondo così è sem-
plice: Windows. Alla Borland Langua-
ges Conference di San Francisco c'era
pure Brad Silverberg, Vice Presidente
della Microsoft responsabile della
Systems Division, Ha parlato del futuro
del DOS e di Windows, per dire che la
Microsoft vede il DOS come sistema
soprattutto per l'« utente casuale», quel-
lo che usa il PC sporadicamente e ma-
gari solo o soprattutto per qualche gio-
chino. Per gli altri c'è e ci sarà sempre
più Windows, É imminente una versio-
ne 3.1, con un nuovo File Manager, con
i font scalabili e altre novità; sarà segui-
to a ruota da un Windows a 32 bit, in
grado finalmente di sfruttare appieno le
potenzialità dei processori 80386 e
80486 e con una API ( Application Pro-
gramming Interface) sostanzialmente
identica a quella di Windows 3.0, al
punto che sarà sufficiente apportare
modifiche solo marginali ai programmi;
il futuro sarà un sistema con nucleo NT
( New Technology) su cui potranno gira-
re applicazioni DOS, Windows, OS/2 e
Posix (cioè Unix). Silverberg ne ha con-
cluso (citando Philippe Kahnl), che chi
voglia guardare lontano, chi voglia lunga
vita per i propri programmi, già da oggi
deve sviluppare sotto Windows.
Windows 3.0 può girare su qualsiasi
macchina, ma è francamente ben poco
attraente su un 8086, ed anche su un
80286 con meno di due mega di RAM
non è esaltante. Va tuttavia rilevato che
la RAM costa ora molto meno di un
tempo, e magari anche che (come a
San Francisco ha ricordato Andrew S.
Grave, presidente della Intel) le vendite
degli 80386 hanno superato quelle degli
80286 fin dall'aprile dello scorso anno,
vale a dire un mese dopo l’annuncio di
Windows 3.0. Il Turbo Pascal per Win-
dows (TPW), per così dire, si adegua:
può girare solo in modo protetto, richie-
dendo almeno un 80286 e almeno due
mega di RAM. È la prima limitazione
che dobbiamo registrare, ma, per quan-
MCmicrocomputer n, 108 - giugno 1991
PROVA
TURBO PASCAL
to appena detto, è certamente ragione-
vole.
Se si sceglie di installare anche tutti i
programmi di esempio, ne risulta un'oc-
cupazione su disco di circa sei mega; si
tratta di una scelta sicuramente consi-
gliabile, dal momento che i vari «demo»
aiutano molto a familiarizzare non solo
con una programmazione sotto Windo-
ws di stile tradizionale (che rimane sem-
pre possibile), ma anche e soprattutto
con il ben più comodo approccio con-
sentito dalla OOP e in particolare dalle
gerarchie di classi WObjects e Object-
Windows.
Lo spazio su disco viene occupato
non solo dal compilatore e dagli esem-
pi, ma anche da un ampio help in linea
(quasi due mega e mezzo) e da nume-
rosi programmi accessori: dal Turbo De-
bugger per Windows ai resource e Help
Compiler della Microsoft, dal Whitewa-
ter Resource Toolkit ai familiari MAKE,
GREP e TOUCH, i quali tutti possono
essere ovviamente cancellati se si di-
spone già di quelli forniti insieme al Bor-
land C ++. È da notare che gli «acces-
sori» sono tali che non c’è alcun biso-
gno di acquistare il Software Develo-
pment Kit della Microsoft, e a ciò con-
corrono anche prodotti che la stessa
Microsoft ha consentito venissero inclu-
si nella confezione. Per un semplice
motivo: Windows, la cui diffusione non
potrà che trarre beneficio dalla disponi-
bilità di validi strumenti di sviluppo. E
poco importa che questi siano targati
Borland o altro. Tanta è la priorità che la
Microsoft assegna alla diffusione di
Windows, che sta anzi collaborando con
la Borland per renderlo più object-orien-
ted e per dotarlo di un migliore suppor-
to per il debugging (cosi Gene Wang a
Corrado Giustozzi e a me il 27 marzo a
Milano). Collaborazione forse agevolata
dal fatto che Silverberg, prima di pas-
sare alla Microsoft, ha lavorato alla Bor-
land...
Documentazione
La confezione comprende ben sette
manuali: la User's Guide e la Program-
merà Guide sono molto simili agli ana-
loghi testi forniti con il Pascal per DOS,
mentre del tutto nuovi sono la Windo-
ws Programming Guide (dedicata alla
programmazione mediante ObjectWin-
dows) e la Windows Reference Guide
(contenente un'analitica esposizione sia
della API di Windows sia della gerarchia
di ObjectWindows ); gli altri tre manuali
sono dedicati al nuovo Turbo Debugger
per Windows, al Whitewater Resource
Toolkit e a\\‘ Help Compiler della Micro-
soft.
A San Francisco ho chiesto a Richard
Schell, Vice Presidente della Borland
preposto allo sviluppo dei linguaggi, per-
ché abbiamo due distinte versioni del
Turbo Pascal, per DOS e per Windows,
e se avremo in futuro un «Borland Pa-
scal» unico per i due ambienti come già
accade per C e C ++. Mi ha risposto
che al momento non è prevista una ver-
sione bivalente del Pascal in quanto,
mentre il Borland C ++ è concepito co-
me prodotto completo per lo sviluppo
professionale di applicazioni anche pe-
santi e complesse, il Turbo Pascal viene
considerato un prodotto «d’entrata».
Tale atteggiamento si comprende bene
se si pensa che negli Stati Uniti il
C/C ++ si giova della enorme diffusione
che Unix vanta nelle università, ma in
Europa la situazione è un po' diversa: in
Germania, ad esempio, è proprio il Tur-
bo Pascal il linguaggio più diffuso, se-
guito dal dBASE, dal COBOL e, solo
quarto, dal C. In ogni caso, da quella im-
postazione segue che la Borland ha de-
dicato la massima attenzione a rendere
agevole l'approccio al nuovo compilato-
re; al tempo stesso, si comprendono
meglio alcune caratteristiche della docu-
mentazione. Intendo riferirmi in partico-
lare ai due manuali dedicati alla pro-
grammazione sotto Windows,
La Windows Programming Guide se-
gue la traccia di ObjectWindows per
guidare passo passo il lettore nella rea-
lizzazione dei suoi primi programmi (gli
esempi del manuale si ritrovano dopo
l'installazione in una subdirectory DOC-
DEMOS); la complessità della program-
mazione sotto Windows viene «nasco-
sta» dietro una gerarchia di classi ana-
loga — per quanto possibile — a quella
del Turbo Vision, senza trascurare nulla:
dalla interfaccia MDI alla gestione della
memoria, dalle librerie DLL (Dynamic-
Link Libraries) alla comunicazione tra
applicazioni mediante DDE ( Dynamic
Data Exchange ), dalla grafica con GDI
( Graphics Device Interface) alle risorse
(menu, acceleratori, dialog box, cursori,
icone, stringhe, bìtmap). Un «tutorìal»
completo e ben fatto, nel quale ho tro-
vato pochissimi punti deboli.
Quando si tratta ad esempio delle
funzioni callback (quelle chiamate da
Windows invece che dall'applicazione),
si dimentica dì precisare che devono es-
136
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
PROVA
TURBO PASCAL
sere «esportate» con la nuova keyword
export e che, quando si passa il loro in-
dirizzo ad un'altra funzione, questo deve
essere ottenuto chiamando la funzione
MakeProdnstance della API di Windo-
ws. Analogamente, la Windows Refe-
rence Guide propone una documenta-
zione della API simile a quella — non
esaltante — contenuta nel Reference
delI'SDK della Microsoft, con qualcosa
in meno: manca una esposizione sinte-
tica delle oltre 500 funzioni raggruppate
in categorie logiche (come invece si tro-
va nelle prime 70 pagine del Referen-
ce), le descrizioni sono ancora più strin-
gate.
In sintesi, la documentazione è di va-
lidissimo ausilio per moltissimi tipi di ap-
plicazioni, soprattutto se realizzate me-
diante ObjectWindows. Se tuttavia si
vuole spremere Windows fino all'ultima
funzione, è necessario munirsi di ulte-
riore supporto. Come d'altra parte capi-
ta anche (e anche più) a chi usi l'SDK:
praticamente obbligatorio un testo co-
me quello di Charles Petzold ( Program -
ming Windows, Microsoft Press, se-
conda edizione). È vero che si tratta di
testi in cui si fa riferimento alla pro-
grammazione in C, ma questo potrebbe
anche non essere un problema...
Implementazione del linguaggio
Nom mi soffermo sull'ambiente di
sviluppo, in quanto si tratta di una nor-
male applicazione Windows con inter-
faccia MDI, i cui menu sono molto simili
a quelli dei Pascal per DOS. Da segna-
lare, tuttavia, la possibilità di passare
con un click del mouse dallo standard
CUA di default ad una impostazione al-
ternativa che ripropone l'interfaccia dei
compilatori Borland per DOS (uscita con
Alt-X invece che Alt-F4, Ctrl-QF per il
Find, ecc.). Ne risulta un ambiente co-
modo e versatile, ma anche incredibil-
mente veloce, grazie al fatto che la
compilazione avviene tutta in RAM
sfruttando le capacità del microproces-
sore in modo protetto.
Dietro tale elegante veste, si svolge
un compito arduo. Windows si presta
particolarmente alla programmazione in
C, ma preferisce che le chiamate di fun-
zione avvengano seguendo le conven-
zioni del Pascal (passaggio dei parame-
tri nell’ordine in cui sono scritti, ripristi-
no dello stack a cura della funzione chia-
mata invece che di quella chiamante).
Programmando in C si deve quindi ru-
bare un po’ dal Pascal, per farci pro-
grammare in Pascal la Borland ha ruba-
to un po' dal C.
Con il Pascal 6.0 è stata introdotta
una direttiva SX che attiva una «sintassi
estesa», grazie alla quale è possibile
chiamare una funzione senza badare al
suo risultato, come se fosse una pro-
cedura (ne trovate esempi nella rubrica
Turbo Pascal). Quella stessa direttiva
viene ora a sua volta estesa per con-
sentire di manipolare stringhe e punta-
tori a caratteri come si fa in C. Definen-
do un array di caratteri in modo che l'in-
dice del primo sia zero, il tipo che ne
risulta è compatibile con i puntatori a
carattere di tipo PChar, proprio come in
C posso inizializzare un puntatore a ca-
rattere con una stringa, col TPW posso
assegnare una stringa (anche costante)
ad un PChar ; come avviene in C per
ogni puntatore, si può accedere ai sin-
goli caratteri della stringa puntata da un
PChar con la stessa notazione usata per
gli array (ad esempio: P[4] per il quinto
carattere; il primo carattere, quello con
indice zero, non è un byte di lunghezza:
la fine della stringa è indicata dal carat-
tere con codice zero); come in C, pos-
sono essere applicati al tipo PChar gli
operatori « + », «-», «>», «<». «>=» e
«<=». La unit STRINGS ci mette a di-
sposizione un'intera serie di funzioni per
la manipolazione delle nuove stringhe,
tanto da non far rimpiangere le quasi
omonime funzioni care al programmato-
re C ( StrLen , StrCat, StrIComp, ecc.); le
tradizionali Read e Write, Val, Assign e
Renarne, in compenso, possono opera-
re sia sulle vecchie che sulle nuove
stringhe.
Accanto a qualche ritocco al tipo boo-
lean, la sintassi estesa consente di ave-
re accesso a tutta la API di Windows, i
cui tipi e le cui funzioni si ritrovano in-
teramente e fedelmente «tradotti» nelle
unit WINTYPES e WINPROCS.
Ma la API non basterebbe. Per sfrut-
tare tutte le possibilità della program-
mazione sotto Windows si usano nor-
malmente file DEF, con i quali si preci-
sano, tra l'altro, le caratteristiche dei
segmenti per codice e dati (FIXED o
MOVEABLE. DISCARDABLE, PRE-
LOAD o LOADÒNCALL, NONE o SIN-
GLE o MULTIPLE), le dimensioni dello
stack e del locai heap (quello compreso
nel segmento dati di ogni applicazione,
mentre con global heap si indica la me-
moria a disposizione di tutte le applica-
zioni), le funzioni da «esportare» (vanno
esportate le procedure e funzioni callba-
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
137
TURBO PASCAL
ck e quelle di una DLL). Il Turbo Pascal
semplifica il tutto introducendo una di-
rettiva $C per modificare gli attributi dei
segmenti codice (per default: MOVEA-
BLE, PRELOAD e PERMANENT, cioè
non DISCARDABLE) e modificando la
direttiva $M in modo che si riferisca so-
lo alle dimensioni dello staek e del locai
heap. Quanto alle «esportazioni», basta
aggiungere la keyword export all'inte-
stazione della funzione o procedura in-
teressata; nelle DLL, simili alle unit ma
introdotte dalla keyword library, occor-
re poi riepilogare funzioni e procedure
esportate in una apposita sezione deno-
minata exports, dove è possibile indi
care accanto al nome di ognuna un
mero intero opzionale preceduto da in
dex. Diciamo subito che anche le li-
brary possono ovviamente essere
«usate»; può anzi essere «usata» qual-
siasi DLL di Windows, anche se non
realizzata in Turbo Pascal: per usare in
un programma una funzione contenuta
in una DLL, occorre approntare una unit
nella cui sezione implementation si ag-
giunga al nome della funzione la fami-
liare keyword external seguita dal no-
me della DLL tra apici e, opzionalmente,
da name e dal nome con il quale la fun-
zione è presente nella DLL (se diverso
da quello che preferiamo per il nostro
programma) o da index e dall'intero
corrispondente. Sia il nome che l'indice
delle funzioni di una DLL possono es-
sere trovati con il programma TDUMP,
fornito insieme al Turbo Debugger.
Quanto ai segmenti di dati, i manuali
Microsoft ci dicono che le opzioni NO-
NE e SINGLE possono essere usate so-
lo per le librerie, MULTIPLE, FIXED e
MOVEABLE solo per le applicazioni. I
manuali del Turbo Pascal nulla dicono
circa NONE. SINGLE e MULTIPLE, ma
credo di poter ritenere che, essendoci
poco da scegliere, vengano gestite au-
tomaticamente dal compilatore. È detto
chiaro, invece, che il segmento dati di
un'applicazione o di una libreria può es-
sere solo FIXED. Per dirla in breve ciò
comporta che, quando Windows è in
rea I mode, può capitare che il locai heap
esempio di prograi
WinCRT
Listalo 2 - La somma I
di due numeri ottenu-
ta con una DLL e una
unit di interlaccia a
library SommeDLL;
(*SN+*)
begin
Somma := a + b;
: Doublé; export
function Somma (a, b: Doublé): Double;
implementation
function Somma; external 'SOMMEDLL' i
s WinCrt, Som
, b: Doublé;
non possa essere espanso oltre il limite
dettato dalla direttiva $M (8192 byte per
default), in quanto il segmento dati non
può essere mosso. Abbiamo cioè tro-
vato un'altra limitazione. In effetti ci vie-
ne proposto di barattare una maggiore
semplicità (ed efficienza) del compilato-
re con la rinuncia ad una elasticità che
potrebbe tornare utile solo nelle situa-
zioni in cui Windows stesso non gira al
meglio. Nessun problema, infatti, nei
modi standard e 386 enhanced (un seg-
mento mantiene lo stesso «selettore»
anche se viene spostato in memoria).
Un analogo compromesso ci viene
proposto per l'allocazione dinamica. Qui
non vi sono limitazioni (rimane la pos-
sibilità di usare tutte le routine della
API), ma di particolari scelte circa i mec-
canismi tradizionali del Pascal: non ci
sono più Mark e Release, e New, Di-
spose, GetMem e FreeMem operano
solo sul global heap. La gestione della
memoria dinamica con tali procedure è
ottimizzata per contrastare lo spreco
che deriverebbe dal loro uso con bloc-
chi «piccoli» di memoria (ogni blocco al-
locato nel global heap si porta dietro un
overhead di almeno 20 byte) : in caso di
richiesta di allocazione di un blocco
«piccolo» ne viene in realtà allocato uno
«grande», che viene poi utilizzato per
successive sub-allocazioni di altri bloc-
chi «piccoli», senza overhead. Il mecca-
nismo può essere perfino regolato
agendo sulle variabili HeapLimit (dimen-
sione massima di un blocco «piccolo»)
e HeapBlock (dimensione del blocco
«grande»). Va rammentato peraltro che
tutti i blocchi allocati con New o Get-
Mem sono FIXED; ne segue che, in reai
mode, non possono essere mossi per
constrastare la frammentazione del glo-
bal heap ; se quindi si dovessero proprio
fare i conti con il reai mode, potrebbe
convenire usare le funzioni della API.
Librerie
Chi non abbia esperienza della pro-
grammazione sotto Windows se la im-
maginerà magari ora estremamente
complicata. Non avrebbe tutti i torti. La
unit WINCRT ci propone tuttavia un ap-
proccio estremamente semplice al nuo-
vo ambiente.
Immaginate un qualsiasi programma
scritto sotto DOS con la unit CRT: ac-
canto a procedure standard come Read
e Write, possiamo spostare il cursore
con GotoXY e ottenerne la posizione
con WhereX e WhereY, verificare se è
stato premuto un tasto con KeyPres -
sed, leggere i caratteri digitati con Read-
Key, abilitare o disabilitare il Ctrl-C e il
Ctrl-Break agendo sulla variabile Che-
ckBreak, ecc. Bene. Tutto questo si può
tranquillamente rifare sotto Windows
usando la unit WINCRT invece che
CRT. In tal modo, alla prima istruzione
Read o Write si apre automaticamente
sullo schermo una finestra che emula
un normale terminale in modo testo;
per default vi sono 25 righe e 80 co-
lonne, ma le dimensioni possono esse-
re scelte a piacere assegnando altri va-
lori ai campi X e Y della variabile Screen-
Size (naturalmente prima di qualsiasi
operazione di lettura/scrittura); basta
che il prodotto del numero di righe per
il numero di colonne non superi 65520.
Se le righe sono più di 25 o le colonne
138
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
PROVA
TURBO PASCAL
program ListApps;
wobjects, WInTypes, 1
unction
and; TheValue: Longint
Str: array [0. .79] of char;
begin
i£ GetWindowText (TheHandle, Str, 79) <
CaptionList"' . Insert (StrNew(Str) ) ;
WhoAmI := 1;
veTitle
nt ICaptionList) ;
più di 80, è possibile far scorrere la fi-
nestra sullo schermo virtuale cosi defi-
nito sia mediante apposite istruzioni
( ScrollTo , TrackCursot ), sia agendo sulle
serali bar al termine dell'esecuzione del
programma: la finestra rimane infatti
aperta a meno che non si termini con
DoneWinCRT. L'unico limite è rappre-
sentato dal fatto che con ReadKey si
possono leggere solo normali caratteri
ASCII, non anche tasti funzione o simili,
in quanto gestiti direttamente da Win-
dows. C’è invece una curiosa inesattez-
za nell'help in linea: vi si legge che Do-
neWinCrt si limita a chiudere la finestra,
lasciando la possibilità di riaprirne poi
un'altra con InitWinCrt. In realtà, come
ho detto, DoneWinCrt causa sempre la
fine del programma. A San Francisco ho
segnalato la cosa ad Anders, che mi ha
detto che in effetti il comportamento
descritto nell'help in linea è quello che
avrebbe voluto implementare, ma che
ha dovuto rinunciare perché... a Win-
dows non piaceva. Mi ha anche assicu-
rato che provvederà quanto prima a cor-
reggere testo ed esempi dell'help.
Anche il Turbo Pascal per Windows è
comunque in primo luogo un linguaggio
Object-Oriented, e la potenza che ne se-
gue emerge tutta nella unit ObjectWin-
dows.
L'incapsulamento (il codice insieme ai
dati nella definizione di un tipo) sempli-
fica l'accesso alle quasi 600 funzioni
della API, diverse delle quali richiedono
quattro o più parametri, mediante cam-
pi-dati corrispondenti a molti di tali pa-
rametri: l'assegnazione a loro di valori
corretti avviene così in modo trasparen-
te e con minori possibilità d'errore. Al-
cuni metodi, inoltre, svolgono compiti
che nella API richiedono la chiamata di
più funzioni, proponendo così un'inter-
faccia di più alto livello alla API stessa,
senza limitare in alcun modo l'eventuale
accesso diretto alle funzioni di questa.
Ereditarietà e polimorfismo consentono
di organizzare gli «oggetti» di Windows
(finestre, menu, dialog box, serali bar,
ecc.) in una gerarchia molto ordinata, in
cui vengono gestiti automaticamente,
senza bisogno di lunghe esplicite e pe-
santi assegnazioni, i valori di default dei
diversi attributi; per creare «oggetti»
con caratteristiche diverse da quelle
standard, è sufficiente inoltre derivare
una nuova classe specificando solo
quanto vi è di diverso da quella presa
come base. Analogamente, la classe
TApplication (un nome familiare per chi
conosca il Turbo Vision) si prende cura
automaticamente dietro le quinte di
quelle operazioni per l'inizializzazione, il
polling dei messaggi e l’uscita dall'ap-
plicazione che, praticamente uguali in
quasi ogni programma Windows, si è
invece costretti a ripetere esplicitamen-
te ogni volta in altri ambienti (tipicamen-
te il C con SDK).
Ciò che tuttavia davvero incanta è la
gestione dei messaggi. Le classi TWin-
dowsObject e TWindow (da quella de-
rivata) definiscono metodi atti a rispon-
dere a tutti i messaggi più frequenti che
Windows può inviare ad un'applicazione
( WMCreate per WM _ CREATE,
WM Paint per WM_ PAINT, WMLBut-
tonDown per WM-LBUTTONDOWN,
e cosi via), i quali vengono chiamati au-
tomaticamente quando l'applicazione ri-
ceve il messaggio che ad ognuno com-
■4 Listato 3 - Un programma che legge le intestazioni
delle finestre delle applicazioni attive e le mostra
poi in una finestra creata dalla unit WinCRT Da no-
tare l'uso della classe TStrCollection per contare le
intestazioni e produrle poi in ordine alfabetico.
pete. Lo stesso automatismo possiamo
ottenere per qualsiasi altro messaggio,
adottando una sintassi estesa per i me-
todi virtuali: basta aggiungere una co-
stante dopo la keyword Virtual. Si usa-
no in pratica costanti simboliche prede-
finite per i messaggi di Windows (le
stesse della API) e definite dal program-
matore per gli altri, compresi quelli in-
viati a seguito della scelta di un'opzione
di un menu o della interazione con una
dialog box. Ne segue che spariscono
del tutto le window function e le loro
lunghissime istruzioni switch (l'equiva-
lente in C del case del Pascal); ne se-
gue che, se voglio che la mia applica-
zione risponda ad un nuovo messaggio,
è sufficiente definire un metodo che si
incarichi della cosa, con ovvi notevoli ef-
fetti sulla semplicità del programma e
sulla facilità di manutenzione. Tanto per
dare un'idea, il file GENERIC.C, che i
manuali delI’SDK propongono come
scarno e semplice esempio di una ap-
plicazione Windows minimale, conta
116 righe di codice (commenti esclu-
si!); il suo equivalente in ObjectWindo-
ws ne conta 34.
Quella variante sintattica comporta al-
tri benefici. Le classi di ObjectWindows
sono ricche di metodi e, con l’imple-
mentazione delle Virtual Method Table
(VMT) che il Pascal per DOS ha mutua-
to dal C++ (e che rimane anche nel Pa-
scal per Windows), la derivazione di
classi comporta una certa occupazione
di memoria, in quanto in ogni table ven-
gono replicati gli indirizzi di tutti i metodi
virtuali, anche di quelli che non vengono
ridefiniti. Se invece si aggiunge una co-
stante alla keyword Virtual, il compila-
tore crea altre strutture, chiamate Dyna-
mic Method Table (DMT), contenenti
solo gli indirizzi dei metodi ridefiniti. Per
quelli non ridefiniti si effettua una ricer-
ca a ritroso nelle DMT delle classi da cui
si è derivato. Un ovvio risparmio di spa-
zio al prezzo di qualche ciclo del micro-
processore.
Risorse
Spariscono dunque i file DEF, spari-
scono le window function e le loro lun-
ghe istruzioni switch, ma spariscono
anche i file RC. Insieme al Turbo Pascal
per Windows viene «regalato» infatti il
Whitewater Resource Toolkit (da solo
costa 195 dollari), un eccellente stru-
mento per la preparazione e la modifica
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
139
PROVA
TURBO PASCAL
program About;
<*$R ABOUT. RES")
uses WinTypes, WinProcs, WObjects;
type
PMyWindow = "TMyWindow;
TMyWindow = ob jeot (TWindow)
constructor Init (AParent : PWindowsObject; ATitle: PChar);
procedure CMAboutlvar Msg: TMessage) ; Virtual cm_First+cm_About;
TGenericApplication = ob ject (TApplication)
procedure InitMainWindow; Virtual;
end;
constructor TMyWindow. Init (AParent: PWindowsObject; ATitle: PChar) ;
begin
TWindow. Init (AParent, ATitle);
Attr.Menu :- LoadMenu (Hinstance, * ABOUTMENU ' ) ;
procedure TMyWindow. CMAbout (var Msg: TMessage);
Applicatlon A .ExecDialog (New (PDialog, Init(8Self, • ABOUTBOX ' ) ) ) ;
procedure TGener icApplicat ion . InitMainWindow;
begin
MainWindow := New (PMyWindow, Init(nil, 'Applicazione generica •)) ;
MyApp : TGenericApplication;
MyApp . Init ( ' Generic ' ) ;
MyApp.Run;
MyApp. Done;
Listalo 4 - Traduzione in ObjectWindows dei programma GENERIC proposto nei manuali delTSDK come
primo esempio di applicazione Windows,
«dal vivo» di ogni tipo di risorse: acce-
leratori (combinazioni di tasti per attiva-
re comandi normalmente accessibili
scegliendo l'opzione di un menu), bit-
map, cursori di varia foggia, icone, dia-
log box, menu, stringhe (i testi di una
dialog box, i messaggi d'errore, ecc.).
Si tratta di uno strumento estrema-
mente potente, tanto che può dare
un'impressione di eccessiva comples-
sità a chi vi si accosti per la prima volta.
Ma si tratta solo di un'impressione: le
diverse risorse possono essere compo-
ste sul video più o meno come si riem-
pie una scheda Paradox (menu e strin-
ghe) o come si disegna con PaintBrush,
e possono poi essere salvate in molte-
plici formati: in particolare, possono es-
sere creati direttamente i file RES, sen-
za passare per i file RC e per il Resour-
ce Compiter della Microsoft. Dopo aver
cosi creato le risorse di un'applicazione,
basta indicare il nome del file RES co-
me argomento di una direttiva SR per-
ché il compilatore produca l’eseguibile
per Windows, anche qui senza bisogno
del Resource Compiter. Ne risulta una
comodità tale che non si riesce a fare a
meno del Toolkit e ci si familiarizza quin-
di ben presto con le sue numerose
opzioni e con le diverse modalità d'uso.
Si può lamentare solo la concisione
della documentazione cartacea, non ri-
guardo al funzionamento del Toolkit, ma
piuttosto circa le diverse possibilità che
Windows ci mette a disposizione quan-
do si tratta di definire le caratteristiche
delle risorse: il manuale non riesce a
dirci tutto quanto vorremmo sapere nel-
le sue 130 pagine, rimandando più volte
al testo di Petzold che vi ho già citato.
Potremmo considerare che si tratta di
un testo da tutti riconosciuto come fon-
damentale, anche (e soprattutto) per chi
usi TSDK della Microsoft: il problema
potrebbe essere che, per quanto mi ri-
sulta, non ne esiste ancora una tradu-
zione italiana.
In compenso, col programma della
Whitewater si può andare ben al di là
della semplice produzione di risorse:
non solo è possibile creare librerie DLL
di sole risorse, o comporre in un file
RES pronto per l'uso preesistenti file
ICO, CUR e BMP (eventualmente, non
necessariamente, creati con lo stesso
Toolkit): è possibile anche estrarre risor-
se da un file EXE o DLL per poterne fa-
re uso in altri programmi o librerie, o
magari per modificarle e poi rimetterle
nello stesso file da cui erano state
estratte senza bisogno di ricompilarlo.
Tanto per dare un'idea, ci si può fare in
casa la versione italiana del Turbo Pa-
scal per Windows traducendo i menu, i
messaggi e i testi delle dialog box.
Segnalo infine che il Toolkit può es-
sere usato anche in modo tradizionale,
producendo o usando file H, DLG e RC
da compilare con il Resource Compiter
della Microsoft.
Conclusioni
Manca lo spazio per una esposizione
adeguata sia del nuovo Turbo Debugger
che dell’ He/p Compiter della Microsoft,
su cui torneremo magari in un'altra, oc-
casione. Mi limito a ricordare che il de-
bugger può essere usato anche con un
solo monitor, e che l 'Help Compiter
consente di dotare i nostri programmi di
un help in linea identico a quello tipico
di qualsiasi applicazione Windows.
Riassumendo quindi quanto fin qui
detto, potremmo rilevare qua e là qual-
che carenza nella documentazione o
una non completissima implementazio-
ne, nel senso che il Turbo Pascal per
Windows non è forse lo strumento
ideale per realizzare programmi ingom-
branti destinati a girare in rea I mode in-
sieme ad altre ingombranti applicazioni
Windows. Come dire che si tratta di un
prodotto quasi perfetto. Chiunque pro-
grammi sotto Windows, infatti, se vuole
effettivamente padroneggiarne le note-
voli potenzialità, non può fermarsi né al-
la documentazione di un compilatore né
a quella di un SDK: a voler esser pigno-
li, neanche il testo di Petzold è esausti-
vo (appena accennata la tecnica del
«window subclassing», nessun cenno
al «window superclassing» né agli
hook). Quanto poi al reai mode , lo de-
finirei come un residuo di un mondo
che sì allontana sempre più, essendo
suo compito solo quello di non punire
chi non abbia ancora potuto aggiornare
il suo hardware o i suoi pacchetti con-
cepiti per precedenti versioni di Win-
dows.
Con Windows 3.0 siamo finalmente
entrati in una nuova fase, quella del-
l'ampia diffusione di ambienti operativi
conformi ad uno standard intelligente e
rigoroso (SAA-CUA) e capaci di sfruttare
le potenzialità dei microprocessori a 32
bit. Con il Turbo Pascal per Windows
abbiamo finalmente a disposizione uno
strumento che, usando al meglio le pos-
sibilità della OOP e accompagnandosi
ad ottimi accessori, riesce a rendere
semplice veloce e divertente una pro-
grammazione fin qui accessibile solo a
pazienti certosini.
La qualità è tale che avrebbe poco
senso giudicare in rapporto ad essa il
prezzo: il prodotto «vale» ampiamente
quelle 499.000 lire. Sottolineo tuttavia
con favore il perdurare di quella politica
di «upgrade ad ampio spettro» che ave-
vo registrato a proposito del Turbo Pa-
scal 6.0: chiunque abbia già un qualsiasi
linguaggio Borland può godere di uno
sconto sostanzioso. Come resistere alla
tentazione?
KG
140
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
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Superbase 4 per Windows
di Francesco Petroni
S i sentiva parlare da molto tempo del
Superbase4. principalmente per il fatto
che si tratta del primo vero prodotto
di tipo DBMS operante sotto Windows. Su-
perbase 4 » nasce » direttamente sotto Win-
dows e quindi non si tratta né di una con-
versione a tale ambiente di un prodotto pre-
cedente, né di una conversione a Windows
di un prodotto sviluppato per altre piattaforme.
Si è nel frattempo in attesa delle annun-
ciate conversioni a Windows dei più diffusi
pacchetti DBMS preesistenti ed operanti sot-
to DOS Parliamo del dBASE IV, del Paradox,
del DataBase, ecc. prodotti per i quali le ri-
spettive case hanno annunciato una prossima
Windowsizzazione. Rispetto a questi Super-
base 4 potrà assumere il ruolo di « pietra di
142
paragone». Per presentarvi Superbase 4 ab-
biamo aspettato la versione 1.2 in italiano,
giuntaci... poche ore fa dal distributore italia-
no : rappresentato dal Gruppo Esa. Abbiamo
deciso comunque di eseguire la prova pur con
poco tempo e con poche pagine a disposi-
zione. Abbiamo anche pensato di proseguire
il discorso in un prossimo numero, nell'am-
bito della rubrica DBMS, nel quale affronte-
remo problematiche più evolute, come quelle
relazionali, che in una « semplice » prova pos-
siamo al massimo citare.
Un DBMS sotto Windows
La prova del Superbase 4 per Windows
tratterà due gruppi di argomenti. Quelli legati
al fatto che si tratta di un prodotto apparte-
nente alla categoria dei DBMS relazionali, dal
quale ci si aspettano quindi certe funzionali-
tà, «tradizionali» per un DBMS, e quelli legati
al fatto che si tratta di un prodotto sotto Win-
dows, e dal quale ci si aspetta che tragga
alcuni vantaggi
Tali vantaggi consistono in una serie di
funzionalità meno tradizionali. Ne anticipiano
La prima, è lo sfruttamento, per svariati
scopi, della interfaccia grafica messa a dispo-
sizione da Windows:
il primo scopo è operativo. Superbase 4 di-
spone, nelle normali videate di lavoro sull'ar-
chivio. di un pannello con bottoni VCR-like,
che insomma riporta i comandi tipici di un vi-
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
PROVA
SUPERBASE 4 PER WINDOWS
deoregistratore e che ben si adattano ad una
problematica di lavoro sui record di un archi-
vio (fig. 1), Nei Moduli, questo è il nome che
SB dà alle videate di acquisizione, è anche
possibile inserire «bottoni attivi» che lancia-
no Macro o programmi.
Il secondo scopo è estetico. Si possono in-
serire varie tipologie di elementi testuali e
grafici, per i quali si possono scegliere vari
attributi estetici. La finalità può essere sia
quella di avere una Maschera di Acquisizione
più «accattivante», sia quella di creare un
fac-simile del Modulo Cartaceo.
Il terzo scopo è... multimediale. Superbase
4 accetta, con certi vincoli che vedremo in
seguito, di trattare dati di tipo Grafico, inse-
ribili anche come «campi» di un archivio. In
uno degli esempi presenti nel materiale di-
mostrativo c'è un archivio di Persone con
tanto di foto e di firma. Le immagini inserite
come campi possono essere comuni file gra-
fici in formato PCX. IMG, TIF, WMF, ecc.
La seconda è lo sfruttamento delle funzio-
nalità di Linking di Windows. E quindi:
uso di DDE e DLL. Superbase 4 rispetta il
protocollo Dynamic Data Exchange di Win-
dows 3, quindi consente di condividere di-
namicamente i dati con altri applicativi sotto
Windows, e il protocollo Dynamic Link Li-
brary, DLL, quindi consente agli sviluppatori
di incrementarne le funzionalità.
Superbase 4 può fungere da DDE Server,
ed in pratica permette ad altre applicazioni
(DDE Client) di condividere un proprio archi-
vio, e da DDE Client.
L'utilizzo delle funzioni DDE può avvenire
tramite un semplice Taglia e Cuci, oppure
sfruttando specifici comandi di programma-
zione. Superbase 4 ad esempio dispone di
suoi specifici comandi di programmazione
che gli permettono di aprire e di accedere ad
un «canale» DDE.
Corrispondenti comandi li troviamo negli
altri prodotti «programmabili» sotto Windo-
ws. Ad esempio Microsoft Excel o Microsoft
WinWord.
Nella manualistica esiste uno specifico ca-
pitolo dedicato a tale argomento, che con-
tiene, tra gli altri, una serie di esempi di rou-
tine per l'attivazione del DDE da vari appli-
In figura 4. che speriamo leggibile, vedia-
mo un Taglia e Cuci verso Excel 3. Si do-
vrebbe leggere anche la «formula» contenu-
ta nelle celle Excel di destinazione dei dati
Superbase 4, inutile ribadire che si tratta di
un Link dinamico.
Il materiale
La manualistica comprende due grossi
contenitori a fogli mobili.
La prima caratteristica che si può notare è
che le parti più «tecniche» non sono state
tradotte in italiano, il che non è un grosso
danno pensando ai destinatari di tali manuali.
Il primo manuale riguarda il Database e l’E-
ditor di Testi e comprende quattro parti;
Installazione. Spiega come installare il pro-
dotto. Tale operazione non richiede nessuna
difficoltà e non presenta alcun rischio. Si lan-
cia da DOS e prevede, in caso di assenza di
Windows sul disco rigido, la installazione di
un Runtime della versione 2.11. In realtà
questo non dovrebbe essere possibile sia
Superbase 4 Windows
Produttore
Precision Software U.S.A.
Distributore
Gruppo ESA - J. Soft
Centro Direzionale Milano/tre,
Palazzo Tintoretto
Via Cassanese, 224 - 20090 Segrate IMI)
Prezzi UVA esclusa I:
Superbase 4 Windows litaliano) L. 1.249.000
Superbase 4 Windows I inglese I L 999.000
perché essendo Superbase 4 versione 1.2
certificata per Windows 3 sarebbe un «sui-
cidio» lavorare con il vecchio, sia perché nei
dischetti non c'è traccia del Runtime.
Utilizzare Superbase. Che illustra in manie-
ra progressiva come utilizzare Superbase 4
La trattazione si svolge su circa 30 capitoli,
per un totale di circa 400 pagine, e fa rife-
rimento agli esempi, in inglese, forniti con il
prodotto.
Figura I — Precision
Software Superbase 4.
Pannello dei Pulsanti
VCR.
Tutte le operazioni che
non siano dì mera digi-
tazione di dati si posso-
no eseguire tramite
bottoni o finestre di
fiche è totalmente gui-
mento dell'archivio,
qualsiasi sia il tipo di vi-
sta in uso, si può ese-
guire con gli specifici
pulsanti, analoghi a
quelli di un comune vi-
deoregistratore.
È interessante notare come la trattazione
di argomenti più complessi, come le proble-
matiche Multifile, siano state opportunamen-
te isolate in capitoli specifici.
Tutoria!. Si tratta di un minicorso di appren-
dimento in 1 1 lezioni e una trentina di pagi-
ne.
Appendici. Come la messaggistica di Erro-
re, le Funzioni, l’elenco delle parole riservate,
Il secondo Manuale parla del Generatore di
Moduli e del DML, il linguaggio di program-
mazione del Superbase. E sensibilmente più
voluminoso del primo (500 pagine ca.) e si
suddivide in varie parti.
Il Generatore di Moduli. Che comprende
un centinaio di pagine e che illustra come si
realizza un Modulo (ne parliamo dopo).
La Guida al Database Management Lan-
guage (DML). Una introduzione in italiano se-
guita da varie sezioni (rimaste in inglese)
Guida di riferimento dei Comandi. Quelli di
programmazione più classici sono alla Basic
(FOR .. NEXT, IF .. THEN .. ELSE, WHILE ..
WEND, ecc.).
Due capitoli tecnici. Legati all'uso della Re-
te (Superbase 4 può lavorare in Rete) e al-
l'uso del DDE (visto prima).
Guida alle Applicazioni. In questa parte del
manuale vengono illustrati i passi operativi
-TtruuAc)
Figura 2 — Precision
Software Superbase 4.
Modulo Multimediale.
Una delle applicazioni
fomite come materiale
dimostrativo contiene
un Modulo Multimedia-
testuale dell'archivio,
compaiono anche « fo-
to » e « firmai del Re-
cord. Esistono comandi
che permettono di deci-
dere se vedere o meno
la foto, il cui ingombro
in termini di kbyte è co-
munque rilevante.
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
143
PROVA
SUPERBASE 4 PER WINDOWS
necessari per la realizzazione di una proce-
dura di Controllo Magazzino, dall'analisi dei
dati fino ai listati, pubblicati nel manuale, dei
vari programmi necessari.
In fondo una serie di pagine intitolate Su-
perbase 4 Supplement, in pratica l'elenco de-
gli aggiornamenti tra la versione 1.11 e la
1 . 2 .
In definitiva una manualistica ricca e volu-
minosa. ma che é ancora bilingue e... Ever-
sione.
I dischetti sono 4 nella versione da 3.5"
720 Kbyte e due in quella da 5.25" 1.2
Mbyte. L'installazione, che, come detto, non
Figura 4 - Precision
Software Superbase 4.
DDE
Superbase 4 può fun-
gere da DDE Server,
ed m pratica permette
ad altre applicazioni
IDDE Clienti di condivi-
dere un proprio archi-
vio, e da DDE Client
L 'utilizzo delle funzioni
DDE può avvenire tra-
mite un semplice Ta-
glia e Cuci o sfruttando
specifici comandi di
programmazione
O ASCII delirili
O ASCII lunghe
O Superbase -
O ASCII dellml
O dBase ll/lll
O Egable
® Excel
O Logistlx
O Lotus 1-2-3
Odie
Zo
„|5 |:| |
Biga eliche
«O
presenta nessuna particolarità, esegue la de-
compressione dei file per cui. alla fine, l'oc-
cupazione dell'hard disk, compresi i file di
prova, risulta essere di circa 3 megabyte.
L'ambiente
In figura 1 vediamo come si presenta al
lancio la videata Superbase 4. Abbiamo riem-
pito la zona vuota interna con le spiegazioni
dei bottoni VCR.
La prima cosa che si nota è, sul basso del-
la videata, proprio il pannello VCR, i cui bot-
toni ricopiano le funzioni di un videoregistra-
tore. Servono per eseguire lo scorrimento
dell'archivio e sono, partendo da sinistra;
Pausa: interrompe momentaneamente la
visualizzazione dei record dell'archivio.
Figura 5 - Precision Software Superbase 4. Pro-
venienza dBASE. Il rapporto da e verso dBASE è,
come spesso accade anche per altn prodotti tipo
DBMS, privilegiato Oltre a poter leggere e scnvere
in formato dBASE. Superbase 4 consente di aprire,
in modalità di sola lettura, gli archivi DBF. ad esem-
pio per realizzare con questi Report di elevata qua-
lità DTP. permessa da Windows e poco praticabile
con il vecchio dBASEIII.
Figure 6 - Precision Software Superbase 4. Un archivio si può vedere in modo RECORD I simile all'EDIT del dBASE). in modo TABELLA IBROWSE I e in modo
PAGINA, una specie di maschera di Acquisizione Dati in cui nomi dei campi e contenuti dei campi possono essere posizionati a scelta nella videata.
144
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
Figura 7 — Precision
Software Superbase 4.
Editor di Testi e Help.
Superbase 4 dispone
di un proprio Editor dei
Testi che può svolgere
numerose funzioni. Ad
esempio può servire
per scrivere delle lette-
re personalizzate, basa-
te sui campi dell'archi-
vio Superbase 4, oppu-
re per gestire dei cam-
pi di tipo Testo, oppure
per scrivere i program-
mi in DML. Lo abbia-
mo accomunato ad
una finestra Help. Edi-
tor ed Help sono a n-
ch'essi delle Windows,
PROVA
SUPERBASE 4 PER WINDOWS
Le opzioni Importa ed Esporta permettono
di convertire, nei due sensi, verso e da Su-
perbase, i dati nei formati più diffusi: ASCII,
DBF, WKS, WK1. XLS, e DIF.
Il rapporto da e verso dBASE è, come
spesso accade anche per altri prodotti
DBMS, privilegiato. Oltre a poter leggere e
scrivere in formato dBASE, Superbase 4 con-
sente di aprire, in modalità di sola lettura, gli
archivi DBF, ad esempio per realizzare con
questi Report di elevata qualità DTP; qualità
permessa da Windows, ma poco praticabile
con il vecchio dBIII.
Sotto Elabora troviamo anche altre funzioni
Fonnulo di calcolo pe
Proli. Mnrgln
File: PBODUCT j
1
■ ■ ■ ■
L^cotloo
■ ■ ■ ■
Uni! Prlcc
1 ■ ■ ■
1 ■ ■ ■
1
I
1
1
O Minuscolo
O Iniziale maiuscola
O Earole maiuscole
O Logico
Figura 8 — Precision Software Superbase 4. Vari momenti della definizione di un Archivio. Anche la fase di definizione della struttura di un archivio avviene con
le classiche modalità Windows Appaiono in sequenza svariate finestre di dialogo in cui vanno inseriti i nomi dei campi e le loro I numerose I caratteristiche. Nei
campi calcolati si possono definire anche operazioni di tipo relazionale, come dei Lookup o delle Request.
Stop : sospende definitivamente la visua-
lizzazione dell'archivio. Serve anche per in-
terrompere Pausa una volta selezionato.
Primo: serve per visualizzare il primo re-
cord dell'archivio.
Riavvolgimento: permette di scorrere rapi-
damente i record in senso contrario all'indi-
ce. Può essere interrotto dalla Pausa o dallo
Stop.
Record Precedente: si posiziona su record
precedente a quello attivo.
Record Attivo : in vista tabellare visualizza
il record corrente. In vista maschera, se que-
sta dispone di più di una videata, seleziona la
pagina precedente o la successiva.
Record Successivo: si posiziona sul record
successivo a quello corrente.
Avanzamento Veloce: consente di scorre-
re i record velocemente.
Ultimo: si posiziona velocemente sull'ulti-
mo record.
Consultazione: mostra una finestrina nella
quale digitare la chiave di ricerca. Funziona
quando si sta utilizzando un indice.
Filtro: consente di inserire delle condizioni
per selezionare i record da visualizzare.
Visualizza File Esterni (corrrisponde all'i-
concina Macchina Fotografica): attiva i file
esterni, ad esempio dei file Grafici, presenti
nella videata.
In alto, si nota di meno, ma c'è, il menu
con le opzioni, che, come tradizione nei pro-
dotti sotto Windows, utilizza delle tendine.
FILE
Consente di effettuare le solite operazioni
sui File, come Aprire, Creare, Stampare e In-
dicizzare file. Contiene anche le funzionalità
relative ai Moduli, che consentono di visua-
lizzare l'archivio con particolari formati este-
Come al solito troviamo in questo menu
l'opzione Uscita.
MODIFICA
Presenta le opzioni di Taglia, Copia e In-
colla semplice, utile, ad esempio, per dupli-
care i record, anche gruppi di record, e quelle
per il collegamento Dinamico (DDE). L'opzio-
ne Taglia serve anche per cancellare un re-
cord da un file.
RECORD
Permette operazioni di tipo «individuale»,
come Nuovo, Duplica, Aggiorna.
ELABORA
Serve per operazioni di tipo «insiemistico».
Consente di gestire interamente le Query.
Contiene le varie opzioni per la definizione,
l'aggiornamento e l'esecuzione di una Inter-
rogazione.
per sezionare i file, per stampare etichette,
per realizzare degli aggiornamenti «batch» di
più record, ecc.
IMPOSTA
Permette di scegliere tra le tre diverse
possibilità di scorrimento dell'archivio (fig. 6):
Vista Tabellare, visualizza l'archivio su ri-
ghe e colonne, con la possibilità di cambiar-
ne la dimensione direttamente sulla colonna
(alla Excel). Vista Pagina consente di modi-
ficare l'impaginazione dei vari campi, ad
esempio per creare una Form. Vista Record
(quella standard) visualizza il record con i no-
mi dei campi sempre a sinistra.
Sotto Imposta troviamo anche varie opzio-
ni di sistema, di configurazione dell'ambien-
te. della stampante, dell'impaginazione, ecc.
UTILITÀ'
Attiva alcuni moduli esterni, come l'Edìtor
di Testi, il modulo Comunicazioni, alcune fun-
zioni di File Manager.
Attraverso la voce Utilità si attiva anche la
gestione dei comandi Macro.
Superbase 4 dispone di un proprio Editor
dei Testi che può svolgere numerose funzio-
ni. Ad esempio scrivere delle lettere perso-
nalizzate, basate sui campi dell'archivio Su-
perbase, oppure può servire per gestire dei
campi di tipo Testo, oppure per scrivere i
145
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
SUPERBASE 4 PER WINDOWS
tu
Figura IO — Precision Software Superbase 4 — Editor del Modulo e del Report. Questa videata, che
farebbe pensare ad un prodotto di tipo Paint, in realtà è il generatore di Moduli e di Report del Superbase
4, in cui si mischiano comandi di collegamento con gli archivi con comandi di disegno vero e proprio.
t Figura 9 — Precision Software Superbase 4 Creazione di una Query
si inseriscono i Campi, i Cnteri di Selezione, i Criteri di Ordinamento e
ping Itotali, totali parziali, ecc.l . La Query. che può essere mer
suo risultato su un file ISB o ASCII), sul video o su stampa
i Query, ovvero l'interrogazione
quattro sezioni differenti, in cui
ventuali operazioni di tipo Grou-
i er usi successivi, può inviare il
programmi in DML. Nella foto 7 lo abbiamo
accomunato ad una finestra Help. Editor ed
Help sono anch'essi delle Windows.
DML
Oltre al Registratore di Macro (menu Uti-
lità), utile per un primo livello di programma-
zione, Superbase 4 dispone di linguaggio con
il quale sviluppare applicazioni più comples-
se. il DML. Il Database Management Lan-
guage di Superbase 4 include i comandi
equivalenti di tutti i comandi di menu e co-
mandi tipici di programmazione che seguono
una sintassi tipo Basic.
La fasi della
costruzione dell'archivio
Per creare un nuovo archivio si lancia il co-
mando File Nuovo. Appare una finestra di
dialogo. Definizione Modulo (fig. 8), in cui
vanno digitati riga per riga i nomi dei campi.
Le caratteristiche definibili per ciascun
campo sono numerosissime e si attivano per
mezzo di una serie di ulteriori finestre di dia-
logo. Nella figura 13 ne vediamo un bel po'.
Riguardano sia il contenuto del campo
(modalità di validazione, di conversione, ecc.)
sia la sua estetica (i vari formati assunti dal
contenuto del campo).
Citiamo solo la possibilità di inserire, nei
campi calcolati, funzioni (che un tempo si sa-
rebbero definite chiocciolina). Tra queste le
funzioni relazionali LOOKUP e REQUEST,
che lavorano su archivi esterni.
L'utilizzo dell'archivio
La Query, ovvero l'interrogazione di un ar-
chivio, si avvale di una specifica finestra di
146
dialogo (fig. 9), suddivisa in quattro sezioni
differenti, ciascuna delle quali attiva una spe-
cifica ulteriore finestra di dialogo che va
«riempita» ricorrendo a tante altre finestrine
che mostrano via via le varie opzioni.
Alla fine viene fuori una istruzione Query.
divisa nelle quattro parti, in cui si può coglie-
re una certa somiglianza con la sintassi del-
l’SQL
Le parti sono Campi, Criteri di Report, Cn-
teri di Selezione, Criteri di Ordinamento. I cri-
teri di Report sono in pratica le operazioni di
Grouping. La Query, che può essere memo-
rizzata per usi successivi, può inviare il suo
risultato su un file (SB o ASCII), sul video o
su stampa.
Il generatore dei Moduli
Si tratta di un programma isolato, richia-
mabile per mezzo di una sua Iconcina o an-
che daH'interno del Superbase 4. ed acces-
sorio rispetto al Superbase stesso, che serve
per confezionare Moduli (Maschere di Acqui-
sizione a contenuto grafico oppure Report).
Tali Moduli, una volta creati, sono richiama-
bili per mezzo di una apposita voce del menu
File dall'interno del Superbase.
Utilizzando un ambiente operativo molto
simile a quello di un prodotto di grafica di ti-
po Painting (fig. 1 0). con il Generatore di Mo-
duli si disegnano quindi videate di acquisizio-
ne, monorecord e plurirecord. videate di
scorrimento, report tradizionali, stampe di ti-
po modulistica, ecc.
Il Modulo, qualsiasi sia la sua destinazione,
può contenere dati, elementi testuali, ele-
menti grafici, letteralmente «disegnati» con i
vari tool a disposizione, elementi logici. Con
questo termine si intende Campi, Bottoni,
ecc.
Alla fine del lavoro di composizione il Mo-
dulo deve essere ovviamente collegato ad
un Database, per mezzo di una specifica
opzione di Menu.
Conclusioni
Non abbiamo citato per nulla alcune fun-
zionalità, ad esempio il «Modulo Comunica-
zioni», con il quale si possono eseguire tra-
sferimenti di file via Modem, e non abbiamo,
in pratica, approfondito nessun argomento,
anche dei più importanti.
In un prossimo numero, nell'ambito della
rubrica Database, ci ripromettiamo di esplo-
rare un po' più a fondo le capacità «relazio-
nali» del Superbase 4, che, in questa prova,
tralaltro limitata come numero di pagine, non
abbiamo fatto in tempo a descrivere.
In conclusione, pur con i limiti di approfon-
dimento sopra citati, il Superbase 4 ci è sem-
brato un prodotto estremamente interessan-
te, soprattutto per l'ampia gamma di aree ap-
plicative che può coprire, dal gestionale clas-
sico, al form-filling, alle applicazioni Multime-
diali, alle applicazioni basate sull'integrazio-
ne, via canali DDE, con il «resto» di
Windows.
Il suo uso è estremamente facilitato dal-
l'interfaccia grafica, soprattutto nelle fasi ini-
ziali, che sono in genere le più critiche, di de-
finizione degli Archivi e dei Moduli di acqui-
sizione, in cui risultano ben combinate le sue
notevoli potenzialità in termini di elementi
definibili e la sua efficacia in termini di stru-
menti operativi a disposizione.
Per chi è alla ricerca di nuovi prodotti sotto
Windows, ed in attesa dell'effettiva uscita
delle decine di prodotti annunciati, Superba-
se 4 è un prodotto da prendere sicuramente
in considerazione.
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
ORGANIZZAZIONE COMMERCIALE
NUOVI SISTEMI - PC AT/286 - PC AT/386 - PC AT/486
AT 80286 12 Mhz
□ Clock 12 Mhz o wait
□ 1MB RAM
□ CTRL AT Bus
□ Drive 1.44 MB
□ HD 45 MB at Bus
□ SK VGA 800x600
□ Doppia SK seriale
□ SK parallela
□ Case Minitower
□ Tastiera estesa
L. 1.248.000
AT 80286 16 Mhz
□ Clock 16 Mhz o wait
□ 1MB RAM
□ CTRL AT Bus
□ Drive 1.44 MB
□ HD 45 MB at Bus
□ SK VGA 800x600
D Doppia SK seriale
D SK parallela
□ Case Minitower
□ Tastiera estesa
L. 1.375.000
□ Clock 25 Mhz o wait
□ 1MB RAM
□ CTRL AT Bus
□ Drive 1.44 MB
□ HD45MB at Bus
□ SK VGA 800x600
□ Doppia SK seriale
D SK parallela
□ Case Minitower
AT 80386 33 Mhz
CI Clock 33 Mhz o wait
□ 64 KB Cache Memory
□ 1MB RAM
□ CTRL AT Bus
□ Drive 1.44 MB
□ HD90MBatBus
□ SK VGA 800x600
□ Doppia SK seriale
D SK parallela
□ Case Tower
□ Tastiera estesa □ Tastiera estesa
L. 2.448.000 L. 3.190.000
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D Clock 25 Mhz o wait
□ 128 Cache Memory
□ 4MB RAM
□ CTRL AT Bus
□ Drive 1.44 MB
□ HD 90 MB at Bus
□ SKVGA 1024x768
□ Doppia SK seriale
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O so Roma, 43 ■ TRCASE (LE)
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Va Granata. 5 - STORNARA (FG}
C.so Roma. 89/A • S.G. ROTONDO (FG)
Va Tre Terreni un. • VCO DEL G (FG|
Va Garibaldi, 39 GALATONE (LE)
Va Titolilo, 41-43 - MESAfiME (BR)
Va D. Savio • LECCE
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ELETTRONICA 2000
UVR1ER0 VINCENZO
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TORELIA MATTEO
VIDEO MANIA
VIDEO MANIA
□ SI VAGLIANO PROPOSTE COMMERCIALI PER ZONE LIBERE
intelliGIOCHI
Il 12 e 13 maggio scorsi si è disputato quello che pomposamente è stato definito il
Primo Torneo di Crobots di MC-Link. Proposto ed organizzato nell'ambito della
conferenza dedicata agli intelligiochi di MC-Link, ha visto la partecipazione di otto
agguerritissimi concorrenti che si sono scontrati secondo uno schema esaustivo del
tipo « tutti contro tutti». L'esperimento è riuscito perfettamente: perché non tentare
ora un'iniziativa analoga, ma più estesa, a livello di MCmicrocomputer ?
Il Primo Torneo di Crobots
di MC-Link
di Corrado Giustozzi
E sattamente un anno
fa, su MC 97 del giu-
gno 1990, parlai su
queste pagine di Crobots.
Per chi non si ricordasse di
cosa si tratta dirò brevemen-
te che Crobots è un interes-
sante gioco che simula uno
scontro fra «robot da com-
battimento». Questi robot
sono costituiti da un hardwa-
re molto semplice che dà lo-
ro sostanzialmente le capa-
cità di spostarsi, di localizza-
re un avversario e di sparare
con un cannone. Durante il
combattimento essi agisco-
no sotto il controllo di un ap-
posito programma che costi-
tuisce, se vogliamo, la loro
«intelligenza». La sostanza
del gioco consiste appunto
nello scrivere questi pro-
grammi di controllo: fatto
ciò, i vari robot, controllati
ciascuno da un programma,
vengono fatti scontrare tra di
loro ed il sopravvissuto vie-
ne dichiarato vincitore. Sco-
po del gioco è ovviamente
quello di mettere a punto il
programma più efficiente,
ovvero quello che assicuri al
robot le maggiori possibilità
di sopravvivenza.
Punto interessante del
gioco è il fatto che i robot
vengono programmati in C,
o per meglio dire in un este-
so subset del C di K&R. Ciò
rende Crobots molto interes-
sante per i programmatori C
ed anche per chi sta impa-
rando tale linguaggio, dato
che le principali caratteristi-
che di tale linguaggio vi sono
correttamente implementa-
te. Rimando per maggiori
dettagli al citato numero di
MC ma ricordo, per conclu-
dere questa premessa, che
10 speciale compilatore che
permette di giocare a Crobo-
ts è un programma Share-
ware diffuso su tutte le BBS
del mondo (oltre che su MC-
Link) ed esiste sia per MS-
DOS che per Amiga.
Vi invito caldamente a pro-
curarvene una copia ed a
provare il gioco, che vi farà
passare ore interessanti. Ma
naturalmente la cosa miglio-
re è far giocare i propri robot
contro quelli scritti da qual-
cun altro, e allora cosa c'è di
meglio di un bel torneo?
11 Torneo di MC-Link
Nell'area /giochi/matenig-
mici di MC-Link. che come
molti di voi sapranno è la
controparte telematica della
rubrica I ntel li G I OCH I di
MCmicrocomputer, è sorto
negli scorsi mesi un certo
fermento in merito a Crobo-
ts. La proposta di organizza-
re un torneo di tale gioco,
che avevo lanciato da que-
ste pagine in chiusura della
puntata dello scorso giugno,
ha infatti trovato una buona
accoglienza ed una consi-
stente risposta soprattutto
nel pubblico di intelligiochisti
telematici, i quali grazie al
modem hanno egregiamen-
te superato la barriera della
comunicazione postale e
possono dunque permetter-
si un'interazione più diretta
ed efficace con lo spazio lu-
dico di cui mi occupo.
Nelle scorse settimane è
stata così ripresa in area l'i-
dea di un torneo di Crobots.
Propugnata da un piccolo
ma agguerrito gruppo di ap-
passionati, essa ha man ma-
no preso corpo ed è stata di-
scussa pubblicamente fino a
prendere definitiva consi-
stenza. Così, mentre arriva-
vano man mano le adesioni,
ho provveduto a stilare un
regolamento, ed infine ho
dato il via alla tenzone.
Gli scontri iniziali di quello
che ho denominato Primo
Torneo di Crobots di MC-
Link si sono svolti domenica
12 maggio. Otto i parteci-
panti, di cui potete vedere
un elenco in figura 1, che
molte aspettative alimenta-
vano nel cuore dei rispettivi
autori. I combattimenti sono
stati duri ma leali (e ci man-
cherebbe...) ed il torneo è
stato accolto con soddisfa-
zione da tutti, tanto che si
parla già della prossima edi-
zione. Ma di questo vi dirò in
conclusione.
Le regole del torneo
Diamo uno sguardo alle
regole del torneo prima di
vederne i risultati.
La prima idea di base è
stata quella di far combatte-
re i concorrenti non in scon-
tri singoli (ossia uno contro
uno), ma in scontri multipli di
quattro robot per volta. Infat-
ti se è abbastanza facile scri-
vere un robot in grado di
comportarsi bene contro un
avversario singolo, molto più
difficile è scriverne uno che
sia in grado di spuntarla con-
tro tre avversari contempo-
raneamente.
La seconda idea è stata
quella del «tutti contro tut-
ti». Ogni robot avrebbe do-
vuto combattere contro tutti
gli altri affinché la sua posi-
zione nella graduatoria po-
tesse essere un vero indice
del suo comportamento glo-
bale. Ciò significava effettua-
re un girone completo senza
turni eliminatori o selezioni
parziali.
La terza idea è stata quella
di scoraggiare le strategie di
comportamento puramente
difensive incoraggiando nel
contempo quelle offensive.
Ciò, ovviamente, al fine di
148
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
INTELLIGIOCHI
evitare che tattiche di «cate-
naccio», poco interessanti
ed eleganti, risultassero alla
lunga premienti per chi le at-
tuava. Di ciò ha risentito il
meccanismo di assegnazio-
ne del punteggio.
L'ultima idea era quella di
far si che i risultati ottenuti
dalla simulazione fossero ra-
gionevolmente affidabili dal
punto di vista statistico. Ciò
voleva dire effettuare un ele-
vato numero di combatti-
menti per ogni quaterna di
robot al fine di eliminare l’ef-
fetto delle fluttuazioni casua-
li dei singoli esiti.
Sulla base di queste quat-
tro idee fondamentali il rego-
lamento è stato dunque de-
finito nei termini seguenti.
Per quanto riguarda la strut-
tura degli incontri: (1) ogni
robot avrebbe combattuto
contro tutti gli altri, ma non
contro se stesso; (2) gli in-
contri sarebbero avvenuti fra
quattro robot alla volta, tutti
differenti fra loro; (3) sareb-
be stato disputato un incon-
tro per ciascuna delle possi-
bili combinazioni di quattro
robot scelti fra gli otto par-
tecipanti; (4) ogni incontro
sarebbe stato costituito da
un lotto di cento partite gio-
cate in successione. Per
quanto riguarda invece i
meccanismi di assegnazione
del punteggio: (1) al termine
di un incontro ciascun robot
avrebbe ricevuto tre punti
per ogni partita vinta, un
punto per ogni partita pareg-
giata e nessun punto per le
partite perse; (2) le partite
sarebbero state terminate in
pareggio al superamento dei
200.000 cicli di gioco della
CPU simulata. (Quest'ultima
regola, che imposta un limi-
te molto elevato alla durata
delle partite, serviva per ri-
durre le probabilità che esse
finissero in pareggio per cau-
se accidentali piuttosto che
per una reale equipotenza
dei concorrenti).
Per quanto riguarda infine
le norme contingenti di natu-
ra organizzativa, il torneo si
sarebbe svolto sotto il mio
controllo secondo un calen-
dario di incontri generato in
anticipo e pubblicato in area
prima del suo inizio. I sor-
genti dei robot concorrenti
mi sarebbero stati inviati da-
gli autori in forma privata
(usando la Filebox di MC-
Link) e sarebbero rimasti ri-
servati fino a torneo termina-
to (per evitare pericoli di
«spionaggio»), dopodiché li
avrei resi pubblici. E così in
effetti è avvenuto.
Lo svolgimento
Il torneo è iniziato, come
dicevo, la sera di domenica
12 maggio; arena degli
scontri un 386/33 che, nelle
previsioni, avrebbe impiega-
to fra le quindici e le venti
ore per svolgere le settemila
partite nelle quali il torneo si
articolava. Perché settemila?
Perché il numero totale degli
incontri, in base alle regole,
era settanta (pari alle combi-
nazioni semplici di otto ele-
menti presi quattro per vol-
ta), e ciascuno di essi consi-
steva in cento partite. Con
queste premesse, alla fine
del torneo ciascun robot
avrebbe disputato 3.500 par-
tite, incontrando ciascun al-
tro robot in ben 1 .500 di es-
se.
I vari incontri si sono suc-
ceduti l'uno all'altro sotto il
controllo di un apposito pro-
gramma batch il quale invo-
cava, con le opportune
opzioni, l'eseguibile di pub-
blico dominio CROBOTS.E-
XE (anch'esso richiamato in
modalità batch) passandogli
di volta in volta i sorgenti dei
robot di turno. I risultati grez-
zi di ciascun incontro veniva-
no man mano salvati su file
e quindi ripresi e postelabo-
rati per ottenere un log com-
pleto dello svolgimento del
torneo; nel frattempo veni-
vano anche assegnati i pun-
teggi ai concorrenti. I risulta-
ti cosi «ripuliti» venivano
quindi importati in uno
spreadsheet che provvedeva
ad elaborare la classifica ed
a produrre alcune statistiche
sui rendimenti dei concor-
renti.
Il silenzioso torneo è anda-
to avanti all'interno del com-
puter per un paio di giorni ef-
fettivi, senza che la macchi-
na tradisse in modo sensibi-
le la sua partecipazione, in
qualità di arbitro supremo, a
così rapide e cruente batta-
glie. Nella serata di martedì,
ma dopo diverse pause nello
svolgimento degli incontri, il
foglio elettronico ha infine
sputato fuori il tanto atteso
responso che consacrava il
vincitore del Primo Tomeo di
Crobots di MC-Link.
1 risultati
Vediamo dunque in figura
2 la tabella finale che riporta
in modo sintetico i risultati
del torneo. Per ciascun robot
concorrente sono indicati: il
numero di partite disputate
in totale; il numero di partite
vinte, pareggiate e perse; la
percentuale di partite vinte,
pareggiate e perse; il pun-
teggio conclusivo ottenuto;
Robot Autore
et_l Luigi Morelli
et_2 Luigi Morelli
hunter Fabio Speranza
killer Enrico Colombini
nexus_l Vincenzo Benincasa
robl Roberto Cerruti
scanner Corrado Giustozzi
york Ettore De Simone
Figura I — L'elenco del partecipami
al torneo con i rispettivi autori.
l'efficienza dimostrata. Il
punteggio, per definizione, è
dato dalla somma fra il nu-
mero di vittorie moltiplicato
tre ed il numero dei pareggi.
L'efficienza è invece il rap-
porto, espresso come per-
centuale, fra il numero di
punti teoricamente conqui-
stabili in caso di comporta-
mento perfetto (tutte vitto-
rie) ed il numero di punti ef-
fettivamente conquistati; es-
so dà ovviamente una misu-
ra oggettiva della prestazio-
ne di un concorrente in
quanto indica quanto il suo
punteggio si discosta da
quello massimo in linea di
principo conseguibile.
Come si vede è risulta-
to largamente vincitore ne-
xus— 1 di Vincenzo Beninca-
sa, seguito da killer di Enrico
Colombini e, con grande di-
stacco, da et— 2 di Luigi Mo-
relli.
Ma lasciatemi fare qual-
che commento alla classifi-
ca. È intanto evidente la su-
Robot Giocate
nexus_l 3 . 500
killer 3.500
et_2 3.500
robl 3 . 500
york 3.500
scanner 3.500
hunter 3.500
et_l 3.500
Vinte Nulle
3.075 160
1.907 306
504 0
213 525
380 8
239 144
75 1
64 2
Perse Vinte
265 87,9%
1.287 54,5%
2.996 14,4%
2.762 6,1%
3.112 10,9%
3.117 6,8%
3.424 2,1%
3.434 1,8%
Nulle Perse
4,6% 7,6%
8,7% 36,8%
0,0% 85,6%
15,0% 78,9%
0,2% 88,9%
4,1% 89,1%
0,0% 97,8%
0,1% 98,1%
Punti Effic.
9.385 89,4%
6.027 57,4%
1.512 14,4%
1.164 11,1%
1.148 10,9%
861 8,2%
226 2,2%
194 1 , 8%
Figura 2 — 11 quadro riassuntivo dei risultati del torneo.
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
149
INTELLIGIOCHI
1
/* nexus l.r */
2
/* Vincenzo Benincasa */
4
int d, pa, ang;
5
mainO
6
1
7
drive(0, 100) ;
8
vhilefloc x( ) <960) sparai);
9
drive(90,0) ;
10
while(speed()>49) sparaO;
11
12
ang=270;
13
while(l)
14
1
15
drive(90, 100) ;
16
vhilelloc y ( ) <92 0) sparai);
17
drive (270,0) ;
18
19
while(speedf) > 49) sparaO;
20
21
drive(270, 100) ;
22
vhile(loc_y()>80) sparai);
23
drive(90,0) ;
24
25
vhile(speedl) > 49) sparai);
26
1
27
28
1
29
30
31
sparai)
32
1
33
int range;
34
35
if 1 range=scan ( ang , 10 ) )
36
cannon 1 ang , range ) ;
37
38
1
39
ang-=20 ;
40
if(ang<=70) ang=270;
41
1
42
1
Listalo 1 — Il primo classificato. nexus_ 1
periorità schiacciante dei pri-
mi due concorrenti sugli al-
tri: il terzo in classifica, ad
esempio, ha concluso con
un punteggio che è circa un
quarto rispetto a quello del
secondo e circa un sesto ri-
spetto a quello del primo.
Guardando meglio si nota
anche la netta superiorità di
nexus— 7 su killer, mentre
infatti l'efficienza del secon-
do è del 57%. che peraltro è
un valore già molto buono, il
primo ha un'efficienza vicina
al 90%, ossia si comporta in
modo praticamente perfet-
to! Il terzo classificato ha
un'efficienza del solo 14%,
paragonabile dunque a quel-
la dei concorrenti che lo se-
guono. Insomma, compli-
menti vivissimi a Vincenzo
Benincasa che sembra aver
messo a punto una macchi-
na bellica realmente imbatti-
bile; ed anche ad Enrico Co-
lombini la cui creatura sem-
bra l'unica in grado di contra-
stare in qualche misura quel-
la di Vincenzo.
Ma vediamo qualche altro
dato che vale forse la pena
sottolineare a titolo di curio-
sità. Il programma et— 2
sembra avere un comporta-
mento digitale: o vince o
perde, senza mai pareggia-
re! In questo gli sono vicini
anche hunter, et— 1 e york.
Il programma che invece ha
collezionato il maggior nu-
mero di pareggi in assoluto
è robl, il quale in effetti pa-
reggia molto più di quanto
non vinca; questa caratteri-
stica, nonostante il meccani-
smo di assegnazione dei
punteggi, lo ha portato a
piazzarsi davanti a york che
pure ha vinto molte più par-
tite di lui. Per quanto riguar-
da il numero di partite perse
si noti come questo valore
sia molto simile fra york e
scanner, il punteggio finale
in questo caso è stato deci-
so proprio dal numero di pat-
te, molto inferiore nel caso
di york.
Conclusioni
Questo è dunque stato il
Primo Torneo di Crobots di
MC-Link. Una cosa piccola e
casareccia, indubbiamente,
ma riuscita bene e che ha
fatto divertire sia coloro che
l'hanno vissuta in prima per-
sona sia gli spettatori ester-
ni. Vorrei a questo proposito
sottolineare che. proprio
mentre sto scrivendo, Luigi
Morelli (l'autore del robot
classificatosi terzo) sta cu-
rando lo svolgimento di un
torneo parallelo con i mede-
simi concorrenti, nel quale
però gli scontri sono tutti
singoli; ciò ha lo scopo di ve-
rificare se i rapporti relativi di
forze rimangono immutati al
variare delle regole del com-
battimento.
Non ho ancora i risultati di
questa interessante verifica,
ma gli appassionati potranno
trovarla su MC-Link. Aggiun-
go anzi che nell’area pro-
grammi del sistema potrete
trovare i sorgenti degli otto
partecipanti al torneo cosi
come un file contenente i ri-
sultati analitici dei vari incon-
tri, utile per effettuare con-
fronti nel caso che voleste ri-
petere la simulazione a casa
vostra, Per chi non avesse
tuttavia ancora accesso al si-
stema, pubblico il listato del
primo classificato in modo
che possa essere studiato
con la dovuta attenzione.
E a questo punto lancio di
nuovo l’annuncio che un an-
no fa non suscitò molto in-
teresse presso i miei letto-
ri... di carta. É molto proba-
bile che, verso il prossimo
autunno, io organizzi il Se-
condo Torneo di Crobots di
MC-Link. Mi piacerebbe che
esso diventasse in effetti un
vero e proprio Torneo Italia-
no, con partecipazione este-
sa a tutti i lettori di MCmi-
crocomputer e non solo agli
utenti di MC-Link. Se l'idea
vi interessa non dovete fare
altro che mandarmi, orienta-
tivamente entro la fine di
settembre, il vostro robot da
combattimento. Eccovi le
uniche formalità: (1) il robot
deve essere in sorgente, re-
gistrato in formato ASCII su
un supporto magnetico com-
patibile MS-DOS; (2) un
commento in testa al pro-
gramma deve indicare chia-
ramente nome e cognome
dell'autore; (3) deve essere
accluso un testo (su carta o
su supporto magnetico pur-
ché in formato ASCII) che ri-
porti le generalità dell'autore
complete di indirizzo e reca-
pito telefonico, e comprenda
una breve spiegazione della
strategia applicata dal pro-
gramma, In alternativa all'in-
vio del dischetto, gli abbona-
ti ad MC-Link possono farmi
pervenire tramite Filebox
uno o più file (anche com-
pressi, purché decomprimi-
bili in ambiente MS-DOS)
contenenti quanto richiesto.
Spero che questa volta,
sulla scia del torneo appena
conclusosi, parteciperete nu-
merosi. Aspetto dunque le
vostre risposte, che comun-
que non mancherò di solle-
citare nuovamente su que-
ste pagine dopo l’estate
quando presumibilmente
sarà stata fissata la data di
inizio del torneo.
Cominciate dunque ad
esercitarvi, mi raccomando!
Chissà che non riusciate a
trovare il sistema di battere
quel mostro di efficienza che
è nexus _ 7.
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STORYWARE
Prosa, immagini ed ora rime
Sono passati molti mesi dall'avvio di Storyware ed a questo punto ne abbiamo viste di
tutti i colori. Dopo la prima, spaventosa valanga di racconti, sono arrivati prima i
fumetti, poi sono cominciati ad arrivare i racconti a puntate ed ora siamo giunti ai
contributi «in versi». Ci manca solo qualche video-disco e poi avrete spedito di tutto.
In realtà manca ancora una cosa: ve la chiedo nel seguito!
dì Elvezio Petrozzì
S ul numero 106 di
MCmicrocomputer,
nello spazio riservato
alla posta ( quella normale,
non il nostro Storyware Fla-
sh), il Sommo M.M. a dato
spazio e risposta ad una let-
tera di Alberto Sacco ispirata
al problema del plagio dei
racconti, lettera che è stata
poi ripresa anche nel cappel-
lo introduttivo della puntata
precedente.
Senza tornare di nuovo
sull'argomento ( anche se
molte lettere lo affrontano
tutt'ora), voglio ricordarvi
una frase scritta in quell'oc-
casione da Marco Marinacci:
«Lancio una sfida: una Divi-
na Commedia Zanichelli con
libro e floppy (per MS-DOS o
Mac, a scelta) alla miglior Di-
vina Commedia Informatica
che riceveremo. Non credo
che Dante si offenda».
Detto fatto! Qualche tem-
po dopo è arrivata in redazio-
ne una busta dal vago pro-
fumo di mare, dentro la qua-
le, nemmeno a dirlo, sì tro-
vava la prima stesura di una
Commedia Informatica che
se pure è arduo definire «di-
vina» è certamente spiritosa
(ed in attesa di altre è cer-
tamente la migliore, per ora).
Autore dell'opera è Fabio
Camponeschi, imbarcato (ci
avrei scommessol Che fiu-
to!) sulla Nave Chimera del-
l'Arsenale della Marina Mili-
tare di La Spezia, il quale tra
l'altro dichiara di possedere
anche il seguito dì quanto in-
viato sin qui, minacciando
addirittura dì spedircelo «se
ne avete il coraggio», dice.
Caro Fabio, il coraggio lo
devi avere tu, nello spedire
certa roba: metrica approssi-
mativa, rime sforzate, trama
più che labile! Vergogna!
Naturalmente sto scher-
zando: in realtà il lavoro del
nostro marinaio è piaciuto
molto a tutti, sia per l'origi-
nalità della forma che per
l'intelligente ironia del conte-
nuto e dunque non potevo
far altro che pubblicare il tut-
to ed invitare l'autore a com-
pletare l'invio, cose entram-
be che ho già fatto.
L'altro protagonista di
questa puntata (un po' in
ombra purtroppo, ma quan-
do succedono cose di que-
sta rilevanza è inevitabile) è
quel Savi Claudio di cui ho
citato il mese scorso la let-
tera di accompagnamento e
/'interessante riflessione in
essa contenuta.
Il discorso salta nuova-
mente, ma non salta il rac-
conto e forse Savi gradisce
di più.
Ora vi lascio alle due let-
ture e naturalmente vi ri-
mando al riquadro di Story-
ware Flash: come sempre
ne vale la pena!
Cyb-Love
di Claudio Savi
La voce di Amy lo raggiun-
se, nel buio. Una voce calda
e piacevole, un poco roca,
ma tenue, poco più di un bi-
sbiglio.
— ... Ken... Vuoi fare l'amo-
re?
Ken riapri gli occhi, lenta-
mente. Il sibilo del vento, lo
stormire delle foglie, il can-
tare dei grilli... ogni suono
sembrava aver abbandonato
la piccola radura. Non riusci-
va a percepire che il battito
sordo del sangue nelle sue
tempie, e nient'altro.
— Temo di non avere capi-
to. Vuoi ripetere? — rispose,
stentando a riconoscere il
suono della propria voce.
— Ti ho chiesto se vuoi fare
l'amore con me... hai capito
benissimo. Ritengo che que-
sto possa giovare al tuo
equilibrio psicofisico.
Ken strinse i pugni, quasi
con rabbia. A poco a poco i
suoni rassicuranti della radu-
ra tornarono ad affiorare alla
sua coscienza e a sovrastare
i battiti del suo cuore.
— No, non voglio fare l’a-
more. Non con te, almeno.
Saresti capace di raggua-
gliarmi ogni trenta secondi
sul corretto angolo d'entrata
del rapporto, della quantità
di energie che potrei rispar-
miare se non perdessi tem-
po nel baciarti e nello strin-
gerti troppo forte, e di altre
cento cose che in quanto
umano non riesco nemmeno
ad immaginare. — Perché
sono umano, io, sottolineò
con rabbia. — Preferisco far-
ne a meno, grazie. Forse
non gioverà al mio equilibrio
psicofisico, né tantomeno al
mio equilibrio ormonico, ma
certamente ne guadagnerà
quel poco di orgoglio che mi
è rimasto.
Il silenzio cadde tra di loro,
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
153
STORYWARE
piu solido di una paratia d'ac-
ciaio. Per venti lunghi, inter-
minabili secondi, Ken temet-
te che quel silenzio sarebbe
durato in eterno.
— Per te sono sempre stata
una Cyb, - riprese Amy,
senza tradire nessuna emo-
zione. — Un ibrido ciberne-
tico, un computer organico
in un corpo di carne. Ma per
i tuoi compagni sono solo la
Zomb, la Zombie. Poco piu
di un cadavere restituito alla
vita. È per il tuo diverso at-
teggiamento nei miei con-
fronti, che siamo stati abbi-
nati per questa missione.
Forse tuo malgrado. Credi
che non sappia cosa tì tor-
menta? Ti sei innamorato di
me, stupidamente, e non
vuoi ammetterlo. Nemmeno
a te stesso.
- Non confondere il sesso
con l'amore, — ringhiò Ken,
nel buio. Amy riprese a par-
lare, ignorando la sua inter-
ruzione.
— È strano, non hai mai
tentato di prendermi con la
forza. Forse perché sapevi
che ti avrei spezzato un
braccio, cosi, senza rancore,
seguendo semplicemente
quanto previsto dal mio pro-
gramma di autodifesa?
Ken le girò la schiena, sec-
cato. Non voleva che la ra-
gazza potesse leggere il tur-
bamento nei suoi occhi. Il
buio non avrebbe forse co-
stituito un ostacolo sufficien-
te, per il suo sguardo non
più completament • umano.
— Ken... posso sganciarmi
dal Controllo Centrale, se
vuoi.
Ken si mise a sedere, di
scatto, incredulo.
— Vuoi dire che ti è possi-
bile farlo?
— Si, posso farlo. Ma solo
per trenta minuti, non di più.
E questa volta ho ancora
meno tempo. Dieci minuti,
forse.
Dio, come aveva bisogno
di lei! Non sarebbe mai riu-
scito a spiegarle quanto.
Non con le parole, almeno.
Era vero, l’amava. L'aveva
sempre amata, prima ancora
dell'incidente che aveva ri-
dotto il suo corpo minuto ad
un ammasso di carne stra-
ziata che non aveva nemme-
no saputo identificare. Non
aveva mai trovato le parole
per dirglielo, quando Amy
era ancora in vita. E dopo...
e dopo l'aveva odiata, o ave-
La Divina Commedia Informatica
di Fabio Camponeschi
Introduzione
Nel mezzo di un programma applicativo
essendomi col mouse molto stancato
tenevo una finestra in modo attivo
restando con il modem collegato.
Quando sul video apparve, felice e
lampeggiante
un volto caro ed un tempo “amato»
il gran poeta, si, il nostro Dante
tutto arzillo e digitalizzato.
Con voce roca e molto lentamente
mi disse «Vieni meco nel gran disco della
vita
dov'è presente tanta e tanta gente
che ogni partizione ne è gremita!».
Non dissi no, né si, né nulla
ma mosso tremante il dito verso i tasti
cosi, da ignoto dalla culla
m'alzai verso un destin di gloria e fasti.
1 Partizione
1 Directory
La guida mia, sicura e desta
m'additò un gruppo di persone
ciascun sulla spalla dell'altra avea la testa
ed un segnai con scritto sopra «Messer
Copione».
Richiesi lumi al mio maestro
ed egli lesto mi rispose:
«Costor son tali che, quand'hanno il
destro
ricopian dischi, libretti e cose
Vanno guatando l'altrui lavoro
ed intorno si danno un gran daffare
per ricopiar quel coso d'oro
che non mandan giù dover pagare».
«Non v'è difesa? Chiesi spaurito
contro chi copia così a man bassa?».
«Non c’è legge, non vien punito
e, in fondo, tutti gli batton cassai».
2 Directory
Non distante dal gruppo visitato
stavan distesi su mucchi di rottami
tutti nudi, col corpo ormai straziato
uomini e donne, facendoci nchiami.
Con pochi passi andammo più vicini
e, tra le mani di questi poveracci
vedemmo elenchi, e lunghissimi listini
prometter monti per quattro stracci.
«Ecco, tu vedi» mi fece il mio cursore
“questi son degli abili saccenti
prometton macchine d'altissimo valore
e ti rifilano nostalgici perdenti.
Spesso non sanno neppur che cosa fanno
ma sta sicur che, sapendo abbindolare
con scorno tuo e grande danno
qualche bidon dovrai comprare».
«Non v'è sistema — chiesi impietrito —
per evitar tal rio destino?»,
«Una soltanto — rispose il mito —
saper dovrai più dell'omino! ».
3 Directory
Stavan tutti chiusi in un pacchetto
l’anime perse dietro ad un cliente
urlando forte, con DO di petto
chiamando a lor tutta la gente.
«Son pronti a darti — disse il mio lume
tutto quel che avei desiderato
sanno riempirti di catrame e piume
e farti star tranquillo e anche beato’
La confezion dei prodotti fatti
abbaglia l'occhio e, secondo loro,
tutti gli altri son vecchi e matti
col Data Base: Non più lavorol
Ma trovi, sai. assai sorprese
dai venditor d'altrui fatica
decine di milion di lire spese
e calcoli ancor fatti all'antica»
2 Partizione
1 Directory
C'era in quel luogo gran folla di persone
tutti col volto alto e la bocca ben aperta
guatavan per un poco, poi si geitavan
prone
girandosi d'attorno con mossa sempre
incerta.
«Chi son quei folli? Che il cor quasi si
gela?»
«Fedeli — fece pensoso il lume mio —
credenti, un tempo, alle promesse d'una
mela
traditi poi dal lor infido dio,
Lasciati andare, nel nome del mercato
ad un destin duro e mesto
l'utente Apple si sente abbandonato
s'arrabbia, grida, fa il sangue pesto.
D'intorno or guarda e non capisce
poi a terra cade, sembra giulivo
ci ripensa e poi atterrisce
cambiar dovrà sistema operativo!»
154
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
STORYWARE
va creduto di odiarla. Non
sapeva più dov'era il confine
tra odio e amore, tra amore
e desiderio.
Ken cercò le sue labbra,
nel buio. Labbra fresche e
incerte. Labbra umane. Senti
sotto di sé il corpo acerbo
della ragazza irrigidirsi, per
poi rilassarsi e abbandonarsi,
senza più riserve. La baciò
dolcemente, a lungo, fino a
sorprendersi del sapore dei
loro baci. Perché quei baci
ora sapevano di sale.
— Amy..,
— Non è niente. Sono solo
una stupida... solo una Zom-
bie, tornata per la seconda
volta nel mondo dei vivi. Per
farmi rinascere, la prima vol-
ta, è stato necessario sac-
cheggiare la banca degli or-
gani dell'Astronave. Il mio
cervello era in possesso di
informazioni troppo impor-
tanti, per perire con questo
stupido corpo. Cosi, sono
stata richiamata in vita. Se è
vita, questa. Perché ora è
l'Astronave Madre con il suo
computer organico che rego-
la telemetricamente le mie
funzioni vitali, millisecondo
per millisecondo. Battito car-
diaco, 64. Temperatura cor-
porea, 36,7 gradi centigradi.
Frequenza respiratoria, 16 ci-
cli per minuto. Una inspira-
zione ogni quattro battiti car-
diaci.
Piangeva, senza più rite-
gno, stringendosi a lui come
una bambina smarrita.
— Quando dovrei essere
stanca, o sentire dolore, nel
mio corpo vengono stimola-
te emissioni di endorfine. Se
devo essere vigile e attenta,
di adrenalina. E di zuccheri,
e di glicogeni, e di neurotra-
smettitori, dopamina, sero-
tonina, alexina... Per questo
mi vedi sempre efficiente e
instancabile. Per questo in
me non vedi che un freddo
computer organico, in grado
di assisterti in questa mis-
sione esplorativa, di assister-
ti anche fisicamente, cosa
che nessun computer di me-
tallo, silicio e plastica potrà
mai fare. Posso eseguire mi-
lioni di metaistruzioni per se-
condo, memorizzare mappe
tridimensionali della zona,
analizzare l'atmosfera, l'ac-
qua. i cibi. I miei occhi pos-
sono validamente sostituire
le telecamere, il mio naso e
la mia bocca qualsiasi labo-
ratorio chimico portatile.
2 Directory
Lasciammo quella landa senza guardar
addietro
perché innanzi già si stendea l'ombra di
lato
d'una struttura arcana di fil fatta e di vetro
che a veder parea cader ad ogni fiato.
Codesta cosa — spiegò il prode al mio
fianco —
ti lascia senza respir, se uno la vede!
Montarla lascia l'eroe smagrito e stanco
e niun quando l'hai fatta ne ha poi fede!
La rete essa è, e dentro stanno
cerberi novelli con occhi e tutto
attenti a che non si faccia danno
che entri solo il bello e non il brutto.
Essi son pochi, ma rompon abbastanza
della station son maghi e attori
li vedi sempre chiusi in una stanza
duri e seri fan gli amministratori».
3 Directory
Nel greve fondo di un solco oscuro
stretti tra pochi resti di programmi
poche person facevan muro
tenendo tra le mani dei diagrammi».
«Conosco questi tipi — gridai forte d'un
tratto
son pochi, sempre meno, ma tra loro
assiso sulle gambe, come un gatto
sta lui. l'ideator del foro!
Non fanno profession. per il piacer del fare
ci perdono le noni, denaro e amore
l'hobby loro è il programmare
caro è assai, di sangue e di sudore.
Ed essi non disdegnano
almen di quando in quando
di caricar in RAM linguaggio strano
e digitar per ogni assisi a casa stando».
3 Partizione
1 Directory
Con moto circolare giungemmo in una
sala
ripiena di congegni e mucchi di denaro
accosta ad un cassone stava gran scala
su essa, camice bianco, un uomo molto
Gettava nella cassa denaro a profusione
insieme ai suoi compari pensava
intensamente
e da foro laterale, grandissima emozione
sortiva di software un pacchetto, ma
molto lentamente.
Essi, soddisfatti, si davano gran pacche
guardando sorridenti i loro risultati
sperando in cor loro che non facesse
cracche
«Sto coso tutto strano, coi bug malcelati».
Ridevan poi contenti, passando il loro
lavoro
al club dei venditori di cui già prima dissi
trovando molto ristoro
nel chiedersi assai «bissi».
2 Directory
Ecco apparir, dinnanzi a noi
gente seria e di molto preparata
dentro un carro trainato da buoi
i geni della stampa, la Specializzata!
«Le Ditte — saperlo ora dovrai —
inviano gran copia di materiale
agli uomini al cui cospetto stai
con la speranza che non vada male
Provano, essi, testan. provano ancora
se non comprendon cambian mano
poi, dopo una mezz'ora
scrivono, col fare strano
Sanno di tutto, tutto gliene cale
a chi li legge, con mente assetata
dicon bene, o molto male
a seconda della «nota» allegata!
3 Directory
Tutti di corsa li vidi avvicinarsi
folla silente, vestuta di buon gusto
stavano accorti a non urtarsi
donne pin-up, uomini fusto.
Roba di classe, mica son scherzi
denaro molto, impegni a frotte
non conoscon dolori e sferzi
le loro amiche non sono «cotte».
Hanno ben speso, tutti lo sanno
i lor milioni in quel cosino
che, rapidamente e senza affanno
gli fornisce prestazion da tavolino
Auto, moto, aereo, va dappertutto
l'han con loro come farebbe Cook
bello, caro, compatto, serve a tutto
quel mio desio! ! ! ! Un notebook!!!
Conclusione
Giunti alfin in fondo alla fatica
avendo visto di tutto il mondo i mali
ci ritrovammo all'uscita amica
eravam vivi, e ci sentimmo tali.
Con grande gioia salutai la guida
ringraziando per le visioni avute
ed egli volle lasciar l'ultima grida
per tornar poi tra le sue volute.
Senti — mi disse — le mie parole antiche
se davvero vuoi saper com'è la vita
spegni 'sto coso, va con le tue amiche
e col Pascal, falla finita!
Non creder sai, amico caro
che il computer guidi da solo!
Se nel cervello non hai un bel faro
nessuna macchina t'attracca al molo».
155
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
STORYWARE
Nessun computer, e nessun
robot, potrà mai adattarsi al-
le situazioni come potrei fare
io.
Perché, contrariamente a
quanto tu o i tuoi compagni
sembrate credere, posso
pensare autonomamente.
Pensare, non agire. È il libe-
ro arbitrio, che mi è negato.
Il mio comportamento se-
gue le priorità che qualche
programmatore inserisce di
volta in volta, missione per
missione, in qualche parte
recondita del mio cervello.
Ken le sfiorò una guancia,
dolcemente.
— Calmati, adesso, — im-
plorò.
— Il mio cervello è l'equiva-
lente di un computer neura-
le, con tre processori ben
distinti, — continuò Amy,
stancamente. — Mentre le
mie funzioni vitali sono con-
trollate dall’Astronave Ma-
dre, il mio cervello ristruttu-
rato può, contemporanea-
mente al pensiero coscien-
te, eseguire il programma
impostogli dall'esterno. Ma
sono sempre io, Amy. Amy,
non un mostro che ha usur-
pato il corpo della ragazza
che amavi. Perché mi ama-
vi, un tempo. Ho capito an-
che questo, sai?
— Amy... — mormorò Ken.
Avrebbe voluto dirle quanto
era stato stupido ed egoi-
sta, a non capire... Ma non
riusciva a trovare le parole
adatte. Accentuò la sua
stretta, sperando che il suo
abbraccio servisse più delle
parole.
Amy riprese il suo discor-
so, con voce sommessa.
Sembrava un poco più cal-
ma, ora.
— Così come è ora struttu-
rato il mio cervello, non mi
rendo nemmeno conto dei
processi paralleli del mio
pensiero, così come tu non
ti rendi conto di quello che
sta facendo il tuo pancreas
in questo momento. Credi-
mi... la Amy che conoscevi
vive sempre in me. Se sono
incapace di ricordarmi del
mio passato, ho sempre un
presente, ed un futuro, per
il quale voler vivere. Perché
una parte di questo presen-
te e di questo futuro è mia,
nessuno me la potrà mai to-
gliere. Un giorno qualcuno
potrebbe pensare di resti-
tuirmi del tutto il mio libero
arbitrio, non credi?
Ken le accarezò i lunghi
capelli ambrati, soffrendo
con lei.
— Ma ora sei libera, Amy,
Libera, capisci? Non sei più
una Cyb.
— Solo per poco. Troppo
poco. Trenta minuti di pen-
siero e di comportamento
autonomo ogni settantadue
ore, non di più. Altrimenti il
potenziale elettrochimico
del mio cervello scendereb-
be al di sotto dei limiti ac-
cettabili, e questo corpo di-
venterebbe ingovernabile.
Perderei il controllo dei mie
sfinteri, per prima cosa. Non
è uno spettacolo piacevole,
posso assicurartelo. Ci ho
provato, sai? A sganciarmi
per un tempo più lungo, vo-
glio dire. Poi perderei il con-
trollo della deambulazione,
quello dei muscoli oculari,
quello dei muscoli facciali...
Qualche minuto ancora, e
interverrà una paralisi totale,
seguita da un blocco respi-
ratorio. Il cuore batterà un
altro poco, forse, e poi... —
Ma questo non avverrà.
Non fino a che esiste l'A-
stronave Madre, almeno, al-
la quaie ritornerebbe il con-
trollo delle mie funzioni vita-
li. Mi è concesso vivere, ma
non mi è concesso morire.
Ken cercò di baciarla, per
Storyware Flash
— Per tutti gli amici di Storyware (Italia - Europa) — Ormai il
ritmo degli arrivi dei vostri racconti si è stabilizzato, sia pure su
un livello ancora ampiamente superiore a qualsiasi ragionevole
previsione.
Quella che invece tende ad aumentare in modo preoccupante
è la lunghezza dei racconti, lunghezza già fissata in 10 cartelle
massime ma che ritengo indispensabile ridurre ulteriormente (di-
ciamo ad 8 cartelle) per poter pubblicare quante più opere pos-
sibile.
Ricordo che per «cartella» si intendono 30 righe di 60 caratteri
ciascuna.
— Per Riccardo Caneba (e per tutti i «pubblicati») — Ebbene si,
MC remunera gli autori dei racconti pubblicati con un compenso
simbolico pari a 120.000 lire.
Lo avevamo già detto nelle prime puntate della rubrica, ma
evidentemente la notizia si era persa nel tempo; riconfermarla
ora significa verosimilmente riaprire i portelloni della diga che trat-
tiene la vostra fantasia, ma tacere sarebbe stato da infami. Ab-
biate comunque pietà di noi: non travolgeteci'
— Per Paolo Buratti (Trento) — Le angosce che stai vivendo e
che certamente condividi con i tuoi coleghi «di tastiera» sono
comprensibili ma ingiustificate.
Se il giudizio sui racconti che arrivano fosse determinato da
elementi per così dire «estetici», il tuo (cosi fitto, cosi ammas-
sato) non lo avremmo nemmeno aperto ed invece, non essendo
cosi che funzionano le cose, non solo lo abbiamo letto, ma ne
abbiamo letti cento altri in condizioni peggiori.
Tranquilli dunque, e pensate solo alla quantà dei contenuti.
— Per tutti coloro che non sanno scrivere racconti, non sanno
disegnare fumetti e non sanno comporre poesie ma che desi-
derano irrompere nel nostro spazio (Italia e dintorni) — C'è una
forma di espressione umana che non abbiamo ancora ammesso
nelle pagine di Storyware ed è quella ispirata alTumorismo. Chia-
meremo questo «angolo nell’angolo»
Comicware
e ci metteremo dentro tutte le barzellette, gli aneddoti divertenti,
i proverbi seriosi, le vignette e quant'altro possa farci sorridere
del mondo dei computer, delle sue manie, dei suoi «tic».
Come sempre, saranno ammessi solo contributi «originali»
(soprattutto per le vignette), anche se mi rendo conto che in que-
sto caso il controllo sarà ancora più difficoltoso.
Per ora lancio l'idea; in seguito vedremo come va a finire e
se del caso, analogamente ai racconti ed alla maniera della Set-
timana Enigmistica (e dei suoi innumerevoli tentativi di imitazio-
ne) compenseremo ogni contributo pubblicato con una ricca som-
ma. Contenti?
impedirle di proseguire. Ma
Amy si ritrasse, piano.
— Trenta minuti di vita ogni
settantadue ore forse sono
meglio della morte. Forse,
— sussurrò.
Questa volta fu Amy, a
baciarlo, e le sue labbra sa-
pevano ancora di sale. Ma
qualcosa nei suoi baci riuscì
a raggelarlo.
— Tempo scaduto, Ken.
Era di nuovo una Cyb,
ora. Per Ken non sarebbe
mai e poi mai stata sempli-
cemente una Zomb, dopo
quella notte. Mai più.
La mano della ragazza lo
sfiorò, con rinnovata deci-
sione.
— La mia proposta è sem-
pre valida, Ken. Domani
sarà una giornata faticosa.
Se vuoi risparmiare energie,
posso fare tutto io.
— No, grazie, — rispose
Ken, amaro. — Buonanotte.
Le voltò le spalle, con de-
terminazione. Il battito sor-
do del sangue nelle sue
tempie tornò a sovrastare
ogni altro suono. Un turbinio
di pensieri gli vorticava nella
testa, senza posa, come un
nugolo di farfalle impazzite.
Aveva visto il Controllore
Telemetrico delle funzioni
vitali di Amy, sull'Astronave
Non era più grande di un
pacchetto di sigarette. Amy,
avrebbe potuto portarselo
appresso, come un malato
di cuore il suo pace-maker.
Se fosse riuscito a impadro-
nirsene, e a riprogrammarlo
in modo che la ragazza non
fosse che se stessa... An-
che se non sapeva in che
modo Amy ricevesse le sue
istruzioni, se senza soluzio-
ne di continuità, attraverso il
Controllore Telemetrico, o in
un'unica seduta di program-
mazione, impressa diretta-
mente nel suo cervello pri-
ma di ogni missione, trami-
te sonde neuronali. Forse
non sarebbe nemmeno sta-
to necessario agire illegah-
mente... se la missione fos-
se riuscita avrebbe saputo
battersi per ottenere quello
che riteneva il loro giusto
compenso. Se, forse... trop-
pi se, troppi forse.
Ancora settantadue ore...
Il sacco a pelo gli sembrò
freddo, sempre più freddo,
e la notte sempre più buia.
«e
156
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
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PlayWorld
di Francesco Carla
Se non sapessi bene che
fra qualche mese tutto lo
scenario cambierà, sarei
fortemente tentato di non
interessarmi più
aH'interattività. Dico questa
cosa assai grave perché
non vedo in giro
assolutamente stimoli
nuovi e tutto lo scenario è
drammaticamente fermo al
1987. E fortuna che
adesso c'è il PC che ha
deciso di destinarsi a noi
simulanti con le sue
configurazioni più nobili:
schede VGA, audio Roland,
AD LIB o COVOX e hard
disk da cento mega pieni
di immagini da caricare in
pochi attimi. Però, PC
leggermente a parte, il
resto non mi piace quasi
per nulla. E credo che la
colpa sia di Tetris. Da
quando è uscito
queirinterattivo geometrico
la simulazione non è Stata
più la stessa. Un'orrenda
pletora di cloni o clonetti,
puzzle demenziali e
scacchiere ingiocabili,
rompicapo infiniti e enigmi
frastagliati, tutta questa
banda di cui potrei
nominare infiniti titoli, ha
distrutto il panorama. Sono
tornati di moda i vecchi vizi
del videogioco, lo spazio
immenso del video si è
fatto di nuovo piatto, non
brillano là dentro idee
nuove.
Ma la simulazione sta per
cambiare ancora. Temo
che diventerà parecchio TV
interattiva. Finirà che
vedremo molta televisione
digitalizzata e potremo
usarla come se
cambiassimo spesso
canale. Credo che i CD nei
vari standard stiano per
diventare una cosa del
genere: vedremo molti TV
spot interagibili senza
troppa velocità. E durerà,
questa invasione degli
intercorpi, qualche anno.
Poi le Ram esploderanno e
così pure le capacità di
calcolo e le schede
grafiche e audio. Quel bel
giorno il simulmondo sarà
più vistoso e durevole e ci
potremo vivere, mangiare,
sognare, amare e morire.
Sempre se la volgarità
reale che ci circonda (e
quella immateriale di cui
sono fatti troppi simulatori
per Amiga e PC in
vendita...) non abbia il
sopravvento. Costruiremo
trincee di pixel fittissimi
per evitarlo.
Avvenimento 1
Brat
Imageworks (GB)
Foursfields (GB)
Amiga, PC, Atari St
Quando non ci sono cose
nuove in giro bisogna decisa-
mente sapersi accontentare.
In altri tempi un game come
questo probabilmente non
sarebbe mai diventato un Av-
venimento, anche se qualche
piccola novità ce la racconta
e il tema non è sgradevole.
C'è un piccoletto con pan-
nolino e spilla da balia che ap-
profitta dell'andata via da ca-
sa momentanea della mam-
ma per schiacciare un povero
topo e per indossare gli abiti
da piccolo punk, Pistola ad
acqua simulata e chiodo bor-
chiato e profondamente ne-
ro, Brat si allontana indistur-
bato da casa in cerca d'av-
venture. Ovviamente qui co-
mincia la storia interattiva. A
proposito d'interattività, sarà
probabilmente necessario un
piccolo passo indietro. Qual-
che mese fa vi ho parlato di
Lemmings, il simulatore del
Index: 4 Avvenimenti 4, il massimo numero dì sempre, per quat-
tro software. Tre made in GB: Brat, Gods, Aromur Geddon, e uno
fatto in Usa. Stellar 7. Dal prossimo numero l'Avvenimento non
sarà più la vetrina più bella perché nasce una nuova rubrica, la
Screenstoria.la simulazione più interessante, in bene o in male,
del mese.
C'è anche PW Panorama e una puntata di PW Bis dedicata ai Bit
Map Bros. B come Bit Map.
Have Simulfun amici simulanti.
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
159
PLAYWORLD
popolo in cammino verso
un'impreeisata e virtuale ter-
ra promessa. La novità di
Lemmings era il funziona-
mento iconico che dava un
mucchio di chance di utilizzo
e di specializzazione del po-
polo. Il controllo iconico di
Lemmmgs c'è anche qui in
Brat e penso che diventerà
un must anche per i simula-
tor arcade. Qui le icone non
sono molte, e questo è un
bene per la facilità d'uso, e
quelle poche che ci sono so-
no d'immediata comprensio-
ne. Sono una serie di frecce
che devono essere deposte
sul terreno per suggerire la
direzione al povero Brat, un
paio di segnali stradali (gran-
de idea, perché i segnali stra-
dali sono uno standard sim-
bolico internazionale) e una
specie di gomma da cancel-
lare. Un'altra icona consente
di creare una specie di tettoia
per attraversare i burroni con
più facilità. Goal del softwa-
re, I think, riportare sano e
salvo l'audace moccioso (tra-
duzione letterale della parola
Brat) nella sua casa di prove-
nienza. magari prima che ar-
rivi la mamma dalla spesa.
Vorrei proprio dirvi perché
mi è piaciuto questo game.
C'ho rivisto dentro, dopo anni
e anni, la felicità e la facilità
dei videogame del 1983:
obiettivi di interazione ele-
mentare e evidenti, tragitto
chiaro e senza possibilità d'e-
quivoco, elementi colorati e
disegnati con simpatia. I mo-
tivi che hanno fatto la fortuna
dei giochi inglesi e che da
qualche anno erano passati
di moda. Moto c'entrano an-
che gli effetti acustici: questi
altrettanto semplici e diver-
tenti: clacson che suonano
impertinenti, segnali di peri-
colo e di attenzione, effetti
speciali per cadute e inciam-
pi: l'armamentario classico
dei videogame storici, di Ma-
nie Miner e di Q'Bert, di
Donkey Kong e di Hard Hat
Mack. Zuccheri simulati per
la nostra memoria di intera-
genti cresciuti,
Avvenimento 2
Stellar 7
Dynamix (Usai
Sierra (Usai
Amiga, PC Vga
Il destino a volte è davve-
ro crudele. Crudele con me
intendo. Crudele, vi spiego,
perché mi mette nelle mani
la versione Amiga di un soft-
ware che mi piaceva molto
nel 1983 per il C64, cioè
Stellar 7, e non mi avverte
che devo manovrarlo senza
condizionamenti d'entusia-
smo. Invece io, mentre scar-
to la bellissima confezione,
penso: chissà come sarà
bella questa versione sedici
bit, visto che la Dynamix (Ri-
se of Dragon, Die Hard, e
prima ancora Arctic Fox e re-
centissimamente Rad Ba-
ron.-.) ha una mano speciale
per i progetti interattivi e di
certo avrà curato con amore
il suo vecchio capolavoro de-
rivato dall'indimenticabile
Baule Zone dell'Atari arcade.
Cosi, con questa suspence
speciale, ho inserito i dischi
numerati nei vari drive del-
l'Amiga per godermi le ma-
gie che supponevo dover di
li a poco provenire del video.
Lasciamo perdere che ci
vogliono due ore per carica-
re i dati (puoi sempre andar-
tene e tornare dopo un po'
come si usava nel 1982
quando il registratore del
C64 caricava Q'Bert su na-
stro...), lasciamo stare i me-
nu che sono fatti molto bene
e sono chiari e danno un
sacco di possibilità di naviga-
zione nel settmg del softwa-
re. ma come facciamo a tra-
scurare i problemi che se-
guono.
Siamo all'interno del no-
stro mezzo intergalattico. Il
paesaggio è angosciante e
nel vuoto l'eco delle minac-
ce sembra più vicino. Distan-
ti si vedono figure dedriche'
idoli adorati qualche miliardo
di anni fa chissà da chi e
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
PLAYWORLD
chissà per quale paura. Nel-
l'aria simulata e spessa svo-
lazzano uccelli impossibili e
impossibilmente armati. Tra
noi e loro un muro di deser-
to simulato, sabbia compatta
e vettoriale, senza orme. Ep-
pure qualcuno ci spara.
Qualcuno di cui si vede una
scia ectoplasmatica sul radar
di bordo. Chiunque, me
compreso, proverebbe a cer-
carlo. Ma continuo a vedere
solo uccellacci alati a trian-
goli e tristi e innocue esplo-
sioni che anche colpendomi
non mi farebbero male. De-
cido di attendere, muoven-
domi lentamente in tondo e
intanto mirando agli uccelli
che non sembrano avere
paura. Adesso se vi dico che
non è accaduto quasi nulla
mi dovete credere. Tanto
che mi viene il dubbio che
Stellar 7 sia un simulatore di
nulla o peggio (e questo
sembra far supporre il mio
precoce invecchiamento si-
mulatorio), che non sia stato
capace di interagire a fondo
con Stellar 7. E intanto pen-
so all'azione veloce e decisa
della vecchia versione C64 e
devo dare ragione a tutti
quelli che continuano a dire
che i migliori simulatori di
sempre si giocano sul vec-
chio home computer 64k
RAM.
Avvenimento 3
Gods
Bitmap Bros. ( GB)
Renegade (GB)
Amiga. St. PC
Della stessa razza dei Four-
fields dì Brat, sono anche
questi Bitmap Bros. Certo, di
sicuro hanno temi più cruenti
e immagine più forte e hi
tech, Ma la classe è la stes-
sa, l'estrazione e gli studi an-
che. È gente che ha studiato
sui banchi simulati di Jeff
Minter e di Anthony Cro-
wther, gente che ha caricato
senza impazienza Atic Atac
della Ultimate e Cauldron 2
della Palace. gente che sba-
vava per Uridium e per gli al-
tri successi della defunta He-
wson. Poi hanno cominciato
l'università. Ma la loro storia
potete leggerla in altra parte
di questo stesso numero di
Playworld, perciò glisso. Tan-
to per dirvi: l'università l'han-
no finita in un anno, laureti a
sedici bit con il massimo dei
voti, sono partiti subito con
volontà tramortrice: Xenon
per la Merlbourne house, so-
ftware di sparo libero metal-
lizzatissimo e perfino troppo
sicuro di sé. Adesso all'uni-
versità insegnano con questo
ultimissimo, visivamente in-
credibile, Gods. Di cui ades-
so vi parlerò.
Prendete un tema abusa-
to, un soggetto straordinaria-
mente caro a tutti gli anglo-
sassoni. Facciamo il tema dei
miti del nord, d'ambiente in-
carognito dalla difficoltà cli-
matica, dove solo le bestie, e
tra queste gli uomini, più fi-
siche resistono, dove gli uo-
mini si coprono di pelli delle
bestie e le bestie mangiano
gli uomini. Di queste storie
interattive chiunque di voi ne
ricorderà moltissime: faccia-
mo almeno Barbarian della
Psygnosis. Dunque il tema è
abusato, ma popolare. Ades-
so prendete il landscape di
queste avventure e fatelo di-
ventare uno scenario modu-
lare, a pezzi di quei mattoni
bugnati che ci sono sui pa-
lazzi più belli di Firenze, dove
la facciata è talmente ricca da
sembrare possa cadere sotto
il suo stesso peso. Poi pren-
dete le bestie e gli uomini di
cui prima e indovinate le ca-
ratteristiche più importanti
della loro vita, asciugate quel-
le secondarie per caratteriz-
zare un passo o un salto o
una mossa d'attacco o di di-
fesa, uno sforzo d'agilità. Fa-
te lo stesso con gli oggetti,
con i premi e le punizioni, i
cristalli e le pesche, le chiavi
d'oro che aprono le porte e i
pomelli e le leve che sbloc-
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
161
PLAYWORLD
cano i trabocchetti. Con que-
sta roba fate una tortura a de-
dalo, con le scalette i vicoli
ciechi, i suoni che echeggia-
no nel vuoto i versi delle be-
stie, i rumori dei passi, l'urlo
della morte, l’esplosione dei
vinti. Così i Bit hanno fatto
Gods: la saga degli dei bonari
e aspri, tortuosi e cristallini, il
sotterraneo interattivo più
bello della storia del softwa-
re. E resistete, se ce la fate,
alla tentazione di cacciare
dentro il video la mano per
rubare un cristallo o mangia-
re la pesca. Peccato solo, ma
so che in molti e specie i più
giovani miei lettori non saran-
no d'accordo, che si debba
per forza risolvere i puzzle e
studiare la mappa e non per-
dere l'orientamento: quanto
mi piacerebbe girare libero e
senza motivo in questo si-
mulmondo colorato e perfet-
to. Salutando gli uccellacci
d’epoca e ignorando mostri e
trappole. Vivrei seduto sotto
il muro simulato di Gods sen-
za curarmi affatto del tempo
che passa.
Avvenimento 4
Armour Geddon
Psygnosìs I GB I
Psygnosis (GBI
Amiga. Atari. Pc
La Psygnosis è sempre
stata la più importante casa
di produzione inglese per il
software a sedici bit. E que-
sto fin dagli inizi di Brataccas
e di Deep Space o Terrorpods.
Da un paio d'anni a questa
parte i suoi simulatori sono
aumentati moltissimo in
quantità anche perché la fa-
ma della casa di Liverpool ha
attirato i migliori gruppi euro-
pei. Così il 1991 rischia pro-
babilmente di essere ricorda-
to come il loro anno boom,
visto che siamo solo a metà
ed è già stata in classifica con
Carthage, Lemmings, Obitus
e credo davvero che ci tor-
nerà con questo nuovo e in-
teressante Armour Geddon
(gioco di pronuncia per para-
frasare la parola inglese Ar-
mageddon...). Mi pare che
questo simulatore Psygnosis
ricordi abbastanza il bellissi-
mo Midwinter della Mael-
strom uscito dalla Rainbird:
anche qui c'è un nemico se-
greto che la sta combinando
grossa (mi viene in mente an-
che un po' Driller a pensarci
meglio...), anche qui abbiamo
a disposizione una pluralità di
mezzi per fargliela pagare ca-
ra, e come in Midwinter dob-
biamo gestire una pluralità di
situazioni cercando di padro-
neggiarle, tenendo presente
il fattore tempo, assicurando-
ci il dominio dei mezzi in no-
stro potere. Molte funzioni in
Armour Geddon sono state
notevolmente upgradate ri-
spetto ad altri simulatori si-
mili: un apposito laboratorio
di ricerca e sviluppo, variabile
secondo il nostro status,
provvede a rifornirci dei mez-
zi e degli armamenti di cui ab-
biamo pianificato di aver bi-
sogno (questo mi fa venire in
mente quando Hitler nel cor-
so della seconda guerra mon-
diale innestò un meccanismo
simile per bypassare un pro-
blema di mancanza di ener-
gia per le sue secret weapon
e cosi pure fecero gli Usa con
le bombe atomiche...) e ce li
realizza virtualmente in tem-
po per l'uso. Ma tutto il de-
sign del software è convin-
cente e razionale: la grafica
aiuta molto con icone che
semplificano in simboli situa-
zioni coplesse da descrivere
a parole e un sistema di map-
pe, anche interattive, produ-
ce un desiderabile effetto di
orientamento in mezzo ad
una selva di mondi possibili e
di alternative possibilità. Ma
proprio il design, nonostante
l'ordine e la serietà con cui è
stato organizzato, è la parte
più debole del software: l'o-
biettivo del gioco è troppo di-
stante e astratto (distruggere
le condotte d'energia del ne-
mico e poi cercare a debel-
lare il generatore d'energia
dell'odiatissimo...), e la ge-
stione dei sei mezzi e delle
numerosissime armi, nonché
il controllo di tutte le variabili
che noi stessi mettiamo in
162
MCmlcrocomputer n. 108 - giugno 1991
PLAYWORLD
movimento, finisce per ren-
dere l'azione francamente
complicata.
Questo è un simulatore di
cui dovete assolutamente in-
namorarvi e metterlo al pri-
mo posto nei vostri interessi
dei prossimi mesi, oppure la-
sciarlo perdere subito. Inten-
do che se vi immergete com-
pletamente. e la vicenda non
è di quelle che abbiano que-
sto effetto nei miei confronti,
nel simulmondo di Armour
Geddon allora probabilmente
simularlo potrebbe rivelarsi
una delle più interessanti
esperienze della vostra vita.
Viceversa, se interagite con il
desiderio esclusivo di rilas-
sarvi e passare un po' del vo-
stro tempo libero in modo vir-
tuale, questo non è decisa-
mente il software giusto. E la
colpa, se una colpa esiste, è
certamente del designer.
Perché, questo è fondamen-
tale che sia chiaro per farvi
Armour Geddon,
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
163
PLAYWORLD
un'idea onesta del software,
Armour Geddon è probabil-
mente uno dei simulatori di
volo meglio visualizzati e pro-
grammati che ci siano in
commercio.
Le mani di Jim Bowers e
di Gary Corbett (insieme a
quelle di Jeff Bramfitt che
non lavora in questo proget-
to) hanno già fatto notevoli
magie con il mouse e con al-
tri sistemi in moltissimi stu-
pendi interattivi. Certo qui
specialmente Jim ha realiz-
zato l'impossibile, dimo-
B come
Bit Map Bros
I Bit Map Bros, sono uno
dei gruppi inglesi che ha avu-
to più successo negli ultimi
anni nel mercato europeo e
mondiale. Loro prodotti sono
stati pubblicati per Nintendo
otto bit (Speedball) e nei for-
mati per ì computer hanno ri-
cevuto premi e l'interesse
del pubblico. Ma qual è la lo-
ro speciale filosofia di produt-
tori? Dal primo Xenon all'ul-
timo Gods il loro obiettivo è
sempre stato il medesimo:
stupire gli occhi degli utenti
con una qualità visiva defini-
tivamente fuori dalle capacità
conosciute del sistema sul
quale il prodotto è stato rea-
lizzato. E questo risultato do-
veva esser ottenuto senza
agire troppo sul piano del de-
sign del prodotto (hanno co-
munque spesso realizzato
opere molto interessanti co-
strando a chi non lo avesse
ancora capito che si posso-
no fare oggetti stupendi an-
che mettendo assieme cubi
e linee vector. Basta dare
un'occhiata all'overcraft e al
grattacielo a strisce celesti e
blu o agli stupendi aeroplani
e alle armi. E la programma-
zione di Paul Hunter e Ed
Scio manda le figure poligo-
nali e le armi vector a velo-
cità giusta e adeguato nu-
mero di fotogrammi al se-
condo, il che rende gustose
le sequenze di volo e splen-
me il primo stupendo Speed-
ball che aveva anche un de-
sign eccellente...), curando
invece particolarmente il vi-
sual, la tecnica di program-
mazione e l'audio del softwa-
re. Il fatto è che queste cure
riservate ai loro prodotti non
devono essere immaginate
come risultato esclusiva-
mente di tempo e di qualità
dei membri del team. La no-
vità è che queste attenzioni
sono progettuali. Immagina-
te di dover costruire un ponte
e di essere uno studio d'in-
gegneri e di architetti. Avrete
un budget di soldi da spen-
dere, esigenze tecniche lega-
te alla necessità che il ponte
non crolli, esigenze stilistiche
per evitare che il ponte cozzi
troppo con l'ambiente. Natu-
ralmente porrete mano a
queste situazioni facendole
interagire continuamente tra
di loro e proporzionando la
prevalenza di qualcuna delle
caratteristiche secondo la
qualità dei professionisti che
si occupano del ponte.
I Bit Map fanno la stessa
cosa: hanno un grandissimo
disegnatore che però è faci-
litato dal fatto che il pro-
grammatore lavora pratica-
mente per lui, ottimizzando-
gli tutte le condizioni per far-
lo disegnare meglio. Così è
nato Xenon che non era nul-
la di speciale, uno spaziale a
scorrimento verticale, solo
che aveva la migliore grafica
e le migliori animazioni e
l'audio migliore che si fosse
mai visto su un home com-
dida in generale tutta la vi-
sualizzazione. Per aiutare il
giocatore ad entrare meglio
e più facilmente nell'azione,
la Psygnosis ha inserito nei
dischi la possibilità di carica-
re quattro posizioni salvate
di default, che vi danno una
paranomica d'incoraggia-
mento di quanto divertente
e simulante sarebbe l’azione
se solo non vi arrendeste su-
bito. Un supporto utile è an-
che la tastiera su carta che
riproduce tutti i tasti attivi
nella simulazione che però
puter. E questo perché il
programmatore non ha ruba-
to nessuno spazio per le sue
specifiche esigenze, ma si è
dedicato completamente al
disegnatore. A sua volta il
meccanismo di gioco è stato
deliberatamente clonato da
una delle decine di esempi
analoghi di videogame da sa-
la in circolazione in modo
che anche il design non co-
stituisse un problema. Cosi
Xenon ha settato lo stan-
dard. Nel 1988 Speedball ha
ottenuto lo stesso risultato
piu o meno con la stessa
procedura: il tema di Roller-
ball e il meccanismo di gioco
dei videogame visti dall'alto
è stato adattato allo stile gra-
fico dei Bit Map. Risultato fi-
nale, un altro videogame in-
superabile in casa in quanto
a qualità visiva e audio. Un
anno dopo è uscito Xenon 2.
Proprio come nelle saghe
dei videogame giapponesi
(Galaxian, Galaga, Gapius
etc.) Xenon 2 era il legittimo
erede del precedente. Stes-
sa formula d'enfasi sulla par-
te visiva, nessun elemento
di design particolare che cor-
resse il rischio di confondere
lo sguardo dell'user dall'am-
mirazione per il video, poten-
ziamento del reparto audio
che diventa anche interattivo
con il gioco e si rianima du-
rante l'azione. Score: Xenon
2 è tuttora il videogame ar-
cade spaziale più bello per
gli home computer.
Potrà anche non interessare
una fascia di pubblico, ma
sono davvero un'enormità.
Servono certamente tutti,
ma rafforzano quello che vi
ho detto all'inizio.
Armour Geddon ha fasci-
no da vendere ed è stato
creato da ottimi professioni-
sti del simulabile: credo che
sarebbe potuto essere mi-
gliore se i due programmer
nel diventare designer aves-
sero scordato più spesso di
essere programmatori. Co-
nosco pochissimi program-
matori che sono bravi scrit-
tori di giochi giocabili.
certo nessuno può dire che
non sia il migliore.
Nel 1990 hanno pubblica-
to un solo gioco, Cadaver,
un videogame che hanno
onestamente un po' realizza-
to con la mano sinistra visto
che stavano per fondare la
loro etichetta Renegade di-
stribuita dalla Mindscape in
Europa e Usa. Comunque
non si può dire che Cadaver
sia un brutto game, anche
perché ancora una volta è
salvato abbondantemente
dalla grafica pastosa e gom-
mosa e dalla atmosfera di
generica simpatia che si as-
sorbe frequentandone le
stanze simulate.
Il 1991 è l'anno di Gods,
ma pare che a breve scaden-
za usciranno ancora altri loro
titoli, gli dei simulati di cui ho
parlato in uno degli avveni-
menti di questo numero.
Gods è l'ennesima dimo-
strazione di virtuosismo gra-
fico: un impianto di design
che non ha nulla di speciale,
è il solito labirinto fractato
dalla grandezza dello screen
che il giocatore deve ideal-
mente ricomporre gestendo
con intelligenza ed esperien-
za gli elementi e gli oggetti
reperiti sul campo di batta-
glia interattivo, è reso indi-
menticabile dalla diabolica
abilità visiva che rende toc-
cabili o quasi gli oggetti di-
segnati e magnetiche e indi-
menticabili le parti colorate
del landscape. Per queste lo-
ro qualità meritano un posto
nella storia del software.
164
MCmlcrocomputer n. 108 - giugno 1991
PLAYWORLD
Questo mese non aspettatevi grandi lampi interattivi in
questa rubrica di news: ho già fatto una fatica del diavolo
per trovare dei prodotti interessanti per gli Avvenimenti:
insomma sembra proprio che la qualità non sia fortissima di
questi tempi e il PC dimostra di essere diventato il
computer numero uno per i simulatori con la "esse "
maiuscola. Cominciamo.
Moonshme Racers
Interstandard
PC, Amiga, C64,
Atari ST
Di Moonshine Racers del-
la Millennium mi sono inte-
ressato perché la grafica del
packaging mi piaceva e an-
che il titolo mi sembrava in-
teressante: I piloti del chiaro
di luna. In realtà l'idea credo
che fosse quella di simulare
quelle corse clandestine che
si tengono dappertutto nel
mondo sugli stradoni di città,
e sulle autostrade deserte di
notte. Il videogioco non è
malaccio, ma non lo posso
neppure definire un capola-
voro. Fluttua tra ironia e non
precisissima definizione.
Di Swiv non posso che di-
re bene. La Storm non è una
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
165
PLAYWORLD
MIAMI
casa molto anziana, ma ha
trovato dei collaboratori mol-
to in gamba e abilissimi nel
rendere davvero simili a
quelli delle arcade i loro pro-
dotti su Amiga. Di loro mi ri-
cordo il bellissimo Silkworm
e questo Swiv è presentato
come un ideale seguito di
quello spaziale. Grafica tra-
volgente, un must per tutti
gli appassionati del genere.
Miami Chase
Un altro prodotto Psygno-
sis, stavolta dell'ampio se-
gmento di mercato che ri-
guarda i follow up di Tetris.
Atomino è un rompicapo le-
gato alla fisica che dovrebbe
divertire gli incastristi che
stanno dilagando nel mondo
dopo il trionfo del gioco so-
vietico. lo me ne sto alla lar-
ga più che posso.
Miami Chase è un video-
game di corsa e rincorsa che
approfitta del successo dei
166
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
PLAYWORLD
Ghost Battle.
prodotti tipo Chase HQ, an-
che se qui la prospettiva (ae-
rea) e l'obiettivo di gioco so-
no diversi. Ve lo propongo
perché mi è sembrata molto
ben fatta la miniaturizzazione
delle macchinine e dei grat-
tacieli che circondano il land-
scape di una virtuale Miami.
Paul Woakes è uno stima-
tissimo programmatore e
designer inglese che ho più
Encounter
volte Citato in questa rubrica
per suoi passati prodotti co-
me Damocles e Mercenary,
Adesso ha pubblicato la ver-
sione Amiga (7 anni dopo!!!)
di un suo leggendario video-
game per il C64 che si chia-
mava Encounter. Mutuato
da un altrettanto vecchio e
bellissimo videogioco arcade
della Williams (Roller Aces),
Encounter è una furibonda e
inutilissima corsa tra i polie-
dri che consiste poco più
che nello schivarli e correre
ancora. Su Amiga e dopo 7
anni ha molto meno senso
della stessa operazione sul
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
167
PLAYWORLD
C64. Ma un po' mi piace an-
Ghost Baule è l'ultimo
prodotto della tedesca Tha-
iion, software house nota
per truculenti e ben realizzati
videogame gotici. Stavolta
l'azione è ambientata in un
mondo fantastico ed è sce-
neggiata interattivamente in
un labirinto a tratti ghiaccia-
to, ostile e piattaformico.
Hydra
Hanno stile questi ragazzi e
la loro grafica è interessante
e particolare. Il design inve-
ce non e indimenticabile.
Il gatto Temistocle di Han-
na & Barbera non è più un
personaggio troppo popolare
come lo era negli anni Ses-
santa quando il sottoscritto
era interessato ai cartoon.
Ma adesso pare che stia tor-
nando di moda se è vero
che la Hi Tech, una casa in-
glese specializzata in video-
game a poco prezzo, ha
comprato i diritti per realiz-
zarne una versione softwa-
re, Topcat. Il sistema scelto
per organizzare il game è
una storia labirintica e arca-
de sistemata su una pro-
spettiva laterale che non
rende molto bene. I perso-
naggi, però, sono ben dise-
gnati e simpatici. Come nel
cartoon.
Abbastanza divertente.
E per ultimo ecco Hydra,
un altro tentativo di videoga-
me sull'off shore dopo le
sfortunate occasioni prece-
denti: Off Shore Warriors e
due game tratti da film di
Bond, piu Powerboat della
Accolade che aveva parecchi
limiti benché fosse l'unico
organizzato come un simula-
tore.
Probabilmente proprio
Hydra è il migliore che sia
mai stato realizzato perché
almeno il mezzo è veloce e
maneggevole e ci sono delle
interessanti possibilità d'a-
zione da sfruttare. In piu la
grafica e l’audio sono abba-
stanza oltre la media di que-
sto genere di game e anche
gli effetti speciali dei crash
rendono sufficientemente l'i-
dea.
ss
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 199'
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GRAFICA
Il momento delle scelte
di Francesco Patroni
Dopo una decina di anni di
sviluppo costante e
pressoché omogeneo, e
forse anche un po'
monotono, della
Microinformatica, abbiamo
superato un anno, il 1990, in
cui si sono concentrati una
serie di avvenimenti di vario
tipo che hanno rimesso in
discussione un po' tutto e le
cui conseguenze si
ripercuoteranno in questo
campo per i prossimi cinque,
dieci anni.
Parliamo ovviamente della
evoluzione delle macchine,
oggi distinguibili in ben
precise e differenziate
categorie, della evoluzione
degli ambienti operativi e
della conseguente rivoluzione
nei linguaggi di
programmazione, della
evoluzione dei programmi
applicativi che possono ormai
in molti casi richiedere precisi
prerequisiti hardware e
precisi prerequisiti software.
Questo fenomeno, che ha
una validità generale, si
presenta in misura ancor
maggiore nel mondo della
Computer Grafica in cui le
evoluzioni sopra indicate
hanno addirittura comportato
la nascita di numerose e
nuove categorie di prodotti
software, un tempo
impensabili su un semplice
PC, e ormai talmente
sofisticate da ricadere spesso
nella sfera della Computer
Grafica Professionale
Il dilemma
Tutti i responsabili del settore Mi-
croinformatica delle Grandi Aziende (in
questo articolo ci riferiremo a costoro)
si stanno in questi mesi ponendo nume-
rosi, ed in certi casi angosciosi, interro-
gativi.
Quale parco macchine adottare.
In molte Aziende il PC sono già dif-
fusissimi, e coprono le varie generazio-
ni, dai vecchi 8088 classe XT, ai maturi
80286, classe AT, ai nuovi 386 e 486,
sia SX e DX.
Quale ambiente operativo adottare.
L'adozione di un nuovo ambiente
operativo, successivo al DOS, come
Windows o OS/2 Presentation Mana-
ger, significa dover letteralmente «but-
tare» le eventuali vecchie macchine. E
in molti casi le vecchie sono state ap-
provvigionate solo un paio di anni fa.
Quale software di Personal Compu-
ting adottare.
La scelta del software di larga diffu-
sione deve essere contestuale alla scel-
ta delle macchine, in quanto questa è
pesantemente condizionata dal Parco
Macchine.
Quale altre categorie di software
adottare, quale hardware e quale soft-
ware di rete, come gestire l'eventuale
conversione di software preesistente,
come addestrare il personale ai vari pac-
chetti adottati, ecc. ecc.
Inoltre i vari elementi in gioco presen-
tano una serie di vincoli reciproci ben
precisi. Ad esempio è antieconomico
utilizzare prodotti di basse pretese con
macchine molto potenti ed è addirittura
impossibile utilizzare prodotti software
pensati per macchine potenti su mac-
chine inadeguate.
Si tratta di problemi che troveranno
nel tempo la soluzione.
Innanzitutto il mercato ha necessità di
una standardizzazione, e lo standard fu-
turo, a medio o a lungo termine, è co-
lorato di Windows e/o OS/2. Inoltre la
scelta tra i due sistemi non viene più
posta in termini drammatici, in quanto si
tratta di ambienti operativi identici dal
punto di vista esteriore e quindi identici
per l'utilizzatore finale, e l'OS/2, dalla
versione 2.0, prevista entro l'anno, sarà
in grado di «far girare» direttamente ap-
plicazioni Windows.
Sulle tecniche attraverso le quali per-
mettere questa attività, applicazioni
Windows utilizzabili direttamente sotto
Figura 1 SPC - Harvard
Graphics - Galleria di
Tipi di Grafici.
L'Harvard Graphics è il
prodotto di grafica di
gran lunga più diffuso
in America. Deve la
sua diffusione al fatto
di avere un ottimo rap-
porto tra qualità grafica
raggiungibile e costo di
realizzazione dell'im-
magine. Da pochi mesi
opera la Software Pu-
bllshing Corp., f ' '
5 . per ci
babile in futuro una di-
screta affermazione
dell'HG anche in Italia.
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
171
GRAFICA
OS/2, esistono tuttora differenti «filoso-
fie» tra IBM e Microsoft. Quello che im-
porta è che una volta passati ad OS/2 si
potrà in ogni caso utilizzare tutto il pa-
trimonio software disponibile per DOS.
Conseguentemente la scelta più na-
turale è quella di far coincidere il pas-
saggio al nuovo sistema operativo, sia
esso Windows o OS/2, o ambedue, con
il momento del rinnovo del parco mac-
chine. Ed il processo di rinnovo è un
«fenomeno naturale» che avviene con
frequenza mediamente triennale.
Anche sulla scelta degli applicativi il
dilemma può essere sensibilmente at-
tenuato dal fatto che tutti i produttori
software si stanno via via allineando allo
standard Windows. Il che vuol dire che
anche le eventuali scelte già fatte po-
tranno essere mantenute adottando,
quando saranno disponibili, le versioni
per Windows dei prodotti già scelti.
Varie novità
di vario tipo
Uno dei compiti più gravosi per il re-
sponsabile della scelta dei pacchetti
software da adottare nell'Azienda è
quello di tenersi aggiornato sulle novità
di mercato, sia quelle che riguardano le
aziende produttrici, sia quelle che ri-
guardano i prodotti veri e propri.
L'aggiornamento avviene principal-
mente attraverso la stampa, che forni-
sce le notizie e pubblica prove e com-
Figura 2 SPC - Harvard
Graphics - Modulo di
disegno
Harvard Graphics, par-
liamo ancora della ver-
sione 2.3 in italiano ima
si sia andando per 31.
può essere inteso co-
me insieme di prodotti
C'è il modulo Business
Graphic. quello Dra-
wing. nella loto, ed in-
fine un ambiente Editor
con il quale si può orga-
nizzare una presentazio-
ne. con tanto di effetti
speciali e di animazione
tra una immagine e la
Figura 3 AutoCAD 1 1 -
Una valanga di novità.
Siamo in attesa della
versione italiana di Au-
toCAD 1 1. in occasio-
ne della quale prepare-
remo almeno un paio
di articoli Le novità so-
no numerosissime Ab-
bondano le Dialog Bo\
ad Icona, come quella
mostrata Molte altre
novità « emergono" dai
viduarle. Altre, quelle
piò tecniche, sono più
nascoste. Citiamo l'in-
troduzione di un nuovo
linguaggio di program-
mazione che si affianca
al Usp e che permette
l'utilizzo del linguaggio
C.
Figura 4 AutoCAD 1 1 -
Il PaperSpace
Tra le novità più rilevan-
ti presenti nella versio-
ne 1 1 di AutoCAD citia-
mo l'introduzione del
concetto di PaperSpa-
possibilità di msenre nel
progetto, in pratica nel
file DWG Iche contiene,
mordiamolo. il progetto
e non il disegno/, anche
impaginate più viste del
progetto
n. 108 - giugno 1991
172
MCmicrocomputer
GRAFICA
Figura 6 IBM Story-
Multimediale
La caratteristica princi-
pale dello Storyboard è
quella di essere l'unico
prodotto per PC marca-
to e realizzato dall'IBM
a ultim
si chiama L
e gli di
dal fatto che finalmen-
te dispone di uno Spri-
te Editor, sia dal fatto
che può pilotare sche-
de Audio e tra queste
la ben nota Sound Bla-
Figura 7 IBM Story-
board Live - Creazione
di Sprites.
Il passaggio da prodot-
to ad immagine statica
a prodotto di animazio-
ne è molto costoso in
quanto quest'ultimo
comporta la necessità
strumento « sprite », già
esistente addirittura
nel vecchio Commodo-
re 64, che consiste nel-
la possibilità di definire,
facendo uso di un ap-
posito editor, le varie
posizioni assunte da
muove su uno sfondo
pa razioni tra prodotti. In molte Aziende
esistono addirittura dei nuclei di speri-
mentazione che acquistano tutti i nuovi
prodotti di interesse Aziendale proprio
allo scopo di verificarne in concreto l'a-
dottabilità.
Limitandoci al settore della Computer
Grafica, in questi ultimi mesi si sono ve-
rificati una serie di eventi molto interes-
santi, che non saranno sfuggiti agli os-
servatori più attenti.
Ne citiamo, in ordine sparso, qualcu-
no di quelli più significativi. Su molti di
questi eventi, di nostro comune e più
diretto interesse, torneremo presto con
articoli specifici.
La SPC è anche italiana
Il prodotto grafico più diffuso negli
Stati Uniti è l'Harvard Graphics della
Software Publishing Corporation. Non è
altrettanto diffuso in Italia soprattutto
per il fatto che fino ad ora non ne esi-
steva una versione italiana.
Ora esistono sia la versione italiana,
che a tutt'oggì, maggio 1991, è la 2.3,
sia, ed è l'aspetto più interessante, la
SPC Italiana, che garantirà la distribuzio-
ne dei vari prodotti Harvard, ed in par-
ticolare le prossime versioni dell'Har-
vard Graphics, sia per DOS che per
Windows, e i prodotti della famiglia HG,
come l'interessantissimo Harvard Geo-
Graphics. Sotto Windows uscirà un pro-
dotto del tutto nuovo, paragonabile, co-
me collocazione, al Corel Draw o al De-
signer della Micrografx. Pensiamo di
parlarne molto presto.
Tornando all'Harvard Graphics, deve
la sua diffusione al fatto di avere un ot-
timo rapporto tra la qualità grafica rag-
giungibile e il costo di realizzazione dei-
l'immagine.
E nel costo mettiamo la facilità d'uso,
la facilità d'apprendimento del prodotto,
alla portata dell'utilizzatore normale, ed
il fatto che può lavorare anche con mac-
chine «poco dotate».
HG può essere inteso come insieme
di prodotti che interagiscono tra di loro.
C'è il modulo Business Graphic (foto 1),
quello Draw (foto 2), ed infine un am-
biente Editor nel quale si può organiz-
zare una presentazione con tanto di ef-
fetti speciali e di animazione tra una im-
magine e la successiva.
AutoCAD release 11
La scelta più facile, per chi ne deve
scegliere uno per la propria attività o per
la propria Azienda, è quella relativa al
prodotto CAD. Esiste uno standard di
mercato e un disallineamento da tale
standard può essere motivato solo da
necessità di superspecializzazione per
cui potrebbe essere più conveniente un
prodotto più verticale deN'AutoCAD,
che è invece «all purpose».
L'ultima versione di AutoCAD è la 1 1,
recentissima, ne parleremo presto,
quando uscirà in italiano, che presenta
una lunga serie di novità molto impor-
tanti. Nelle figure a corredo ne citiamo
e commentiamo alcune (figg. da 3 a 5).
Inoltre citiamo il fatto che AutoCAD
11 può essere ormai inteso come un
pacchetto per Rete, adatto quindi ad un
utilizzo di gruppo, ad esempio un gros-
so Studio Tecnico, in quanto i file con i
disegni e quelli con i blocchi (i compo-
nenti di un disegno) possono essere
condivisi in Rete.
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
173
GRAFICA
■ti n in cn nrnn ra m nn cs c
Figura 8 SuperBase 4
Un archivio Multimedia-
le Altro " fenomeno »
multimediale 6 quello
rappresentato dalla di-
sponibilità di prodotti di
qualsiasi categoria, an-
che filosoficamente lon-
DBMS. ^n'cut entra, in
qualche modo, lagrafica
Qui vediamo una videata
presa dal SuperBase 4.
ora disponibile in italiano
che permette di inserire
tra i campi dell'archivio
anche una « foto ». inpra-
Figura 9 Asymetrix
ToolBook - Multimedia
e Object Oriented.
La diffusione della gra-
fica sta comportando
una serie di reazioni a
catena che vanno dalla
nascita di categorie di
prodotti /hardware e
software) un tempo
impensabili, alla con-
versione di vecchi pro-
dotti e strumenti alla
T Asymetrix ToolBook
ritroviamo sia il concet-
to di programmazione
Obiect Oriented. sia
quello di prodotto Mul-
timediale. con il quale
si possono aggiungere
disegni e suoni a strut-
ture più tradizionali
Figura IO AuloDesk
Animalor ■ Costruzione
di un Fotogramma
Il fatto che TAutoDesk.
la casa di AutoCAD, ab-
bia allargalo il suo am-
bito di interesse anche
ai prodotti per l'anima-
zione, dal già noto Ani-
mator al recente, ma
destinato ai professioni-
sti. 3D Studio, è signifi-
sta categoria di prodotti
Idi Animazione tridi-
mensionale) sfrutta
complessi procedimenti
semplici routine di dise-
gno e di colorazione di
oggetti
Vari sintomi
di multimedialità
Lo Storyboard è un vecchio prodotto
IBM per Grafica di tipo Presentation. Di-
spone di un modulo, il Picture Maker,
per realizzare una Slide, e di un modulo,
Story Editor, per assemblare le varie fi-
gure in una “Storiai). Permette di rea-
lizzare effetti di «animazione» nel pas-
saggio da una slide alla seguente.
L'ultima versione di Storyboard si
chiama Live e questo nome gli deriva
sia dal fatto che finalmente dispone di
uno Sprite Editor (fig. 6), sia dal fatto
che può pilotare schede Audio e tra
queste la ben nota Sound Blaster.
Quando si gestisce anche l'audio si può
cominciare a parlare di prodotto Multi-
mediale (fig. 7).
La multimedialità consiste, detto in
parole povere, in applicazioni in cui sono
trattati, oltre a dati di tipo tradizionale, e
cioè di tipo numerico o testuale, anche
di altro tipo, grafico, audio, video.
Questo termine «Multimediale» an-
cora abbastanza fumoso comincia a ap-
parire via via con contorni più precisi,
sia perché cominciano a vedersi in giro
prodotti descritti come multimediali, sia
perché, come diremo tra breve, sono
nate le specifiche che ne definiscono lo
standard hardware.
L'utilizzo di elementi grafici, una delle
caratteristiche della «Multimedialità»,
ormai è diffuso in quasi tutti i tipi di pac-
chetti, anche di tipo DBMS. Questo an-
che se l'organizzazione dei file di tipo
tradizionale (struttura più dati) non è an-
cora stata adottata per i file grafici. In
generale ad una Immagine, che va con-
siderata come Campo di un Record,
corrisponde ancora un solo File.
In figura 8 vediamo un esempio, pre-
so dal SuperBase 4, uno dei DBMS per
Windows più diffusi, in cui una masche-
ra di Data Entry può contenere anche
una immagine di tipo PCX.
La Multimedialità è ben praticabile
sotto Windows, sia perché si tratta di
una interfaccia Grafica, sia perché, at-
traverso le librerie dinamiche (DLL) è
possibile arricchire di funzioni audio l'in-
tero sistema.
Sia infine perché recentemente sono
state diramate da Microsoft e IBM, in-
sieme, le specifiche hardware e softwa-
re per le periferiche audio e CD, che di-
venteranno quindi tra breve, accessori
standard nei computer.
In figura 9 vediamo l'Asymetrix Tool-
Book per Windows, presentato più vol-
te su queste pagine, che «arriva» già
corredato di DLL audio. Nella figura, che
speriamo leggibile anche se vengono
usati caratteri molto piccoli, possiamo
vedere un'applicazione multimediale
che presenta una tastiera letteralmente
«suonabile» con il mouse.
La grafica si anima
Altro passo gigantesco compiuto dal-
la computer grafica è l'introduzione del-
la Animazione, intesa sia come catego-
ria di prodotti a se stante, sia come fun-
zionalità in più disponibile in prodotti di
grafica di altre categorie, che serve, ad
esempio, per arricchire con effetti sug-
gestivi ed accattivanti una presentazio-
ne elettronica.
Descritti prima gli Sprites di Story-
board Live, citiamo i due prodotti del-
174
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
GRAFICA
Figura II Lotus 123
Release 3 . 1 - Graph
Edit,
Si potrà anche non
scegliere un prodotto
grafico, in quei casi in
gno sono già coperte
dai prodotto integrato,
svolge sempre di più
compiti non istituziona-
li. Sia il Lotus, versione
3.1, che il Borland
Quattro Pro. sin dalla
versione I, dispongono
di un vero e proprio
ambiente Drawing.
Figura 12 Borland
Quattro Pro 3 - Graph
Annotate.
Il Quattro Pro 3, visto
nello scorso numero,
dispone anche di una
serie di comandi con i
quali è possibile predi-
sporre ed eseguire uno
Slide Show, con tanto
dì effetti dì dissolven-
za, tra una immagine e
la successiva, e dì ef-
fetti sonori. Le immagi-
ni vanno preparate con
lo strumento Annota-
Figura 13 Microsoft
Excel 3 - Simulazione
di una Animazione,
Per simulare un’anima-
zione, che ad esempio
permetta di ruotare un
grafico tridimensionale,
basta registrare una
macro che esegua una
semplice rotazione, ad
esempio di 5 gradi, del
dì una sola istruzione/.
Dopodiché si inten/ie-
ne sulla Macro per rac-
chiudere l'istruzione
stessa in un Ciclo For
Next, che faccia variare
l'angolo di rotazione da
0 a 360 gradi.
l' Autodesk, Animator e 3D Studio. Il pri-
mo utilizzabile anche da un utente finale
(fig. 10), il secondo destinato al mercato
professionale, ad esempio quello impe-
gnato nella Computer Grafica di tipo te-
levisivo, sigle, spot, ecc. Il 3D Studio ha
come periferica privilegiata il Video Re-
corder Professionale, mentre il monitor
assume una funzione di solo controllo.
È significativo che sia l'Autodesk,
quella di AutoCAD, ad entrare massic-
ciamente in questo mercato. Si tratta in-
fatti di applicazioni che, indipendente-
mente dall'effetto esteriore raggiunto,
si basano su complessi algoritmi di cal-
colo delle luci e delle ombre, delle viste
tridimensionali, dei movimenti cinema-
tici degli oggetti, ecc. e hanno numero-
sissimi punti di collegamento con il
CAD tecnico tradizionale.
Lo spreadsheet è anche
un pacchetto grafico
Altro elemento che il responsabile
Aziendale delle scelte nel campo della
microinformatica deve considerare è il
fatto che uno dei fronti verso il quale si
è allargato lo Spreadsheet (assieme al
Word Processor è il prodotto più diffuso
nelle Aziende) è quello della Grafica, al
punto che oggi i tre prodotti a base fo-
glio elettronico più diffusi sono anche
prodotti con i quali fare non solo del Bu-
siness Graphic, ma anche del Drawing
Graphics.
In particolare il Lotus 123 Release 3.1
dispone di un ambiente Graph Edit
(fig. 11), degno di un prodotto grafico
stand-alone di buone caratteristiche. As-
somiglia molto al Freelance Plus, il pro-
dotto di punta nel campo della grafica,
della stessa Lotus.
Il Quattro Professional della Borland,
dal suo canto, dispone del Graph Anno-
tate (fig. 12), accessibile direttamente
dal menu principale.
Ambedue, 123 e Quattro, permetto-
no di eseguire grafica ad oggetti, di uti-
lizzare librerie esterne, di impaginare il
grafico risultante sul comune foglio di
lavoro e di stampare, con modalità e
tecniche DTP, il foglio che contiene dati
e grafici.
Excel 3 invece propone una più ricca
tipologia di grafici (ad esempio vediamo
in fig. 13 una macro che esegue una ro-
tazione di grafico tridimensionale), ma
più modeste possibilità in termini Dra-
wing.
Rimanendo in Windows ricordiamo la
presenza del Microsoft PowerPoint, che
unisce buone caratteristiche di grafica
Business, di grafica Drawing e di grafica
Presentation al vantaggio di lavorare
sotto Windows. Il che significa possibi-
lità di eseguire ritagli da tutti gli altri pro-
dotti Windows verso la slide Power-
Point e la possibilità di usare le carat-
teristiche «cromatiche» di Windows 3,
che lavora comunque a 256 colori (fig.
14).
In PowerPoint si può verificare la ten-
denza, comune a molti prodotti grafici,
di fornire anche strumenti organizzativi
del lavoro, oltre a quelli «istituzionali» di
disegno. Nella figura 15 lo Slide Sorter,
che permette un efficace controllo a vi-
deo delle varie immagini che costitui-
scono la presentazione e ne consente
l’ordinamento (fig. 15).
Il Corel Drawl, infine, che può essere
considerato, da un punto di vista filoso-
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
175
GRAFICA
fico, complementare rispetto al Power-
Point, in quanto quest'ultimo ha come
finalità la realizzazione di una serie di sli-
de «omogenee» come estetica e come
contenuto, mentre il primo serve per
realizzare una immagine «singola» di ti-
po creativo. Tutti i suoi strumenti sono
asserviti a tale finalità (fig, 16).
Il singolo disegno deve essere in ge-
nere ben riprodotto anche su carta, an-
zi, il più delle volte, l'output va realizzato
solo su carta. E senza dubbio Corel
Draw! sfrutta al meglio le caratteristi-
che delle periferiche installate (figg. 17
e 18).
Figura 14 Microsoft Po-
werPoint - Taglia e Cuci
da Windows.
Windows, il sistema
Windows, mette a di-
sposinone strumenti
operativi sfruttabili da
tutti i prodotti sotto-
stanti Si va dalle sofisti-
cate tecniche OLE e
DDE al più rudimentale
Copia e Incolla, anche
di ritagli grafici, da
un'altra. Qui vediamo
una immagine Power-
Point costruita tutta co-
me « collage » di Ritagli
I Tool Grafici
I più volte citati «responsabili» delle
scelte dovranno prendere in considera-
zione anche i prodotti grafici di Servizio,
quelli che servono non tanto in sé quan-
to per il fatto che svolgono dei servizi
verso altri pacchetti destinazione del di-
segno.
L'esempio classico è il PaintBrush.
della Z-Soft, di cui ora esistono due ver-
sioni per Windows, per il quale è il tool
grafico più diffuso (la sua versione
«economica» è in dotazione a Windows
3), e varie altre versioni. Ad esempio il
PaintBrush IV, tra le altre cose, può ser-
vire per leggere e per post processare
figure catturate via scanner, e può ser-
vire anche come convertitore di formati
jit-mapped (fig. 19).
La destinazione più frequente per tali
roftware di servizio è il prodotto di Pre-
entation o il prodotto Word Processor
on possibilità di impaginazione di figu-
ì prese dall'esterno.
a matrice
rodotti/ utilizzatori
Categorizzati i vari prodotti di Compu-
1 ;r Grafica, e messa in essere una pro-
cura sistematica di «monitoraggio»
oel mondo del software, il responsabile
( el settore di ciascuna Azienda dovrà
zegliere quali di quelle categorie inte-
i essano l'Azienda e per ciascuna di es-
se dovrà conseguentemente scegliere
un particolare prodotto, sulla base delle
.arie considerazioni sopra riportate.
Eseguite tali scelte va deciso a chi e
rerché assegnare fisicamente i pac-
chetti, e che tipo di supporto dare ai vari
i.iestinatari (formazione, assistenza, ag-
giornamenti, ecc.). Anche gli utilizzatori
vanno suddivisi, a seconda dei casi, in
più categorie. Tra quest'ultime ne pos-
sono essere sicuramente identificate al-
meno quattro principali.
L’ utilizzatore generico. Il normale uti-
lizzatore che dispone di un PC, di pro-
dotti orizzontali tipo Word Processor,
Spreadsheet, potrà essere dotato di un
prodotto grafico «all purpose» (Business
e Drawing), facile da usare e integrabile
sia con WP che con Spreadsheet.
La soluzione sopra ricordata di sce-
gliere uno spreadsheet potenziato con
funzioni grafiche è oggi la più indovina-
ta, anche dal punto di vista economico.
L'utilizzatore generico evoluto. Quello
che ha messo a frutto alcuni di anni di
esperienza, sa utilizzare al meglio il pro-
dotto affidatogli e sa anche valutare be-
ne cosa gli serve e cosa no.
L'utilizzatore con specializzazione in
una Materia. Ad esempio un esperto
dell'Ufficio Relazioni Esterne, dell’Uffi-
176
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
GRAFICA
Figure 17 e 18 Corel Drawl 2.0 - Slampa a Colori e Stampa PostScript La finalità de! Corel è la resinazione di un singolo disegno più che la realizzazione di
una sequenza di disegni. Il singolo disegno deve essere in genere ben riprodotto anche su carta, anzi, il più delle volte, l'output va realizzato solo su carta. È
quindi indispensabile che il prodotto stesso sfrutti al meglio le caratteristiche delle periferiche installale.
ciò Tecnico, dell'Ufficio Studi o dell'Uf-
ficio Statistica, può disporre di prodotti
specifici, scelti proprio per quel partico-
lare settore e non per tutti gli altri.
L'utilizzatore con specializzazione Mi-
croinformatica. È lo specialista che la-
vora per gli altri. Sarà lui a disporre dei
prodotti Tool sarà lui a risolvere i pro-
blemi più complessi dell'utente ancora
poco esperto.
Ad esempio l'utilizzatore generico po-
trà avere lo spreadsheet grafico. Quello
più esperto potrà avere in più anche il
prodotto grafico evoluto, o di tipo Busi-
ness o di tipo Drawing. L'Ufficio Tecni-
co, e solo questo, potrà disporre dell’Au-
toCAD. Lo specialista in Microinforma-
tica dovrà avere tutti i tool e, secondo
noi, tutti i prodotti più diffusi, indipen-
dentemente dal fatto poi che tali prodotti
siano o meno scelti per l'Azienda, «e
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991 177
Figura 19 PamtBrush Z-
Sofl - Lo standard dei
prodotti Bit-Mapped
Fortunatamente per le
immagini Bit-Mapped,
realizzabili con prodotti
di tipo Paint o cattura-
n gli o,
e quint
diffusissimi, Scanner a
mano, esistono solo
due formati standard,
tralaltro facilmente
convertibili tra di loro II
TIFF. uinvenlatoi' dalla
Microsoft, e il PCX, in-
ventato dalla Z-Soft per
il suo PaintBrush. Que-
sto prodotto deve es-
sere presente come
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WINDOWS 3
I font di Windows
Teoria e pratica
prima parte
di Francesco Petroni e Fernando Riolo
Gli argomenti relativi
all'utilizzo dei font sotto
Windows si prestano ad una
duplice trattazione. Quella
TEORICA, la cui finalità è
quella di descrivere le varie
tipologie di font e dì chiarire
come Windows le utilizzi
nelle varie situazioni
operative, e quella PRATICA,
sperimentale, praticabile da
chiunque utilizzi Windows e
una stampante, la cui finalità
è quella di verificare gli
effettivi risultati raggiungibili,
in termini di quantità e di
qualità dei font producibili sul
video e sulle periferiche di
stampa.
Per trattare questo secondo
aspetto pratico abbiamo
utilizzato tre stampanti Laser
Hewlett Packard di tipo
differente (una Laserjet III,
una Laserjet IIP e una
Laserjet II tradizionale con
cartuccia PostScript, dotate di
memoria variante da 2,5 a 4
megabyte) e tre o quattro
prodotti sotto Windows di
larga diffusione. Abbiamo
eseguito vari test e alcune
stampe che, in parte,
riproduciamo
e commentiamo
Un po' di storia... recente
Fino a pochi anni fa il «mondo dei
fonts» era di competenza esclusiva di
un ristretto numero di professionisti del-
l'editoria.
Con l'avvento del Desktop Publishing
e la diffusione di programmi come Pa-
geMaker e Ventura, ogni utente di PC è
stato messo in grado di servirsi di stru-
menti di editoria elettronica molto sofi-
sticati e potenti, ma anche di difficile
apprendimento e, in genere, di gran lun-
ga eccedenti le normali esigenze.
In realtà per produrre documenti di
qualità editoriale non bastano solo i ca-
ratteri proporzionali, le colonne, e i fra-
trie in cui mescolare testo e grafica. C'è
bisogno di conoscere la tecnica e l'arte
della tipografia.
Siamo sempre più bombardati da de-
pliant, newsletter, pagine pubblicitarie e
bollettini «fatti in casa», zeppi di font,
cornici, disegni e immagini scannerizza-
te. Il cui risultato spesso è tale da far
venire in mente il detto «a ciascuno il
suo mestiere».
In realtà, il numero di casi in cui esi-
ste una reale esigenza di DTP è assai
limitato anche tra i professionisti della
scrittura (quante sono le copie di Page-
Maker che risiedono inattive sugli hard
disk, e quante quelle effettivamente
usate?).
Se a ciò si aggiunge la necessità di
disporre di una competenza specifica e
di un hardware adeguato e costoso, si
capisce come la diffusione del DTP sia
in effetti da considerare un fenomeno
più apparente che reale.
Cosa succede ora
che c'è Windows
Oggi ci troviamo di fronte ad una no-
vità di interesse più generale, rappre-
sentata dalla comparsa dei Word Pro-
cessor grafici in ambiente Windows.
Grazie ad essi, e alla contemporanea
diffusione delle stampanti laser (il cui
costo è oggi solo di poco superiore a
quello delle tradizionali stampanti ad
aghi), chiunque può usufruire dei van-
taggi dell'ambiente grafico già durante il
processo di scrittura. Il che per certi
versi costituisce un vantaggio anche ri-
spetto all’uso di un programma di DTP
professionale.
Certo, le capacità di impaginazione e
di micro-giustificazione di un vero pro-
gramma editoriale sono tutt'altra cosa.
Ma le funzioni presenti in questa nuova
generazione di WP, sono già sufficienti
a consentire la produzione di documenti
personalizzati anche piuttosto comples-
si e di qualità elevata.
Il vantaggio principale, rispetto ai
Word Processor tradizionali, è quello di
MCmicrocomputer n, 108 - giugno 1991
178
WINDOWS 3
Raster Outline
Figura 2 - Tipologie di Foni - Fìasier e Outline
Dal punto di vista strettamente Computer Grafico esistono solo due tipologie di caratteri:
A sinistra nella foto esemplifichiamo i font costruiti con matrici di punti (Bitmapped o Raster)
e a destra quelli tracciati da una routine di disegno che congiunge una serie di punti (Vet-
toriali I. I primi non sono scalabili e quindi ne serve una serie per ogni dimensione I corpo I.
I secondi sono scalabili e modificabili attraverso routine di calcolo che ne fanno variare le
dimensioni e le forme. Di questi quindi ne basta una sola serie
AaBbCcYyZz
Figura 3 - MS Excel 3
Scelta dei Font.
Con Excel 3 il numero
dei font contempora-
un unico foglio è di
256 I con Excel 2 era-
no solo 4). Possono
essere scelti altraver-
tra gli altri, un Bottone
per limitare la scelta ai
soli caratteri disponibi-
li sulla stampante in
avere sotto controllo sullo schermo (e
non solo in fase di preview di stampa)
l'aspetto finale del documento e di po-
ter intervenire sui suoi principali ele-
menti. La scelta dei tipi e dei corpi dei
caratteri, la lunghezza e la giustificazio-
ne delle righe, l'interlinea, le colonne, i
margini, e le eventuali tabelle o figure
(figure da 3 a 6).
Benché non si possa parlare di vero
WYSIWYG (un termine troppo spesso
abusato), è consentito in genere un
buon grado di corrispondenza tra l'a-
spetto a video e quello finale su carta.
Ma come tutte le novità, anche que-
sta non è senza problemi.
In primo luogo, c‘è da pagare il prezzo
di una maggiore lentezza operativa ri-
spetto ai WP non grafici (lo scrolling e
l'aggiornamento del video si fanno no-
tare, per intenderci, anche su un 486).
Inoltre è necessario avere acquisito fa-
miliarità sia con termini e concetti pro-
venienti dal mondo dell’editoria, sia con
i modi attraverso cui Windows gestisce
i font e i processi di stampa.
Purtroppo i manuali e i produttori di
software si limitano in genere a fornire
indicazioni generiche, dando per scon-
tata la conoscenza dei termini tecnici, o
usandoli in modo a dir poco approssi-
mativo.
Quando poi c'è di mezzo la traduzio-
ne in italiano la cosa si complica ulte-
riormente, come può dimostrare questo
piccolo esempio, tratto dal manuale di
WinWord «Guida alle stampanti».
Leggiamo testualmente: «Un tipo di
carattere corrisponde ad un gruppo di
caratteri (?) che condividono lo stesso
corpo (Helv, Courier, ecc.) e le medesi-
me dimensioni in punti...».
Se confrontiamo tale frase con il te-
sto inglese, scopriamo che «font» è sta-
to tradotto «tipo di carattere», (che cor-
risponde invece all'inglese «typeface»),
e «typeface» è diventato addirittura
«corpo», con il risultato di rendere la
frase del tutto incomprensibile. Il testo
originale dice: «Un font è un insieme di
caratteri che condividono lo stesso
typeface (Helv, Courier, ecc.) e la stes-
sa dimensione in punti».
Si capisce a questo punto perché, an-
che tra gli utenti più evoluti, si registri
sull'argomento un certo grado di confu-
sione. Abbiamo quindi pensato di far co-
sa utile ai lettori passando brevemente
in rassegna alcuni concetti di base, a
cominciare proprio dal termine font.
Una finestra sui font
Un font è una collezione di caratteri
tutti dello stesso tipo, orientamento,
corpo e stile. Ad esempio, il font di ca-
ratteri con cui è composto l'articolo che
state leggendo è un Univers Chiarissi-
mo, corpo 9.
Helvetica (come Univers, Times, Cou-
rier o Garamond), non è il nome del
font, ma del «tipo» (o typeface), e con-
traddistingue il particolare disegno del
carattere («tipi» erano chiamati origina-
riamente i blocchetti di legno o di piom-
ln Excel 3 il tradiziona-
le foglio di calcolo può
essere ricoperto con
» oggetti » più svariati,
sia di tipo grafico che
di tipo testuale Questi
oggetti, del tutto indi-
pendenti dal foglio
sottostante, possono
trattamenti estetici
180
MCmicrocomputer n, 108 - giugno 1991
WINDOWS 3
bo, su ciascuno dei quali era disegnato
in rilievo il carattere).
Si distinguono due categorie fonda-
mentali di tipi: quelli a spazio fisso (co-
me Courier, Elite o Line Printer) e quelli
a spaziatura proporzionale (come Helve-
tica, o Times Roman).
La differenza è che mentre i primi uti-
lizzano caratteri di uguale larghezza, co-
me quelli di una normale macchina da
scrivere, gli altri assegnano ad ogni ca-
rattere una larghezza diversa, a seconda
di quale sia la lettera rappresentata. Co-
sì, ad esempio, «w» ed «m» occupe-
ranno uno spazio maggiore di «I» ed
«i». Conseguentemente sia l'aspetto
estetico che la leggibilità del testo ne ri-
sulteranno migliorati.
Un ulteriore accorgimento, in dotazio-
ne però ai programmi più sofisticati, è
quello che va sotto il nome di «kerning»
o crenatura (uno dei tanti termini miste-
riosi del DTP). Consiste nella ottimizza-
zione della microspaziatura tra specifi-
che coppie di lettere, in funzione della
loro forma. Ad esempio, nelle coppie
«AV» e «IO» lo spazio tra i due caratteri
sarà inferiore a quello delle coppie
Figure 5 .6. 7 - MS WinWord
Dialog Box. Scella dei Foni,
Caratteristiche dei Paragrafi
e Creazione di uno « Stile ».
In un prodotto con finalità
Word Processing la scelta
del font si accompagna in
genere con l'impostazione
delle caratteristiche del para-
grafo L'insieme delle due
definizioni le di alcune altre I
serve poi per creare uno
»Stile» che può essere attri-
buito a paragrafi che assu-
mono quindi, attraverso una
semplice operazione di asse-
gnazione. quel font e quelle
impostazioni di paragrafo.
«AM» e «PO».
Tra i tipi proporzionali possiamo di-
stinguere due grandi famiglie, i cui
esemplari più noti sono il Times Roman
e l'Helvetica. Il primo, che deve il suo
nome al celebre quotidiano londinese
per cui fu coniato, prevede nel suo di-
segno le cosiddette «grazie» (serif), pic-
cole linee di terminazione poste perpen-
dicolarmente alle estremità dei caratte-
ri. Il secondo, è invece un «sans serif»,
dal disegno leggero e diritto, che risulta
particolarmente leggibile anche nei cor-
pi più piccoli.
Esistono numerose varianti di questi
tipi fondamentali, alcune si differenzia-
no nel disegno, altre solo nel nome. Poi-
ché i nomi originali sono protetti da co-
pyright, i vari produttori di font sono co-
stretti a modificarli. È questa la ragione
per cui trovate nomi diversi, come Ti-
mes, Dutch, Tms Rmn (oppure Helve-
tica, Swiss, Helv), per lo stesso typefa-
ce.
Gli altri elementi che definiscono un
font sono il corpo, lo stile e l'orienta-
mento. Il primo corrisponde all’altezza
del carattere misurata in punti (unità di
misura che corrisponde ad un settanta-
duesimo di pollice, fig.1). I corpi mag-
giormente usati sono quelli tra 10 e 12
punti. Tuttavia corpi più piccoli (ad es. 8
punti) sono generalmente adottati per le
didascalie e le note, e corpi più grandi
(24, 32 punti) per i titoli.
Attenzione, il corpo (point size), non
va confuso con il passo (pitch size), che
indica la dimensione in larghezza del ca-
rattere (il numero di caratteri per polli-
ce). Il pitch viene adoperato a volte in
alternativa al point size, come unità di
misura dei caratteri a spazio fisso, come
il Courier o l’Elite. Può tuttavia essere
facilmente convertito in punti, basta di-
videre 120 per il pitch dato. Cosi un
Courier pitch 10 sarà uguale a 12 punti,
mentre un Elite pitch 12 corrisponderà a
10 punti.
Lo stile dipende dall’inclinazione e
dallo spessore del carattere. I quattro
stili di base sono il tondo (romani, il ne-
retto (bold), il corsivo (italici, il neretto
corsivo (bold italici.
Infine, a seconda del senso di stampa
della pagina, un font può avere orienta-
mento verticale o orizzontale. I due
orientamenti vengono rispettivamente
indicati con i termini portrait e landsca-
pe.
La distinzione tra font e typeface do-
vrebbe esser tenuta in conto anche nel-
l'uso pratico. Se infatti è del tutto lecito
adoperare in un documento due o tre
font diversi (due o tre, non dieci!, inten-
diamoci) per differenziare i vari aspetti
del testo, quasi sempre la mescolanza
di tipi diversi produrrà risultati antieste-
tici.
Provate ad analizzare una pubblicazio-
ne professionale. Troverete corpi diversi
per i titoli, per il testo e per le note, stili
diversi per i sottotitoli e le sottolineatu-
re. Ma non troverete typeface diversi. A
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181
WINDOWS 3
meno di particolari scelte grafiche, il ca-
rattere adoperato sarà sempre uno solo.
La mancata osservanza di questa
semplice regola è una delle principali ra-
gioni per cui l'aspetto finale di molte
pubblicazioni amatoriali lascia cosi spes-
so a desiderare.
/ sef di caratteri
C'è ancora un aspetto da considerare.
Abbiamo detto che un font è un insie-
me, detto set, di caratteri. Nasce quindi
il problema di sapere quali e quanti so-
no i caratteri che lo compongono.
Un character set è una collezione di
simboli rappresentanti in genere le let-
tere dell'alfabeto maiuscole e minusco-
le, i numeri, i segni di interpunzione, e
una certa quantità di simboli speciali.
Purtroppo lo standard si limita al set
di base ASCII (i codici fra 32 e 126), e
consiste di 94 simboli alfanumerici e
uno spazio.
Il set di caratteri per il video, conte-
nuto nelle ROM del nostro PC, è un
E llt Mo d|| ic^ C|c. ^c.jgri^p,g,,io
ATM helv e roman
Prima della Cura
dopo la Cura Helvetica
dopo la Cura Roman
dopo la Cura Courier
Figura 8 - MS Windows 3 - Adobe Type Manager per Windows - Prima e dopo la cura.
Le potenzialità in termini di font utilizzabili dal binomio costituito dal prodotto software e dalla stampante
possono essere amplificate utilizzando dei software di generazione e di gestione di caratteri tipografici II
più diffuso per l'ambiente Windows è senza dubbio l' Adobe Type Manager, di cui vediamo l'effetto., prima
e dopo l'uso, e del quale parleremo diffusamente nel prossimo numero.
Prova di Adobe Type Manager con Stampante HP LaserJet Hip
Carattere Times Rmn, corpo 6, 12, 20 (G), 30, SO (C), 60, 70 (GC)
»«. Alm, Atm MmAtrnAtmAtin
Carattere Helvetica, corpo 6, 12, 20 (G), 30, SO (S), 60, 70 (GC)
«m Atm Atm A tm At m A tm
Carattere Courier, corpo 6, 12, 20 (G) , 30, SO (C), 60, 70 (GC)
.„.»„.Atm.Atm,.A tlìì. Atm Atm
XapartEpe TypPoX, X op*o 6, 12, 20 (H. 30, 50 (X), 60, 70 (TX)
«»,a w ,ath.At|ì. AtaAtjliAt/Z
Figura 9 - MS Windows 3 - Campionario dei Font Adobe Type Manager.
Il metodo più semplice per verificare le possibilità, in termini di font, del proprio ambiente Windows, dei
propri pacchetti software e delle proprie periferiche, è quello di costruirsi un campionano. Il primo da
realizzare è quello che utilizza Windows Write IH WP in dotazione con Windows), che, pur essendo un
prodotto abbastanza elementare, "vede" correttamente la stampante installata con Windows.
ASCII esteso, sviluppato da IBM, che
supporta altri 128 caratteri, corrispon-
denti a segni grafici, a simboli matema-
tici, e alle principali lettere accentate
delle lingue europee,
Windows adopera font e set di carat-
teri diversi a seconda che debba visua-
lizzare i menu e i messaggi di sistema
(SYSTEM font), far girare le applicazioni
DOS in una finestra (OEM font) o far gi-
rare le proprie applicazioni (ANSI Win-
dows).
I maggiori produttori di font (Hewlett
Packard, Adobe, Bitstream), adottano a
loro volta set di caratteri estesi, che so-
lo in parte sono compatibili con quello
IBM o ANSI. Ad esempio, i set più dif-
fusi nell'ambito della tecnologia laser,
l'HP Roman8 e l'Adobe PostScript, si
compongono rispettivamente di 190 e
228 caratteri e contengono tutti i segni
degli alfabeti europei, ma non i simboli
grafici (questi sono opportunamente
raccolti in appositi set speciali, come il
Math, il Greek, il Symbol, o il Dingbat).
Per ottenere una corrispondenza tra i
font a video e in stampa, è quindi ne-
cessario compiere un lavoro di conver-
sione dei codici. Compito solitamente
svolto dagli applicativi, attraverso i dri-
ver di supporto delle varie stampanti, e
quindi in modo del tutto trasparente al-
l'utente.
La conversione tuttavia non è possi-
bile se i set di caratteri implementati
non contengono gli stessi segni. Come
è il caso, per fare un esempio a tutti no-
to, dell'hard copy dello schermo, o della
stampa di un file di testo che utilizzi i
182
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WINDOWS 3
E DI CARATTERI
6 ZA 38 45 SO 60 73
6 1Z ZO 30 40 50 68
7 10 1Z 30 35 44 1Z7
6 1Z 127 ZOO
SPAZIO STIRATO RICHIESTO
Figura IO - MS Windows 3 - Installazione dei Font Type Director.
Un programma « classico » di generazione di font consente di scegliere il tipo di font, i van corpi ed attributi
desiderati, i pacchetti software con i quali utilizzarli, la stampante e il video sui quali riprodurli Prima della
generazione, che è un processo lento ed impegnativo, viene sempre evidenziato il fabbisogno in termini
di tempo e di memoria su hard-disk.
simboli semigrafici IBM. Se la stampan-
te è settata secondo lo standard Epson,
o HP Laserjet, tutto quello che otterre-
mo al posto delle linee, è una sequenza
di caratteri... strani.
Per fortuna quasi tutte le stampanti
consentono oggi di emulare standard di-
versi. Ciò può avvenire, o attraverso il
semplice settaggio di switch hardware,
o attraverso il caricamento di font ester-
ni.
Nel primo caso è necessario che i
font e i rispettivi set di caratteri siano
residenti nelle ROM della stampante.
Nel secondo, invece, essi possono risie-
dere su una cartuccia o sull'hard disk,
ed essere trasferiti al bisogno nella me-
moria della stampante.
Tecnologia dei font
La prima Laserjet aveva un solo set di
caratteri residenti (Courier Roman8, 12
punti).
A partire dalla Laserjet II, tutte le
stampanti PCL compatibili (il PCL è il lin-
guaggio di comandi di stampa messo a
punto dalla HP, e diventato lo standard
de facto per le stampanti laser non
PostScript), oltre a prevedere un mag-
gior numero di font di base, consentono
di alloggiare cartucce supplementari,
contenenti i più diffusi caratteri propor-
zionali in una collezione di corpi e di stili.
La HP ha recentemente realizzato
una nuova stampante, la Laserjet III (ne
esistono tre modelli), che utilizza un
nuovo linguaggio, il PCL5, la cui carat-
teristica principale è quella di sfuttare
font scalabili. È possibile, dall’applicati-
vo che riconosce tale nuova stampante
(Word 5, Word Perfect 5.1, Windows 3,
lo fanno), definire font con corpo varia-
bile da 1 a 127 senza soluzione di con-
tinuità.
L’uso delle cartucce è molto sempli-
ce. I font in esse contenuti vengono ca-
ricati come quelli residenti, e non com-
portano alcuna perdita di velocità. Vi so-
no tuttavia alcune limitazioni. Innanzitut-
to nello spazio della cartuccia non può
trovare posto che una varietà limitata di
corpi, in secondo luogo, mancano i cor-
rispondenti font per il video.
Tali limitazioni sono superabili tramite
l’uso di font software, o Softfont. Que-
sti possono essere immagazzinati nel-
l'hard disk, e di qui caricati dall’applica-
tivo nella memoria della stampante al
momento di mandare in esecuzione il
comando di stampa. Vengono detti per
questo «downloadable fonts».
Esistono vari modi di implementare i
Softfont. Il primo è quello di acquistarli
«bell’e fatti», negli assortimenti predi-
sposti dai vari produttori. Il secondo è
quello di servirsi di un programma ge-
neratore di font (come Bitstream Font-
ware, o ZSoft SoftType), e crearli se-
condo le proprie esigenze.
Questo secondo modo comporta un
evidente guadagno. Il programma con-
sente di generare, per ogni typeface, un
numero indefinito di font di tutte le di-
mensioni, orientamenti e stili, e ciò, sia
nel formato richiesto dalla stampante,
che in quello richiesto per il video.
Talvolta è anche possibile scegliere il
set di caratteri in modo da adeguarlo al-
le specifiche necessità. Fontware, ad
esempio, consente di scegliere tra il
Roman8, lo Standard PostScript e un
set ASCII ridotto. Quest’ultimo risulta
estremamente opportuno nel caso si
debbano generare corpi di grandi di-
mensioni (si consideri che un set com-
pleto di 48 punti richiede un file di circa
350K, un set di 80 punti quasi un me-
gabyte).
Ma anche i Softfont hanno i loro
svantaggi. Il primo è una maggiore len-
tezza operativa rispetto ai font cartridge
(infatti devono esser caricati ogni volta
dal disco). Il secondo è la necessità di
avere una maggiore quantità di RAM
nella stampante (1MB è praticamente il
minimo per poter stampare una pagina
Questa e’ una prova di stampa
Questa e’ una prova di stampa
Questa e’ una przooa òi
stampa
Qualtu £ una filava di itamfia
Figura 11 - MS Windows 3 - Campionario dei Font Type Director
Esistono svariati tipi di generatori di font sìa » ìndipendenti» , come i'Adobe Type Manager, vero e proprio
bestseller per il mondo Windows, e II Bitstream Face Lift, sia « dipendenti », sviluppati da produttori di
hardware che lì forniscono a supporto delle proprie apparecchiature, È questo il caso dell'HP Type Director
che molti venditori di HP offrono con la periferica, e che è sfruttabile con svariati altri pacchetti oltre che
con Windows 3
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MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
WINDOWS 3
con testo e grafica). Il terzo è di com-
portare una notevole occupazione di
spazio sul disco rigido.
Par valutare tale spazio facciamo un
rapido conto. Supponiamo di volere in-
stallare quattro typeface, due a spazio
fisso e due proporzionali, e di creare per
ciascuno di essi i soli corpi 8, 10, 12 ,
14, 18 e 24 (che sono quelli suggeriti da
Windows), nei quattro stili fondamenta-
li, e nei due orientamenti portrait e land-
scape.
Avremo bisogno di creare ben 192
font (il doppio se vogliamo i corrispon-
denti font a video), ciascuno contenente
l'intero set di caratteri. Si capisce come
10 spazio richiesto possa esaurire facil-
mente molti megabyte dell'hard disk.
È evidente che mentre prima (prima
di Windows) ogni applicativo usava i
suoi font software, con Windows questi
sono «messi a fattor comune», con due
indubbi vantaggi. Una univocità delle
possibilità «Publishing» tra i vari appli-
cativi e un risparmio di occupazione su
hard disk.
In alcune figure a corredo (dalla 8 alla
1 1 ) vediamo e descriviamo le prestazio-
ni dell'Adobe Type Manager, di cui par-
leremo piu diffusamente nel prossimo
numero, e di un altro Pacchetto di Ge-
nerazione di Software Font, il Type Di-
rector, fornito, spesso come omaggio, a
chi acquista stampanti HP,
Font bitmap e font outline
Fino ad ora abbiamo parlato esclusi-
vamente di font «bitmap» o «raster» (un
termine mutuato dalla tecnologia CRT,
dove si riferisce alla scansione effettuata
dal pennello elettronico sullo schermo)
I font raster possono essere conside-
rati come la versione computerizzata del
disegno tipografico. Ogni carattere è rap-
presentato da una mappa di punti su una
griglia bidimensionale, di risoluzione cor-
rispondente a quella supportata dallo
schermo o dalla stampante.
Ogni dispositivo, schermo e stampan-
te, richiederà pertanto l'installazione di
un proprio set di font, che, una volta
creato, non potrà essere ulteriormente
modificato.
In pratica, un font in formato bitmap
va visto come una collezione di «imma-
gini» codificate, predefinite secondo un
disegno, una dimensione, e una risolu-
zione determinata.
Ma esiste un altro modo per creare i
font tipografici, ed è quello di costruirli
a partire da rappresentazioni «vettoriali».
Prendiamo ad esempio un elemento
grafico qualsiasi, come un tratto diago-
nale, e supponiamo che faccia parte del
disegno di un carattere. Possiamo de-
scriverlo attraverso una mappa di punti,
o attraverso un vettore che ne indichi
l'origine, la direzione e la lunghezza.
In un font vettoriale, ogni carattere è
rappresentato da una funzione matema-
tica che ne descrive il profilo (l'outline)
(fig, 2). Questo è pertanto suscettibile di
assumere posizioni e dimensioni diverse
al variare dei valori della funzione.
Ciò significa che i font outline sono
«scalabili» in tutte le dimensioni di punti
e decimali di punti. E che possono es-
sere orientati e ruotati in tutte le dire-
zioni.
Ne deriva un immediato guadagno in
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
WINDOWS 3
termini di spazio e di versatilità. L'instal-
lazione di un solo file per ogni typeface
è sufficiente a consentire tutta la gamma
dei possibili corpi, stili e orientamenti di-
versi. Il programma gestore dei font
prowederà ogni volta a disegnare «al vo-
lo» i caratteri richiesti e a rasterizzarli,
cioè a convertirli in immagini bitmap, in
modo che possano essere inviati al vi-
deo e alla stampante.
In pratica il processo di rasterizzazione
consiste nel sovrapporre il profilo del ca-
rattere a una griglia, di risoluzione cor-
rispondente a quella del dispositivo dj
output, e nel riempirlo tramite l'anneri-
mento dei punti al suo interno.
Tale processo, nonostante le apparen-
ze, è alquanto complesso, poiché alcuni
punti che costituiscono il profilo cadran-
no all'Interno delle linee della griglia la-
sciando un margine vuoto, mentre altri
risulteranno parzialmente debordanti. La
forma finale del carattere sarà tanto più
imprecisa, quanto più bassa è la risolu-
zione della griglia.
Per inciso, è questa la ragione princi-
pale per cui, con gli strumenti di cui al
momento disponiamo, non è possibile
parlare di vero WYSIWYG. Per via dei
limiti della risoluzione video (uno scher-
mo VGA di 14" consente, ad esempio,
una risoluzione di 72 dpi, contro i 300 dpi
di una stampante laser), i caratteri sullo
schermo, anche nel caso in cui siano di-
sponibili l'esatto tipo e formato, rivele-
ranno il tipico aspetto seghettato e un
disegno pur sempre approssimativo, tut-
t'al più «rassomigliante» a quello finale
su stampa.
I font outline di Windows
L'origine dei font outline deriva dalla
tecnologia PostScript, nell'ambito della
quale essi sono parte del linguaggio piu
generale di descrizione della pagina.
Anche l'argomento PostScript merite-
rebbe una trattazione specifica. In pra-
tica si tratta di un vero e proprio linguag-
gio, interpretato dalla stampante, che ri-
conosce non solo una larghissima va-
rietà di font ma anche una serie di co-
mandi, come ad esempio quelli per la
rotazione del testo utilizzati per realizzare
la figura 12. Tuttavia recentemente Ado-
be (proprietaria del marchio PostScript),
per via della concorrenza esercitata da
Apple e Microsoft con il lancio della nuo-
va tecnologia True Type, ha pensato be-
ne di pubblicare le specifiche del forma-
to Type 1 , e ha immesso sul mercato un
gestore di font, «Adobe Type Manager
for Windows», ATM per gli amici, che
consente l'uso dei font outline anche in
mancanza di una stampante PostScript.
Alcuni applicativi grafici di Windows,
come Corel Drawl, sono a loro volta già
forniti di un'ampia dotazione interna di
font vettoriali (figg. 13 e 14). Anzi, con
le ultime versioni è disponibile un «con-
vertitore» che consente di far utilizzare
i Font di Corel anche al... resto di Win-
dows.
Gli altri, come Excel o WinWord, pos-
sono avvantaggiarsi adesso di Adobe
Type Manager (PageMaker lo include
gratuitamente nella sua versione 4.0),
per arricchire la loro dotazione originaria.
La gamma di font messa a disposi-
zione da Windows base è infatti piutto-
sto limitata. Essa consiste di quattro
typeface bitmap (Courier, Tms Rmn,
Helv e Symbol), con sei corpi predefiniti
per lo schermo, e di tre typeface outline
(Roman, Script e Modem), la cui utilità
effettiva è però piuttosto ridotta.
ATM consente adesso di disporre sot-
to Windows dei 35 font standard Post-
Script, e, se ciò non bastasse, di attin-
gere all'intera libreria Adobe Type 1.
Quale che sia la dimensione del font
desiderato (6 punti, 11.5 punti, o 120
punti) avremo la possibilità di visualizzar-
lo nel suo esatto formato su qualsiasi
schermo, e di stamparlo su qualsiasi
stampante (si, anche su una stampante
ad aghi). Il programma gestore è infatti
in grado di pilotare anche un dispositivo
di output «stupido», e di inviargli l'im-
magine da stampare già elaborata in for-
mato bitmap e nella risoluzione da quello
consentita.
Dal momento che i font outline sono
«device indipendent», gli stessi caratteri
potranno essere inviati a uno schermo
con una risoluzione di 72 dpi, a una stam-
pante laser con una risoluzione di 300
dpi, o a un typesetter professionale da
2450 dpi. Con la sola ovvia differenza
della qualità del risultato.
La prima parte del nostro discorso si
conclude qui. Ci occuperemo più este-
samente, la prossima volta, di Adobe
Type Manager e del suo principale con-
corrente, Bitstream FaceLift, che per for-
za di cose abbiamo già citato. Descri-
veremo anche in dettaglio l'uso dei font
da parte di Windows e risponderemo ad
alcuni quesiti pratici che ci sono perve-
nuti da parte dei lettori.
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
185
Windows 3 è dotato di
capacità di multitasking che
sarebbero state fino ad ora
impensabili in ambiente DOS.
E tuttavia è soggetto ad
alcune limitazioni derivanti dal
fatto di dover pur sempre
fare i conti col DOS, con i
suoi 640K, il suo Reai Mode
e il suo File System
rigorosamente «single
tasking»
W INDOW S 3
coordinamento di Francesco Petroni
Win & Tips
Il Multitasking
di Fernando Riolo
La prima e più evidente di queste li-
mitazioni è che il multitasking delle ap-
plicazioni DOS è possibile solo su un
sistema 386, che, per via della sua ca-
pacità di simulare più macchine 8086
virtuali, consente di assegnare un am-
biente «esclusivo» a ciascuna applica-
zione.
In secondo luogo, il multitasking ri-
chiede l'uso di un DOS Extender che
gestisca in modo protetto la memoria
oltre il primo MB ed eviti che i processi
contemporaneamente attivi interferisca-
no l'un l'altro.
Windows realizza ciò tramite la DPMI
(DOS Protected Mode Interface), prati-
camente un software aggiuntivo, che si
sovrappone al DOS regolando il transito
tra Protected e Reai Mode.
Purtroppo questa implementazione
esterna del modo protetto non è del tut-
to soddisfacente, né in termini di pre-
stazioni, né in termini di sicurezza. Le
applicazioni in background girano con
eccessiva lentezza e, soprattutto, in
modo non esente da rischi.
Nulla vieta, ad esempio, che un'appli-
cazione possa corrompere l'area occu-
pata dai dati di un'altra (tutte le appli-
cazioni di Windows condividono infatti
la stessa Locai Description Table), o che
una chiamata al DOS possa interferire
con un processo in atto. Insomma, un
bug di programma o una concomitanza
imprevista possono in qualsiasi momen-
to mandare in crash il sistema.
Cosa possiamo dire? Il DOS è quello
che è, e Windows fa miracoli. Ma se
veramente avete bisogno di un ambien-
te multitasking cui affidare la sicurezza
dei vostri dati, allora ciò che vi occorre
è un vero sistema operativo multita-
sking. Il che oggi significa ancora Unix,
domani forse OS/2.
Se invece quel che vi serve è un mul-
titasking solo occasionale e non volete
rinunziare a far girare le applicazioni
DOS (e avete un 386), allora Windows
rappresenta una soluzione accettabile,
anzi per certi versi preferibile.
Lo stesso OS/2 infatti, giunto adesso
alla versione 1 .3, non è ancora in grado
di eseguire più sessioni simultanee del
DOS. L'unica finestra DOS di cui dispo-
ne, non è esente, peraltro, da problemi
di compatibiltà.
Non è opinione solo nostra che non
siano in molti, anche tra i cosiddetti
«power users», ad avere una reale esi-
genza di lavorare in multitasking. E in
effetti gli esempi evocati al riguardo
sembrano spesso ritagliati su un mon-
do fittizio: utenti che scrivono con il lo-
ro Word Processor, mentre in back-
ground avviene il ricalcolo di sterminate
tabelle (avete idea di quanto tempo im-
piega un 386 per ricalcolare il più gros-
so dei vostro fogli elettronici?), o che
inseriscono dati nei loro archivi, mentre
il programma di comunicazioni riceve...
«la posta».
Alla maggior parte di noi, tutto quello
che serve è un «switching» veloce, che
consenta di tenere a disposizione nel-
l'ambiente un certo numero di applica-
zioni, e di richiamarle sullo schermo in
qualsiasi momento per l'aggiornamento
e lo scambio dei dati.
A coloro che però avessero l'esigenza
di lavorare contemporaneamente con
più applicazioni, Windows mette a di-
sposizione una serie di parametri che,
opportunamente usati, consentono di
ottimizzare il compito. Vediamone due
particolarmente importanti.
Priority e Timeslice
Le nostre trattazioni un po' più tecni-
che fanno, per semplificare il discorso,
riferimento ai termini inglesi, utilizzati
dalla versione inglese di Windows 3,
ma che in molti casi hanno un valore as-
soluto, indipendente quindi da Windo-
ws. Alcuni di questi sono stati tradotti in
italiano, nella versione nazionale del pro-
dotto. Lasciamo a voi l'onere della
eventuale interpretazione (Priority =
Priorità, ecc.).
Per far girare simultaneamente più
applicazioni, il processore deve dividere
la sua attenzione tra tutti i task conco-
mitanti, assegnando un breve periodo di
tempo a ciascuno di essi. Il tempo mas-
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
WINDOWS 3
simo (in millisecondi) che può essere
dedicato a un task prima di passare agli
altri è detto «timeslice».
Inoltre, bisogna stabilire per ogni ap-
plicazione quale percentuale del tempo
complessivo essa debba ricevere rispet-
to a tutte le altre che sono in esecuzio-
ne, cioè quale sia il suo livello di «prio-
rità», a seconda che giri in foreground o
in background.
Facciamo un esempio. La Priority di
default è 1 00 per il Foreground e 50 per
il Background. Ciò significa che se
un'applicazione sta girando in fore-
ground e altre due in background, alla
prima spetteranno 100/200, cioè la
metà del tempo complessivo (100 + 50
+ 50), mentre a ciascuna delle altre toc-
cheranno 50/200.
Per fare un uso efficace di questi pa-
rametri bisogna però aver chiare due
cose:
1) sia la Priority, che il Timeslice, so-
no significativi solo se si adoperano
«contemporaneamente» più applicazio-
ni, una delle quali in foreground e le al-
tre in background. Sono invece irrilevan-
ti se ci si limita ad effettuare il swi-
tching tra le applicazioni, poiché in que-
sto caso esse vengono fatte girare una
per volta.
2) Il settaggio va fatto in modo diver-
so a seconda che i programmi concor-
renti siano applicazioni di Windows, o
che siano invece applicazioni DOS che
vengono fatte girare in concomitanza a
quelle di Windows.
Applicazioni di Windows
Priority e Timeslice sono gli stessi per
tutte le applicazioni di Windows. Il loro
valore va stabilito pertanto una sola vol-
ta, nella sezione 386 Enhanced del Con-
trol Panel. Nella maggior parte dei casi,
sarà sufficiente attenersi a valori medi.
Ad esempio, 200 per il foreground, 50
per il background, e 10 o 20 per il Ti-
meslice. Ma, ovviamente, la stima va
fatta volta per volta, a seconda del tipo
e del numero di applicazioni che si vo-
gliono eseguire insieme.
Il Multitasking di Win-
dows 3,
Su un sistema 386.
Windows consente di
eseguire simultanea-
mente più applicazioni
DOS. Nella figura ve-
diamo il Norton Com-
mander e Telix girare
in background rispetto
a WinWord.
Il x vecchio » MS-DOS
Executive.
È tuttora presente in
Windows 3 e può es-
sere adottato come
Shell di default al po-
sto del Program Ma-
nager. o del File Ma-
nager. L'aspetto a vi-
deo è adesso migliora-
to. grazie all'adozione
dei nuovo System
Font proporzionale
Applicazioni DOS
Il valore di Timeslice è stabilito da
Windows. La priorità invece va settata
per ogni applicazione tramite PIF. Vedia-
mo le operazioni necessarie:
— Caricare il PIF dell'applicazione (se
non c’è, crearne uno)
— Selezionare l'opzione Background, se
si vuole che questa sia la condizione alla
partenza. In caso contrario lasciare vuo-
ta la casella, verrà utilizzata la modalità
di default, che è Foreground.
— Accertarsi che l'opzione Exclusive sia
deselezionata, poiché in caso contrario
non sarà consentito all’applicazione di
girare in background.
— Scegliere preferibilmente la modalità
Full Screen (il modo windowed, anche
nei casi in cui sia possibile, rallenta no-
tevolmente l'esecuzione).
— Passare al menu Advanced e stabi-
lire la priorità per il Foreground e il Back-
ground, tenendo conto che per un set-
taggio ottimale saranno necessarie più
prove.
— Selezionare la voce Detect Idle Time,
in modo da consentire al processore di
dedicarsi ad altri task nel caso in cui
l'applicazione fosse «idle», cioè tempo-
raneamente inattiva (ad esempio, nel
caso di un Word Processor, per il tem-
po in cui non venga premuto alcun ta-
sto). Ma attenzione, è possibile che,
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
187
WINDOWS 3
con qualche programma, Windows rile-
vi erroneamente una condizione idle
che non c'è, e ne rallenti piuttosto l'e-
secuzione. Anche questa opzione va
dunque verificata caso per caso.
— Se l'applicazione riconosce la memo-
ria espansa, assegnare alla voce EMS
Memory la quantità minima e massima
desiderata (i valori di default sono ri-
spettivamente, 0 e 1024).
— Salvare il PIF e... provare.
Aggiungiamo che la modalità d'ese-
cuzione e la priorità sono comunque
modificabili anche durante l'uso del pro-
gramma, tramite il menu Settings del
Control Box, e ciò a prescindere da qua-
le sia il settaggio iniziale.
Per quel che riguarda la Priority, di-
ciamo subito che il setting di default ri-
sulta adeguato nella maggior parte dei
casi. Esso andrebbe pertanto modifica-
to solo dopo attenta valutazione, e per
specifici «gruppi» di programmi che si è
soliti far lavorare insieme. Non ha senso
infatti aumentare o diminuire in assolu-
to la percentuale d'attenzione che il pro-
cessore dovrà dedicare a un singolo
programma, dal momento che essa
sarà poi relativa a tutti i task attivi in un
dato momento.
Per fare un esempio, io posso attri-
buire al mio Word Processor una prio-
rità di 200 in foreground e 50 in ba-
ckground, e al mio Spooler di stampa
una priorità di 100 in foreground e 50 in
background. Ciò significa che quando la-
vorerò col Word Processor questo rice-
verà quattro quinti (200/250) delle risor-
se del processore, mentre il rimanente
quinto andrà allo Spooler.
Tuttavia, se dovessi adoperare il
Word Processor, invece che col solo
Spooler, anche con altre applicazioni, al-
lora le percentuali precedenti non sareb-
bero più valide e le priorità dovrebbero
essere ricalcolate sulla base della nuova
configurazione presente.
Se tutto ciò vi sembra piuttosto com-
plicato (ebbene, lo è), potete anche
ignorarlo, e lasciare che Windows lavori
col suo setting prestabilito. In molti casi
andrà bene anche cosi.
NoMultitasking
Se non avete bisogno del multita-
sking. ecco il modo per disabilitarlo del
tutto e velocizzare al massimo le appli-
cazioni che farete girare in ambiente
Windows.
Anche qui la procedura è diversa, a
seconda che riguardi le applicazioni
DOS, o quelle di Windows.
1) Per ie applicazioni DOS procedete
nel modo seguente:
— Caricate il PIF dell'applicazione
— Scrivete nella casella KB Desired:
640 (oppure -1)
— Selezionate l'opzione Exclusive e ac-
certatevi che l'opzione background sia
deselezionata (infatti non sono mutua-
mente esclusive)
— Selezionate l'opzione Full Screen
— Passate al menu Advanced e sele-
zionate l'opzione Lock Application Me-
mory (in tal modo verrà evitato lo swap
sull'hard disk e l'applicazione risiederà
interamente in memoria).
Cosi facendo, il programma riceverà
durante l'esecuzione tutte le risorse del
processore e tutta la memoria possibile,
senza subire alcun rallentamento rispet-
to alla normale esecuzione in DOS.
2) Per le applicazioni di Windows l'o-
perazione da compiere è unica e vale
per tutte:
— Attivate il Control Panel, alla sezione
386 Enhanced
— Selezionate l'opzione Exclusive in fo-
reground.
In tal modo, quando un'applicazione
di Windows sarà in foreground, essa gi-
rerà in modo esclusivo, e ogni applica-
zione DOS che si trovasse in back-
ground sarà sospesa finché quella non
venga chiusa o ridotta a icona.
3) È anche possibile dedicare a un’ap-
plicazione DOS il massimo di risorse
senza tuttavia impedire del tutto l’ese-
cuzione di eventuali task in background:
— Aprite il PIF dell'applicazione
— Deselezionate la modalità Exclusive
— Attribuite in sua vece al parametro
Foreground Priority il valore 1 0000 (cioè
priorità assoluta)
— Selezioniate l’opzione Detect Idle Ti-
me.
A questo punto l'applicazione girerà
come se fosse in modo Exclusive, ma a
differenza di quello, sarà consentito al
processore di dedicarsi ad altri task du-
rante il tempo in cui fosse «idle».
Windows Shells
Ogni volta che avviamo Windows sia-
mo abituati a veder comparire la «fac-
cia» amichevole del Program Manager.
Questa non è però la sola condizione
possibile. Il Program Manager è in
realtà un'applicazione come le altre (la
trovate nella stessa directory di Windo-
ws con il nome Progman.exe), la cui po-
sizione privilegiata deriva unicamente
dal fatto di esser posta come Shell di
default dal programma di installazione.
Virtualmente, potremmo sostituire il
Program Manager con qualsiasi altra ap-
plicazione di Windows, benché in prati-
ca la cosa può risultare utile in un ri-
stretto numero di casi.
Se, ad esempio, avete deciso di adot-
tare Windows come ambiente abituale,
entro cui svolgere anche le operazioni
sui file, i dischi e le directory, potreste
preferire avere a disposizione fin dall'i-
nizio il File Manager piuttosto che il Pro-
gram Manager,
Ciò è possibile attraverso una sempli-
ce modifica del file di configurazione
System.ini:
— Aprite il SYSTEM.INI con il Blocco
Note (o il Sysedit)
— Modificate l'istruzione SHELL nella
Boot section, in modo che risulti:
SHELL=WINFILE.EXE
Se poi volete che anche il Program
Manager rimanga a portata «di mouse»,
aprite successivamente il WIN.INI e ag-
giungete alla riga corrispondente:
LOAD= PROGMAN.EXE
Windows si avvierà adesso col File
Manager in foreground e il Program Ma-
nager in forma di icona.
Se invece fate parte della nutrita
schiera di coloro cui il File Manager non
piace (torneremo presto a occuparci di
questa utility, che è in effetti tra le cose
meno felici di Windows), potete pur
sempre sostituirlo col vecchio MS-DOS
Executive.
Questo è stato infatti mantenuto an-
che nella presente versione. La finestra
Executive è certo meno potente, ma ha
dalla sua alcuni innegabili pregi. Occupa
solo 46K di RAM, contro gli oltre 100K
del File Manager, è facile da usare, e ha
un'interfaccia semplice e «pulita».
Per adottarla come shell di default
non dovrete far altro che inserire nel-
l'apposita riga del SYSTEM.INI:
SHELL=MSDOS.EXE
L'aspetto di Windows ricorderà da vi-
cino quello delle versioni precedenti,
ma con una piccola differenza. La fine-
stra Executive si servirà adesso dei nuo-
vi font proporzionali di Windows 3.
Arrivederci alla prossima puntata.
G=&
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
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Ho un virus.
Adesso che faccio?
di Stefano Tona
Negli scorsi numeri si è visto
come un virus può
raggiungere un sistema, e
quali possono essere i
sintomi della presenza del
virus. Con un minimo di
cultura tecnica e di attenzione
al proprio sistema, ciascun
utente può imparare a
distinguere le attività normali
da quelle anomale, e tra
queste in particolare
identificare quelle sospette.
In questo articolo sono
contenute alcune indicazioni
di come comportarsi nel caso
in cui sia stata accertata, o
semplicemente sospettata, la
presenza di un virus nel
proprio personal computer
Il danno è già successo
In questo caso c'è ben poco da fare.
Se l'utente si accorge del virus nel mo-
mento in cui questo entra nella propria
fase distruttiva, ad esempio avviando la
formattazione a basso livello del disco
fisso, non c'è più nulla da fare per bloc-
care il virus; l'unica speranza è che l'u-
tente avesse eseguito recentemente
una copia dei dati contenuti nei propri
dischi: questa è una misura di sicurezza
sulla cui indispensabilità non si insisterà
mai abbastanza. È fondamentale ese-
guire frequentemente le copie di si-
curezza, e conservarle accuratamen-
te documentate con la data e ora di
esecuzione. Il possesso di una serie di
dischetti di backup, aggiornati di recen-
te, è l'unico modo per uscire indenni
dall'attacco distruttivo di un virus. Al più
si dovrà rifare il lavoro degli ultimi giorni
o delle ultime ore; ma non andrà mai
perduto tutto il lavoro accumulato in
mesi o anni.
A questa racco-
mandazione è indi-
spensabile aggiun-
gerne un'altra:
conservare sem-
pre intatti i dischi
originali del siste-
ma operativo e di
tutti i programmi
che si utilizzano.
L’installazione di
tutto il software
dovrebbe essere
effettuata con i
dischetti protetti
contro la scrittu-
ra; al termine
dell'installazione
sui dischi di la-
voro o sul disco
fisso, i dischetti
originali vanno
riposti per non
essere mai più
toccati, se non
caso di ne-
cessità. Non
c'è niente di
peggio del lavorare quotidianamente sui
dischi originali, per poi ritrovarseli infet-
tati o peggio distrutti da un virus, e non
poter ricorrere a nessuna copia per ri-
prendere il proprio lavoro.
I programmi acquistati dovranno es-
sere installati, e i dischetti originali ripo-
sti. I programmi prelevati da BBS o
gruppi di utenza dovranno essere tra-
sferiti al sicuro su dischetti che verran-
no riposti anch'essi; soltanto dopo aver
effettuato queste copie si potrà proce-
dere alla scompattazione e all'installa-
zione.
L’argomento della protezione contro i
virus sarà ripreso, e trattato più diffusa-
mente, nel prossimo numero.
Se il virus ha avuto già modo di col-
pire il proprio obiettivo, l'unica possibi-
lità di cui l'utente dispone è di ripristi-
nare ciò che è andato distrutto. La pro-
cedura più sicura prevede i seguenti
passi (e presuppone che l'utente abbia
seguito fedelmente le raccomandazioni
accennate):
— eseguire una formattazione a basso
livello del disco fisso, ridefinire le parti-
zioni, avviare il DOS e formattare cia-
scuna partizione, quindi installare nuo-
vamente il DOS sulla partizione attiva;
— in alternativa, chi non possiede disco
fisso formatterà il dischetto di avvio del
sistema e tanti dischetti quanti occor-
rono per le applicazioni che utilizza cor-
rentemente;
— effettuare nuovamente, a partire dai
dischetti originali, l'installazione di tutti i
pacchetti applicativi precedentemente
contenuti nei propri dischi;
— effettuare un restore, dai dischi di
backup, dei soli dati. Questo è un punto
essenziale: nessun programma dovrà
mai essere ripreso dai dischi di backup,
in quanto potrebbe essere anch'esso in-
fetto e riportare l'infezione sul sistema.
Possono costituire un problema quei
programmi che prevedono una procedu-
ra di installazione con controllo del nu-
mero di installazioni, o in qualsiasi modo
una protezione delle copie installate.
Questo è un problema che sarà affron-
tato anch'esso nel prossimo numero, in
quanto più specificamente inerente alla
190
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
VIRUS
protezione contro i virus piuttosto che al
recupero dalle conseguenze di un'infe-
zione; in ogni caso non si dovrà mai ce-
dere alla tentazione di effettuare il re-
store dai dischetti di backup anche delle
applicazioni protette, in quanto non si
può essere certi che non fosse infetta
anche l'applicazione che si va a ripristi-
nare dal backup.
Se l'infezione viene
scoperta per tempo
In questo caso ci sono molte cose
che l'utente può fare per tutelarsi dal di-
sastro. La prima, immediata azione da
eseguire in ogni caso — e questo vale
anche per l'eventualità che il danno sia
già accaduto — consiste nello spegnere
immediatamente l'elaboratore, senza in-
dugiare a salvare un eventuale lavoro in
corso di modifica, e riaccenderlo soltan-
to dopo aver inserito nel drive A: il di-
schetto originale del sistema operativo,
protetto contro la scrittura. (Natural-
mente anche qui si suppone che l'uten-
te abbia seguito scrupolosamente le
raccomandazioni date più sopra).
Si dovrà quindi procedere a salvare i
dati, e soltanto i dati, di tutte le appli-
cazioni correntemente in uso. L'utente
dovrà effettuare un backup simile a
quello che si presume egli faccia rego-
larmente, ma limitato ai soli dati.
Al termine di questo backup, dovrà
procedere come descritto sopra per il
caso in cui il virus abbia già avviato l'a-
zione dannosa; ossia dovrà ripartire da
una formattazione a basso livello di tut-
to il disco fisso, quindi dovrà ridefinire le
partizioni, installare il DOS etc.
Si potrà obiettare che la procedura è
eccessivamente onerosa e lunga. Non è
cosi. Il rischio costituito da un virus non
deve mai essere sottovalutato. Si ram-
menta che la presenza di un virus in un
sistema equivale alla presenza di un in-
truso, di un estraneo che nella migliore
delle ipotesi non ha nessuna plausibile
giustificazione per trovarsi dove si tro-
va; ma potrebbe essersi introdotto nel
sistema in compagnia di altri, più ma-
lintenzionati intrusi, o potrebbe essere
egli stesso progettato per distruggere.
Gli utenti più smaliziati potrebbero es-
sere tentati di disinfettare i programmi
infetti utilizzando uno dei programmi an-
tivirus attualmente in circolazione. An-
che questa è un'operazione da non ef-
fettuare mai, in nessun caso. Sono stati
riportati numerosi casi in cui dei file EXE
sono stati infettati da varianti del ceppo
Jerusalem, disinfettati utilizzando un ap-
posito programma, per poi risultare più
lunghi o più brevi rispetto all'originale
prima dell'infezione; sovente tali pro-
grammi dopo il trattamento non funzio-
MCmicrocomputer n, 108 - giugno 1991
nano più. Lo stesso accade con altri
ceppi virali; pertanto, la disinfezione di
un sistema a mezzo di un programma di
disinfezione è in ogni caso da sconsi-
gliare.
Tra le attività in cui è impegnata la co-
munità internazionale dei ricercatori antivi-
rus. riveste una certa importanza il tenta-
tivo di individuare l'identità degli autori dei
virus. L'importanza deriva da due circostan-
ze. innanzitutto dal fatto che in alcuni Paesi
la creazione e/o la diffusione di programmi
nocivi è divenuta un reato dopo l'introdu-
zione di misure di legge contro i crimini in-
formatici, la cui mancanza in Italia è da con-
siderare una grave lacuna; inoltre, identifi-
cando gli autori dei virus, i ricercatori spe-
rano di spingerli a collaborare — se si tratta
di persone ragionevoli — per debellare le
versioni «hackerate» delle loro creazioni,
trasformate ad opera di vandali sconosciuti
per aggiungere o aggravare gli effetti no-
civi.
Come abbiamo annunciato nello scorso
numero, una di queste investigazioni è an-
data in porto grazie alle capacità... sherlo-
ckiane di uno tra ì più conosciuti ricercatori
antivirus, l'islandese Fridrik Skulason.
L'indagine è partita da un'analisi appro-
fondita del virus noto come «Den Zuk». Si
riteneva erroneamente (e vedremo perché)
che questa frase fosse in lingua olandese,
in cui significa «la ricerca". Ricerca di co-
sa? Di altri virus, ovviamente, dato che una
delle attività principali del virus Den Zuk
consiste proprio nella ricerca dei ceppi
Brain e Ohio; se uno di questi virus viene
identificato, Den Zuk lo rimuove e lo so-
stituisce con una copia di se stesso.
Il nome del virus proviene dall'immagine
che lo stesso virus fa rapidamente apparire
e scomparire sul video quando vengono
premuti Ctrl-Alt-Del. Lo strano simbolo alla
destra della lettera «K» era ritenuto un
marchio di qualche sconosciuta ditta o
gruppo.
Disassemblando il virus si trova, in chia-
ro, il seguente testo, che peraltro non vie-
ne mai scritto sul video:
Welcome to thè
Club
-The HackerS-
Hackin’
All The Time
The HackerS
Il virus Infetta il boot sector, sia su dischi
fissi che su dischetti. Il contenuto originario
del boot sector viene spostato nella traccia
40 del settore 0, non utilizzato sui dischi da
5 1/4" da 360 Kb. ma utilizzabile sui dischi
da 3 1/2" o sui dischi da 5 1/4", 1,2Mb.
Inoltre l'etichetta di volume, che viene mo-
dificata dal virus Brain in «(c) Brain», viene
ulteriormente cambiata dal Den Zuk che la
trasforma in Y.C.I.E.R.P. una sigla che non
Tutt'al più un utente esperto, rilevan-
do con certezza che il virus da cui è sta-
to colpito ha infettato solo ed esclusi-
vamente una specifica applicazione, po-
trà limitare l'opera di disinfezione alla
aveva fornito nessuna indicazione in un pri-
mo tempo, ma che risulta condurre diret-
tamente all'identità dell'autore del virus'
ora si vedrà in che modo.
Si è anche visto come un'altra attività del
Den Zuk consista nella rimozione del virus
Ohio, che era ritenuto — correttamente —
una versione precedente dello stesso Den
Zuk. L'analisi comparata dei due virus mo-
stra parecchie analogie, tra cui un testo in
chiaro leggermente diverso:
VIRUS
b y
The Hackers
Y C 1 E R P
D E N Z U K O
Bandung 40254
Indonesia
(C) 1988, The Hackers Team....
Ecco quindi svelato il mistero: il nome
corretto è «Den Zuko». Si trattava ora di
scoprire chi si nascondesse dietro questo
pseudonimo.
Qualsiasi radioamatore riconosce la sigla
YC1 ERP come un possibile nominativo ra-
dioamatoriale. Con una semplice ricerca
sull'lnternational Callbook Skulason scoprì
che tale nominativo esiste, e risulta asse-
gnato a un radioamatore residente a Ban-
dung, Indonesia. Il gioco era fatto.
A questo punto Skulason decise di scri-
vere a questo radioamatore per chiedergli
se in qualche modo egli fosse connesso
con lo sviluppo di questo virus; la risposta
(che non pubblicheremo per intero per ra-
gioni di spazio) fu cortese, completa ed
esauriente.
Il nome completo del radioamatore-auto-
re del virus è Denny Yanuar Ramdhani, det-
to dagli amici «Denny Zuko» (da «Danny
Zuko», che è il nome del personaggio in-
terpretato da John Travolta nel film «Grea-
se»), o per brevità Den Zuko. Studente uni-
versitario di informatica, svolge attività di
programmatore freelance.
Ammette di aver sviluppato i virus Ohio
(che lui chiama «Hackers») e Den Zuko nel
marzo 1988, nel corso di una serie di espe-
rimenti sui sistemi operativi su personal
computer, sui linguaggi di basso livello, e
sulla rapidità di diffusione dei virus; l'inclu-
sione del suo alias nel virus era un modo
di «salutare» i suoi amici ogni volta che ve-
niva premuto Ctrl-Alt-Del. In aggiunta a ciò,
Ramdhani fornisce altre informazioni tecni-
che sulle proprie creazioni. Da quanto scri-
ve sembra che anche in Indonesia ferva
l'attività di sviluppo di virus.
Non risulta siano state prese particolari
misure contro Ramdhani.
191
Fuori l'autore
VIRUS
cancellazione totale dell'applicazione in-
fetta e alla successiva reinstallazione a
partire dai dischi originali. È un proce-
dimento più rapido, ma non garantisce
la certezza totale dell'eradicazione del
virus dal sistema. Infatti il virus potreb-
be aver comunque infettato altri pro-
grammi eseguibili, contenuti in diverse
directory. E in ogni caso è raccomanda-
bile eseguire la procedura di disinfezio-
ne radicale, descritta nel prossimo pa-
ragrafo.
Disinfezione
degli altri ambienti
Le procedure descritte qui sopra con-
sentono all'utente di ottenere nuova-
mente un ambiente di lavoro libero da
virus.
Ma non è sufficiente disinfettare
l'ambiente di lavoro, come ben sanno
alcune vittime di virus che hanno visto
rispuntare le infezioni a distanza di gior-
ni, mesi e talvolta anche anni.
L'ambiente da cui un virus si fa ospi-
tare, come si è visto, è costituito da un
programma eseguibile. Come per qual-
siasi altro tipo di file, il supporto per i
programmi eseguibili è costituito dai di-
schetti o dai dischi fissi. La facilità con
cui possono essere fatti circolare questi
supporti, specialmente i dischetti, e per
conseguenza i file in essi contenuti mo-
tiva in parte la grande diffusione che ha
avuto l'informatica personale nello scor-
so decennio.
D'altro canto si è visto come l'attività
di molti virus abbia inizio con un periodo
di latenza, durante il quale la presenza
del virus passa del tutto inosservata e
questi si limita a riprodursi. Questa è la
fase in cui l’utente ha la massima pos-
sibilità di diffondere il virus, specialmen-
te se egli fa ampio uso di programmi su
dischetti.
Alcuni virus — ad es. lo Stoned —
non richiedono nemmeno che vengano
eseguiti programmi dai dischetti che
usano come veicolo per l’infezione: è
sufficiente introdurre un dischetto e ac-
cedervi, perché esso venga infettato.
Se poi il dischetto infetto viene lasciato
chiuso in un drive, per disattenzione, al-
l'atto dell'avvio di un diverso sistema,
quest'ultimo si infetta.
È molto probabile pertanto che l’uten-
te il cui computer è stato vittima di
un'infezione sia in possesso di un certo
numero di dischetti anch'essi infetti. Ta-
li dischetti dovranno essere verificati
uno ad uno; questa può essere la pro-
cedura più gravosa e costosa di tutta
l'attività di disinfezione, ma una corretta
disinfezione totale assicura contro il ri-
schio di infezioni recidive a distanza di
tempo.
È consigliabile spendere qualche tem-
po per effettuare un'operazione radicale
quando il problema è ancora ben pre-
sente nella mente di tutti coloro che ne
sono stati colpiti, piuttosto che non ri-
mandare a un secondo tempo un'ope-
razione noiosa e apparentemente im-
produttiva con il rischio di trascurarla e
I virus nel mondo
Nello scorso settembre (MC 99, pp. 60-61) mostravamo un'ana-
lisi dei virus per zona geografica di provenienza. A nove mesi di
distanza la situazione si è modificata con una rapidità preoccupante.
I ceppi conosciuti quando fu scritto il precedente articolo (luglio
1990) erano circa 110, attualmente (maggio 1991) sono più del dop-
pio, dato che se ne contano oltre 260. Molti di questi ceppi poi
danno luogo a diverse varianti, che portano il numero totale di virus
a poco meno dì 500.
L'imprecisione è d'obbligo quando si tratta di numeri di virus, da-
to che non esiste una tassonomia ufficiale e non vi è nemmeno un
coordinamento tra gli sforzi dei ricercatori, che agiscono separata-
mente e indipendentemente, con il risultato che talvolta i loro ri-
sultati non coincidono.
Rispetto alla situazione di nove mesi fa, il primo dato che balza
all’occhio è la preoccupante espansione dell'attività di sviluppo vi-
rale nei paesi dell’est europeo. A settembre si contavano otto virus
bulgari, tre polacchi e uno sovietico, oggi la situazione è di 33 virus
bulgari, 1 1 polacchi, 25 sovietici e sei ungheresi, Si potrebbe ten-
tare un'analisi in chiave socio-politica di questo fenomeno, ma ce
ne asterremo lasciando eventualmente il compito ad altri, più qua-
lificati commentatori.
Anche nell’Europa occidentale i vandali informatici non sono ri-
masti inattivi: sei nuovi virus in Germania, quattro nei Paesi Bassi,
sette in Italia, due in Svizzera e tre in Austria (questi ultimi due dati
non compaiono sulla cartina per ragioni di spazio). In alcuni paesi
i numeri sono diminuiti, per via del fatto che le indagini sull'origine
dei virus hanno fornito risultati più precisi: ad esempio, in Spagna
i virus sono scesi da 5 a 4 in quanto uno dei virus di presunta ori-
gine spagnola si è rivelato di provenienza portoghese.
In America l'esplosione del fenomeno è ancor più marcata: il nu-
mero di virus si è triplicato in nove mesi, passando da 14 a 45.
Anche in Asia e in Oceania sembra essere diffusa l'attività di svi-
luppo dei virus, sebbene appaiano diverse le motivazioni di chi li
sviluppa (si veda il riquadro sul virus «Den Zuko»). Due virus in Ma-
laysia, due nuovi virus in Australia, dodici nuovi virus nella prospera
e tecnologicissima Taiwan.
Riponiamo il grafico apparso sul numero 99 di MCmìcrocompuler I settembre ‘901. Questo grafico mostra invece la distribuzione aggiornata dei virus.
192
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
VIRUS
di doverne sopportare le conseguenze a
distanza di mesi o anni.
Ciascun utente troverà il modo mi-
gliore per le proprie necessità e per la
propria organizzazione; di seguito è de-
scritta una delle possibili sequenze di
azioni:
— acquistare uno stock di dischetti nuo-
vi. possibilmente con il jacket di un co-
lore particolare, unico e distintivo. Sono
in vendita dischetti delle marche più ri-
nomate e affidabili, confezionati in ja-
cket di diversi colori (rosso, giallo, blu,
verde etc.); in alternativa, potranno es-
sere utilizzati degli ordinari dischetti ne-
ri, opportunamente contrassegnati con
un'etichetta che consenta di distinguerli
a colpo d’occhio. Formattare i nuovi di-
schetti dopo aver completato la disinfe-
zione dell'ambiente principale (disco fis-
so o dischetto master);
— copiare i «vecchi» dischetti, sospetti
di infezione, sui «nuovi»; la copia dovrà
essere effettuata file per file, e limita-
tamente ai soli file di dati. Non dovran-
no essere trasferiti i file COM o EXE o
tutti quelli che possano contenere pro-
grammi eseguibili (OVL o simili). I pro-
Nel prossimo numero
Gli argomenti che verranno affrontati
nel numero di luglio/agosto riguardano i
diversi aspetti del problema della prote-
zione contro i virus.
grammi eseguibili che risiedevano sui
dischetti dovranno essere reinstallati, o
prelevati da copie sicuramente non in-
fette;
— man mano che i dischetti vecchi ven-
gono trasferiti sui nuovi, i vecchi do-
vranno essere individualmente riformat-
tati. Potranno essere riutilizzati (p. es.
per sequenze di backup) soltanto dopo
che la procedura di disinfezione sarà
stata completata;
— durante tutta questa procedura, si
dovrà curare di non eseguire nessun
programma dai dischetti, e di non la-
sciare mai nessun dischetto nel drive
quando il sistema viene acceso. Queste
precauzioni sono fondamentali.
A questo punto per l'utente inizia il
periodo di «vigilanza». Si è riscontrato
con frequenza che una gfan parte delle
reinfezioni provenivano da un dischetto,
dimenticato per qualche tempo sotto
una pila di carte, che rispuntava all'im-
provviso dopo mesi o anni, quando l'in-
fezione originaria era stata ormai dimen-
ticata. Inserito in un drive e utilizzato, il
dischetto aveva ovviamente ritrasmes-
so l'infezione causando nuovamente
tutti i problemi già sperimentati in pas-
sato. Questo è il motivo per cui si con-
siglia l’acquisto di dischi di un partico-
lare colore: in questo modo l'utente po-
trà accorgersi immediatamente della
presenza di un disco sospetto, generi-
camente nero, in mezzo ai nuovi dischi
tutti di un particolare colore.
Questa precauzione vale ben poco
nel caso in cui un utente abbia frequenti
scambi di dischi con altre persone, dato
che è piuttosto poco probabile che que-
sti utilizzino dischi dello stesso colore.
In ogni caso, gli scambi frequenti costi-
tuiscono proprio uno dei comportamenti
a rischio per la diffusione dei virus, e an-
drebbero effettuati con particolare cau-
tela.
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DESK TOP PUBLISHING
di Mauro Candini
Colori su carta
La prima volta che abbiamo sentito parlare di stampanti a colori
e ci siamo azzardati a chiederne il prezzo, quasi stramazzavamo a
terra per la cifra: in pratica costavano più di un attuale
sistema con processore 80486 a 33 MHz a doppio processore, in
pratica quasi 30 milioni. Ora la tecnologia ha permesso di poter
ricondurre i prezzi di questi dispositivi a valori più umani,
anche se per avere una elevata qualità la cifra da spendere rimane
in assoluto elevata
Il colore sulla
propria scrivania
Fino a pochi anni orsono la bassa ve-
locità operativa e il limitato numero di
bit con i quali operavano i personal com-
puter non consentivano un efficace uti-
lizzo della grafica e del colore. Il primo
passo è stato quello di introdurre l'in-
terfaccia di tipo grafico/iconico nel mon-
do dei personal computer, ma a questo
punto è stato impossibile non affrontare
anche il problema del colore.
Ciò in maniera specifica ha significato
una nuova generazione di standard gra-
fici con relative schede e monitor a co-
lori. Come in tutti i campi mettere a di-
sposizione nuove tecnologie evolute ha
portato nel giro di qualche anno ad un
notevole abbassamento dei prezzi (at-
tualmente, ad esempio, oltre il 50% dei
monitor che vengono acquistati nel mo-
mento dell'acquisto di un personal com-
puter basato su 80286, 386 o 486, è a
colori con standard VGA).
Ciò non poteva che portare ad una
sempre più crescente richiesta da parte
degli utenti di ottenere su carta ciò che
si vede a video in fatto di colori e de-
finizione. Anche questa volta la tecno-
logia è venuta in aiuto e nel giro di pochi
anni si è passati da stampanti a colori
ingombranti e dai costi faraonici, a di-
spositivi compatti e decisamente più a
buon mercato. Con la stessa cifra con la
quale fino a 3 anni orsono si poteva ac-
quistare una semplice stampante laser
con linguaggio PostScript, ora si acqui-
sta abbastanza tranquillamente una
stampante a colori a trasferimento ter-
mico.
Il fatto abbastanza curioso è tuttavia
che in un discorso di colore siano arri-
vati prima gli scanner di costo abborda-
bile che le stampanti: ciò ha chiaramen-
te creato uno scompenso, poiché il fat-
to di non poter poi stampare ciò che si
vedeva a video ha rappresentato co-
munque un'interruzione della catena
produttiva.
Il perché
di un acquisto
Molto probabilmente vi sarà già capi-
tato di invocare la presenza di una stam-
Ecco una simpatica stampa realizzata con una
stampante a getto d'inchiostro HP PaintJet XL co-
me si può notare i colori, anche se abbastanza pie-
ni, sono comunque molto simili ai pastelli.
pante a colori («Ah! Se potessi avere
una bella stampante a colori...»): in ef-
fetti può capitare abbastanza spesso di
dover mettere le proprie idee su carta e
non sempre il bianco e nero è sufficien-
te ad esprimere tutte le sfumature del
lavoro che si sta svolgendo. Proviamo
ad esaminare alcune situazioni nelle
quali una stampante a colori ci può es-
sere particolarmente utile.
Senza alcun dubbio il settore delle
agenzie di pubblicità è forse quello che
può trarre più vantaggi da una stampan-
te a colori. Capita molto spesso di dover
sottoporre al cliente dei layout di pagine
pubblicitarie o depliant ed è molto dif-
ficile presentarsi con un lavoro in bianco
e nero e dire «...ora si immagini che qui
sia rosso». Poter presentare una bozza
di qualsiasi lavoro con i colori che si in-
tendono usare, dà evidentemente un
senso maggiore al proprio lavoro.
Un settore simile a quello delle agen-
zie di pubblicità è quello degli studi gra-
fici, in particolare quelli che lavorano
nello specifico settore del packaging,
cioè nello studio delle confezioni dei
prodotti. In questo caso una stampante
a colori è veramente utilissima, quasi in-
dispensabile: ovviamente esistono dei
sistemi tradizionali di preparazione dei
prototipi di scatole e confezioni dei pro-
dotti, ma sono completamente di tipo
«artigianale» e comportano quindi tem-
pi molto lunghi per la produzione di un
solo campione.
Un altro settore dove le stampanti a
colori possono essere di valido aiuto è
quello dell'editoria specializzata nella
produzione di libri che contengono mol-
te fotografie a colori: in questo caso è
necessario possedere anche uno scan-
ner a colori per acquisire le fotografie
che interessano. Durante rimpaginazio-
ne del libro sarà possibile posizionare
tutte le foto e dimensionarle a dovere,
anche modificandone le dimensioni o
selezionando solo dei particolari. La suc-
cessiva stampa potrà far emergere
eventuali problemi di equilibrio cromati-
co delle pagine rispetto alle foto inseri-
te.
Ma possiamo trovare anche settori
molto specifici di utilizzo delle stampan-
ti a colori come ad esempio quello della
moda e dei tessuti. Lo studio di una tra-
ma a colori per un tessuto è cosa tut-
t'altro che semplice: anche in questo
campo si fa sempre maggior uso del
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
195
DESK TOP PUBLISHING
computer e la possibilità di avere copie
su carta dei propri elaborati può essere
di grande utilità. Anche nel settore della
moda i computer si stanno prepotente-
mente guadagnando un ampio spazio:
10 studio degli accostamenti di colore
per la produzione di una serie di modelli
identici nella forma, ma con differenti
possibilità di colori necessita di una
stampa su carta delle varie possibilità in
modo da poter sottoporre al giudizio di
più persone i vari elaborati.
Non dimentichiamoci anche di appli-
cazioni più normali: anche nel più clas-
sico ufficio, si può trarre benefici dalla
presenza di una stampante a colori. Po-
ter inserire in un proprio report una se-
rie di grafici a colori valorizza moltissimo
11 report stesso, rendendolo di più facile
comprensione oltre che facendogli ac-
quistare una veste molto più professio-
nale. Inoltre, usando adeguatamente il
colore è possibile rendere il testo più vi-
vo introducendo appunti a colori, segna-
lazioni, semplici illustrazioni e box, tutti
elementi che dal colore possono trarre
vantaggi notevoli.
Un ulteriore settore di utilizzo all'inter-
no dell'ufficio sono le presentazioni. Un
sempre maggiore utilizzo di prodotti di
desktop presentation come Microsoft
PowerPoint o Aldus Persuasion, ha con-
sentito di svolgere questa attività in ma-
niera sempre più veloce e semplice. C’è
sempre stato tuttavia il problema di pro-
durre i materiali a colori per la presen-
tazione: infatti non sempre è possibile
utilizzare un videoproiettore collegato
ad un personal computer sia esso un
PC o un Macintosh. La catena di pro-
duzione prevede la realizzazione di dia-
positive a colori: tuttavia per questo ge-
nere di lavori ci si deve quasi sempre
appoggiare ad un centro servizi esterno,
normalmente piuttosto costoso. Inoltre
ciò comporta il problema di lavorare con
un certo anticipo e quindi il vantaggio di
un tale sistema di lavoro, ovvero le va-
riazioni della presentazione all’ultimo
minuto sono pressoché impossibili. Si
Modello
Produttore
Tecnologia
Tipo di PC
Interfaccia
Risoluzione
PostScript
Formalo
Costo
Distributore
Color.Master
Calcomp
Termica
PC
S/P
200 dpi
No
Uni A4
nc
Calcomp
6603PS
Calcomp
Termica
PC/Mac
S/P
300 dpi
Emulazione
Uni A4
nc
Calcomp
PJ 1080 A
Canon
Getto
PC
P
600 dpi
No
R X 216 DHL
LI .800.000
Canon
Proiet Col.
Citizen
Getto
PC
VP
300 dpi
No
nc
nc
Telar, Telcom
VY 5000
Hitachi
nc
PC
P
6 dp mm.
No
Uni A4
L19.750.000
Hitachi
TT200
Honeywcll
nc
PC
P
200 dpi
No
Uni A4
oc
Bull
PtaelMaster
Howtek
Getto
PC
S/P
240 dpi
No
Uni A4
U5.900.000
Techex
PaintJet
IIP
Getto
PC/Mac
S/P
180 dpi
No
Uni A4
L2.995.000
Celdls, Della
PainQctXL
HP
Getto
PC/Mac
S/P
180 dpi
No
Uni A3
L4.896.000
Ccldls, Delta
XL 7700
Kodak
Sublimazione
PC/Mac
S/P
200 dpi
No
212x275 mm
„c
VTR
Color 4
Kodak
Getto
PC/Mac
S/P
192 dpi
No
Uni A4
nc
Kodak
G340/MAC
Mitsubishi
Termica
Mac
S
1184x1754
No
Uni A4
L21.900.000
Mitsubishi
G340/10-11
Mitsubishi
Termica
PC
p
1184x1754
No
Uni A4
L19.600.000
Mitsubishi
G370/MAC
Mitsubishi
Termica
.Mac
S
300 dpi
No
Uni A4
Lll.160.000
Mitsubishi
G370/Wlnd
Mitsubishi
Termica
PC
p
300 dpi
No
Uni A4
nc
Mitsubishi
G650/MAC
Mitsubishi
Termica
Mac
S
300 dpi
No
Uni A3
L15.470.000
Mitsubishi
G650/10-11
Mitsubishi
Termica
PC
p
300 dpi
No
Uni A3
L14.000.000
Mitsubishi
Colonnate
NEC
Termica
PC/Mac
S/P
300 dpi
Sì
Uni A4
nc
NEC
ColorScrlptlOO/lO
QMS
Termica
PC/Mac
S/P
300 dpi
Sì
Uni A4
Ll6.200.000
Modo
ColorScripll00/30
QMS
Termica
PC/Mac
S/P
300 dpi
Sì
Uni A3
L3 1.000.000
Modo
JX730
Sharp
Getto
PC
p
180 dpi
Emulazione
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Color Quick
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S/P
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Color QukkCQS
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Getto
Mac
s
216 dpi
Sì
R x 457 mm.
L19.000.000
Tektronix
Phaser I1DX
Tektronix
Termica
Unix
S/P
300 dpi
No
Uni A4
L9.300.000
Tektronix
Phaser DPX
Tektronix
Termica
PC/Mac
S/P
300 dpi
: ni Li:.
Uni A4
L14.900.000
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Phaser USX
Tektronix
Termica
PCMac
S/P
300 dpi
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Le stampami a colori
disponibili sul mercato
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196
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
DESK TOP PUBLISHING
può scegliere se avere una buona riso-
luzione ed una scarsa resa cromatica o,
viceversa, una buona resa cromatica ed
una bassa risoluzione.
Esiste inoltre il problema della carta:
per ottenere dei buoni risultati è sem-
pre consigliabile utilizzare della carta
speciale il cui costo è circa 3 volte la
normale carta usata per stampanti laser
e fotocopiatori. Infatti la carta normale
tende ad aumentare la grandezza del
punto d'inchiostro a causa della porosi-
tà. Di positivo c'è il fatto che le copie
non sono particolarmente delicate e
possono sopportare lo stesso passag-
gio di mano in mano che può subire una
normale stampa laser.
Anche sulla carta speciale, i colori del-
le stampati a getto d'inchiostro risultano
comunque essere abbastanza «annac-
quati». Quasi tutti i driver per queste
stampanti consentono differenti risolu-
zioni di stampa e anche in questo caso
il livello dei colori è differente. Per quan-
to riguarda la stampa su lucidi, alcune
stampanti consentono di ottenere risul-
tati di qualità superiore attraverso la co-
siddetta tecnica denominata «overprin-
ting», in pratica ogni riga viene stampa-
ta due volte. In questo caso si ottiene
un doppio strato d'inchiostro che rende
molto vivi i colori. Il rovescio della me-
daglia sta nel tempo di stampa che di-
venta leggermente più lungo del doppio
di una stampa normale.
Un altro problema delle stampanti a
getto d'inchiostro può essere legato ad
un utilizzo non continuativo della stam-
pante: in questo caso infatti si rischia
che l'inchiostro si asciughi ostruendo i
punti di passaggio dello stesso. Per evi-
tare questi problemi i costruttori di
stampanti a getto d'inchiostro hanno
adottato diverse soluzioni: nei modelli
può anche decidere di acquistare un
film-printer, ovvero un generatore di dia-
positive: questi prodotti hanno ora dei
costi paragonabili o anche più bassi di
quelli di una stampante a colori, ma il
loro utilizzo resta forzatamente ridotto,
mentre una stampante a colori, come
abbiamo potuto già vedere, ha una più
vasta area applicativa.
Per finire vorremmo comunque indi-
care alcune limitazioni all’uso di stam-
panti a colori. La loro tecnologia fino ad
ora è riuscita ad abbassare i prezzi e
rendere buona la qualità della copia. Esi-
stono tuttavia ancora dei problemi legati
alla resa cromatica delle copie: i colori
infatti potrebbero non essere perfetta-
mente identici a quelli voluti o a quelli
visti a video (oltre tutto il video utilizza
un sistema di luce diretta con creazione
dei colori in forma additiva, mentre una
copia su carta vive di luce riflessa e sin-
tesi sottrattiva). In pratica, se si vuole
ottenere una copia di riferimento cro-
matico, come per esempio i classici
Cromalin (stampe realizzate partendo
dalle pellicole originali di stampa che
consentono agli operatori di macchina
che dovranno stampare le copie defini-
tive di controllare che il risultato croma-
tico definitivo sia perfetto), è necessario
rivolgersi a sistemi professionali del co-
sto non proprio alla portata di tutte le
tasche
È possibile avere una stampa di rife-
rimento cromatico a partire da un file
PostScript su dischetto (ad esempio,
nell’ambiente Macintosh, la stampa
4CAST della Dupont), ma bisogna in
ogni caso rivolgersi ad un Service ester-
no poiché il costo del sistema è ancora
elevato.
Accenni di tecnologia
Al momento attuale esistono due tec-
nologie ormai ben collaudate: il getto
d'inchiostro e il trasferimento termico a
base di pigmenti cerosi.
Getto d'inchiostro
La tecnologia a getto d'inchiostro è
quella più economica. L'inchiostro dei
quattro colori primari giallo, magenta,
cian e nero viene «sparato» sulla carta
in forma di piccolissimi getti che assu-
mono la forma di punti una volta che
raggiungono la carta stessa. La somma
dei 4 colori attraverso una tecnica di di-
thering consentono di realizzare una
buona corrispondenza ai colori reali (di-
thering - simulazione di una tonalità di
colore attraverso la realizzazione di ma-
trici composte da punti nei 4 colori a di-
sposizione).
La risoluzione di queste stampanti è
buona: si va dai 160 a oltre 200 punti
per pollice. Ovviamente la tecnica del
dithering applicata a queste medie riso-
luzioni non consente una eccezionale
resa cromatica delle copie: in pratica si
197
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
DESK TOP PUBLISHING
tica e risoluzione, senza che un fattore
vada a discapito dell'altro.
Trasferimento termico
Anche questa tecnologia è ormai ben
collaudata e consente di ottenere ottimi
risultati. La stampa avviene per trasfe-
rimento termico dei quattro colori pri-
mari (giallo, magenta, cian e nero) da
una pellicola a base cerosa. La carta in
pratica subisce quattro volte il processo
di stampa ogni volta con un nuovo film
di differente colore. Questo fatto evi-
dentemente comporta una maggiore
precisione nel trascinamento della carta
ed è proprio questo il fattore che mag-
giormente incide sul costo di queste
stampanti.
D'altro canto i risultati in termini di re-
sa cromatica sono senza dubbio molto
maggiori rispetto alla tecnologia del get-
to d'inchiostro. In pratica la cera colo-
rata si deposita sulla carta e non viene
assorbita come nel caso del getto d'in-
chiostro. Questo fatto rende le copie
molto più vive dal punto di vista dei co-
lori. Evidentemente anche in questo ca-
so sussiste il problema del supporto,
cioè della carta utilizzata che deve es-
sere speciale per consentire agli strati
di cera di depositarsi e restare perfet-
tamente aderenti.
Le copie ottenute da stampanti a tra-
sferimento termico risultano comunque
essere abbastanza delicate e vanno ma-
neggiate con cura soprattutto appena
stampate. È infatti molto facile «graffiar-
le» asportandone una parte dello strato
di cera depositato sulla carta.
Una delle ragioni della miglior resa
cromatica delle stampanti a trasferi-
mento termico si può ricercare nella
maggior risoluzione e nel differente si-
stema di dithering. La risoluzione è qua-
si in tutti i casi di 300 punti per pollice,
mentre per la riproduzione di differenti
colori si usa una tecnica molto simile a
quella utilizzata per la normale stampa
in quadricromia: in pratica si applica una
rotazione ai retini che vanno a comporre
l'immagine nei differenti colori, Il risul-
tato qualitativo è notevole, visto che
questa tecnologia viene usata con suc-
cesso nella stampa normale, che ha ol-
tretutto una definizione ben inferiore al
300 punti per pollice.
Un altro elemento che pesa nel mag-
gior costo di queste stampanti è la pre-
senza del linguaggio PostScript, che vie-
ne offerto su quasi tutti i modelli. Ov-
viamente anche questo fattore porta al-
l'ottenimento di migliori risultati obbe-
dendo alla regola del maggior costo, ma
migliori prestazioni. Con PostScript nor-
malmente queste stampanti forniscono
supporto ai 35 font ormai standard di
partenza per tutti coloro che utilizzano
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
Hewlett-Packard e Canon è consigliabile
sostituire completamente la testina che
è del tipo «usa e getta» a basso costo,
mentre Tektronix preferisce dotare le
sue stampanti di testine autopulenti (in
pratica sia prima di iniziare il lavoro che
alla fine, la stampante si sottopone ad
un ciclo automatico di pulizia che la oc-
cupa per alcuni minuti).
Normalmente queste stampanti non
incorporano linguaggi come PostScript,
ma talvolta consentono di avere delle
interfacce supplementari per ciò. Il fatto
di non avere di base PostScript inserito
nella stampante è strettamente legato
al costo della periferica stessa, che nel
caso delle stampanti a getto d'inchio-
stro si aggira intorno a 5 milioni.
Ovviamente esiste anche un cosid-
detto costo di utilizzo che nel caso delle
stampanti a colori non va sottovalutato.
Nel caso specifico delle stampanti a
getto d'inchiostro il costo di una pagina
stampata si aggira sulle 500 lire, mentre
i lucidi hanno costi decisamente mag-
giori toccando le 2000 lire.
Senza dubbio questo genere di stam-
panti sono l’ideale complemento di una
normale stampante laser, consentendo
di avere copie a colori ad un prezzo ab-
bordabile con una qualità passabile. Tut-
tavia non possiamo certo consigliarle ai
professionisti del colore, che evidente-
mente necessitano di una maggior qua-
lità soprattutto in termini di resa croma-
DESK TOP PUBLISHING
stampanti dotate di questo linguaggio.
Alcune stampanti hanno addirittura la
possibilità di collegare un hard disk
esterno da cui caricare in memoria i
font necessari per la propria pubblicazio-
ne.
Tra breve dovremmo vedere compa-
rire sul mercato una nuova generazione
di stampanti a trasferimento termico
con prezzi decisamente più abbordabili:
in pratica ciò che stanno studiando i vari
produttori è la possibilità di offrire al
mercato stampanti basate sulla stessa
tecnologia, ma con prestazioni legger-
mente inferiori, dovute per esempio a
meno memoria disponibile o un set di
caratteri ridotti. Ovviamente queste
stampanti avranno la possibilità di cre-
scere in prestazioni aggiungendo modu-
li aggiuntivi fino a raggiungere le presta-
zioni delle attuali (e speriamo anche su-
perarle) a parità di prezzo attuale.
Nel frattempo accontentiamoci di po-
ter acquistare già stampanti ad un otti-
mo livello di tecnologia e prepariamoci a
pagare ogni copia stampata dalle 1000
alle 2000 lire, rispettivamente per una
copia su carta o su lucido.
Tecnologie future
Ci sono tre direzioni principali nelle
quali si sta lavorando alacremente per
poter offrire delle valide alternative a
prezzi migliori degli attuali: in alcuni casi
si è già sulla strada buona, in altri biso-
gnerà probabilmente attendere tempi
più lunghi.
Stampa su carta normale — Questa
possibilità servirebbe ad abbassare no-
tevolmente i costi di gestione. Nel cam-
po del getto d'inchiostro ci sono già al-
cuni interessanti esempi come la stam-
pante Kodak Diconix Color 4. Per quan-
to riguarda la tecnologia delle stampanti
termiche, una delle soluzioni allo studio
è quella di utilizzare cera in forma solida
che poi viene passata sulla carta in ma-
niera diretta, senza necessità di sten-
derla prima su un film per un succes-
sivo passaggio su carta.
Stampanti Laser a Colori — La sfida
sulla tecnologia laser è partita diversi
anni orsono nel tentativo primario di
raggiungere il traguardo delle prima fo-
tocopiatrice a colori di tipo economico.
In pratica si tratta di realizzare immagini
a colori stendendo 4 tipi di toner di dif-
ferenti colori sul foglio di carta possibil-
mente in un unico passaggio. In questo
campo troviamo pesantemente impe-
gnati Canon e Sharp.
Dye Sublimation — è uno speciale
procedimento nel quale la tinta viene
passata da uno speciale nastro ad una
carta di tipo fotografico. I risultati sono
superiori e realistici poiché si riesce per-
sino ad ottenere toni continui di tinta
Victor JVC SP5500
| Una stampante a colori non ancora di-
stribuita in Italia, ma dalle caratteristiche,
compreso il prezzo, superlative è
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prima già nel giugno 1990 in Giappo-
Òffre una risoluzione di 300 dpi,
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ché sorprendenti, come testimonia il
I particolare di una stampa A3 riprodot-
to in questo stesso riquadro.
È collegabile mediante una interfac-
I eia video a qualsiasi sistema RGB e me-
diante SCSI a sistemi AT e Macintosh, co-
sta negli Stati Uniti d'America circa 60.000
dollari (75.000.000 di lire), mentre il costo
come nelle sfumature. Esistono già al-
cuni esempi di stampanti «dye sublima-
tion» come la Kodak XL7700 o la Mit-
subishi S340-10 o la Victor SP5500, at-
tualmente non importata in Italia. Pro-
babilmente questa sarà la tecnologia del
futuro per quanto riguarda le stampanti
a colori.
Conclusioni
Ebbene sì, possiamo tranquillamente
affermare che è arrivata l'ora di avere
sulla propria scrivania una stampante a
colori. Il livello del rapporto prezzo/pre-
stazioni inizia ad essere più che interes-
sante e fa ben sperare per ulteriori ab-
bassamenti dei prezzi e di riflesso dei
costi di gestione (più stampanti ci sono,
più materiale di consumo viene richie-
sto dal mercato, più i prezzi di quest'ul-
timo scendono).
Abbiamo voluto riassumere in una ta-
bella le caratteristiche dei principali mo-
delli offerti sul mercato italiano: le varie
case offrono differenti configurazioni
e/o allestimenti, vi consigliamo di con-
sultare il produttore o l'importatore per
poter scegliere con la maggior sicurezza
possibile la stampante che meglio può
svolgere le funzioni alla quale è chiama-
ta. £ 3 §
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
199
Com p uter & Ha ndicap
Computer & Handicap Psichico
Avviamento alla soluzione
di semplici problemi aritmetici
di Fabio Celi
Nel numero 106 di aprile ho
cercato di illustrare alcuni
principi teorici generali sul
possibile uso del computer
con disabili psichici, per
esempio bambini con ritardo
mentale. I vantaggi che si
ottengono dall'uso del mezzo
informatico in questi casi
sono essenzialmente tre: il
programma può essere
strutturato in modo preciso,
rigoroso, con gli stimoli giusti
erogati al momento giusto e
con tutti gli aiuti necessari
per favorire l'apprendimento;
ogni risposta corretta
dell'allievo può essere
adeguatamente sottolineata,
rinforzata e spiegata; infine
l'uso del personal computer è
spesso molto gratificante per
il bambino che lavora
volentieri, con un livello di
motivazione alto e per molto
tempo. Questo mese vorrei
mostrare, attraverso l'analisi
di un semplice programma,
come questi principi possono
essere messi in pratica
Il programma
Immaginiamo che il nostro obiettivo
con un bambino disabile sia favorire la
sua capacità di risolvere problemi arit-
metici. È evidente che in un allievo che
presenta un ritardo mentale questa abi-
lità sarà compromessa (come ogni abi-
lità cognitiva). D'altra parte non credo
che sia necessario insistere sull'impor-
tanza di far acquisire abilità matemati-
che anche a bambini difficili: alcune di
queste abilità di base sono troppo im-
portanti nella vita di tutti i giorni, per
l'autonomia di ogni individuo. Si pensi
soltanto alla differenza di qualità della vi-
ta tra chi possiede e chi non possiede
la capacità di usare il denaro per fare la
spesa da solo.
Per poter risolvere problemi aritmetici
che richiedano la scelta tra un'addizione
e una sottrazione è necessario posse-
dere tre abilità fondamentali:
1. Saper eseguire meccanicamente
addizioni e sottrazioni.
2. Saper analizzare il testo del proble-
ma e comprenderne il significato mate-
matico.
3. Saper distinguere in quali casi è ne-
cessaria un'addizione e in quali casi è
necessaria una sottrazione.
Prima di tutto il programma tenta di
favorire l'acquisizione di queste abilità
presentando il compito, nei limiti del
possibile, come un gioco. La figura 1 ri-
porta la schermata iniziale, dove si for-
ma un grande punto interrogativo. Su-
bito dopo, come si può vedere nella fi-
gura 2, viene proposto il primo proble-
ma da risolvere. Si tratta di un semplice
problema scelto a caso in un gruppo di
problemi di difficoltà simile. Il testo si
riferisce sempre a esperienze concrete
quotidiane (per es. Lo zio ti regala 6 ca-
ramelle), i dati sono tutti entro il 20 (ma
questo può essere modificato con faci-
lità a seconda delle esigenze del sog-
getto) e le domande sono formulate in
modo da non provocare risposte auto-
matiche. Quest'ultimo aspetto è molto
importante. Infatti nei bambini con ritar-
do mentale accade di frequente che
l'apprendimento di un'abilità si verifichi
in risposta a stimoli precisi: quando lo
stimolo viene anche leggermente mo-
dificato l'abilità tende a non riprodursi
più. In termini tecnici si dice che non
c'è stata generalizzazione. In pratica
questo significa che se in ogni proble-
ma che richiede un'addizione la doman-
da contiene le parole in tutto, i bambini
imparano che quando ci sono queste
parole è necessaria un'addizione, ma
non sono poi in grado di risolvere un
problema anche molto simile se la do-
manda è formulata diversamente. Per
questo motivo i problemi sono presen-
tati con domande neutre rispetto alla
soluzione richiesta: per esempio
«Quante uova ci sono ora a casa?» e
mai «Quante uova ci sono in tutto?» né
«Quante uova rimangono?».
A questo punto il programma attende
una risposta da parte dell'allievo. Si trat-
ta di un momento cruciale dal punto di
vista psicologico. Come ho più diffusa-
mente fatto notare nell'articolo di aprile,
è qui essenziale rispettare una regola:
se la risposta è corretta bisogna man-
dare un segnale positivo forte; se è
sbagliata un segnale negativo debole. In
caso di risposta corretta il programma
eroga un rinforzatore visivo e sonoro:
sullo schermo appare scritto in modo
molto evidente e colorato «BRAVO»,
oppure un serpentone che scrive O.K.,
oppure due facce che sorridono (come
si può vedere nella fig. 3a) e viene suo-
nata una musichetta. Sia il rinforzatore
visivo che la musica cambiano di volta
200
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
COMPUTER & HANDICAP
in volta in modo casuale. Poi il program-
ma eroga un feedback, scritto e figura-
to, che spiega all'allievo perché la sua
risposta è giusta. Il problema viene ana-
lizzato nelle sue parti essenziali dal pun-
to di vista matematico e i dati vengono
rappresentati da palline che si formano
una dopo l'altra sullo schermo. Una
semplice animazione provvede poi ad
unire insieme le palline nel caso dell'ad-
dizione o a toglierle nel caso della sot-
trazione. Le parole chiave del feedback
(aggiungo, tolgo, addizione, sottrazione)
sono colorate, mentre il resto del testo
è in nero, in modo che su quelle parole
particolarmente rilevanti si concentri la
maggior attenzione dell'allievo. Infine
compare l'operazione corretta (che l'al-
lievo ha già eseguito), e il programma è
pronto per proporre un nuovo problema,
come si può vedere nella figura 4.
In caso di risposta errata, al contrario,
l'errore viene segnalato in modo debo-
le: un beep e, nella parte alta dello
schermo, in nero, l'invito a provare di
nuovo. Subito sotto il problema viene ri-
proposto. Se l'allievo compie due errori
consecutivi, al terzo tentativo viene ero-
gato un aiuto grafico forte che permette
una vera e propria soluzione guidata
passo dopo passo. Il programma dice:
«Adesso cercherò di aiutarti con un di-
segno» e poi prova a portare l'allievo ad
analizzare il testo del problema con do-
mande specifiche. Chiede per esempio:
«Quante uova porta a casa la mam-
ma?» e aspetta una risposta. Se anche
questa risposta è sbagliata invita a leg-
gere la frase del problema. Dopo cinque
risposte errate consecutive il program-
ma si interrompe perché evidentemen-
te non è alla portata del bambino. An-
che in questo caso, tuttavia, per evitare
per quanto possibile la frustrazione, vie-
ne emesso un messaggio (Si è bloccato
qualcosa. Chiama l'insegnante) che non
sottolinea in alcun modo l'inadeguatez-
za dell'allievo. Quando invece il bambi-
no è in grado di rispondere alla doman-
da sul testo del problema il dato viene
rappresentato graficamente nel riqua-
dro, come si può vedere nella figura 5.
Si tratta di un tipo di rappresentazione
analoga a quella del feedback erogato
dopo le risposte corrette. La stessa co-
sa avviene con la seconda domanda del
problema (per es. «Quante uova servo-
no per fare la torta?»). La soluzione vie-
ne a questo punto rappresentata grafi-
camente dal programma che aggiunge
o toglie le palline necessarie, scrive l'o-
perazione corretta e chiede al bambino,
che non deve far altro che contare le
palline, il risultato. Anche in questo caso
le parole chiave compaiono sullo scher-
mo colorate. Viene erogato un rinforza-
tore (naturalmente assai meno bello di
quello dato quando il bambino trova da
solo la soluzione) e il programma è
pronto per proporre un problema nuovo.
Dopo cinque presentazioni viene ero-
gato un rinforzatore finale e il feedback
mette in luce l'aspetto positivo della
prestazione (per es. «Ti ho fatto fare 3
problemi e tu li hai risolti tutti») e non
quello negativo (non comparirà mai
scritto «Hai avuto bisogno di 4 aiuti al-
trimenti non saresti mai arrivato in fon-
do!»). Inoltre, alla moda dei videogiochi,
viene attribuito un punteggio, calcolato
sulla base delle risposte corrette, degli
errori, degli aiuti che sono stati neces-
sari. il punteggio massimo (5 problemi
risolti al primo tentativo) è 100, quello
minimo 50. È impossibile prendere 0: in
questo piccolo particolare il computer
può dare una rapida lezione di psicolo-
gia a molte maestre. Nella parte bassa
dello schermo, come si può vedere nel-
la figura 6, ci sono alcune note per l'in-
segnante sull'andamento della seduta:
numero di problemi nuovi presentati:
numero di presentazioni di problemi
vecchi in seguito ad un errore: numero
di risposte corrette al primo e ai tenta-
tivi successivi; numero di risposte erra-
te; numero di aiuti erogati; numero di
errori di discriminazione (di problemi ri-
solti senza errori di calcolo, ma con l'ad-
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
201
COMPUTER & HANDICAP
dizione al posto della sottrazione o vi-
ceversa). Le note possono essere utili
per avere un'idea delle capacità dell'al-
lievo, dei suoi progressi, dei suoi punti
deboli e per valutare nel tempo se il
programma produce qualche effetto.
A cosa serve?
L'esperienza di quasi cinque anni con
programmi di questo tipo mi ha inse-
gnato per lo meno una cosa: usare il
computer diverte la maggior parte dei
bambini con handicap psichico (come
d'altronde la maggior parte dei bambi-
ni).
Avrei potuto iniziare il paragrafo in
modo più formale. Avrei potuto portare
qualche dato sull'incremento di abilità di
discriminazione tra somma e differenza
nella soluzione di problemi in bambini
con ritardo mentale lieve e medio-lieve
o addirittura in adulti. In realtà questo
programma, come altri progettati per
l'insegnamento speciale a handicappati
psichici, aumentano sicuramente le abi-
lità direttamente insegnate e più in ge-
nerale producono un miglioramento nel-
le funzioni cognitive.
Ma secondo me non è questo il pun-
to fondamentale. In linea teorica gli
stessi risultati possono essere ottenuti
con programmi «carta e matita», dai
quali il più delle volte questi software
derivano.
Nel nostro esempio si potrebbero
presentare ai bambini i problemi scritti
su un quaderno; se un bambino mostra
delle difficoltà lo si potrebbe aiutare con
figure che indichino la soluzione corret-
ta (v. Lancioni e coll., 1983); quando in-
vece trova la soluzione da solo potrebbe
essere gratificato con lodi verbali... ma
tutto questo non è la stessa cosa che
giocare con il computer.
«Giocare» con il computer rende gli
allievi più contenti; più motivati ai com-
piti proposti; più attenti per un tempo
più lungo. Il segreto è tutto qui. Per ot-
tenere risultati simili con penna, quader-
no e figurine colorate ci vuole moltissi-
ma pazienza, spesso bisogna interrom-
pere perché il bambino è stanco, le se-
dute sono necessariamente più brevi e
rischiano ogni momento di somigliare
più ad una tortura che ad un esercizio
didattico o riabilitativo. Invece è vera-
mente un piacere guardare i bambini
che «giocano» con il computer, Il più
delle volte si impegnano al massimo,
sono loro i primi a chiedere di fare certi
esercizi, tendono a stancarsi molto dif-
ficilmente, la loro motivazione e persino
la loro autostima va alle stelle. Questo
è un altro punto che non andrebbe tra-
scurato. Non solo «giocare» col compu-
ter è piacevole (e come è noto il piacere
nel fare una certa attività è alla base di
qualsiasi successo). Usare il computer,
«lavorare» con il computer è anche un
paci di fare le stesse cose che fanno gli
adulti, anzi una cosa che spesso mette
persino gli adulti in difficoltà (v. a questo
proposito le osservazioni di La Guardia,
1981).
Feci una delle mie prime sperimen-
tazioni di questo software con un ragaz-
zino con ritardo mentale lieve che fre-
quentava allora la prima media. Questo
non lo aiutò soltanto a risolvere proble-
Riferimenti bibliografici
Camine D. (1989) Il computer può insegnare a leggere e a ragionare agli allievi con
disabilità?, HD Giornale Italiano di Psicologia dell'handicap e delle disabilità di appren-
dimento, 29, 11-17.
Eliott B.R. e Maher C.A. (Eds) (1984) Microcomputers and exceptional children, Hawort
Press, New York.
Frank A.R., Wacker D.P., Berg W.K. e McMahon C.M. (1985) Teaching selected mi-
crocomputer skills to retarded students via picture prompts, Journal of Applied Behavior
Analysis, 18. 179-185.
Giustozzi C. (1990) Robot che imparano, MCmicrocomputer, 102, 169-172.
La Guardia E. (1991) «Arturo», Micro & Personal Computer, 124. 18.
Lancioni G.E., Smeets P.M., Oliva D. e Gasparoni S. (1983) Metodologia di intervento
sui problemi di matematica in bambini con ritardo evolutivo. La presentazione grafico
pittorica, Psicologia e Scuola, 15, 41-48.
Meazzini P e Sandoni G. (1985) Il computer umanizzato : applicazioni educative gestio-
nali a favore della persona con handicap e/o disabilità di apprendimento, HD Giornale
Italiano di Psicologia dell'handicap e delle disabilità di apprendimento, 7, 4-14.
202
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
COMPUTER & HANDICAP
Figura 4 - Dopo la risposta corretta viene proposto un nuovo problema.
Figura 5 - Nel caso di esposta errata il problema viene riproposto più volte fino
a giungere ad un suggenmento grafico.
mi aritmetici. Imparò pian piano ad usa-
re la tastiera; era entusiasta di queste
nuove abilità che acquisiva giorno dopo
giorno; poteva mostrare all'insegnante
di matematica e ai suoi compagni di
classe che sapeva usare il computer
della scuola. Oggi fa il secondo anno di
un Istituto Tecnico Commerciale, che
scelse proprio perché era una scuola
"piena di calcolatori». Non sa fare pro-
prio tutto quello che sanno fare i suoi
amici, ma ci prova: molto spesso ci rie-
In conclusione un programma come
quello che ho descritto può rendere più
«simpatici» certi esercizi di matematica
che prima erano rifiutati perché troppo
noiosi, faticosi e difficili. Forse anche la
maestra che li propone è adesso più
simpatica.
Di sicuro l'uso del computer nell'edu-
cazione speciale non mette da parte la
figura dell’educatore, come ancora qual-
che anno fa forse qualcuno temeva. Al
contrario (v. per es. Meazzini, 1985) l'e-
ducatore, liberato dagli impegni didattici
più ripetitivi, ha più tempo da dedicare
al bambino disabile per i suoi bisogni
emotivi e relazionali, ha più tempo e da-
ti per valutare i progressi del suo allievo,
i suoi punti di forza e i suoi punti deboli
e per programmare sulla base di queste
osservazioni gli interventi futuri. E poi
quello stesso bambino che cominciava
a giudicarsi incapace di risolvere i più
banali problemi matematici adesso sa
usare il computer! Prende dimestichez-
za con un mezzo che potrà essergli utile
in futuro in molte occasioni. Impara, an-
che in questo modo, a diventare gran-
de.
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
Quante altre cose
si potrebbero fare!
Adesso è arrivato il momento di un
po’ di autocritica, come si usava dire fi-
no a qualche tempo fa. Questo softwa-
re è veramente molto brutto. Visto con
gli occhi di chi abbia un minimo di espe-
rienza di programmazione, è pieno di di-
fetti per non dire di peggio. È scritto in
Basic, con tutti i guai (anche di imma-
gine per l'autore) che questo comporta.
Non sfrutta non diciamo un'interfaccia
grafica — le famose G.U.I. delle quali
sembra che oggi non si possa più fare
a meno —, ma neppure le modeste ca-
pacità di una scheda CGA: le scritte so-
no formate dai piccoli caratteri standard
di schermo, cosi come i tentativi minimi
di disegno e di animazione. Il risultato è
una presentazione povera, tutt'altro che
accattivante, con un rapporto tra testo e
disegni troppo a favore del testo. D'altra
parte io faccio lo psicologo e le poche
cose di informatica che so le ho impa-
rate da autodidatta dilettante, perché mi
servivano nel mio mestiere. Cosi il Ba-
sic era l'unico linguaggio del quale aves-
si un minimo di conoscenza quando ho
cominciato a lavorare su questo softwa-
re; non avevo mai sentito neppure par-
lare di programmazione strutturata e di
linguaggi compilati; avevo a disposizio-
ne (in prestito per qualche ora al giorno)
un IBM con un monitor a fosfori verdi
senza scheda grafica e quando sono
passato ad uno schermo a colori e ho
aggiunto a! programma le istruzioni ne-
cessarie per colorarlo mi sembrava di
aver ottenuto un miglioramento tale che
203
COMPUTER & HANDICAP
Terminale per disabili
della parola e non udenti
La Timatic Italia, una società specializza-
ta nella realizzazione di terminali e soluzioni
telematiche con sede a Padova (Via Cre-
monino 38, 35100 Padova Tel.:
049/8804409 Fax 8804418), ha presentato
in occasione del SIOA 1991, presso lo
stand SIP, un nuovo terminale destinato ai
non udenti ed ai disabili della parola che
permette il dialogo tra due persone su una
normale linea telefonica.
Sulla base del terminale Alcatei standard,
del quale conserva l'aspetto e le funziona-
lità, il terminale Timatic è stato sviluppato
nell'ambito del progetto INSIEME, promos-
so dalla SIP in collaborazione con associa-
zioni e costruttori per mettere a punto pro-
dotti e servizi di telecomunicazioni utilizza-
bili dai portatori di handicap della parola e
dell'udito: circa 110.000 in Italia, dei quali
due terzi non udenti ed un terzo disabili
della parola, ed oltre 700.000 persone in
Europa.
Contrariamente alla maggior parte dei
terminali di tale tipo oggi disponibili (esisto-
no in Europa cinque diversi sistemi di co-
municazione non compatibili tra loro), in
grado di offrire un display a una o due ri-
ghe. il terminale in questione offre un di-
splay da 24 righe e 40 colonne.
Le funzioni più importanti aggiunte a
quelle dei terminali già esistenti riguardano
la visualizzazione a schermo della procedu-
ra di chiamata (composizione del numero e
collegamento sulla linea); la memorizzazio-
ne automatica, per la successiva consulta-
zione, del dialogo con l'evidenziazione a co-
lori del testo ricevuto e di quello emesso;
la possibilità di comporre il testo prima del
collegamento telefonico mediante un edi-
tor integrato al fine di limitare il tempo di
connessione; la funzionalità di segreteria
telematica e/o di casella postale per la me-
morizzazione automatica di messaggi rice-
vuti da altri terminali analoghi o da comuni
terminali Videotel; la possibilità di chiamata
automatica a partire da una rubrica telefo-
nica integrata con nomi e numeri di tele-
fono.
Compatibile con i servizi telematici offer-
ti dal Videotel, in particolare quelli dedicati
ai non udenti, il terminale Timatic può es-
sere dotato di una stampante ed è già di-
sponibile negli Stati Uniti d'America mentre
è attualmente allo stato di studio e di pro-
totipo in Europa.
mt
difficilmente sarebbe stato possibile
sperare in qualche cosa di più.
Ma tutti questi limiti nel programma
(e altri ancora che probabilmente mi
sfuggono) non fanno che confermare
con maggior forza il punto fondamenta-
le: il computer può essere uno stru-
mento straordinario per il recupero co-
gnitivo di handicappati psichici.
Se si riescono ad ottenere risultati an-
che con un programma così limitato, vi
immaginate cosa si potrebbe fare se
una buona analisi dal punto di vista psi-
cologico fosse associata ad una buona
implementazione? Vi immaginate un
programma per l'avviamento alla solu-
zione dei problemi (tanto per restare in
argomento) sotto Windows 3? Vi imma-
ginate se gli aiuti grafici comparissero in
una finestra? Se la soluzione potesse
essere rappresentata da un'animazione:
per esempio una mamma che va al
mercato e compra 7 zucchine che han-
no la forma di zucchine e le mette den-
tro un sacchetto che ha veramente la
forma di un sacchetto? Vi immaginate
l'aumento di potenza del programma
se, una volta accertata la capacità di ri-
solvere problemi con addizione e sottra-
zione, venissero presentati problemi
che richiedono la moltiplicazione, e an-
che in questi casi le soluzioni fossero
guidate graficamente? E poi ancora se
venissero introdotte le divisioni? E se
fosse possibile dare le risposte con il
mouse?
Qualche lettore attento di Mcmicro-
computer ricorderà un articolo dello
scorso dicembre nel quale Giustozzi
(1990) raccontava di scatoline di fiam-
miferi che «imparano» a risolvere pro-
blemi. E sapete come fanno? Vengono
«premiate» quando danno le risposte
giuste. Il principio è cosi semplice. Chi
ha letto il mio articolo precedente ha vi-
sto che nello stesso modo si possono
insegnare ai piccioni discriminazioni di
figure geometriche. Perché allora lo
stesso metodo non deve funzionare
con allievi difficili, anche molto difficili?
E perché non farsi aiutare da un com-
puter in questo lavoro?
Attualmente sto lavorando all'imple-
mentazione (con mezzi un po' più pro-
fessionali) di un programma per l'avvia-
mento alla lettura secondo i principi del-
l’apprendimento senza errori. Forse
qualcuno si chiederà: con un computer
si può insegnare ad un bambino handi-
cappato a leggere? Sì. Gli si può inse-
gnare a leggere e a fare molte altre co-
se: i limiti sono determinati solo dalla
fantasia e dalle conoscenze tecniche (in
senso psicologico e informatico) di chi
vuole provare a lavorare in questa dire-
zione.
«e
204
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
O 1 megabyte DRAM supported.
Up to 1024 x 768 resolution with
256 colours.
<3 VESA standard 72Hz refresh rates.
O Extended mode drivers for use with
Windows, Presentation Manager,
WordPerfect 5.0, Publisher, GEM/3,
AutoCAD, Lotus 1-2-3,
and Symphony.
O Font editor and loader software wich
allows thè design and use of custom
character sets.
O Ability to emulate display
characteristics of popular mainframe
and minicomputer models.
O Full downward compatibility
at thè register level
with EGA/CGA/MDA and Hercules
display standarts.
DELA ITALIA s.r.l.
Largo Municipio, 2
39044 EGNA (BOLZANO)
FAX 0471-81 27 83
<38/l6-bit data path to thè CPU,
with zero wait state.
Compatible with IBM PC/XT/AT
and PS/2 25/30.
(332-bit video memory data path.
O Bus speeds up to 16 MHz.
OCPU speeds up to 33 MHz.
O FCC Class B approvai.
E2
DAirATRonics <W. Seagate’ CAP
adaptec
COMPUTER & VIDEO
Immagini:
E finalmente eccoci al primo
laboratorio grafico. Gli
ingredienti dell'alchimia che ci
apprestiamo a tentare sono:
un VCR con still/advance, un
digitalizzatore splitterato, un
programma per image-
processing ed uno per il paini
Infine, anche se sarebbe il
vero punto di partenza e non
di conclusione: idee chiare su
quello che si deve fare
Frame per
secondo
24/sec
(Reai Time)
12/sec
(1/2 R.T.)
8/sec
(1/3 R.T.)
6/sec
(1/4 R.T)
206
tecniche di acquisizione
di Bruno Rosati
E come se fossimo davvero a scuola,
iniziamo subito con un bel compito in
classe. Tema: individuare su un video-
nastro di buona qualità, una sequenza
filmata e quindi provvedere:
1 — all'acquisizione digitale della se-
quenza stessa (con le tecniche ed i re-
quisiti dinamici più adatti al caso);
2 — alla manipolazione grafica, frame-
by-frame dell'insieme digitalizzato (ima-
ge-processing, resize ed effettistica ge-
nerale compresi);
3 — alla produzione dei video-script
animati.
Come è facile intuire, si tratta di uno
svolgimento tematico estremamente
impegnativo, sia come mole di lavoro
che come qualità produttiva. Come ci
muove remo?
Anzitutto ripartendo i tre punti in al-
trettanti appuntamenti mensili e confi-
gurando poi il nostro sistema videogra-
fico in modo da soddisfare le richieste
poste dal compito.
E se per veder completato nelle sue
argomentazioni tale Laboratorio biso-
gnerà aspettare la fine dell'estate, pren-
dendo ogni fase applicativa e svisceran-
done le varie problematiche che ne sca-
turiranno, per quanto riguarda le moda-
lità di configurazione con cui dovremo
predisporre i nostri computer è bene or-
ganizzarci subito.
Per prima cosa partendo con il dire
che i nostri compagni di avventura re-
stano comunque e sempre il fido Amiga
e l'eterno AT-compatibile.
Una precisazione questa che faccio
per sgombrare subito il campo da alcu-
Tabella di riferimento
Durata dell'animazione finale
(con Set Rate a 24/sec.)
1 sec. 5 sec. 10 sec.
1 sec. 5 sec. 10 sec.
(24) (120) (240)
0.5 s. 2.5 s. 5 s.
(12) (60) (120)
0.3 s. 1.25 s. 2.5 s.
(8) (40) (80)
0.25 s. 0.65 s. 1.25 s.
(6) (30) (60)
ne errate interpretazioni che, leggendo
il numero scorso di C&V (qualcuno solo
preoccupato, qualcun altro anonima-
mente in. ..cavolato) sembra che siano
state date ad un mio breve passaggio
preveggente — TLC sarà un boom, il
mondo DOS lascerà il passo a Windows
ed Amiga, morto(?) il 2000 vivrà solo
nella versione A500. In realtà, per il fu-
turo, ci siamo dati appuntamento verso
la fine dell'anno.
Per il presente invece — ovvero Ami-
ga (il 2000 in primis) e il buon vecchio
AT senza complicanti finestre-continue-
remo mese per mese.
Per prima cosa delineandone la con-
figurazione ideale (minima) di lavoro. Ol-
tre alla nostra benamata CPU quindi, co-
sa ci serve?
Configurazione di lavoro
Aldilà della potenza e la velocità di
calcolo di Amiga (68000 ad 8 MHz più
il Blitter) e degli AT (i canonici 12/16
MHz più o meno turbizzati) bene prima-
rio e di vitale importanza è certamente
il possesso di un Hard Disk.
Una memoria di massa ben capiente
(almeno 40 Mb) e nella quale è il caso
di andare subito a dimensionare un'am-
pia sub-directory, tale da contenere la
mole d'informazioni che, frame dopo
frame, le figure digitalizzate riverseran-
no nei relativi file di manipolazione (pri-
ma) e di produzione (poi).
Per quanto poi riguarda il software,
DPaint/DVideo da una parte ed Anima-
tor dall'altra, quali beni primari, la lista
può completarsi già da adesso con la di-
sponibilità di un PIXmate (l'immancabile
Image-processing per Amiga) e l'even-
tuale Toolbox di lavoro del più aggior-
nato Paintbrush per quanto riguarda il
nostro AT compatibile.
Fra genlock e/o codificatori-PAL, di
foggia e prezzi fra i più vari, infine, il
pezzo più importante dell'intera configu-
razione di lavoro: il digitalizzatore.
Un oggetto questo che, proprio per
stabilire un minimo comun denominato-
re fra le qualità di Amiga e degli AT (e
poter quindi disporre di un metro di pa-
ragone...) abbiamo inizialmente scelto in
base alle caratteristiche e i livelli presta-
zionali del Videon, Il noto box digitaliz-
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
COMPUTER & VIDEO
zatore che la Newtronic, oltre che per
Amiga, ora produce anche in versione
PC.
OK, andiamo ad iniziare...
Limiti produttivi
Indubbiamente esistono dei limiti con
i quali fare i conti. Limitazioni di tipo
«software», come quelle prodotte dal-
l'Animator; e limitazioni puramente
hardware: i chip set di Amiga, più o me-
no avanzati. In pratica sarà necessario
lavorare alla risoluzione più bassa
(320x256) cercando di disporre comun-
que del massimo quantitativo di colori
possibile. Da questo punto di vista il li-
mite imposto dall'Animator, risulta pro-
babilmente quello più generoso.
Dovendo pesare il tutto sulla bilancia
videografica e trovare il giusto equilibrio
fra il «piatto» dei colori e quello della
praticità d'utilizzo, i soliti 4096 colori del-
l’HAM di Amiga, pur essendo 20 volte
maggiori, sono di utilizzo ben più com-
plesso.
Pur imbarcahdoci nell’impresa di
esemplificare a tutti (e per tutti) i livelli
e con tanto di confronti e paragoni
(HAM/HalfBrite, HAM/VGA) potendo
amighevolmente scegliere direi di opta-
re per l’uso dei 6 bit colore dell'HalfBri-
te. Senza nulla togliere agli applicativi e
le tecniche che qualche VC-maker usa
per il modo a 4096, ciò resta comunque
e sempre un empirismo. E se poi Ani-
mator è unico nel suo genere per i com-
patibili e di conseguenza provvede ad
equilibrare automaticamente la bilancia
videografica... DPaint lo è (quasi) altret-
tanto nell’amighevole emisfero (senza
considerare poi l'esistenza del DPaint
MS-DOS).
Il tipo di lavoro che ci apprestiamo a
svolgere sarà talmente laborioso che ri-
nunciare a qualche bit-colore, tra l’altro
difficoltoso da gestire, risulterà a tutto
vantaggio di una maggiore velocità e
praticità lavorativa. E con i quantitativi di
colore appena concordati, il PC/Anima-
tor, l’Amiga/DPaint e un Videon adatto
alla piattaforma impiegata, che costitui-
scono le attrezzature di cui disporremo
saranno più che sufficienti per affronta-
re l’avventura. Togliamoci subito ogni
dubbio operando la prima fase che il
«compito in classe» ci impone di svol-
gere: l’individuazione delle sequenze vi-
deo.
Immagini e VIDEOmaker
Supponiamo di essere dei raffinatis-
simi videofotografi: di solito affascine-
remo il pubblico con delle sigle perso-
nalizzate.
Supponiamo di essere creativi: un no-
stro cliente ci chiederà di rappresentare
le sue statistiche sulla fame nel mondo
ed ogni specifica barra tridimensionale
che si anima in screen, risulterà stret-
tamente legata ad una sequenza video
messa a francobollo in un angolo di
schermo.
Supponiamo, infine, di essere dei
maestri: il più alto valore applicativo che
il DTV può raggiungere è proprio nel
campo educazionale. La rappresentazio-
ne videografica, proprio perché visiva,
agevola il processo di comprensione riu-
scendo a far assimilare, memorizzare e
discernere esposizioni didattiche di
qualsiasi complessità.
Come appare evidente, per tali settori
applicativi l’uso delle tecniche di acqui-
sizione delle immagini oltre che affasci-
nante è soprattutto indispensabile. In tal
senso, una scena matrimoniale, un an-
golo di mondo affamato e degli spez-
zoni di film o reportage attinenti ad un
dato tema didattico, sono le «immagini»
alle quali attingeremo per prelevare le
nostre sequenze e con le quali lavore-
remo più spesso nei prossimi articoli.
Da bravi VIDEOmaker, ancor prima di
iniziare l’opera di acquisizione, provve-
deremo con una serie di prove ad otti-
mizzare il segnale che il Videon, prele-
vatolo dalla sorgente (il VCR in pausa)
pone all’ingresso del proprio circuito di
digitalizzazione.
Comunque condizionate dalla qualità
della videoregistrazione, le prime opera-
zioni che dovremo svolgere saranno
quelle legate alla regolazione dei quattro
controlli che il digitizer in questione ci
offre: tracking, contrasto, luminosità e
controllo del colore.
Se sulle ultime tre manopole c'è poco
207
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
COMPUTER & VIDEO
da dire, svolgendo le stesse funzioni de-
gli omonimi controlli presenti sui nostri
TV-color, ben più complessa risulta in-
vece la funzionalità prestata dal control-
lo del «tracking».
Cosi come spiega il manuale, tale
controllo è utile per ovviare ad un inco-
veniente che può talvolta verificarsi con
dei segnali video non perfettamente
sincronizzati.
Il fenomeno è quello dello sposta-
mento della traccia di lettura, ovvero il
disallineamento di una parte dell’imma-
gine rispetto all'altra. Mentre il Videon
legge il frame che lo still/advance tiene
in fermo, anche una leggera perdita di
sincronismi, come una qualsiasi instabi-
lità di lettura dovuta alle testine, farà sì
che l'intero frame tenuto in pausa, verrà
riassestato in screen con un leggero
spostamento (roba di qualche pixel) più
in basso o più in alto. Se il Videon sta
già percorrendo in scansione lo screen
informativo si troverà a digitalizzare
un'immagine sfalsata.
Per-ovviare a ciò è sufficiente agire
sul controllo del tracking ruotando la
manopola in senso orario o antiorario a
seconda che lo sfasamento sia avvenu-
to nella zona destra o sinistra della di-
gitalizzazione effettuata.
Una volta risistemato il tracciamento,
in teoria dovremo aver risolto i nostri
problemi; a meno che, la sequenza da
acquisire, non provenga da una pessima
videoregistrazione dove i problemi d'in-
stabilità possono ripercuotersi e con in-
cidenze diverse, addirittura su ogni sin-
golo frame.
Abbiamo delineato tre temi produttivi,
abbiamo le immagini e, su queste, in-
dividuato le sequenze d’acquisire: co-
s’altro c’è da fare se non che bloccare
il primo frame da digitalizzare?
Procedure di acquisizione
Osservando gli esempi che costella-
no questo articolo, la cosa che per pri-
ma possiamo subito evidenziare, è la
differenza qualitativa fra la serie di digi-
talizzazioni effettuate in HAM (ricordia-
moci che stiamo lavorando con il Vi-
deon in versione Amiga) e quelle in
Half-Brite, realizzate sia in LoRes che in
VidRes (320x512 più overscan).
Sinceramente la differenza c’è ed è
assoluta. Una differenza da rimarcare
ed ammirare in tutto il suo splendore.
Ma altrettanto sinceramente, preso atto
delle differenze «colerose» a favore del-
l’HAM, prego di spostare comunque la
vostra attenzione sulla validità pratica
dell'HalfBrite ed osservare, da questo
nuovo punto di vista, il resto delle im-
magini.
Se l'Animator impone 320x256 dot a
256 colori, sempre nei limiti della prati-
cità all'uso, è amighevolmente interes-
sante considerare, oltre alla classica Lo-
Res, anche l’eventuale migliore resa vi-
siva della VidRes che, a 320x512 per
64 colori, può garantire una minor inci-
denza all'effetto di aliasing. Da metter
comunque in conto l'inevitabile rallenta-
mento (nell’ordine del 20, 30%) che si
produce sull’operatività. A colui che ve-
desse nella VidRes l'alternativa grafica
che andava cercando, s'imporrà perlo-
meno l'acquisto di un MC68000 acce-
lerato quale ad esempio l'ADSpeed del-
la ICD.
Guardate pixel e colori e meditate...
Nel frattempo comunque, continuando
nell'analisi delle diapositive prodotte dal
nuovo Videon, cominciamo ad introdur-
re altri concetti basilari. Ad esempio il
«numero dei frame per secondo» da
catturare: ventiquattro, dodici, otto o
addirittuta sei?
Se in una ripresa video «reale» entra-
no 24 frame è chiaro che acquisendoli
tutti, produrremmo il più fluido dei mul-
tiframe. Il più reale, ma anche il più fa-
ticoso da ricavare.
Tale «multiframe», oltre che a portar-
ci via preziosissimo tempo in fase di ac-
quisizione, verrebbe a pesare in termini
di byte occupati, esattamente il doppio
(se digitalizzeremo a 1 2 f rame/secondo)
e il triplo (se provvedessimo ad 8 fra-
me!).
É davvero indispensabile l’effettivo
RealTime delle sequenze?
Per mia, personale esperienza dico di
no. E le motivazioni, dato che già ne
parlammo tempo fa, sono ormai arcino-
MCmicrocomputer n, 108 - giugno 1991
COMPUTER & VIDEO
te. Vuoi perché siamo in un ambiente
grafico dove le immagini faranno solo
da corredo a tabelle e scritte animate,
vuoi perché, in talune situazioni, più l'ef-
fetto diventa moviolato e più ci torna
utile (vedi le applicazioni didattiche).
Quello che ho personalmente speri-
mentato è l'ottima resa di un «12/sec»
che ben si presta nelle presentazioni e
di un defatigante «8/sec» che, usato
per la maggior parte dei passaggi didat-
tici, rende l'idea di una gradevole mo-
viola: un «rallentamento» che permette
di avere più tempo a disposizione per
fissare visivamente l'argomento affron-
tato.
Alla luce di ciò si può realizzare un'o-
peratività lavorativa in cui si dimezzano
(o addirittura si riducono ad un terzo) i
tempi di produzione e l'occupazione di
memoria. Il risultato finale in fatto di
fluidità e resa qualitativa, resta garanti-
to.
Tanto per rendere più completa l'in-
formazione i frame delle sequenze trat-
te da "La Guerra nel Golfo", dovendo
rappresentare un insieme grafico più
prossimo alla realtà, saranno d'acquisire
con un rapporto di un 12/sec; quelli del
Film a loro volta, sono da catturare con
il più rapido metodo degli «8/sec». Nel
caso particolare del Film (ecco lo scopo
finale che detta le condizioni) potremmo
addirittura sperimentare un ancora più
moviolato «6/sec» (!) e, questo, proprio
per tendere all'effetto «cartoon».
Chiaramente, 12 fotogrammi al se-
condo, oppure il tentativo che sia dei 6
frame, sarà poi la stessa velocità (nu-
mero dei frame per secondo) con cui
saranno da produrre gli script finali. In-
tendiamoci bene su questo punto: un
conto è il «rate» di cattura e un conto
quello dell'esecuzione animata. E se
quest'ultimo va sempre settato come
minimo intorno ai classici 24 frame per
secondo (per via dei soliti problemi di
fluidità del movimento animato) ecco
che qui, al momento del «play», potreb-
bero sorgere dei problemi.
Se si è digitalizzato a 1 2/sec e il mul-
tiframe, inserito in una rappresentazio-
ne videografica complessa, viene co-
stretto a girare al doppio durerà esatta-
mente la metà del tempo per il quale si
era pensato di produrlo. Di conseguen-
za servirà quindi un maggior numero di
fotogrammi eventualmente distribuiti su
più secondi di immagini da catturare.
Quando non ci sono troppi oggetti
che girano in screen, potremmo anche
settare un Set Rate uguale alla velocità
di cattura, ma quando c'è abbondanza
di grafica animata? Non ci sono alterna-
tive: dovremmo disporre del maggior
numero di fotogrammi possibile.
In definitiva: «digitalizzare meno foto-
grammi al secondo per digitalizzare più
secondi di fotogrammi».
Tali artifizi, congiuntamente all'affa-
scinante processo delle immagini, li
analizzeremo in maniera più approfondi-
ta nel corso dei prossimi appuntamenti,
dove manipoleremo le picture ricavate e
poi procederemo alla realizzare degli
script video.
Per il momento resti valido il concetto
della massima appena coniata e si ac-
quisiscano i fotogrammi più significativi
di ogni secondo. Un occhio al tipo di
rappresentazione da effettuare, un altro
al numero dei frame per secondo... e un
altro infine alla tabella di equivalenza ri-
portata all'inizio dell'articolo.
In questa, oltre alla durata effettiva di
un multiframe inserito in un'animazione
con Set Rate a 24 frame (velocità mi-
nima) al secondo, troverete anche il nu-
mero dei fotogrammi (quantitativo mim-
mo) che dovrete digitalizzare.
Come è possibile evidenziare, solo un
multiframe in Reai Time vedrà corri-
spondere la propria durata con quella
dell'intero script di animazione. Per il re-
sto, tempo e numero di frame si frazio-
nano rapidamente. Ma c'è un qualcosa
che affascina in tutto ed ha il sapore
della magia: digitalizzando e traslando
graficamente il «reale» è possibile do-
minare e manipolare anche il tempo.
Concentrare in 5 secondi reali, una se-
quenza da un 12/sec (che se digitaliz-
zata in Reai Time ne avrebbe richiesto
esattamente il doppio...) è un qualcosa
effettivamente di magico e di affasci-
nante.
ras
MCmìcrocomputer n. 108 - giugno 1991
209
COMPUTER & VIDEO
Usi ed abusi dei PC
nelle produzioni TV
di Massimo Novelli
L 'influenza del computer
come strumento di lavoro,
inteso nella categoria PC, in
produzioni video è senza
dubbio profonda ;
paragonando l'estensione del
fenomeno per similitudine si
potrebbe dire che si assiste
alla stessa rivoluzione attuata
dagli strumenti per il
trattamento dei testi, dal
word-processor al DTP, in
confronto ad una macchina
da scrivere. I computer usati
sono di ogni tipo: PC con
add-on card dedicate allo
scopo, intere macchine
studiate ad hoc oppure
«motori» su base PC con
hardware dedicato e custom
I sistemi di effetti «computer-based»
si possono poi suddividere in tre cate-
gorie principali: painting e grafica, ani-
mazione e manipolazione video o effetti
speciali. In tutte e tre le aree la presen-
za di personal computer, detti casalin-
ghi, è innegabilmente massiccia ed in
qualche caso offrono di sicuro un mi-
glior rapporto costo-prestazioni dei tra-
dizionali strumenti usati finora. Molte
case infatti si stanno strenuamente bat-
tendo per offrire macchine sempre mi-
gliori nella fascia bassa del DTV, trainan-
do nella mischia anche nomi celebrati
nel concorrere ad una più larga diffusio-
ne, contribuendo a creare, in sostanza,
quella categoria di mercato detta PRO-
SUMER, via di mezzo tra il consumer
ed il professionale.
In questo primo appuntamento prove-
remo ad analizzare la situazione del
mercato PC in contesti televisivi, l'evol-
versi e le caratteristiche di soluzioni
adatte allo scopo, cercando di essere il
più didattici possibile. Per l'occasione ci
occuperemo di Computer Graphics.
Computer Graphics
Essa è stata ed è una parte impor-
tante nelle produzioni video fin dalla pri-
ma apparizione, in tale ambito, alla fine
degli anni 70, Da allora in poi i sistemi
hanno avuto una costante evoluzione
anche se la filosofia di base è sostan-
zialmente rimasta la stessa; il computer
in uso riempie una certa area di memo-
ria, denominata «frame buffer» con i bit
dell'immagine generata corrispondente
ai colori dei pixel dello schermo svol-
gendo questa operazione alla massima
velocità consentitagli. Successivamente
questi campioni sono inviati in uscita
sincronizzati alla frequenza di scansione
del sistema TV utilizzato: PAL, SECAM,
NTSC o HDTV.
In quest'ultima fase, il computer può
anche convertire i dati in uscita, per
esempio, in video digitale (D-1 o D-2), in
RGB analogico, video analogico a com-
ponenti (CAVI o S-Video, oppure com-
posito (PAL ecc). Il formato dell'uscita
sarà quindi legato al sistema in uso ed
ai conseguenti dispositivi di conversio-
ne utilizzati come Encoder o Transcoder
tra i vari standard, sempre comunque a
partire dalla base del sistema televisivo
in sé, cioè il segnale RGB.
Già, ma il rapporto tra risoluzione e
numero di colori a disposizione come è
regolato?
I «numeri magici» che descrivono
ogni tinta del nostro lavoro grafico sono
proporzionali alla quantità di rosso, ver-
de e blu primari usati per crearla. Per un
uso grafico broadcast, ma in sostanza
per tutti gli usi leciti e consentiti, ognu-
no di questi primari dovrebbe richiedere
da 5 a 8 bit di precisione.
Un sistema a 5 bit ci offrirà 32.000
possibili tinte; una unità campione a 5
bit è pari a 2"5, cioè 32 intensità di co-
210
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
COMPUTER & VIDEO
GUIDA PRATICA
Le schede grafiche
us ale normalmente
nei computer in
qualche Caso
eccedono le capacità
necessane per le
produttore TV Queste
schede hanno anche
u« preuo
lore. Tre colori a 32 possibili inlensità
ognuno significano 32 x 32 x 32 colori,
ovvero 32,768 tinte possibili. Un siste-
ma a 5 bit/colore è normalmente repe-
ribile sul mercato identificato come a 16
bit/colore il bit extra, il sedicesimo, è di
solito usato per trasparenze o come bit
di overlay.
Sistemi che invece usano 8 bit per
colore offriranno quindi più di 1 6 milioni
di tinte possibili e ciò poiché un suo
campione grafico avrà 2'8 o 256 possi-
bili valori di ogni colore. I tre colori a 256
valori ognuno, equivalgono a 256 x 256
x 256 colori e cioè 16.777.216 tinte. Es-
si sono i classici sistemi a 24 bit/colore.
In aggiunta a ciò diversi costruttori usa-
no aggiungere un extra segnale ad 8 bit,
spesso denominato canale Alfa, per
permetterne l’uso in trasparenze ad in-
tensità variabili, in pratica i sistemi nor-
malmente denominati a 32 bit/colore.
Vi sono poi anche altre scelte nell’am-
bito dei 24 bit, quelle di permettere solo
256 colori alla volta perché legate alle
cosiddette tavole di look-up colore
(CLUT). Ognuno dei 256 indirizzi nella
CLUT carica un corrispondente colore a
24 bit. Per cambiarne la palette in uso
il software dovrà continuamente aggior-
narne la tavola associata. Non è questo
un sistema da consigliare in tali ambiti
poiché a parte la scarsa quantità di co-
lori utilizzabili, in sostanza offre solo una
modesta possibilità di color-cycling nel-
l’economia dei nostri lavori.
Al di là della venerabile presenza di
un frame buffer come «contenitore» di
immagini potrebbe essere di certo con-
veniente eliminarlo e ciò per diversi mo-
tivi; il primo di tutti è senza dubbio le-
gato ai nuovi sviluppi di video-tecnologia
quali l’apparizione di schede a 16 e 24
bit video VGA, trasportate di peso dal
mercato dei sistemi CAD (notoriamente
molto più possente e stringente nei li-
miti del DTV) che a causa della loro tra-
volgente diffusione stanno continua-
mente diventando sempre più conve-
nienti,
Basso prezzo non significa ceno bas-
sa qualità, anzi il contrario: schede mol-
to aggiornate eccedono spesso i limiti
propri di un segnale video, sconfinando
tranquillamente nell’alta definizione
(HDTV), la base dei sistemi televisivi fu-
turi a 1250 linee in corso di standardiz-
zazione mondiale.
Esistono però anche alcuni problemi.
I segnali di un computer sono digitali e
viaggiano dalla macchina al monitor su
cavi separati e con un basso coefficien-
te di degradazione, dove invece il video
è analogico e deve viaggiare su cavi
che. nella migliore delle ipotesi, degra-
dano poco la qualità del segnale, esso è
composito e viaggia su un solo cavo. Il
segnale video/colore deve essere com-
patibile con il suo cugino povero bianco
& nero, senza considerare che spesso
gli standard di uscita video di un com-
puter ben poco hanno a che fare con
quelli delle produzioni precedenti-
Sono senz'altro «spigoli» che si stan-
no a poco a poco attenuando, ed i vari
costruttori di schede VGA offrono già
nel loro contesto uscite dedicate al trat-
tamento diretto dei segnali generati dal
computer, sia composite che a compo-
nenti.
Il potenziale dell’uso del colore in mo-
do VGA è senza dubbio grande; già
molti costruttori di apparecchiature per
la produzione video stanno sperimen-
tando sistemi che processano il segnale
in tale modo, diverso dai formati con-
venzionali. Ciò dovrebbe dare un ulte-
riore scossone al mercato.
Altro grosso scoglio da superare è
quello relativo al trattamento dei segnali
di sincronizzazione del video di un com-
puter; infatti vi sono altre «esplorazioni»
industriali che vorrebbero integrare tut-
to il processo video e la sua uscita stan-
dard facendola divenire una funzione
della macchina stessa e non di un'even-
tuale scheda da inserire. Un tentativo
potrebbe essere quello di legare il clock
interno di un PC ad un qualche multiplo
della frequenza della sottoportante-colo-
re di un segnale TV (in PAL questo equi-
varrebbe a fare i calcoli con 4.4336 MHz
di clock, appunto il valore della stessa,
ma si tratta di una frequenza forse trop-
po bassa), per semplificarne la conver-
sione di immagini generate in «vere»
immagini video. Qualcuno invece vor-
rebbe aggirare il problema dando alla
macchina la possibilità di essere sincro-
nizzata esternamente da un video di ri-
ferimento, ricavandone cosi il clock in-
terno di lavoro. Forse è l'ipotesi miglio-
re, chissà.
In situazioni invece insormontabili si
dovrà ricorrere all'uso di uno «Scan
Converter», un convertitore che ci offre
la possibilità di creare un segnale tele-
visivo standard in RGB analogico, alla
frequenza di quadro PAL (PAL RGB), del
segnale usato per pilotare il monitor di
un PC, tipo di processo simile alla con-
versione di un video da PAL a NTSC o
viceversa.
Attenzione, però, il suo risultato e un
segnale video in termini ben precisi: per
un utente di computer. l'RGB è un se-
gnale video a 3 conduttori con un colore
per ogni connessione. RGB analogico
significa un segnale video, sempre a 3
conduttori, che non è digitale Nessuno
di questi termini implica frequenza di
quadro, interlacciamento od altro. PAL
RGB è un segnale video analogico, in-
terlacciato, a 3 conduttori con un rap-
porto di scansione di quadro e di linea
in detto standard.
Purtroppo questi apparecchi sono ab-
bastanza costosi ed ingombranti a fron-
te delle loro ingegnerizzazioni estreme
Una soluzione senz’altro molto più eco-
nomica sarebbe quella di utilizzare un
genlock, che abbiamo già visto su que-
ste pagine, magari abbastanza sofistica-
to fino a provvedere di suo nel fornire i
sincronismi necessari a standardizzare
l'immagine video-grafica di un PC. È la
soluzione più apprezzabile, ma attenzio-
ne alla sua scelta; se possibile, cercate
di confrontare la sua uscita in ambito vi-
deo con strumenti adatti, come wave-
form monitor o vettorscopi, soprattutto
nelle caratteristiche elettriche più comu-
ni quali l’esatto posizionamento dei vet-
ton-colore, la loro ampiezza e solidità,
parametri che indicano anche una ade-
guata risposta in frequenza. Con il video
non si scherza.
Per il momento fermiamoci qui; avre-
te modo di meditare su quanto detto e
vi preparerete di certo alla seconda pun-
tata che tratterà di tematiche legate al-
l'animazione.
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
BY
SIM-HI«FI
S. ,'oterio Generale
VIDEOSUONO:
. 'j . rnenichino, 11
20149 Milano
lei (02) 4815541
3* 02) 4980330
Telex 313627
Ingresso:
da Via C. Colombo
Orarlo:
10 . 00 - 20.00
Padiglioni:
8-9-10-11-
22-23-24-53
APERTA
AL PUBBLICO
1 ? SALONE DEGLI STRUMENTI MUSICALI, VIDEOREGISTRAZIONE,
HOME VIDEO, ALTA FEDELTÀ ED ELETTRONICA DI CONSUMO
12*16 SETTEMBRE 1991 - FIERA DI ROMA ®
STRUMENTI MUSICAR • AITA FEDELTÀ • HOME VIDEO • CAR STEREO • VIDEOGIOCHI
STAMPA SPECIALIZZATA • RADIO/TV • VIDEOREGISTRAZIONE • ELETTRONICA DI CONSUMO
ARCHIMEDES
Watford Digitiser
e Lingenuity Color Converter
di Massimo Miccoli
L y ultima volta che in questa stes-
sa rubrica si parlò di hardware
per Archie risale a molto tempo
fa, precisamente alla prova fatta da Ro-
sati riguardo alla scheda midi di casa
Acorn. Da allora molte cose sono cam-
biate sia da un punto di vista software
che hardware. Infatti anche il nostro Ar-
chie dispone finalmente di un ampio
parco software che conta più di duemila
applicativi che ricoprono la totalità delle
esigenze applicative dell'user home e
non . Stesso discorso per periferiche,
memorie di massa e schede per acqui-
sizione immagini o campionamento so-
noro. Bene, ciò non può che farci pia-
cere e soprattutto renderci un po' più
ottimisti per quanto riguarda il futuro del
nostro Archie che purtroppo non gode
di quel successo che altre macchine
possono vantare , Il prodotto di cui an-
diamo a parlare ricopre una vasta fascia
di utilizzo che va dalla semplice acqui-
sizione immagini da importare in appli-
cazioni di tipo dtp, aH'utilizzo in applica-
zioni di grafica dì presentazione. Altre
applicazioni possibili sono quelle riguar-
danti l'analisi delle immagini acquisite:
per questo tipo di utilizzo la scheda va
accompagnata da adeguato software, in
particolare da programmi del genere di
AIM o ARCIMAGE. con i quali è possi-
bile effettuare un ampio numero di ope-
razioni che vanno dalla correzione dei li-
velli di grigio alla misurazione del peri-
metro dell'Immagine.
Installazione
Nella confezione troviamo la scheda
opportunamente protetta da un involu-
cro antistatìco, un manuale d'uso, un dl-
Watford Digitiser
Distributore
SPEM Via Aosta 86, 10154 Torino
Tel. 011/857924
Prezzi UVA inclusa!:
Watford Digitiser L. 999.000
Lingenuity Color Converter L 500.000
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
schetto, una piastrina di metallo che va
ad occupare lo spazio vuoto lasciato dal-
la scheda sul lato posteriore del com-
puter ed un connettore video del tipo
con attacco a baionetta. Come per tutte
le schede hardware per Archie per l'in-
stallazione della medesima occorre ave-
re on board il podule blackplane. Una
volta eliminate le cinque viti del cabinet
e asportatone il coperchio superiore
possiamo procedere all'Inserimento del-
ia scheda nello slot libero del backplane.
Fatto ciò vanno avvitate le due viti po-
steriori della scheda sul telaio del cabi-
net, insieme alle altre due che sosten-
gono la piastrina in metallo che va a
chiudere lo spazio vuoto lasciato sul re-
tro della macchina dato che la scheda
ne occupa metà di quello disponibile.
La scheda
La Watford Digitiser permette di di-
gitalizzare immagini in bianco e nero
con una risoluzione massima di
512x256 pixel con 16 o 64 livelli di gri-
gio. Accetta come segnali d'ingresso
quelli di un comune videoregistratore o
di una telecamera, in questo caso con
gli opportuni filtri è possibile digitalizza-
re immagini a colori in posa,
La scheda accetta la digitalizzazione
nei modi grafici previsti dal Risc-OS in-
terlacciati e non, e permette l'acquisi-
zione delle immagini in tempo reale, ca-
ratteristica questa molto importante per
la realizzazione di sequenze animate.
Sulla scheda oltre alla ROM conte-
nente il software è presente una RAM
dinamica per la memoria di schermo da
1 28 K, dove a seconda del modo grafico
che viene usato, possono essere con-
tenuti da 11 a 64 fotogrammi
Manuale e software
Il manuale, di 77 pagine in inglese,
spiega l'utilizzo della scheda in modo
esaustivo aiutandosi con pratici esempi
soprattutto per quanto riguarda l'uso
delle chiamate in interrupt (SWI), la ge-
stione della palette, e delle operazioni di
ARCHIMEPES
stampa. Per quanto riguarda il software
di gestione devo dire che nsulta un po'
datato in quanto la scheda nasce ai
tempi dell'Arthur, dì conseguenza i pro-
grammi per la manipolazione e l'acqui-
sizione immagini risentono di questo
fatto. D'altra parte sul dischetto non è
contenuto un vero e proprio software di
gestione, in quanto come molte altre
schede, la Watford Digitiser contiene il
suo software su ROM. All'interno della
ROM sono contenute tutte le routine di
gestione e manipolazione, ad esse si
può accedere tramite le usuali vie ov-
vero digitando i comandi da CLI con gli
opportuni parametri o attraverso chia-
mate SWI. Insieme ai comandi di ge-
stione della scheda, il software intervie-
ne anche sulla CMOS RAM inàerendo
dei nuovi parametri di configurazione
quali il settaggio in default dei livelli di
grigio, 16 o 64, l'assegnazione del gra-
bkey ed in fine di vari parametri che
vanno ad influire sul modo in cui viene
catturata l'immagine. Le immagini ven-
gono catturate alla semplice pressione
del tasto in precedenza assegnato tra-
mite Configure Grabkey. La stessa di-
gitalizzazione è effettuata in accordo ai
parametri configurati: modo full screen,
in accordo alle dimensioni della finestra
grafica attiva, o definendo le dimensioni
attraverso il puntatore del mouse. Per
rendersi conto della velocità di campio-
namento della scheda basta digitare il
comando SEE che con gli opportuni pa-
rametri permette di visualizzare a mo-
nitor e nel modo grafico settato il film in
cassetta che sta girando nel videoregi-
stratore.
Per visualizzare le immagini attual-
mente residenti nella piccola RAM su
scheda disponiamo del comando Sho-
wpic. Sul dischetto troviamo un esem-
pio riguardo al campionamento di intere
sequenze video, in pratica si tratta di un
piccolo programma Basic che attraverso
un ciclo FOR digitalizza e visualizza le
immagini una dopo l’altra ad intervalli
regolari che possono essere settati tra-
mite Vdig_FastGrab. Sempre su di-
schetto sono presenti alcune utility: la
MCShades permette di correggere la lu-
minosità in accordo alle caratteristiche
del proprio monitor. Il programma risul-
ta molto utile ai possessori di monitor
monocromatici, in quanto permette di
selezionare nei modi a 256 colori il giu-
sto tono di bianco in modo da ottenere
la massima brillantezza ottenibile per
quel determinato monitor. Il programma
visualizza una scala di grigi a barre; tra-
mite mouse viene selezionato il livello
di grigio che più soddisfi le esigenze
cromatiche dell'user in fase di acquisi-
zione immagine. Lo stesso valore sele-
zionato verrà conservato in CMOSRAM
per i futuri utilizzi della scheda.
Image processing e formato file
Insieme ai comandi appena visti il
software su ROM dispone di interes-
santi SWI per la realizzazione di parti-
colari effetti video, come la rotazione
delle immagini digitalizzate in tempo
reale, la distorsione delle stesse all'In-
terno di figure geometriche bidimensio-
nali. permettendo allo stesso tempo di
muovere tali figure sullo schermo trami-
te traiettorie definite da Basic. Le im-
magini catturate possono essere salva-
te su disco in diversi formati tra i quali
214 MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
ARCHIMEDES
quello di sistema dedicato agli sprite at-
traverso gli usuali comandi Screensave
e Screenload, in piu la scheda imple-
menta due nuovi comandi compatibili
con i precedenti, ma che offrono il van-
taggio di accelerare le operazioni di sal-
vataggio e caricamento il Fastsave e il
Fastload. I comandi visti in precedenza
realizzano il salvataggio e il caricamento
nel formato sprite mentre i comandi Pi-
csave e Picload salvano le immagini cat-
turate in un formato proprio della sche-
da ed in modo compattato. Lo stesso
formato grafico è riconosciuto da diversi
pacchetti grafici quali il noto Artisan,
AIM o il pacchetto di conversione Tran-
sistor, recensito su queste stesse pagi-
ne nell'ambito del pubblico dominio,
con il quale è possibile convertire le im-
magini digitalizzate in qualsiasi standard
grafico, dal formato MACPAINT al GIF.
Infine troviamo due comandi per il trat-
tamento finale dell'immagine catturata:
Smooth che permette la correzione dei
disturbi presenti nell'Immagine acquisi-
ta. a discapito però di una perdita nei
dettagli e brillantezza e il comando Zit
che rimuovendo i disturbi dall'immagine
ne permette una riduzione in termini
byte in fase di salvataggio.
Color Con verter
La Lingenuity ha pensato bene di dar
colore alle immagini acquisite tramite la
Watford Digitiser ed ha realizzato una
scheda che va usata in concomitanza al-
la Watford. La scheda in questione va
ad occupare un altro slot sul podule
backplane. quindi se sulla macchina è
installato un Hard Disk è necessario di-
sporre di un backplane a quattro slot, a
meno che non vogliate rinunciare all’u-
tilizzo del disco rigido, cosa mollo dub-
bia. Una volta installata la scheda vanno
effettuati i vari collegamenti fra la Wat-
ford e la Color Converter. Quest'ultima
è dotata sul retro di una presa di input
ed una di output, insieme alla scheda
viene fornito anche il cavo di collega-
mento. questo cavo va innestato sul-
l'output nella Color Converter e sull'in-
put della Watford. I segnali d'ingresso
sono gli stessi riconosciuti dalla scheda
digitalizzatrice e vanno applicati tramite
connettore a baionetta sul video input
della Color Converter. Fatte queste ba-
nali operazioni non resta che inserire il
dischetto con relativo software e pas-
sare alla cattura delle immagini sorgen-
ti. Sul dischetto troviamo il programma
di gestione che una volta partito si pre-
senta con un menu dal quale possono
essere effettuate tutte le operazioni di
campionamento. I comandi presenti nel
menu, sono sostanzialmente gli stessi
della Watford eccezion fatta per il co-
mando di controllo della saturazione dei
colori, il quale una volta selezionato tra-
mite mouse presenta un'unica barra di
colore giallo indicante la percentuale di
saturazione II passaggio dal bianco e
nero al colore attraverso le due schede
dà certo una sensazione di sollievo, ma
non solo, in quanto si riscontra imme-
diatamente la perdita dell'acquisizione
in tempo reale. Infatti dalle prove da me
fatte, nonostante il mio videotape fosse
dotato di un buon fermo immagine, ho
riscontrato più volte delle imperfezioni
di colore soprattutto sul contorno delle
immagini, fatto dovuto appunto ad una
certa lentezza di acquisizione Malgrado
ciò le immagini sono di ottima qualità
come potete constatare dalle foto a cor-
redo
Conclusioni
Le immagini ottenute, soprattutto
quelle in bianco nero, sono di elevata
qualità e la cosa che più si apprezza nel-
la Watford è l'incredibile velocità di
campionamento. Ciò ripaga in parte il
software piuttosto datato che viene of-
ferto con la scheda. D'altra parte per ap-
plicazioni di tipo specifico risultano mol-
to avvantaggiati quelli che hanno dime-
stichezza con la programmazione, che
possono trovare nel manuale un'ottima
guida di riferimento tecnico. Per quelli
che invece vogliono tutto e subito sono
disponibili gli esempi che. anche se non
dotati di interfaccia Wimp, permettono
di fatto di sfruttare a pieno tutte le ca-
ratteristiche della scheda. La Color Con-
verter. uscita sul mercato in un secondo
momento rispetto alla Watford e rico-
prendo una funzione ad essa comple-
mentare, ha permesso alla Lingenuity di
migliorare il proprio software di gestio-
ne realizzandone una versione a menu
di tipo più agevole per l'user. Le imma-
gini a colori ottenibili sono di buona qua-
lità, sempre però nei casi in cui viene
meno la necessita dell'acquisizione in
tempo reale. Come ho detto in apertura
gli utenti di questo tipo di hardware
possono essere di varia specie, a partire
dall'utente che lavora molto in ambiente
dtp, che non può fare a meno di uno
strumento che gli consenta d'importare
immagini dall'ambiente esterno nei pro-
pri documenti. Cosi come tali tipi di
schede trovano una giusta collocazione
nei luoghi in cui si eseguono rilievi su
oggetti di tipo grafico, o nella grafica di
presentazione in cui le immagini sono il
pane.
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
215
ARCHIMEDES
RISC-OS
Sprites Module (II)
Il mese scorso abbiamo
introdotto lo sprite module
dando un sguardo d'insieme
alle operazioni che per suo
tramite possiamo eseguire
sull'oggetto sprite. Abbiamo
visto come lo stesso
Risc-OS, visto il ruolo
fondamentale degli sprite nel
sistema Wimp, dedichi alla
gestione di questi un
appropriato filing System. In
relazione a questo tipo di
gestione dedicata, il sistema
nserva un area di RAM di
sistema definita appunto
sprite System Detta area
può, come già osservato
nello scorso articolo, essere
splittata in più blocchi di tipo
user all'interno dei quali è
possibile accedere tramite
tecnica dei puntatori, o più
semplicemente, attraverso lo
stesso nome dello spnte.
Bene rispolverate le poche
cose viste in precedenza,
andiamo ad occuparci
dell'argomento di questo
mese
d‘ Massimo Miccoli
Gli Sprite in dettaglio
Sappiamo già che un modulo imple-
mentarne funzioni di supporto al siste-
ma. esplica le stesse tramite routine ac-
cessibili all'user attraverso l'invocazione
della SWI che la identifica La SWI in
questione è la OS_SpriteOp. Attraver-
so di essa siamo in grado di controllare
in toto lo Sprite System, in particolare le
diverse funzioni offerte da questo mo-
dulo. vengono selezionate attraverso la
parametrizzazione della OS_SpriteOp.
e per essere più precisi, attraverso il re-
gistro RO, al quale al momento dell'at-
tivazione della routine viene passato il
Reason Code, ovvero il discriminante
che attiverà questa o quella routine a
seconda della operazione che intendia-
mo eseguire sullo sprite. Per proseguire
nel nostro discorso evitando mutili passi
a ritroso introduco una volta per tutte la
terminologia che in seguito useremo in-
sieme al significato di certi parametri
coinvolti dalla SWI in esame. La mag-
gior parte delle SWI dedicate alla ge-
stione degli sprite usa un puntatore
d'accesso all'area sprite precedente-
mente riservata; in generale il registro
RI svolge questa funzione, mentre nel
registro R2 viene passato il puntatore
allo sprite d'interesse Ho usato la di-
zione in generale in quanto effettiva-
mente la funzione ricoperta dai registri
RI ed R2 è determinata dal registro RO.
in particolare da due suoi bit: l otto e il
nove. A questo punto può sorgere una
giustificata confusione nell'interpretare
il ruolo del registro RO nell'ambito della
OS_SpriteOp, in quanto in precedenza
abbiamo visto lo stesso RO assolvere la
funzione di discriminante per le diverse
routine contenute nello Sprite Module.
mentre contemporaneamente attribuia-
mo ai bit 8 e 9 un ulteriore significato
aiscriminante. Questa confusione viene
eliminata allorché si noti che i due cam
pi discriminanti del registro sono sepa-
rati anche se contenuti entrambi in RO
Questo fatto appare ancor più chiaro
osservando lo specchietto relativo insie-
me al piccolo esempio riportato. Dallo
stesso specchietto si notano i due dif-
ferenti modi di accesso agli sprite' nel
primo si accede tramite puntatore al no-
me, nel secondo attraverso l'indirizzo di
Azioni di plottaggio
Valore
Azione
0
Overwnte color on screen
OR with color on screen
2
ANO with color on screen
3
Exclusive OR with color on screen
Inveri color on screen
5
Leave color on screen unchancjed
6
ANO with color on screen with NOT of sprite pixel col
7
OR wah color on screen with NOT of spnte pixel col
&08
If set. then use thè masx. otherwise don i
&10
ECF pattern 1
&20
ECF paitern 2
&30
ECF pattern 3
&40
ECF pattern 4
&50
Giani ECF pattern ipattems 1-4 placed side by sidei
Codici ad attorn di plotiaggio /aiutivi agli aprile
216
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
ARCHIMEDES
locazione dello sprite. E chiaro che il pri-
mo metodo rende più semplice l'ope-
razione di accesso da un punto di vista
di programmazione a scapito di una di-
verso tempo di accesso rispetto al se-
condo sistema. Altra specifica da tenere
sempre a mente quando operiamo su
sprite sono i fattori di scala. Questi fat-
tori intervengono sulle dimensioni dello
sprite in fase di plottaggio, gli stessi fat-
tori vengono all 'occorrenza alterati inter-
venendo tramite puntatore su un blocco
di memoria di ampiezza pari a 4 word
all'Interno del quale sono contenuti i
quattro fattori di specifica dello sprite in
esame. In caso di puntatore posto a ze-
ro i fattori di scala non influenzano le di-
mensioni dello sprite il quale verrà plot-
tato nelle sue dimensioni originarie ov-
vero in scala 1:1.
Pixel Translation Table
Questa tecnica permette all'user di
sostituire nel modo appropriato i colori
all'interno di uno sprite precedentemen-
te creato con colori logici. In pratica ciò
viene realizzato tramite una «tavola di
bytes» il cui numero dipende dal modo
grafico in cui lo spnte viene creato in
particolare dal numero di colori disponi-
bili per quel modo. Ciò rende in pratica
indipendente lo sprite dal modo in cui
esso è stato creato. Questa tecnica è
ampiamente usata dal sistema Wimp e
permette di far girare i programmi sotto
diversi modi grafici. Questa traslazione
risulta ancor piu agevole quando si n-
corre all'uso del ColorTrans Module. in
particolare il modulo si occupa dell’inte-
ro calcolo della tavola di traslazione. Co-
munque il ColorTrans Module verrà ap-
profondito in futuro. Andiamo ora a ve-
dere i diversi modi offerti dal Risc-OS
per >1 plottaggio degli sprite.
Plotting
Ammettiamo di aver creato il nostro
spnte in uno dei modi grafici disponibili
con o senza Mask, ci si presenta allora
la scelta del modo in cui visualizzare lo
Fattori di scala
Fattori
effetto
0
moltiplicatore X
4
moltiplicatore \
8
divisore X
16
divisore Y
Nella hgura sono riportali i latton di scala usati nella
visualizzazione degli spnte
sprite sia in termini di risoluzione che in
quelli di posizione. Le possibili scelte,
dipendenti ovviamente dal tipo di uso
che intendiamo fare dello sprite in esa-
me. intervengono in modo determinan-
te sulla logica di visualizzazione dello
sprite. In altre parole a seconda del tipo
di plottaggio scelto e dell'effetto che.
conseguentemente alla sua visualizza-
zione. lo Spnte avrà sugli oggetti già
presenti in screen, il Risc-OS applicherà
delle operazioni di tipo logico (OR, AND,
NOT), Ad esempio: potremmo sovrap-
porre i colori dello sprite a quelli su
schermo, applicare un OR logico o un
AND Ira colon dello spnte e quelli di
schermo e via dicendo. Anche l'azione
di plottaggio è rimandata alla routine at-
tinente identificata dalla relativa SWI. Le
stesse SWI dedicate al plottaggio di-
pendono a volte da certi parametri se
lettivi introdotti attraverso codici VDU,
in particolare tramite la VDU 18, mentre
altre operano direttamente sui propri va-
lori attuali sorvolando i contenuti della
VDU 18. In ogni caso i modi validi per il
plottaggio di uno sprite sono quelli ripor
tati in figura e valgono in entrambi i casi
previsti
Area di salvataggio
Quando andiamo a visualizzare uno
sprite il Risc-OS entra in una configura-
zione di sistema specifico proprio esclu-
sivamente dedicato al output degli apri-
te. In pratica il normale flusso operativo
viene alterato sul controllo ogni volta
che si ridireziona l'output come nel caso
specifico per la visualizzazione di sprite
Alle volte, visto che il ridirezionamen-
to altera il precedente stato di output, si
presenta la necessità di conservare al-
cune caratteristiche «ambientali» dello
stato precedente Per tale operazione il
Risc-OS dispone di un'area di memoria
riservata denominata Save area all'inter-
no della quale vengono salvate tutte le
specifiche di contesto VDU che defini-
scono l'ambiente che si sta abbando-
nando. Lo stesso Kernel usa questa tec-
nica di salvataggio per offrire la possi-
bilità all'user di visualizzare sprite anche
in ambiente desk, preservando nella Sa-
bit 8 e 9 .n
R0 effetto su RI
effetto su R2
001+01
non usato
puntatore al nome spnte
011+256)
(System some area)
puntatore all'area user
puntatore al nome spnte
101+5121
puntatore all’area user
puntatore allo sprite
111+768) no
valido
esempio
OS_SprneOP 256+33, Cblock, NamePtr
Questa SWI
sarà interpretata con Cblock come puntatore alla user spnte area, usando
NamePtr come puntatore al nome dello spnte usa
o in area.
Nella figura sono riportati i valori assunti dai bit 8 e 9 con relativo comportamento dei registri RI ed Ri
in relazione ad essi
217
MCmicrocomputer n, 108 - giugno 1991
ARCHIMEDES
ve area lo screen da ripristinare in se-
guito. Mentre il Kernel usa un'area di
memoria predefinita per il Save screen,
l'user può attraverso OS_SpriteOp 62
decidere l'ampiezza di memoria da ri-
servare. Va detto che il contenuto della
Save area non può essere direttamente
manipolato anche se ciò effettivamente
non rappresenta un limite; basta infatti
dare un'occhiata alla figura per rendersi
conto di quanto sia utile poter disporre
di un deposito cosi canco di oggetti. Al-
tro fatto di rilievo è la possibilità di avere
piu aree di salvataggio, il che permette
di ndirezionare l'output più volte pas-
sando da uno stato all'altro, ripristinabili
all'occorrenza.
Le operazioni in memoria
Come più volte detto gli spnte trova-
no posto in una zona di RAM apposita-
mente riservata. È chiaro allora che al-
l'interno e su quest'area noi possiamo
effettuare alcune di quelle operazioni
che normalmente possono eseguirsi su
tali tipi di oggetto. La prima tra queste
e l'inizializzazione. Per essa come per le
altre che vedremo il Risc-OS offre due
diverse strade: la SNew da digitare in
ambiente CLI, la OS_SpriteOp 9 con
relativi parametri da programma. Le dif-
ferenze operative, soprattutto in riferi-
mento alla velocita di esecuzione, fra le
due sono evidenti. Una volta eseguita
l’mizializzazione possiamo ancora inter-
venire sul blocco di memoria espanden-
do o costringendo la RAM riservala sen-
za per questo perderne il contenuto (ov-
viamente in caso di espansione) tramite
la OS_ChangeDynamicArea e relativi
parametri. In fine l'ampiezza dell'area
può essere stabilita staticamente a prio-
ri tramite il relativo parametro di confi-
gurazione: Configure SpriteSize n [K|.
Sempre in riferimento all'area riservata
al contenimento degli sprite il Risc-OS
ci permette di avere alcune informazioni
ad essa riguardanti. Queste informazio-
ni possono ottenersi attraverso CLI con
la direttiva Slnfo. o da programma con
la OS_SpnteOp 8. Entrambe ritornano
informazioni sull'ampiezza dell'area to-
tale di quella libera e il numero di sprite
contenuti al suo interno, Oltre alle dif-
ferenze viste sopra fra direttiva e SWI
va tenuto a mente che tramite Slnfo si
possono avere informazioni solo sull'a-
rea di sistema spnte e non su quelle
aree definite di tipo user. In relazione al-
le informazioni accessibili attraverso i
comandi sopra visti è presente la SList
che va digitata in ambiente CLI. Con
questo comando vengono listati tutti i
nomi degli sprite attualmente residenti
nella System area. All'occorrenza può
essere usata da programma la OS_
SpriteOp 13 che ritorna il nome dello
sprite che nella lista residente corri-
sponde a quello di posizione n-esima.
Operazioni su file
La gestione degli oggetti di tipo sprite
viene effettuata in modo molto sempli-
ce grazie all’implementazione di un
«sub filing System» esclusivamente de
dicato agli sprite. In totale abbiamo a di-
sposizione quattro comandi che possia-
mo dividere in due distinti gruppi in
quanto uno opera su di un singolo spnte
mentre II secondo permette il salvatag-
gio e caricamento di intere aree sprite
Per le operazioni su singolo spnte di-
sponiamo del comando ScreenSave. il
quale provvede a salvare in formato
sprite l'intera finestra grafica. Parallela-
mente disponiamo della OS_SpnteOp
2 che esegue la stessa operazione, ma
con le solite differenze attinenti ai rela-
tivi ambienti d’uso (da CLI e da pro-
gramma). Stesso discorso per Screen-
load e OS_ SpriteOp 3 che eseguono
entrambe il caricamento di uno sprite
da supporto magnetico allineandolo con
lo spigolo basso sinistro della finestra
grafica attiva. Per il secondo gruppo di-
sponiamo di tre comandi II comando
SLoad o la SWI OS —SpriteOp 10, a se-
conda dell'ambiente in cui intendiamo
operare, effettuano il caricamento di un
file di sprite in un'area sprite imzializzata
e contemporaneamente crea nella stes-
sa area i relativi puntatori agli sprite
Con SSave o la SWI OS_ SpriteOp 12
possiamo eseguire il salvataggio di un'
intera area sprite. Nel caso in cui venga
usata la SWI può essere specificata l'a-
rea sprite da salvare. In altre parole
mentre il comando permette il salvatag-
gio della sola System area spnte con la
SWI possono essere salvate anche aree
di tipo user Le operazioni di caricamen-
to sprite reinizializzano ogni volta l'area
ad essi riservata. Il sistema per elimi-
nare questo inconveniente dispone del
comando SMerge che in pratica per-
mette di aggregare in coda gli spnte da
caricare a quelli già residenti in area
Stessa funzione ricopre la OS_Spri
teOp 1 1 che va chiamata da program-
ma. Bene per questo numero è tutto,
nel prossimo ci occuperemo ancora de-
gli sprite. in particolare del loro formato
e della loro creazione.
MS
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
SWI OS_Spnte_Op I&2E)
input R0 = reason code
gli altri eventuali registri dipendono dal reason code usato
output. R0 = riservato
gli alto registri dipendono dal reason code usato
Processor mode: SVC mode
uso: La chiamata permette il controllo del sistema spnte. Essa è
dipendente dal SpriteV
Descrizione della OS_SpnteOp e registri coinvolti
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eli Raffaello De Mas*
FullWrite Professional
C irca due anni fa, ai tempi di Word
3, esaminammo su queste pagi-
ne pacchetti alternativi, come
Mac Author (che ho usato per diverso
tempo I, Multi Write. Haba Word, il ben
noto Write Now, e, tra gli altri, uno stra-
nissimo Documem Maker. Quasi tutti
sono ormai sparili nell'oblio, a causa dei
loro specifici difetti o perche superati e
non piu upgradati dai produttori (alcuni
dei quali credo abbiano chiuso i battenti I
e Word, oggi la fa praticamente da pa-
drone. sia per le sue dosi intrinseche,
sia perchè, effettivamente. Mac Write è
un abisso più dietro e può, si e no. com-
petere forse con Microsoft Write.
Eppure, oggi, sul mercato ci sono un
paio di pacchetti che possono dare filo
da torcere al buon Word sia sotto il pun-
to di vista delle prestazioni, sia (cosa
piuttosto facile) sulla facilità d'uso. Se è
vero che, per usare Word in modo da
ottenere risultati di qualità occorre uno
studio moto accurato del monumentale
manuale, oggi, con pacchetti come
quello che presentiamo, si possono ot-
tenere risultati di pregio, accurati e ben
disegnati, subito dopo una rapida scorsa
al manuale e dopo aver fatto il solito gi-
ro guidato. E in questa facilità FullWrite
Professional è forse il pacchetto che più
di tutti abbina rapidità di apprendimen-
to, qualità di prestazioni, facilità d'uso,
velocità ed efficienza. Vediamo come 1
Il pacchetto
FullWrite fa parte della famiglia di pro-
dotti che Ashton-Taie (chi era costui?)
ha messo a punto per l'ambiente Mac.
In particolare questo package, oggi alla
versione 1 .5 si presenta organizzato in
una grossa scatola di cartone, che con-
tiene manualistica e sofficiume. La pri-
ma è rappresentata da 6 manuali che
vanno dal tutoria) fino alle istruzioni par-
ticolareggiate per il Sound Note, la se-
conda è costituita da ben sette dischetti
per un totale di oltre 5 Mega di softwa-
re.
Occorre lanciare, per l'installazione su
disco rigido (è assolutamente impensa-
bile di poter lavorare solo con floppy di-
sk) un programma di installazione, che
crea una cartella a sua volta contenente
quattro folder che ospiteranno, nell'or-
dine, il programma principale, i docu-
menti di controllo linguistico, il Thyco
Table Maker (vedremo tra poco di cosa
si tratta), e una cartella di esempi, Viene
inoltre configurato e autoindirizzato un
Help in linea, strutturato In maniera ge-
rarchica, efficiente e dalla grafica estre-
mamente accurata (anche se per l'ìndi-
ce principale si poteva fare qualcosa di
piu relativamente alla leggibilità). La car-
tella principale totale occupa su disco n-
gido circa 4 mega (se si evita di caricare
anche la visita guidata)
Il programma principale abbisogna in
default di ben 1400 K, ma funziona, an-
che se con un notevole rallentamento
fino a 1024 k (con questa premessa non
ho ben capito come possa funzionare
su macchine dotate di 1 mega di me-
moria, come, ad esempio i vecchi 512
Enhanced o i Plus-Se con 1 Mega di
memoria.
Ma a cosa serve effettivamente Full-
Write Pro? Per dirla alla Catalano, e lo
stesso nome che lo fa capire. FullWrite
combina un wp dalle caratteristiche
avanzate con un pacchetto grafico di ec-
cellente qualità e un ambiente di page
layout piacevole e di discreta potenza, il
tutto riunito in un pacchetto singolo,
estremamente facile e intuitivo da usa-
re. Creato esclusivamente per Mac (non
esiste corrispondente in ambiente PC,
per cui non si ha mai la sgradevole im-
pressione di sentire il sapore di altri am-
bienti. meno potenti). FullWrite Pro
mette immediatamente a disposizione
una serie di tool mai visti insieme nello
stesso programma prima d'ora, lascian-
do all'utente una notevole libertà di
scelta per quanto attiene al disegno e
alla organizzazione del documento stes-
so.
È possibile illustrare il documento con
un grafico, disegnare una pagina nella
maniera più strana e difforme possibile,
creare tipi speciali di scrittura ben oltre
i classici stili di base degli altri pacchetti,
gestire e combinare diversi documenti
insieme, il tutto sempre dall'interno del-
l'applicazione di base, senza mai uscire
o scambiare dati da un'altra applicazio-
ne, magari grafica. E. cosa molto impor-
tante (cosa che purtroppo manca nel
suo avversario piu accorsato e agguer-
rito) conservando sempre il massimo
della filosofia del WYSIWYG, con una
220
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
MACINTOSH
velocità di refresh dello schermo impen-
sabile in altri pacchetti.
Le caratteristiche dell'ambiente pos-
sono essere cosi riassunte
• un vocabolario di 100.000 vocaboli,
con un dizionario dei sinonimi di oltre il
doppio di componenti (sono disponibili
dizionari in diverse lingue).
• Generazione e aggiornamento auto-
matico degli indici, tavole dei nomi e dei
contenuti, bibliografie.
• Autoposizionamento e autonumera-
zione non solo delle note a pié pagina
ma anche di citazioni e figure
• Ricerca e cambiamento pilotato non
solo alla stringa, ma anche allo stile di
scrittura e, addirittura, alla giustificazio-
ne.
• Autoriferimento del tutto trasparente
di citazioni a figure o grafici.
• Tecnica avanzata di utilizzo degli
shortcut
• Tecniche avanzatissime di formatta-
zione del testo, ivi compreso stili di te-
sto definiti dall'utente (ad esempio, te-
sto in grigio, glossari personalizzati, ri-
paginazione automatica sullo schermo,
a capo automatica, disattivata o pilotata
dall'utente). Ma non basta: meraviglia
delle meraviglie, per la prima volta in un
word processor di base esiste la possi-
bilità di regolare la crenatura, e di creare
dei template personalizzati per i diversi
stili di documento.
FulIWrite Professiona l
Ashton Tate
20101 Hamilton Avenue
Torrance
CA 90509-9972
Distributore:
Ulisse, via Pacini 22, Milano
Algol, via Feltre 28, Milano
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vers. ingl. L 790.000
vera. it. L 840.000
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
MACINTOSH
La lista delle caratteristiche è ancora
ben lunga e dovremmo dedicare ad es-
sa diverse pagine. Ricorderemo solo
che è possibile assegnare outlining mul-
tipli anche a un solo documento, creare
documenti che possiedono all'interno
paragrafi invisibili, che possono essere
nchiamati e visualizzati dall'utente sem-
plicemente attraverso II click col mouse
(ideale, per esempio, per creare docu-
mentazione), nascondere ed espandere
intere sezioni del documento stesso,
eseguire editing separati per II corpo
dello scritto e per le testate e pié di pa-
gina. prestabilire non solo stili ma anche
formati di pagina diversi. E. ancora, è
possibile disporre di un ambiente grafi-
co completamente funzionale, che, ol-
tre a possedere sofisticati tool personali
può importare immagini (anche seenne-
rizzate) da altre applicazioni o dagli ap-
punti; la grafica a disposizione è tarito
efficiente e sofisticata da comprendere
curve di Bezier, con relativo editing dei
punti di ancoraggio, e da permettere la
222
rotazione, l'accatastamento e la parziale
trasparenza degli oggetti. Come se non
bastasse esiste un programmino com-
plementare. molto pratico, il Tycho Ta-
ble Maker, destinato a manipolare tabel-
le, con dimensionamento automatico e
trasparente delle stesse, scalatura di
queste alle dimensioni della pagina (uno
dei problemi più fastidiosi della creazio-
ne di una tabella in un wp e che non si
riesce mai a inserirla tutta in una pagina
mantenendo la struttura della pagina
stessa elegante e pulita), questo pro-
gramma non solo permette di creare ta-
belle. ma ne importa direttamente an-
che da file testo delimitati da |tab). vir-
gole e CR.
L'uso del package
Con questa dovizia di prestazioni e
umano pensare che il pacchetto sia dif-
ficile da manipolare, anche in conside-
razione della paternità del package stes-
so, che rievoca labirinti tortuosi e tene-
brosi marcati DBase. Invece il pregio
maggiore di FullWrite Pro e la facilita
d'uso, del tutto comparabile con quella
di Mac Write e di Write Now
Ma vediamo un poco più da vicino l’u-
so di questo wp. All'apertura, dopo l'im-
mancabile finestra di presentazione, si
ha a disposizione una pagina bianca,
che occorre personalizzare. In modo ab-
bastanza simile a quanto avviene in
Word, è possibile creare documenti di
layout che qui vengono chiamati «Sta-
tionery Docs».
All'apertura ogni documento, a meno
di scelte diverse, sarà realizzato con i
settaggi specifici del setup scelto.
Anche senza aver scelto alcun docu-
mento specifico, l'apertura del word
processor porta alla creazione di una fi-
nestra iniziale piuttosto simile a quella
di Write Now. C'è cosi pronto un righel-
lo di setup, piuttosto semplice (ma la
semplicità non tragga in inganno) che
rappresenta quello di base, non cancel-
labile. A questo e possibile aggiungere
un numero pressoché illimitato di righel-
li aggiuntivi
La possibilità di
organaste i documenti
nella finestra.
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
MACINTOSH
Vediamo come questi righelli funzio-
nano. In Mac Write, piuttosto semplici-
sticamente, un righello condiziona tutto
quello che lo segue, fino alla comparsa
di un altro. In Word, eccesso opposto,
ogni rigo possiede un righello (invisibile)
su cui si sena; qui si e raggiunto dav-
vero l'equilibrio, con la possibilità di ri-
ferire ogni righello a quello che più si
desidera Ingo, paragrafo, pagina, docu-
mento).
I menu di FullWrite Pro
Secondo una prassi consolidata della
nostra rubrica, cercheremo di analizzare
le potenzialità di FullWnte Pro attraver-
so l'analisi dei menu e delle loro poten-
zialità. Vediamo innanzi tutto come sia-
no presenti ben 9 voci (l'ultima, OutLi-
ne, può non essere sempre presente).
La finestra si apre con le classiche barre
di scorrimento, ma alla base quella oriz-
zontale presenta quattro iconette desti-
nate a scegliere la «visione » del docu-
mento stesso (per icone, per gerarchia
[outline], secondo barre di selezione, o
WYSIWYG). La prima, forse la piu utile
in fase di redazione e organizzazione del
documento, evidenzia, a fianco dello
scritto uno o più delle quindici icone si-
gnificative disponibili Cosi è possibile
identificare immediatamente a colpo
d'occhio il tipo di righello che stiamo uti-
lizzando e il tipo di paragrafo maneggia-
to (ad esempio, sezione di classificazio-
ne, testata o pié di pagina, nota, casella
separata di scritto, figura, break di co-
lonna e di pagina, tavole di indice e di
contenuti e cosi via.
Saltiamo a pié pari l'icona di outline
(già ben nota in altri wp) per passare alla
terza, del tutto originale e mai vista in
altri pacchetti. Settando questa opzione
tutto il documento sarà affiancato, a si-
nistra, da una barra nera o grigia; il co-
lore indica se e dove è stala eseguita
una modifica o variazione allo scritto
precedentemente già registrato, La
quarta opzione, invece, piuttosto sem-
plicistica (non so bene quando potrebbe
essere utilizzata) mostra il documento
nudo e crudo, cosi come si presenterà
sulla stampa
Dicevamo dei menu, e ad essi ritor-
niamo immediatamente. C'è da premet-
tere che FullWrite supporta del tutto i
cosiddetti WalkDown menu; tanto per
intenderci, un dattilografo particolar-
mente esperto potrebbe non gradire di
dover scostare dalla tastiera le mani per
poter azionare il mouse. Ecco che allo-
ra, con un sistema abbastanza simile a
quello che è possibile ottenere con l'u-
tility Easy Access, è possibile «conge-
lare» i menu e scorrerli con le freccette
Ma continuiamo; tra le opzioni del
menu (file) ecco alcune interessanti no-
vità; la chiamata preference permette
diverse regolazioni interessanti; ecco
quindi comparire un utilissimo sistema
di backup automatico, molto simile a
quello visto per Sprint di Borland (viene
creato un file di backup che, in caso di
mancanza di alimentazione avverte, al
suo ritorno che esiste un file principale
e uno interrotto, chiedendo cosa si de-
sidera fare). Il tempo per l'autosave è
regolabile a piacere e l'operazione è
piuttosto veloce, anche se può succe-
dere che qualche lettera, battuta duran-
te l'operazione, vada perduta. Altre
opzioni, presenti in questa finestra, so-
no invece di più modesto interesse.
Un'altra interessante chiamata è quel-
la del «Get Info...». Il programma esa-
mina il documento e fornisce il nome
dell'autore. Il numero di volte in cui il
documento è stato redatto o modifica-
to, il numero di battute e la durata delle
sessioni (qualcosa di simile, lo ricorde-
rete. esisteva in MacAuthor), e una se-
rie di informazioni (numero dei caratteri.
delle righe e dei paragrafi) simile a quel-
le di MSWord. Inoltre viene fornito un
valore di leggibilità del documento stes-
so, secondo la regola di Layckok.
Il secondo menu, (editi sebbene ricco
di posizioni, contiene opzioni già ben
note. Degna di nota, tra tutte, è solo la
possibilità di scegliere una crenatura a
piacere tra le lettere.
Il terzo menu, Move, è piuttosto sui
generis, accanto a opzioni ben note, co-
me Goto, Find e Change, ce ne sono di
assolutamente originali, come la possi-
bilità di categorizzare documenti o parte
di essi (possibilità di classificare e iden-
tificare uno specifico tipo di informazio-
ne o un paragrafo avente pani in comu-
ne con altri; un esempio potrebbe es-
sere quello di definire allo stesso modo
o sotto la stessa «classe» I paragrafi
contenenti delle figure, o magari delle
formule o dei simboli); la possibilità non
è peregrina se si pensa alla utilità che
essa ha nella ricerca per la redazione di
tavole dei contenuti o degli autori
Una facility di uso frequente potrebbe
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
223
MACINTOSH
Proposai
81 10 Old Fiolding Rond
Andate, MO 60101
(808) 665-1212
Cantractor'fl Llcenae «84667
Proposai Submlttod To
Bob McCartliy
Address
9111 Parker Ave.
Sheldon, MO 60610
Date of Plana
11-9-90
We heroby submit apecific
Expansion of downstairs bodroom. We wìll remove thè existing south wnll, replace it with a
reinforced wall and and doublo-pane bay window, and match existing fìnishes,
Owner lo prepare exterìoryard for expansion.
We propose heroby lo fumish material and labor— complete in accordance with above
specificati ons, for thè sum of: 8 thousand six hundred and no/100 ($8,600)
Paymenl to be mede as follows:
Cash upon completion. Any balance post due shall bear interest ut thè maximum legai interest rate,
ir any action is nceded to enforco any terms of this contract, thè prevailmg party is entitled to
All molenol Is guoronteed lo be os spodtlod All worlt lo be comoleled In o wotKmonllke monner
occortìlng lo stenderò oroctlcos Any oHerotlon ordevlotion rromobove speci (Icotions
Involvlng extra cosi wlll be execulea only uoon wrltlon order, end will become on extra cnorgo
over end ebove thè esumate All agreomenls contlngent uoon stnxes, occldenls. or deloys
Acceptance Of Proposai The abavo prices, speeificntions, and conditici». uro
salisfactory and are herefay accepted. Birchler Brothers is authorixed to proceed with this work.
Tre esempi di Documenti, tratti Dal Dischetto examples tornito col pacchetto
essere quella della inserzione di citazio-
ni, attraverso cui frasi di uso comune
come per esempio una apertura di let-
tera commerciale o magari una intesta-
zione può essere richiamata con un
semplice tocco di tastiera. Inoltre, in ca-
so di apertura di documenti multipli, è
possibile affiancare o sovrapporre docu-
menti in maniera automatica e ben vi-
sibile (in questo modo si supera in parte
la mancanza, davvero inspiegabile, della
possibilità di assegnare allo stesso do-
cumenti parti diverse della finestra, co-
sa davvero utile in MSWord).
Passiamo, in rapida visione, al menu
successivo. Si tratta di qualcosa di nuo-
vo, non visto altrove; la barra, permette
di manipolare tutto quanto attiene alle
testate (che possono anche essere mul-
tiple per pagina o personalizzate per
ogni paragrafo), E, attraverso questo
menu è possibile accedere a due delle
opzioni più potenti e originali esistenti in
questo programma.
In effetti si tratta di opzioni abbastan-
za simili nel funzionamento e rappre-
sentano. in chiave Full Write Pro, l'equi-
valente di quello che è stato il sogno di
tutti i word processor della prima gene-
razione e che è il fiore all'occhiello di
ogni programma di DTP che si rispetti;
la possibilità di inserire blocchi di testo
o figure in documenti, con scontoma-
mento del testo già esistente. Questa
operazione che in Word è tanto com-
plessa da risultare praticamente inutiliz-
zabile alla maggior parte degli utenti (in
barba ai bellissimi esempi forniti nel
pacchetto), qui è quanto di più intuitivo
esista; come si fa è molto semplice! Si
lancia il comando, che apre una finestra
supplementare; in questa si scrive co-
me se si trattasse di un normale docu-
mento (un opportuno size box determi-
na il formato del riquadro) o si disegna
con una palette di buona fattura (sono
comprese, come dicevamo innanzi, ad-
dirittura le curve di Bezier) e, una volta
esaurito il compito si preleva il tutto e lo
si sistema nel documento dove si de-
sidera. Lo scontornamento e il reflow
del testo esistente è immediato e tota-
le; ma non basta; il riquadro è perso-
nalizzabile m quanto è possibile fissarlo
alla pagina in maniera inamovibile o ag-
ganciarlo a una parte del testo principa-
le in modo che ne segua le vicissitudini
(e i movimenti) a seconda della variazio-
ne del corpo del testo stesso.
Pensate che sia finita'- 1 Neanche per
idea! È possibile autoreferenziare note,
non solo di piè pagina, ma anche biblio-
grafiche e di indice. Che vuol dire au-
toreferenziare 7 Semplice! Quante volte
è capitato di creare note e magari ac-
corgersi che la stessa già esisteva, per
altri motivi? Ecco la pietra filosofale del-
le note! Basta autoreferenziare la chia-
mata e il gioco è fatto, con eliminazione
dei doppioni indesiderati.
Sempre più di corsa, con lo spazio ti-
ranno che incalza. Le ultime quattro
chiamate al menu sono abbastanza no-
te. con formati già visti in altri pacchetti
di editing, Interessante è qui la possi-
bilità di scalare in grigio il corpo dei ca-
ratteri, ovviamente con risultati accetta-
bili solo stampando su LaserWriter. E
qui c'è l'altra grande occasione di par-
lare di certe caratteristiche di tutto ri-
spetto; oltre alle già note opzioni di
stampa di altri WP. vediamo qui la pos-
sibilità di stampare su ambedue le facce
della pagina (vengono stampate prima
le pagine dispari, poi il programma invita
a prendere il blocco dei fogli e a rein-
serirlo nel portafogli per la stampa sul-
l'altro verso.
Altra eccellente possibilità è quella di
definire un disegno di background (ad
esempio un logo da stampare al centro
della pagina in un grigio chiarissimo)
che verrà stampato assieme allo scritto.
Non ci si è dimenticati delle stampanti
ad aghi, con la possibilità di stampa ri-
battuta e non manca infine la possibilità
di setup della pagina stessa attraverso
le classiche barre laterali già viste in
Word,
224
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
MACINTOSH
Quarterly Report
Articulate Designs
Second Quarter • 1990
The Second Quarter of 1990 saw Aniculaie
Designs strengthcning ils posiiion as thè leader
marketing Communications in thè Bay
Area. The most significant evcnt was thè
completion of negotiations with thè
Oakland Rebels, 111 a ncw football fran-
cióse, that will havc Articulate Designs
create thè complete team image for thè
club- logo, uniforma, tickets, and
marketing materials. The S5 million
deal calls for thè Consulting and de-
sign work imo thè mid-1990's.
The company posted profits of $. 1 5
per sharc this quarter, on S244.568 of
revenue. marking thè third quarter in a
aw that profits have been increascd, The
acquisition of PcachTree in thè Founh Quarter
1989 began lo pay dividendi,
as thè in-housc production fa-
cility cut prìnting costs in half.
The company is also pleased lo
welcome Mr. Don Haskins to thè
Board. Mr. Haskins, a native of Los
Angeles, has worked in thè visual arti
tg sets and lighting for theatcr and opera produc-
ing arts in particular, are especially valued.
Ili The Oakland Rebels»
ed by on investment group hended by aventi lai
er professiarul plnyers.
Financial Report
Tycho Table Maker
Abbiamo proceduto tanto in fretta per
avere un po' di spazio da dedicare a un
programma complementare, di questo
titolo, fornito a parte. Si tratta di qual-
cosa di veramente eccellente, del tutto
comparabile con le migliori applicazioni
presenti sul mercato e specificamente
vendute.
Per definizione, Tycho Table Maker è
un tool di presentazione per creare e
modificare tabelle, in una forma per cosi
dire intermedia tra uno spreadsheet e
un database, col vantaggio di avere un
formato estremamente flessibile in mo-
do da poter essere utilizzato diretta-
mente da FullWrite Professional.
Ciononostante sarebbe disonesto far
intendere che Tycho Table Maker è un
manipolatore di numeri o di informazio-
ni. Per questo scopo esistono program-
mi ben più efficienti e produttivi. Tycho
è un «rifinitore» se cosi si può dire, ca-
pace di dare un look accattivante anche
alla più bieca e tetra serie di numeri e
valori, L'uso di TTM è molto semplice e
somiglia molto a quello di Table Maker
tout court, un vecchio programma di
Blue Eyes Softing, una software house
presente sul mercato qualche anno fa.
Accanto al semplice editing di program-
ma esistono una serie di opzioni di rifi-
nitura che permettono di dare un tocco
di raffinatezza al pur buon disegno di ba-
se. Ecco quindi la possibilità di creare
linee di raccordo tra le celle, ombreg-
giature personalizzate, layout di stile di
pagina individuale, possibilità di impor-
tazione da e di esportazione verso pro-
grammi molteplici.
Conclusioni
In un periodo in cui MSWord ha fatto
da padrone (a buon merito) nel campo
del word processing avanzato si sta so-
stituendo, per merito di FullWrite Pro e
di Word Perfect (un altro eccellente
pacchetto di cui parleremo prossima-
mente) un nuovo ambiente di lavoro. Il
pacchetto di Ashton-Tate si presenta
con tutte le carte in regola per divenire
un best-seller; ha dalla sua, per giunge-
re a questo due grandi armi: una serie
di prestazioni superlative e. ancor me-
glio una facilità e piacevolezza d'uso a
dir poco entusiasmante.
Veloce, sicuro grazie alla opzione di
backup, dotato di un glossario e di un
dizionario dei sinonimi eccellente e ve-
locissimo. fornisce prestazioni avvicina-
bili a quelle di PageMaker di qualche ge-
nerazione fa; ma come dicevo lo fa con
eleganza e competenza, come spetta a
un pacchetto di tale linguaggio
MS
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
225
MACINTOSH
eh Raffaello De Masi
Appunti di programmazione
La programmazione del Macintosh
Come forse ricorderete, ta
volta scorsa abbiamo parlato
della disponibilità sul mercato
di pacchetti capaci di creare
ambienti di programmazione
orientati all'oggetto efficienti
e di grande utilità. Tra di essi
lo stato dell'arte è
rappresentato da MPW,
MPW C e Symantec C,
ambienti, tutti e tre. capaci di
fornire un adeguato supporto
per la costruzione di
applicazioni efficienti e ben
disegnate in ottica
dell'interfaccia Mac.
Probabilmente si tratta del
meglio attualmente
disponibile sul mercato e.
fino a poco tempo fa, ognuno
di essi poteva dare punti a
tutto quanto disponibile in
MS-DOS Ma sono davvero
equivalenti, o ognuno di essi
ha qualità (e applicabilità)
particolari?
Le caratteristiche degli ambienti
a confronto
La scelta dell'ambiente è condiziona-
ta. prima di tutto, dalla struttura del
gruppo di programmazione che utiliz-
zerà l'ambiente stesso. Se sulla stessa
applicazione lavorerà più di una perso-
na. MPW C è la scelta obbligata: Think
C sotto questo punto di vista è molto
difficoltoso da utilizzare, Se invece si
tratta del lavoro di una sola persona, o.
al massimo, di due che lavorano in pa-
rallelo. Think C è preferibile.
Ma non è questa l’unica differenza;
nel caso di costruzione di applicazioni
fortemente interattive, MPW C mette a
disposizione tool più efficienti, ma è più
difficile da maneggiare di Think, che è
più «user friend». Quest'ultimo ha una
velocità di compilazione estremamente
alta (fino a 1 00.000 linee al minuto) ma
questa sua facoltà perde molta effica-
cia, ovviamente, se il codice sorgente
presenta pochi bug. Al contrario MPW
C ha a disposizione diverse funzioni di
controllo del codice, che. inevitabilmen-
te. si trasformano in un lieve rallenta-
mento della procedura di compilazione
stessa
A proposito di compilatori
Ambedue i produttori affermano che i
loro compilatori C non sono conformi
agli standard ANSI, e tutti e due forni-
scono una documentata tabella delle
differenze. Accanto a ciò c'è l'estrema
limitatezza delle librerie, piuttosto ridot-
te in ambedue i casi (mancano diverse
funzioni addirittura considerate standard
per un linguaggio C), Questo può por-
tare a diversi problemi in quanto una li-
breria potrebbe non funzionare nel mo-
do che uno si aspetterebbe. Inoltre, co-
sa questa comune a moltissimi linguag-
gi, occorre avere sempre ben in mente
i limiti della notazione in virgola mobile,
specie nei casi in cui è necessaria una
elevata precisione numerica (esemplare
a tal proposito una cenerentola, si fa per
dire, dei linguaggi, lo ZBasic, che può
raggiungere una precisione di ben
20.000 cifre 1 Ancora, ambedue hanno
notazioni numeriche di tipo |int] e [dou-
blé] piuttosto scadenti e, soprattutto,
differenti tra loro. Think C usa una no-
tazione a 16 bit per gli interi, mentre
MPW usa 32 bit; il primo, inoltre, offre
una nuova notazione [extendedl per i
dati del tipo [long doublé]; come se non
bastasse esiste anche una differenza, in
fatto di precisione, per i tipi di dati a pre-
cisione più ampia, in funzione della pre-
senza della cosiddetta unità di precisio-
ne in virgola mobile [FPPU], Questa usa
un formato esteso di rappresentazione
a 96 bit per strutturare la possibilità del
microprocessore 68020 di accedere alle
cosiddette longword. Per ambedue i
compilatori, comunque, occorre settare
delle specifiche opzioni di compilazione
per usare la FPPU; in altri termini la
scelta non è automatica, sebbene il si-
stema operativo Mac abbia la possibili-
tà, autonoma, di riconoscere la presen-
za dell’FPPU.
Esiste ancora una differenza riguardo
alle tecniche di valutazione delle espres-
sioni; Think C converte sempre tutti i
numeri in doppia precisione prima di
eseguire i calcoli (salvo poi ridimensio-
narli alla grandezza primitiva) mentre
MPW converte solo alla più alta delle
precisioni che coinvolgono i numeri.
Questo può portare, per programmi
«number cruncher» a risultati legger-
mente diversi.
Altri problemi, sebbene di più ridotta
entità, possono sorgere dalla manipola-
zione degli array. Ambedue gli ambienti
supportano una completa architettura a
memoria segmentata, usando offset a
16 bit. Il risultato si traduce nella non
portabilità di una applicazione sviluppata
in memoria virtuale che usa grosse ar-
ray statiche, direttamente e senza alcu-
na modifica (ognuno ricorderà quanto
226
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
MACINTOSH
Indirizzi utili
Bowers Development
AppMaker
P.Ó Box 9, Lincoln Center, MA 01773,
(508)369-8175
problematica fosse la manipolazione de-
gli array fino alla invenzione delle archi-
tetture. appunto, a memoria segmenta-
ta).
Il problema è, però più nominale che
reale; per superarlo basta avere l'accor-
tezza, quando si trasporta codice tra ar-
chitetture diverse, di ricordare che, ge-
neralmente, passare all'ambiente Mac
significa migliorare e non peggiorare,
quanto a tool di utilizzo. Il caso più fre-
quente è il trasferimento di codice da
Unix a Mac. che, solo col toolbox, di-
spone di routine, funzioni e librerie ben
più articolate e complete.
Cosa non nuova nella famiglia infor-
matica. anche in questo caso succede
che. una volta scelto un ambiente il pro-
grammatore è portato a considerare l'al-
tro come estraneo al suo modo e sche-
ma di sviluppo. Effettivamente esistono
grosse differenze nel file [include], nei
calcoli in virgola mobile, e nelle chiama-
te al sistema operativo. Uno dei bug, ad
esempio, più interessanti in MPW (solo
fino alla versione 3.0) era uno strano
blocco del compilatore (con generazio-
ne di messaggio d'errore) in corrispon-
denza degli operatori |++| e | — ], pe-
raltro standard anche nel più scassato
dei linguaggi. Sebbene Apple abbia ri-
solto il problema nella versione 3.1 (che
peraltro supera una serie di ulteriori fa-
stidiosi errori), questo portò spesso l'u-
tenza a scartare i prodotti sviluppati con
la versione 3; il motivo è presto detto;
il programmatore, per superare l’impas-
se dell'errore del compilatore, utilizzava
un codice alternativo per la simulazione
degli operatori incriminati, dimenticando
che gli operatori in parola sono tra i più
veloci ed efficienti a disposizione.
Think C comprende infine una sezio-
ne (con relativi operatori) dedicata alla
programmazione orientata all’oggetto.
Questa versione di C è strettamente
conforme agli standard del C++. Esso
dispone, inoltre di un set di librerie dav-
vero raffinato e completo, tanto da rap-
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Holder. Egan & Company
Maclnterface
4148 Spring Hill Road, Midland, MI
48640,
(800)782-9976
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Professional Programmer's Extender
3571 Pheasant Run. #7, Ann Arbor,
MI 48108-2460, (313)971-1118.
MMC AD Systems
McCLint; McCPrint; C Programmer’s
Toolbox
P O Box 360845, Milpitas, CA 95036,
(415)770-0858
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Portland, OR 97201, (503)274-7179
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Think C
10201 Torre Avenue, Cupertino. CA
95014, (600) 441-7234,2
presentare, oggi, un vero cavallo di bat-
taglia nella programmazione OO.
Per entrare nell'ambiente Mac
Se si è davvero interessati a una seria
programmazione del Mac, è II caso di
iscriversi all’APDA, Apple Programmer
Development Association, attraverso
cui è possibile acquistare MPW e MPW
C. usufruire di una continua serie di in-
formazioni e conoscere prodotti e soft-
ware realizzati da terze parti.
Se si desidera divenire un program-
matore Mac, è necessario immediata-
mente saper realizzare una completa ed
efficiente interfaccia Mac. La cosa non
è facile, anzi è estremamente difficile;
ma non disperiamoci per questo. Certo,
se si desidera realizzare tutto da sé,
l'impresa risulta quasi impossibile, vista
l'immane fatica occorrente per la co-
struzione di menu, finestre, dialoghi, e
cosi via. Per fortuna sono disponibili nu-
merose librerie linkabili, che forniscono
(spesso anche a livello di sorgente) la
maggior parte del codice di cui si ha bi-
sogno. Esempi del genere sono Profes-
sional Programmer's Extender (395$) o
Mac Interface (un centinaio di dollari in
meno), che mettono immediatamente a
portata di mano menu, finestre, routine
di stampa e un agevole interfacciamen-
to con Multifinder.
Prototyper e AppMaker vanno ancora
più avanti e rendono il lavoro di gene-
Confronto tra le caratteristiche di rappresentazione Interna
di MPW e Think
Bit
int 32
float 32
doublé 64
doublé ext 80*
THINK C
Bit
int 16
float 32
doublé 64
doublé ext 80*
Minimo Massimo
2.14E-9 2.14E+9
1.5E-45 3.4E+38
5.0E-324 1.7E+308
1.9E-4951 1.1E+4932
Minimo Massimo
-32,768 32,767
1.5E-45 3.4E+38
5.0E-324 1.7E+308
1.9E-4951 1.1E+4932
diviene a 96 bit se viene utilizzata la notazione FPUU.
227
MACINTOSH
razione dei programmi un vero piacere,
attraverso una interfaccia grafica eccel-
lentemente realizzata. Questi CASE
possono poi generare automaticamente
un codice sorgente C necessario per
creare e sviluppare una interfaccia uten-
te personalizzata.
È probabile che a questo punto tutto
sia pronto per l'avvio del lavoro. Prima
di selezionare un metodo, comunque,
per realizzare la propria interfaccia, oc-
corre aver ben chiaro in mente il layout
dell'interfaccia stessa, il suo sviluppo
operativo, e quali primitive d'interfaccia
saranno necessarie, Il Mac ha un certo
numero di primitive già realizzate, tra
cui:
• layout di schermo, con finestre, dia-
loghi, e messaggi di avviso.
• Controlli, come bottoni, edit-text (te-
sto cliccabile, editabile e riselezionabi-
le), icone (sia di sistema che definite
dall'utente), figure, linee rettangolari (a
spigolo acuto e arrotondato, palette,
scrollbar, controllo di risorse, tool diret-
tamente definiti dall'utente e altro.
• Menu, del tipo semplice, gerarchico,
autosrotolantesi, ecc.
Per poter mettere ordine nel preve-
dibile marasma che si genererebbe da
una disponibilità di tal fatta, Apple ha
stabilito una serie di regole che si sup-
pone ogni implementatore debba segui-
re. D'altro canto è proprio il fatto stesso
di adottare le stesse regole che ha de-
terminato la fortuna dell'interfaccia
Mac. Il set principale di queste regole è
contenuto in Inside Macintosh e. co-
munque, in una serie di pubblicazioni
piuttosto diffuse. È infine prassi comu-
ne. una volta realizzata una interfaccia
Mac, di compararla con quella delle ap-
plicazioni piu diffuse (generalmente lo
standard è rappresentato da MacWrite-
MacPamt-MacDraw. Come dicevamo in
precedenza la mancanza di una interfac-
cia nota è un grave freno alla utilizzabi-
lità di una applicazione
Alcuni criteri sulle modalità
di sviluppo di una applicazione
Come in ogni abbinata macchina-lin-
guaggio, ma soprattutto utilizzando il
Mac. ci si rende conto fin dall'inizio che
ci sono diverse maniere per affrontare
un problema.
La notevole flessibilità di programmazio-
ne della macchina potrebbe portare alla
realizzazione di una interfaccia che fun-
ziona bene per un certo probema, ma si
tratta in ogni caso di un rischio, visto
che questa interfaccia particolare, e fuo-
•i standard, potrebbe non essere più
sufficiente e adeguata per una futura re-
ease della stessa applicazione (confes-
Bibliografia
• Macintosh Devetopment Tools & Languages Guidebook 1991 Edition. e
• 4ppie Engineering-Sdentìfic Solutions Guide Winter 1989/90 Pubblicali da Apple Com-
puter. Ine.
• Inside Macintosh Volumes IVI (Addison-Wesley Publlshing Company)
• The Macintosh BiOle. Anhur Naiman. Editor iGoldstem & Blair).
• MacTuiot. Rivista di programmazione mensile dedicata a Macintosh, pubblicata in d>
verse lingue (714)7771255
• Macintosh Buver's Guide o Macintosh Produci R egislry Catalogo quadrimestrale pub-
blicato da Redgate Communications Corporation
• Apple's Programmerà Devetopment Association. (800)2822732.
so di essere caduto vergognosamente
nello stesso errore); ridisegnare l’inter-
faccia daccapo mi è costata una faticac-
cia immane, tanto che alla fine decisi di
lasciar perdere tutto e di ricostruire dac-
capo la finestra completa. Inoltre occor-
re tener presente che la modifica del-
l'ambiente o anche solo del compilatore
potrebbe creare interferenze e problemi
con la particolare interfaccia costruita,
se invece si adottano regole standard di
costruzione, è garantito che ogni nuova
release del linguaggio-ambiente di svi-
luppo supporterà quello precedente
(nessun costruttore sarebbe tanto folle
da abbandonare la struttura di base che
ha adottato per il suo linguaggio)
D'altro canto, oggi, a distanza di sette
anni dalla nascita della macchina, si ha
a disposizione una bibliografia enorme,
e una messe di materiale, anche a li-
vello di codice sorgente, estremamente
articolata. Molto materiale si ritrova sul-
le riviste specializzate (Mac Tutor. Mac
Week, Macintosh Today, MacWorld,
ecc). in letteratura (vedi riferimenti) o ri-
cavandolo dai bulletin board, materiale
che molto spesso è possibile compilare
tal quale o con modeste modifiche; l'a-
nalisi di queste pubblicazioni rappresen-
ta, inoltre, una palestra programmatoria
raffinata, che. oltre a mettere a dispo-
sizione codice compatto e ben fatto, in-
segna regole di vita (programmatoria)
molto utili. Occorre comunque tener
presente che lo standard nel campo dei
codici sorgente è rappresentato da
quello compilabile dalle applicazioni pre-
cedentemente nominate (MPW e Thmk
generalmente sono piuttosto compatibi-
li in termini di compilazione. Aztec C, di
gran lunga l'ambiente più potente inclu-
de quasi tutto compreso nei due pre-
cedenti; altri ambienti potrebbero esse-
re parzialmente incompatibili); almeno
all'inizio, non porsi grandi progetti, co-
me consigliava una volta Guy Kawasaki
sulle pagine di Mac User, volare basso
per non prendere grandi cadute.
Infine un consiglio personale, matura-
to in tanti anni di uso e programmazione
del Mac, inutile illudersi di poter portare
codici scritti per altre macchine in ma-
niera facile e veloce, in barba a tutta la
decantata portabilità permessa da certi
linguaggi, è proprio la presenza dell'in-
terfaccia Mac a costringere a lavoro ta-
lora estenuante per ottenere risultati ap-
pena accettabili, molto meglio utilizzare,
del vecchio programma, il solo algorit-
mo risolutivo e affrontare, ex novo, la
completa programmazione della struttu-
ra di interfaccia (una delle più comples-
se operazioni di programmazione, sem
brerà strano, è proprio quella della rea-
lizzazione di una finestra di input veloce
e facilmente gestibile)
Per concludere
La realizzazione di una interfaccia ve-
ramente efficiente, in Mac, non è nè
semplice né veloce, qualunque sia il lin-
guaggio adottato; abbiamo piu volte no-
minato in queste note il Thmk C e
l'MPW in quanto per una serie di circo-
stanze e per il buon supporto che of-
frono i costruttori, sono oggi divenuti lo
standard de facto dell'ars programma-
torta su Mac. Scomparso ormai dalla
scena il Pascal di Borland (che peraltro
non aveva mai brillato), ci sono ancora
diversi linguaggi da adottare, tra cui il
Prototyper (piu un ambiente che un lin-
guaggio; comunque molto divertente
da esplorare), SmallTalkA/, Spinnaker
Plus, ProGraph e l'eccellente ZBasic.
Ma la cosa più importante, quando si
decide di intraprendere un progetto di
una applicazione é una, forse ovvia: co-
noscere quello che offre la concorrenza.
È inutile scrivere anche una sola linea di
programma, se non si è prima ben si-
curi di cosa si potrà dare di più rispetto
a quello che offre II mercato. Se si è ca-
paci di creare un prodotto significativa-
mente migliore, è ben difficile che la no-
stra applicazione possa avere successo
sul mercato I
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
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Cose DesHiop, Display, olirti 200 wott 'lux" Ut 215 000
Cose DesKtop. Disploy. oirtiv 200 woit ’Bey' Ut 230 000
Cose M'r.Tower. Display, oum. 200 wott lit 252 000
Cose Tower. Display, olim. 200 wott ...Ut 390 C00
Momboo'd 80286 16 Mhz 0 Mb Rom .lit 250 000
Moinboa'd 8C386 sk • 1 6 Mhz 0 Mb Rom lil 780 000
Mornboard 80386sx 20 Mhz 0 Mb Rom Ut 900 000
Momboo'd 80386 25 Mhz 32Rom Coche 0 Mb Rom Ut I 350 000
Momboord 80386 - 33 Mhz 64 Rom Coche 0 Mb RamLìt 1 600.000
floppy D'Ive do 5,25 360 Kb Ut 1 1 8 000
floppy Dnve do 5.25 1 .2 Kd Ut. 1 28 000
floppy Drive do 3,5 720 Kb lit 125 000
floppy Drive do 3,55 1 .44 Mb ..Ut 128000
Controller per cnve- XT e ATFDD 360/' 2/720/1 44 Ut 45 000
Controller per HD XT MFM Ut 78 0C0
Controller per 286/386 mtorlovo 2 I HDC+FDC Ut 115 000
Controller per 286/386 interlove 1 I HDC+FDC lit. 128 000
Control e< per 286/386 ESDI HDC+FDC Ut. 222 000
Controller pei 286/386 Molli/IO interface HD ATBJS
FDC+HDC+2 RS232 Comi e Com2. 1 Porol. ’ Gome Ut 85 000
HD Segate St 1 25 28 ms 20 Mb 3,5 Ut 350 000
HD Sogote Si 1 57/A 28 ms 42 Mb Atbus Ut 425 000
HD Fujitsu 90 Mb ATBUS Ut. 930 000
HD Foii'su 136 Mb ATBUS Ut 1 .300 000
HD Fumisi; 182 Mb ATBUS Ut 1.630 000
HD Corner 40 Mb ATBUS Ut. 390.000
HD Quontum 5? Mb ATB'JS Ut. 630 000
HD Moxtor 80 Mb ATBUS Ut 690 000
HD Corner ! 20 Mb ATBUS Ut 840 000
HD Quontum 2 10 Mb ATBUS lil 1 900.000
50 Mb CCSI Quantum Lit. 680 000
80 Mb SCSI Quontum Lit 850 000
1 05 Mb SCSI Quantum Ut. 1.11 7.000
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L
1
J
ATARI ST
Spectre GCR 3*0
L’integrazione ST-Mac continua
eh Vincenzo Fplcnrelli
Specire 128 ed i suoi
antenati, hanno recitato sin
dalla loro prima uscita I Magic
Sac), il ruolo di gadget
fantasiosi, ma poco
professionali.
La versione GCR (in grado di
leggere e scrivere dischi in
formato MAC) ed in
particolare la 3 . 0 .
rappresentano una svolta non
solo per il raggiunto grado di
affidabilità, ma soprattutto
per il nuovo approccio
adottato r integrazione
ST-MAC
Presentazione
La confezione del pacchetto software
Spectre (messoci a disposizione dalla
PCC Computer House di Roma) è estre-
mamente sobria sia nel confezionamen-
to che nella voluminosità del contenuto.
Oltre al manuale e ad un addendum
sono presenti, nello stesso contenitore
plastico, la cartuccia per la porta ROM,
il cavo di collegamento al secondo disk
drive ed Infine due floppy contenenti il
software di emulazione ed alcuni pro-
grammi di pubblico dominio per am-
biente MAC.
Il manuale di Spectre fin lingua ingle-
se), a differenza della stragrande mag-
gioranza dei manuali software, ha
un'impostazione editoriale estrema-
mente discorsiva tant'è che le 150 pa-
gine. che lo compongono, si leggono
tutte d'un fiato.
Questo risultato é stato ottenuto de-
scrivendo le potenzialità del programma
attraverso le difficoltà che l'autore, l'or-
mai noto David Small, ha incontrato nel-
lo sviluppo del prodotto.
Succede cosi che la lettura del ma-
nuale pone l'utente non solo nelle con-
dizioni di conoscere le funzionalità del
programma, ma soprattutto di capire
cosa c'è dietro, in termini di impegno e
trovate geniali, l'imperscrutabile codice
in esecuzione.
Poiché al momento dell'uscita dell’ad-
dendum per la versione 3.0, non era
stato testato il funzionamento sul nuovo
TT a 32 MHz, nel disco di programma
c'è un lungo file READ, ME che aggiorna
completamente la manualistica scritta.
Nella cartridge, inclusa nella confezio-
ne, non sono presenti protezioni o cir-
cuiti m grado di ricostruire chissà quale
risorsa del MAC. molto più semplice-
mente sono presenti i due chip ROM da
128 K complessivi contenenti il S.O.
(ovvero le routine di gestione del suono
della grafica dei floppy ecc .l, e l'elet-
tronica per la gestione del drive ST nella
modalità GCR (Group Code Recording)
tipica del MAC.
Impostazione del programma
Lo scopo che si era prefissato D
Small nel creare Magic Sac era quello di
veder girare su un ben più abbordabile,
in termini di prezzo. ST il software di-
sponibile su MAC.
Nonostante l'estrema precarietà delle
prime versioni il prodotto ha sempre ri-
scosso successo ed attualmente Spe-
ctre GCR può essere considerato a ra-
gione un completo ambiente operativo.
Non è infatti assolutamente improba-
bile vedere tipografie o studi grafici che
con inventiva hanno trovato una perfet-
ta integrazione tra i prodotti di punta per
ST e quelli per MAC.
A rendere possibile tutto ciò ha avuto
un ruolo essenziale la somiglianza hard
ware tra l'architettura ST e quella MAC
In realtà le differenze sono notevoli, ma
l'uso dello stesso microprocessore da
parte dì entrambe le macchine e la pre-
senza di una modalità video monocro-
matica digitale, hanno permesso di ri
solvere gran parte dei problemi irrisol-
vibili, via software, ad esempio nella
emulazione dei sistemi MS DOS
L'arrivo del TT ha aperto la strada ad
una integrazione ancora maggiore Infat-
ti sono disponibili nella nuova architet-
tura numerose risorse (come gli hard di-
sk SCSI, la presa lan RS422, il chip so-
noro in PCM, una alta risoluzione a co-
lori) che renderanno ancora più interco-
municanti i mondi ST e MAC.
Installazione
Per un affidabile uso dell'emulatore e
necessaria una corretta impostazione
Spectre GCR 3.0
Distributore:
Eurosoft s.n.c. ■ Via dei Romito lDr
5013-1 Firenze
Prozio L 650.000 - IVA
230
MCmicrocomputer n t08 - giugno 199’
ATARI ST
attraverso il programma SPECTRE PRG.
Attraverso la voce MEMORY è pos-
sibile settare l'ammontare di RAM di-
sponibile. Il programma, comunque, ri-
conosce automaticamente il limite di
memoria massimo, Nel menu, anche se
non selezionabili, sono disponibili sele-
zioni di memoria fino a 12 Mbyte. Tale
livello può essere raggiunto sia espan-
dendo un TT che installando schede di
espansione supportate da Spectre co-
me la 68030 SST di produzione Gadgets
by Small.
Nel menu PRINTER sono presenti le
varie porte di uscita per i dati di stampa.
Il default è su PARALLEL. Ciò significa
che può tranquillamente essere utilizza-
ta una FX 80 compatibile,
Oltre alla stampa su parallela è dispo-
nibile la stampa su seriale e su SLM
804 in emulazione Image Writer. Una
quarta opzione è disponibile soltanto ac-
quistando un utilissimo accessorio pro-
dotto sempre dalla Gadget: il MegaTalk.
Grazie ad esso sarà disponibile su un
semplice Mega ST una porta seriale
MAC, una porta AppleTalk, una porta
SCSI ed una porta MIDI tutte perfetta-
mente compatibili con le periferiche
MAC.
Disponendo di questa scheda risulte-
ranno inutili le porte di I/O delI'ST e per
evitare conflitti di accesso ed inevitabili
crash dovranno essere disabilitate le
precedenti voci PARALLEL, SERIAL ed
SLM804.
PARTITIONS indica il nome delle par-
tizioni MAC su disco, Sono disponibili fi-
no a 16 partizioni ognuna delle quali as-
sociabile ad un tasto funzione (eventual-
mente in combinazione con lo shift).
Quando si hanno più partizioni si può
scegliere la partizione di boot senza se-
lezionarla anticipatamente premendo il
corrispondente tasto funzione quando
sul video compare l'icona del disco con
il punto interrogativo lampeggiante
Nel menu HARD DISK sono contenuti
gli strumenti per partizionare e format-
tare un hard disk ACSI. Sfortunatamen-
te non sono ancora disponibili i driver
per gestire gli hard disk SCSI interni ed
esterni del TT L'opzione TURBO SCSI
non va interpretata come accelerazione
del troughput dati verso l'hard disk, es-
sa indica soltanto che la comunicazione
con il tradizionale ACSI Megafile in
emulazione hard disk SCSI può avvenire
a velocità normale e non rallentata (co-
me pretendevano le precedenti versioni
di Spectre)!
Per gestire, un disco in formato Spe-
ctre (non MACH, sono disponibili una
serie di comandi nel menu FLOPPY DI-
SK. Tra l'altro in questo è presente l'o-
pzione DETECT DISK INSERTION per il
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
231
ATARI ST
controllo automatico della presenza di
un floppy disk attraverso l’uso della pro-
tezione del floppy.
Anche se non specificato nel suddet-
to menu, la versione 3.0 permette la let-
tura dei dischi Aladin.
L'ultimo menu disponibile in Spectre
è OPTIONS, Oltre alla possibilità di at-
tivare e disattivare l'emulazione del suo-
no senza far uso delle nuove risorse del
TT è disponibile un Help on line per gli
inesperti e tre nuove opzioni valide per
il TT: «Instruction Cachmg», «Data Ca-
ching with Write Allocate», «Burst Mo-
de».
Un dump vi
dpi su SL
Ottenuto i
Spectre riconosce automaticamente
la presenza di 68030 e quindi di una ca-
che memory ed una CPU, quindi po-
trebbe immediatamente attivare tali
opzioni, sfortunatamente non tutto il so-
ftware le sopporta e quando non si han-
no miglioramenti in velocità è probabile
che sì abbiano dei crash!
Utilizzando Spectre-Mac...
Per coloro che normalmente dispon-
gono sul proprio hard disk di una parti-
zione Mac non c'è molto da fare se non
dare subito il via alla ricerca dei bug fi-
nalmente scomparsi. Per coloro che ac-
quistano Spectre per la prima volta è
necessario riservare una partizione del-
l’hard disk al system/finder ed ai pro-
grammi per MAC Non è assolutamente
Stampa PostScript di un lite di MimCad 30
consigliato l'uso dell'ambiente MAC
senza hard diskl
La prova di Spectre 3.0 è stata effet-
tuata su di un TT030 dotato di 4 Mbyte
di Ram, hard disk SCSI interno da 40
Mbyte, hard disk ACSI esterno
Megafile60 e con entrambi i monitor sia
a colori (PTC1426) che monocromatico
19" (Moniterm TTM194).
Il finder consigliato è il 6.0.5.
Una piacevole sorpresa per gli utenti
piu raffinati proviene dall'elevato con-
trollo che si può ottenere sui parametri
dell'emulazione attraverso la tastiera.
Ad esempio se in configurazione si è
fissata come stampante la SLM804 in
emulazione Image Writer e si ha biso-
gno della laser per stampare un dump a
300 dpi è sufficiente premere Ctrl-F6 e
successivamente Ctrl-FIO. Le combina-
Stampa su SLM804 in emulazione imegeWnter
zioni dì tasti comprendono sempre quel-
li funzione che, non presentì sul Mac.
sono perfettamente sfruttabili in emu-
lazione.
L'aumento delle prestazioni è stato
osservato immediatamente nell'uso del
software grafico come nel caso dì Ado-
be lllustrator e Quark XPress. L'uso del
19" monocromatico, che non pochi pro-
blemi creava sui Mega, è assolutamen-
te affascinante sia per la precisione con
cui può essere sviluppato un lavoro che
per la velocità di tracciamento.
Anche se non è stato possibile veri-
ficarlo direttamente, un sicuro incre-
mento di prestazioni dovrebbe avere
tutto il software per CAD. Questo per-
ché il 68882 integrato nel TT è ora per-
fettamente visibile nell'ambiente Mac
L'uso dei wordprocessor può creare
problemi a causa della non totale com-
patibilità tra la tastiera italianizzata del
TT e quella italianizzata del Mac. Biso-
gna comunque ammettere che è pos-
sibile configurare ad hoc il layout della
tastiera editando un file testo. È molto
probabile che questo problema venga ri-
solto direttamente dal distributore italia-
no.
Nel caso dei programmi di painting
(Photoshop) il ritocco delle immagini e
molto rapido e sul TTM194 è possibile
studiare l'immagine nei dettagli
L'unico foglio elettronico provato ap-
partiene all'integrato Works. La velocità
di ricalcolo è senza dubbio la più elevata
vista su un PC. Certamente superiore a
quella di LDW Power sullo stesso TT
(per di più LDW Power non digerisce il
19").
I programmi musicali risentono anco-
ra pesantemente delle limitazioni har-
dware delI'ST e non sembrano avvertire
miglioramenti dai nuovi chip sonori del
TT.
C'è comunque da evidenziare, sul
fronte sonoro, un «bug fix» relativo alla
gestione del Sound Manager introdotto
con il System 6,0. Attualmente sono
emulati, con le ovvie limitazioni, tutti i
suoni previsti. Non si è costretti a su-
bire crash o rallentamenti eccessivi per
Prova di stampa con ImageWi
Prova di stampa con
(ATM attivo)
Prova di stampi
su SLM804(A1
Pmm
232
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
ATARI ST
Compatibilità software per l'Atari TT
di Renato Marras
Premesso che la compatibilita del soft-
ware ST sul TT si e dimostrata in linea ge-
nerale buona (in considerazione della diver-
sa architettura e del diverso microproces-
sore) bisogna fare una distinzione tra com-
patibilità in ambiente TT puro (nelle risolu-
zioni grafiche bassa, media e alta TT) e
compatibilità in ambiente emulato ST (nelle
risoluzioni grafiche bassa, media e alta ST).
In ambiente emulato ST la compatibilità
si è dimostrata alta soprattutto per pro-
grammi professionali in quanto program-
mati ad un livello più alto, cioè senza fare
accessi troppo vicini all'hardware della
macchina, in ambiente TT puro (cioè for-
zando programmi sviluppati sulle risoluzioni
grafiche delI'ST a gestire le pagine grafiche
maggiori delle risoluzioni TT) si hanno al-
cuni problemi.
Bisogna comunque precisare che i pro-
grammi che danno problemi sul TT sono
stati sviluppati non pensando minimamen-
te a quest'ultimo, e che per i programma-
tori dei pacchetti più importanti non sarà
difficile fare nelle successive versioni dei
loro programmi quelle piccole (in genere)
modifiche che rendano il software compa-
tibile con l'ambiente TT.
Ed ecco ora un elenco di qualche softwa-
re che gira In ambiente TT puro (e quindi
anche in ambiente ST emulato), o solo in
ambiente ST emulato, oppure che non c'è
verso di farlo girare:
Software funzionante in ambiente TT
(e quindi ST emulato)
— Fleet Street publisher 3.0
— Knife ST
— Arcshell
— Hard disk toolkit
— Ultrascript
— Hippo ramdisk
— Stad 1.3+
— Superbase professional 3.01
— Script 1 0
— Word up 2.0
— Touch Up 1.56
— Scarabus 2.0
— Neodesk 3 0
Software funzionante solo in ambiente
emulato ST
— Multidesk 2.0
— Font kit + 3.0
— Retouch
— Color burst II
— Page Stream 1.8
— TMS Vector 2.10
— Flight simulator II
— ST Krack
— Super break out
— Buggy boy
— The Pawn
— Defender of thè crown
— I passeggeri del vento
Software che non gira in nessuna
risoluzione
— Harlekm
— Gdos (e Gdos+ 1 .3)
— Twist
— Revolver
— Protos
— Universal file selector II
— Multifile
— Hotwire
— Turbo ST 1.6
— Cyber Paint 2.1
— Draw 3;0
— Pc ditto 3.64
— Barbarian
il piacere di ascoltare qualche beep o
qualche Cling Klang.
Con la MegaTalk (sembra quasi la Pa-
nacea di Spectre), non si hanno limita-
zioni sonore ed è utilizzabile il software
MIDI. Con questo gadget aggiuntivo è
dunque possibile ascoltare tutto il reper-
torio di «versacci» del MAC.
L'impressione, avvertibile costante-
mente, durante tutte le prove è un au-
mento generale delle prestazioni che ri-
sulta proporzionalmente maggiore nel-
l'accoppiata Spectre-Mac di quanto non
lo sia il vecchio software TOS su TTI
La Stampa
Prima dell'uscita della versione GCR
di Spectre il problema maggiore dell'e-
mulazione Mac era la lettura/scnttura di-
retta dei floppy, attualmente il limite più
grande è la stampa di qualità su dispo-
sitivi quali laser PostScript e fotounità
Tale limitazione ha avuto, almeno fi-
nora. almeno tre giustificazioni, la prima
fa riferimento all'Impossibilità di sfrutta-
re in modo diretto la SLM804 come
stampante PostScript, la seconda è la
mancanza di un diretto interfacciamento
con le stampanti laser Apple LaserWri-
ter, la terza è la mancanza di opportuni
driver per le stampanti laser HP com-
patibili.
Chiaramente grazie alla presenza di
un ottimo driver (da selezionare nel pan-
nello di scelta delle risorse) per FX 80
non ci sono problemi con stampanti ad
aghi
Per coloro che possiedono una stam-
pante laser SLM804 possono ottenere
in maniera diretta l’emulazione della
Image Writer (stampante grafica ad
aghi) oppure un dump screen a 300 dpi.
Volendo stampare in postscript è ne-
cessario sfruttare Ultrascript. Come ben
noto quest'ultimo è un programma che
funziona sotto TOS e permette la stam-
pa su laser Alari di un file PostScript.
Per ottenere il file postscript della pa-
gina stampata è sufficiente selezionare
nel pannello delle risorse la LaserWriter
NT e premere Ctrl-K dopo aver dato il
via alla stampa. L'output viene ridiretto
sul disco ed a fine stampa compare sul-
la directory corrente il file PostScriptO.
A questo punto basta trasferire tale file
sotto TOS e stampare con Ultrascript.
Finora tale trasferimento e stato reso
artificioso dalla necessità di utilizzare un
floppy formattato MFS (con il DCFor-
matter) come appoggio per il program-
ma Transverter, incapace di trasferire
direttamente i dati all'interno dell’hard
disk.
La versione 3.0 di Spectre riduce i
tempi di questa operazione rendendo
inutile sia il disco MFS che il Transver-
ter Questo perché si possono sfruttare
le nuove risorse tipo File Exchange e
quindi scnvere il file PostScript diretta-
mente su disco DOS e quindi TOS.
Per i possessori di una stampante la-
ser PostScript con ingresso seriale, la
stupenda novità è la completa funziona-
lità del driver Async LaserWriter che via
seriale permette il collegamento in linea
tra Mac e la stampante.
Integrazione in rete
L'ambizioso obiettivo che un atarista
vuole raggiungere acquistando Spectre
3.0 è una integrazione quanto più spinta
possibile tra le risorse ST e le risorse
MAC.
Cosa meglio di un collegamento in re-
te può rappresentare una significativa
integrazione!?
Le attuali reti per Mac sfruttano un'in-
terfaccia molto simile a quella disponì-
bile sul TT. Anche se tuttora non dispo-
nibile c’è da aspettarsi per le prossime
versioni di Spectre lo sfruttamento di
questa nuova risorsa Attualmente gra-
zie alla scheda MegaTalk di produzione
Gadget (ancora non disponibile in Italia),
è possibile allacciarsi direttamente ad
una rete AppleTalk o compatibile e
sfruttarne tutte le risorse condivise.
In realtà la scheda Megatalk è estre-
mamente versatile e permette il colle-
gamento di hard disk SCSI esterni, di
CD Laser, e di scanner (Logitech!?).
Conclusioni
Come detto all'inizio dell’articolo,
scommettere sul futuro di un prodotto
come Magic Sac qualche anno fa era si-
curamente azzardato, ma oggi si assiste
all'incredibile risultato di vedere girare
sul nuovo TT con maggiore affidabilità il
software Mac che il software per ST.
È fin troppo facile, oggi, pronosticare
ad ogni versione di Spectre un grande
successo!
«e
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
233
TEMPO
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AMIGA
Hand Scanner Golden Image JS-105-1M
+Touch-Up
di Andrea Suatom
I I tempo passa ed Amiga si appresta
a compiere il suo settimo complean-
no. Fin dal 1985. anno in cui usci l'or-
mai anziano ma tuttora valido 1000, l'A-
miga é stata oggetto di attenzione da
parte del pubblico soprattutto per le sue
caratteristiche particolarmente versate
nel campo del Desktop Video lanche se
probabilmente tale neologismo non era
stato ancora coniato I tanto che è riusci-
ta a ritagliarsi un suo spazio ben defi-
nito. a tutt’oggi difficilmente intaccabile,
nel campo della post-produzione video,
non mancando di fare delle piccole ap-
parizioni anche in casa della RAI. Il par-
co macchine di oltre due milioni di Ami-
ga installate in tutto il mondo, come ri-
vela l'ultimo rapporto vendite della
Commodore, ha sicuramente invogliato
le case produttrici di software a non
soffermarsi solo su questo particolare
aspetto, ma a soddisfare le più dispa-
rate esigenze di mercato inondandolo di
programmi di sempre crescente qualità
ed affidabilità, specialmente in questi ul-
timi tre anni
Prova ne è il fatto che ormai anche
Hand Scanner Golden Imago JS-105-1M +
Touch-Up
Costruttore (scanner):
Jin Tech Electronics Corp. 3FL.
No. 40 Lene 165
U-san Si . Nei Hu
Taipei. Taiwan . R.O.C.
Tel. 18861 2-7962377
Costruttore (Touch-Up):
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200 S. 333rd Si. - Suite 220
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Tel. 12061 838-4677
Distributore:
Armonia Computers s.r.l,
Via Conegliano, 33
31058 Susegana (TVI
Tel. 0437/435010
Prezzo (IVA esclusali L. 550.000
Amiga dispone di un certo numero di
programmi di qualità per il Desktop Pu-
blishing in grado di competere con gli
applicativi di questo tipo disponibili per
altre piattaforme (Macintosh, PC. Atari)
tra cui spicca sicuramente Professional
Page, il problema con questo tipo di
programmi semmai risiedeva nel fatto
che fino a un anno fa non esistevano
scanner per Amiga, perifenche neces-
sarie per la digitalizzazione delle imma-
gini da importare nel nostro programma
di DTP, La situazione per fortuna è cam-
biata. anche se le maggion case produt-
trici del settore continuano per adesso
ad ignorare l’esistenza del modello di
punta della Commodore, ed eccoci
quindi alla prova di un hand scanner per
Amiga.
Descrizione
La confezione contenente sia ('hard-
ware sia il software di gestione dello
scanner si presenta bene. All'interno
della scatola di cartone, piuttosto robu-
sta. troviamo lo scanner, l'interfaccia
per collegarlo all’Amiga, due manuali,
uno per lo scanner e uno per II software
Touch-Up, un busta sigillata contenente
il floppy con il software e l'alimentatore,
il tutto ben suddiviso in scompartì di
gommapiuma, il che garantisce un'ade-
guata protezione contro urti accidentali
durante il trasporto.
L'interfaccia per la connessione dello
scanner all'Amiga è una scatoletta di
plastica sulla quale sono presenti due
prese, una a pipetta cui va connesso l'a-
SCANN®
Thtich-Uo
'Rxjchlp
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AMIGA
Figura I ■ Lo schermo maiale del software Touch-Uo Idip editori Già dalla Ioni e dal tipo di
requester il programma tradisce m parte la sua provenienza da! mondo Alan ST
limentatore in dotazione, l'altra di tipo
Mini-DIN cui va connesso lo scanner. La
connessione con il computer avviene
tramite un connettore Cannon a 25 poli
che deve essere inserito sulla porta pa-
rallela di Amiga; essendo questo un
connettore maschio, i possessori dei
modelli 500, 2000 e 3000 non incontre-
ranno alcun problema, mentre i posses-
sori di Amiga 1 000 dovranno procurarsi
un gender changer. Purtroppo, come
spesso abbiamo avuto modo di riscon-
trare in casi analoghi, il connettore Can-
non non è del tipo passante, quindi bi-
sogna rassegnarsi all'idea di staccare il
cavo della nostra stampante, se dotata
di interfaccia parallela, ogni qual volta in-
tendiamo utilizzare lo scanner, a meno
che non ci muniamo di uno di quei com-
mutatori che permettono la selezione di
piu periferiche senza dover staccare e
riattaccare in continuazione i cavi. Altro
piccolo neo e la lunghezza del cavo in-
tercorrente tra l’interfaccia e il connet-
tore: appena 17 centimetri, veramente
pochi per un comodo posizionamento
dell'interfaccia, il che può creare qual-
che problema, per altro risolvibile, ai
possessori di Amiga 2000 e 3000
L'installazione del software non pone
invece alcun problema, essendo di una
semplicità estrema. Se non disponete
di un hard disk, tutto quello che dovete
fare è una copia di sicurezza del di-
schetto originale e quindi lanciare l’ap-
plicazione Instali— Fonts che provve-
der a copiare il font TuFont nella dire-
ctory Fonts del vostro dischetto Work-
bench; a questo punto potete lanciare
normalmente il programma di controllo
dello scanner. I possessori di hard disk,
invece, oltre ad installare la font con il
metodo appena descritto, dovranno an-
che copiare il drawer contenente tutto il
software di gestione in una directory
qualsiasi.
È opportuno precisare che per far
funzionare lo scanner e relativo softwa-
re occorre un kickstart versione 1.2 o
successiva, raccomandazione presso-
ché inutile in quanto ormai nessuno uti-
lizza più la versione 1.1, ed almeno un
megabyte di memoria, dato che il solo
programma di gestione occupa circa
360 K. I possessori di Amiga 500 non
espansi pertanto provvedano ad aumen-
tare la memoria dei loro sistemi prima
di effettuare l'acquisto di questo scan-
ner.
Lo scanner
L'aspetto dell’Hand Scanner Golden
Image non si discosta da quello di pro-
dotti similari, come visibile nella foto di
apertura, Le caratteristiche di questo
scanner sono di tutto rispetto: una ri-
soluzione selezionabile tra 100, 200,
300 e 400 punti per pollice, una risolu-
zione video oscillante tra i 413 e i 1654
punti, una larghezza massima di scan-
sione pari a 105 millimetri e una lun-
ghezza massima di scansione che può
variare tra 5 e 35 centimetri, a seconda
della risoluzione scelta e della quantità
di memoria che viene messa a disposi-
zione del programma.
A differenza del cavo di collegamento
dell'interfaccia, quello dello scanner è
molto lungo, poco meno di due metri, e
quindi non presenta la scomodità d'uso
del primo.
Osservando l'hand scanner, troviamo
alla sua sinistra il pulsante per attivare II
processo di scansione, quindi un selet-
tore a 4 posizioni per scegliere la scan-
sione in modo testo o le tre possibili
scansioni utilizzando vari livelli di grigi,
utili quando si vogliono digitalizzare im-
magini. Sul lato destro troviamo invece
un potenziometro per la regolazione del
contrasto e un altro selettore per la
scelta delle 4 possibili risoluzioni Infine,
sul lato superiore è presente, oltre alla
finestra che permette di vedere il sog-
getto da digitalizzare, un led la cui fun-
zione principale è quella di controllare la
velocità di scansione.
Essendo lo scanner di tipo manuale,
l'hardware ci segnala quando stiamo
muovendo lo scanner troppo veloce-
mente facendo lampeggiare il led quan-
do ci si avvicina alla velocità limite am-
messa: maggiore è la risoluzione pre-
scelta, minore deve essere la velocità di
scansione. Nel caso il led si spenga du-
rante una scansione, occorrerà ripetere
l'operazione dall’inizio, dato che una si-
tuazione del genere indica la perdita di
dati.
Come avviene per tutti gli scanner
manuali, la qualità dell'immagine digita-
lizzata dipende da due fattori principali,
oltre alla già citata velocita di scansione,
che deve essere il più costante possi-
bile: seguire delle traiettorie il piu lìnean
possibili e cercare di riprodurre preferi-
bilmente Immagini in bianco e nero, in
quanto i colori non sono mai facilmente
riproducibili da periferiche di questo ti-
po. Mentre il secondo fattore dipende
esclusivamente da ciò che intendiamo
digitalizzare, per il primo possiamo aiu-
tarci con un oggetto che ci faccia da
guida, ad esempio con un libro, badan-
do a posizionare correttamente lo scan-
ner fin dall'inizio della scansione.
Le quattro modalità di scansione per-
mettono di selezionare l'utilizzo o meno
delle retinature; se vogliamo digitalizza-
re un testo oppure un disegno esclusi-
vamente in bianco e nero, cioè senza
gngi. allora occorre scegliere la modalità
lesto, che disabilita la retinatura. Se in-
vece dobbiamo digitalizzare un'immagi-
ne a colori o meglio ancora una in bian-
co e nero è consigliabile selezionare
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MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
AMIGA
una delle rimanenti tre modalità che abi-
litano la retinatura. permettendo la crea-
zione di livelli di grigi nell'Immagine di-
gitalizzata.
Touch-Up
Il software di gestione dell'hand scan-
ner e stato creato dalla Migraph e bi-
sogna subito dire che le sue caratteri-
stiche non si fermano alla semplice di-
gitalizzazione dell'immagine, ma vanno
oltre mettendo a disposizione dell'uten-
te un insieme di tool per la manipola-
zione e la creazione di disegni monocro-
matici, ovvero con un solo bitplane, ol-
tre ad avere numerose opzioni in fase di
salvataggio dell'immagine stessa. Ma
andiamo con ordine.
Installato il softwa con la procedura
descritta in precedenza, il programma
T iuch-Up. una volta lanciato, apre una
lestra sullo schermo del Workbench
j. 1 ), la quale visualizza alla sua sim-
a un insieme di icone logicamente
fdivise in tre gruppi. Partendo dall'al-
primo gruppo di tre icone ci per-
ite di scegliere di lavorare con il
mt editor, con il clip editor oppure con
scan editor: con il primo possiamo
elaborare un disegno pre-esistente o
crearne uno nuovo, con il secondo pos-
siamo eseguire le operazioni standard di
cropping e composizione delle immagini
(il programma, appena lanciato, selezio-
na questo editor di default), mentre con
il terzo possiamo digitalizzare un'imma-
gine. Il programma tradisce in parte la
sua provenienza dall'ambiente grafico
GEM utilizzato su Atari ST sia per il tipo
'!i font e menu sia per alcuni requester
alizzati dal programma, tipici di que-
st'interfaccia grafica; al di là del look
non completamente amighevole, co-
munque, la trasposizione su Amiga è
comunque molto buona e in pratica l'in-
terfaccia utente rimane quella standard
a cui gli utenti della macchina Commo-
dore sono abituati. Il secondo gruppo di
icone varia invece a seconda deU'editor
prescelto; se siamo nel paint editor (fig.
2) abbiamo a disposizione un set di ico-
ne per selezionare tool classici quali il
disegno di cerchi, ellissi, quadrati e ret-
tangoli, il riempimento di aree chiuse
con retinature di vario tipo, con in più la
possibilità di disegnare curve di Bezier e
B-Spline. Non mancano ovviamente le
classiche operazioni di cut & paste né la
possibilità di definirsi un pennello a pro-
prio piacimento: in generale possiamo
dire che la velocità di rendering è ele-
vata. anche su macchine che utilizzano
il semplice 68000 a 7 MHz. grazie al fat-
to che l'editor lavora su un solo bitplane
e soprattutto grazie al blitter, che qui
sembra sfruttato a dovere.
Spostandoci nel clip editor, l'insieme
di icone presenti nel secondo gruppo ci
permette di operare con degli effetti
speciali su un disegno pre-esistente o di
crearne uno nuovo partendo da una se-
rie di immagini salvate su disco. Le ope-
razioni che riguardano la manipolazione
dell'immagine sono quelle relative al
flipping (ribaltamento) rispetto all'asse
orizzontale oppure a quello verticale, la
distorsione, il mirroring e la rotazione, il
tutto effettuabile su un'area definita dal-
l'utente chiamata, per l'appunto, clip
area. Il programma mostra uno dei suoi
punti di forza nel salvataggio delle im-
magini: infatti, oltre al normale formato
IFF ILBM, lo standard di Amiga, è pos-
sibile salvare un'immagine in un'ampia
scelta di formati quali:
IMG 1GEM per Atan ST)
PCX (Paintbrush per PC)
EPSF lEncapsulated PostScriptl
MAC (MacPaint pei Macintosh!
PI3 (Oegas per Alari SU
UFF {compresso e non. Motorola o Intel)
GIF (CompuServe per vane macchine)
e in più il formato Printmaster, in due
larghezze differenti. Ovviamente i file
che possono essere salvati sono tutti
monocromatici, tuttavia, come vedre-
mo più avanti, è possibile salvare anche
file IFF con 64 livelli di grigi. Il program-
ma permette anche di caricare file me-
morizzati in alcuni dei formati sopra
elencati e lo fa dando la possibilità di
specificare un'area (la clip area) in cui
caricare l'immagine, nonché l'adatta-
mento o meno delle dimensioni del di-
segno da caricare rispetto a quelle della
clip area, in modo da rispettare o meno
le proporzioni dell'immagine. In questo
modo è possibile effettuare delle com-
posizioni di disegni (che qui dovremmo
più propriamente chiamare clip) ed uni-
re, per esempio, immagini digitalizzate a
strisce aumentando così di fatto la lar-
ghezza massima di scansione.
In ultimo, ma nel nostro caso è il più
importante, abbiamo lo scan editor.
Mentre gli altri due editor non necessi-
tano che lo scanner sia collegato all'A-
miga, in questo caso è invece neces-
sario. Prima di effettuare una scansione
dobbiamo comunicare al programma i
parametri con cui vogliamo farlo, che
sono la risoluzione e la lunghezza. An-
che se ci dimentichiamo di farlo, il pro-
gramma provvederà automaticamente a
richiederceli al momento in cui voglia-
mo iniziare la scansione. La scelta di tali
parametri avviene tramite un requester
nel quale il programma provvederà ad
interrogare lo scanner riguardo la posi-
zione corrente del selettore della riso-
luzione e a visualizzarne il valore in un
apposito gadget; se il valore non è quel-
lo voluto, basterà semplicemente spo-
stare il selettore dello scanner nella po-
sizione desiderata e cliecare nel gadget
MCmtcrocomputer n. 108 - giugno 1991
237
AMIGA
Figura 3 - Lo scan editor di Touch-Up. Il volto di donna mostrato e stato digitalizzato a partire
da una loto a colon | quindi il caso peggiore) con una ratinatura (Ine e una risoluzione di 200 dpi .
Anche se sul video l'immagine appare monocromatica. lt programma ha memorizzato i &t livelli
di grigi messi a disposizione da Touch-Up Questi saranno visibili tramite un image Viewer qual-
siasi una volta salvato il (ile in formato IFF
per vedere apparire il valore corretto.
Sotto a questo gadget ve ne sono altri
due per la selezione della larghezza del-
l'Immagine da digitalizzare, che può es-
sere quella massima consentita oppure
la sua metà, e quindi, scendendo anco-
ra, altri 6 gadget, ognuno con un valore
prefissato, che servono a specificare la
lunghezza massima di scansione. I va-
lori sono espressi in pollici, ma tramite
altri due gadget, presentì nello stesso
requester, è possibile selezionare il si-
stema metrico decimale; se alcuni gad-
get rimangono inattivi, ovvero non sono
selezionabili, vuol dire che non abbiamo
messo a disposizione del programma
abbastanza memoria oppure che tale
memoria non è presente nel nostro si-
stema.
Una volta impostati questi parametri,
dobbiamo provvedere a selezionare gli
altri due, la retinatura e il contrasto,
agendo sugli appositi controlli dello
scanner. A questo punto possiamo sce-
gliere se digitalizzare l'immagine occu-
pando l'intera area messa a disposizio-
ne al programma oppure se specificare
una clip area limitando a questa il pro-
cesso di scansione. In entrambi i casi,
una volta cliccato con il mouse sull'ap-
posita icona, il programma provvedere
ad accendere la lampada delio scanner;
abbiamo ora un tempo massimo di dieci
secondi per iniziare la digitalizzazione,
passati i quali il programma provvedere
automaticamente a spegnere la lampa-
da. Se invece iniziamo la scansione pre-
mendo il grosso tasto presente sul lato
sinistro dello scanner, allora la lampada
non verrà spenta finché non avremo
spostato lo scanner per la lunghezza im-
postata in precedenza oppure finché
non rilasceremo il tasto, nel qual caso
bisognerà attendere i soliti 10 secondi.
Ottenuta l'immagine sul video, pos-
siamo elaborarla come piu ci aggrada ed
infine salvarla su disco. Se vogliamo sal-
vare l’immagine con i livelli di grigi, al-
lora dobbiamo cliccare sull'apposita ico-
na presente nello scan editor; il pro-
gramma visualizzerà un requester ri-
chiedendoci vari parametri quali le di-
mensioni dell'immagine da salvare e la
correzione dell'aspetto orizzontale/verti-
cale e quindi visualizzerà un file reque-
ster per selezionare la directory e il no-
me del file.
Impressioni d'uso
Se c'è una cosa che mi è piaciuta
molto di questo hand scanner e del re-
lativo software è la semplicità d’uso.
Tutto è molto intuitivo e il programma si
lascia usare anche senza leggere a fon-
do il manuale. I manuali sono entrambi
ben fatti e abbastanza curati, quello re-
lativo allo scanner è forse un po' troppo
corto, ma dice tutto quello che c'è da
dire Al contrario, il manuale relativo al
software Touch-Up è molto corposo
(170 pagine! e comprende sia la guida
utente che il manuale di riferimento.
Purtroppo entrambi i manuali sono in
lingua inglese, ma il distributore italiano
ha promesso di fornire quelli in italiano,
attualmente in fase di traduzione, entro
il 1991.
A parte I manuali, bisogna dire che
l'accoppiata scanner più Touch-Up si e
comportata egregiamente in tutte le si-
tuazioni in cui è stata messa alla prova;
il software è compatibile anche con il
nuovo Workbench 2.0 nonché con l'A-
miga 3000 (la prova di questo pacchetto
è stata fatta proprio sull'Amiga 3000
dell'autore utilizzando il WB 2.0), quindi
problemi di compatibilità con i vari mo-
delli di Amiga e le vane versioni di si-
stema operativo non dovrebbero esser-
ci. Le ampie possibilità relative ai forma-
ti in cui è possìbile salvare i file ne fan-
no veramente un programma flessibile
ed utile in tutti quei casi in cui si abbia
la necessità di importare un'immagine
nel nostro programma di DTP preferito
L'unico problema, semmai, e che per
utilizzare effettivamente il programma
occorre avere almeno 2 Mbyte di me-
moria, ma questo è un problema dovuto
alla particolarità dell'applicazione piutto-
sto che al programma in oggetto, il qua-
le anzi mette a disposizione dell’utente
diverse opzioni per limitare le esigenze
di memoria del software stesso.
Conclusioni
Che dire di un prodotto del genere 7
Sicuramente vale per intero le sue cin-
quecentocinquantamila lire (IVA esclu-
sa), non molte considerando il costo dì
prodotti analoghi. Non è certo il caso di
gridare al miracolo, ma sia ('hardware
che il software hanno sempre svolto
bene i loro compiti sia sull'Amiga 3000
che sul 2000 e il 500, non risentendo in
alcun modo della differenza di velocità
del microprocessore La mancanza at-
tuale di un software OCR per il ricono-
scimento dei caratteri non è sicuramen-
te una grossa pecca, anche consideran-
do il fatto che per una tale applicazione
normalmente è necessario uno scanner
da tavolo,
Va sicuramente annotata la disponibi-
lità dell'Armonia Computers. che nngra-
ziamo per la cortese collaborazione, la
quale ci ha inoltre informato che nei due
mesi successivi alla pubblicazione di
questa prova verrà inserito in questo
stesso pacchetto anche il programma di
disegno Deluxe Paint II della Electronic
Arts, il che farà senz'altro accrescere
l'interesse per questo già valido prodot-
to.
238
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
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A 230 DISCO FLOPPY BULK 3’1/2 1 MB
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A 251 DISCO FLOPPY BULK 5- 1/4 HD
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MAINBOARD 486 / 25 CON GPU
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MULTI I/O CONTROLLER
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r vji.vh m e -J: >. ' <
AMIGA
Walt Disney:
The Anlmatìon Studio
di Massimo Novelli
È stato un innocente « flirt
informatico» nel lontano 1986
a far incontrare Amiga e gli
uomini della Walt Disney
Studios ? Forse si.
L 'incontro tra Walt Disney ed
Amiga si chiama « The
Ammation Studio» e tutta la
perizia di schiere di
disegnatori ed animatori è
stata distillata in un prodotto
assolutamente unico
La confezione di un classico ed affa-
scinante colore nero, consta di tre di-
schi, due manuali, («Getting Started» e
«User Manuale) e le cartoline di regi-
strazione, il tutto elegantemente rac-
chiuso in un cofanetto. I manuali sono
quanto di meglio si potrebbe desiderare
e nel «Getting Started», quello di intro-
duzione al software, spiccano senza
dubbio le sezioni dello stesso, presenti
in inglese, francese, tedesco, spagnolo,
oltre che Italiano (e che italiano!) com-
pleto ed esauriente, mai approssimati-
vo.
The Animation Studio (messoci a di-
sposizione dall'importatore) ci offre tutti
gli strumenti, una volta tradizionalmente
usuali tramite carta e penna, adatti alle
tecniche di animazioni bidimensionali
che hanno reso famosa la Walt Disney,
dal concetto di «Pencil Test» agli
«Exposure Sheet» all'animazione in to-
tale. I tre dischi allegati in effetti con-
tengono il programma principale, delle
librerie di personaggi già pronti per es-
sere inseriti nei nostri lavori e delle ani-
Walt Disney:
The Animation Studio
Produttore:
Walt Disney Computer
Software Ine
500. Buena Vista St.
Burbank, CA 91521
USA
Importato da:
Power Computing srl
Via delle Baleari, 90
0012 1 Ostia Lido
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Prezzo
(IVA compresa I:
Lire 239.000
mazioni-demo di un gustosissimo Pape-
rino alle prese, guarda caso, con un
computer. Ma andiamo con ordine.
Si può cosi suddividere il programma
in tre ambienti diversi ognuno con ca-
raneristiche e peculiarità specifiche al-
l'uso. di creazione dei personaggi e de-
gli sfondi, dell'impostazione degli script
delle azioni presenti nella futura anima-
zione e, dulcis in fundo, di colorizzazio-
ne dei frame composti per il tocco fi-
nale. Infatti il primo ambiente da visitare
è senz'altro «Pencil Test», il vero cuore
di Animation Studio, in sintesi l'equiva-
lente elettronico della carta velina e dei
lucidi degli animatori di qualche tempo
fa. E qui facciamo un po' di storia: tra-
dizionalmente infatti, a causa della tra-
sparenza del supporto l'artista poteva
sovrapporre un foglio pulito su un qua-
dro, o cel, già disegnato e riferirsi a quel
quadro mentre componeva il seguente
e cosi via, frame dopo frame, fino al
completamento delle azioni rappresen-
tate. Si assicurava cosi la eccezionale
fluidità di movimenti che ha reso famo-
se le creazioni della Walt Disney
La stessa cosa accade in Pencil Test,
si potrà disegnare un quadro, andare al
prossimo e se ne potranno vedere fino
a tre dei precedenti ancora sullo scher-
mo per riferimento. Essi, sovrapponen-
dosi in colore grigio, non fanno realmen-
te parte di quello che andiamo a dise-
gnare. anche se rimangono visibili per
nostra comodità. E così, cel dopo cel, ci
si potrà concentrare di più sulle pose e
posizioni dei soggetti del nostro lavoro
piuttosto che della loro forma poiché
quello che riguarda l'outline della carat-
terizzazione dei personaggi è. in sintesi,
automatica per detta filosofia. Nella
sezione «Exposure Sheet» si potrà poi
settare l'ordine dei frame che avremo a
disposizione e la possibilità di sincroniz-
zarne azione e suono, come avveniva fi-
no a qualche tempo fa dove il direttore
artistico dava i riferimenti giusti ai suoi
collaboratori, soprattutto in rapporto alle
tracce audio degli effetti prima di man-
dare in stampa, cioè di essere registrata
su pellicola, l’animazione.
MCinicrocomputer n 108 - giugno 1991
AMIGA
«L'inchiostratura» ed il painting dei
nostri personaggi nei quadri che avremo
composto sarà tradizionalmente il tocco
finale prima di mandare tutto all’espo-
sizione della «camera»: nello stesso
modo si potrà quindi usare il modulo
«Ink & Painting» per aggiungere i colori
ed i background a completamento del-
l'animazione.
In tre singoli step potrete quindi ave-
re una potenzialità di creare soggetti e
situazioni come mai era apparsa e tutto
sommato una filosofia facile da com-
prendere e da usare, ben sapendo so-
prattutto degli anni di lavoro e di prove,
anche non esaltanti, richiesti per rag-
giungerne la perfezione. In effetti, in
The Animation Studio niente è partico-
larmente nuovo e ciò in virtù prima di
tutto dell’esperienza accumulata in mo-
do tradizionale in questo ambito: ciò
che lo fa un prodotto unico è la sem-
plicità d’uso, la sua documentazione e,
non senza orgoglio, la Banda Disney alle
vostre spalle. Ma attenzione però: an-
che se facile da usare esso non dise-
gnerà per voi Paperino o Topolino. In
una struttura commerciale del genere
sarà il capo-disegnatore il responsabile
del design di un personaggio ed il suo
lavoro, di norma, sarà solo di tracciare
pochi frame di riferimento, di solito
quelli cruciali nelle pose o traiettorie;
«riempire» gli spazi tra quelli iniziali ed
i finali è lavoro del «tweener» o anima-
tore in genere. Sarà lui ad avere il com-
pito più ingrato e noioso e sarà anche
per questo, forse, che lo sviluppo di
software in questione è sempre stato ri-
volto alla gestione più automatica pos-
sibile del tweenmg tra le scene iniziali e
finali di un lavoro.
The Animation Studio quindi non è un
programma per cosi dire magico; sarete
voi a dover disegnare ogni quadro, cer-
tamente in accordo con la classica flui-
dità in stile Disney, ma dipenderà dalla
vostra intuizione e creatività il risultato
finale invece che meramente affidarvi al
solo calcolo di un computer. Ogni sba-
glio, ma anche ogni successo, dipen-
derà dalle vostre mani. Ve la sentite di
essere un novello Cari Barks?
Pendi Test
É l’ambiente-cardine da cui partire ed
esso infatti, per nostra comodità, si pre-
senta con un’interfaccia certamente fa-
miliare, soprattutto per i navigati utenti
di DPamt III, dal design del toolbox ai
comandi da tastiera.
Il vantaggio di tutto questo è superfluo
menzionarlo anche se esso ha delle no-
tevoli distinzioni e peculiarità. Cosi, men-
tre ricorda molto DPaint. Pencil Test non
è un classico programma di painting; la
sua maggiore differenza è che si avranno
a disposizione solo 2 dei possibili 4096
colori di Amiga con un'aggiunta di 2 grigi
per gli «in-between» delle cel che an-
dremo a confrontare nel crearne di nuo-
ti suo scopo infatti è solo quello di dar-
ci gli strumenti giusti per disegnare; so-
no cosi presenti tutti i tool più comuni,
tralasciando quelli di non pertinenza in
un ambito del genere: cosi avremo a di-
sposizione le classiche opzioni di dise-
gno a mano libera, linee, cerchi, ellissi,
rettangoli vuoti o pieni, riempimento ed
ingrandimenti di aree, con i più tool spe-
cifici nel «proiettare» i frame in sequen-
za, inserirne di nuovi oppure cancellarli,
ed il chiamare l’Exposure Sheet.
Per il trattamento dei file avremo pos-
sibilità di caricarne in modalità IFF, Anim
oppure CFast, formato proprio di Anima-
tion Studio che consiste in un mixing di
Anim, informazioni colore e dati del-
l’Exposure Sheet. nei consueti modi fer-
mo restando le conversioni delle palette
associate in soli 2 colori, cioè in outline
dei soggetti. Il menu Edit è quanto di
meglio si possa desiderare, compren-
dendo funzioni di insert o delete di fra-
me, copy, paste e cut degli stessi, ca-
ricare frame singoli, swap o restore. e
l’utile cleanup per rimuovere extra-pixel
non voluti, soprattutto nel trattamento di
immagini IFF digitalizzate, per esempio
In ambito Brush avremo opzioni per ruo-
tarlo di ogni angolo, possibilità di resize
delle dimensioni, flip dello stesso in oriz-
zontale o verticale ed II controllo dei font
di caratteri per l’inserimento di testi. Del
menu Tool in sostanza abbiamo già par-
lato, mentre interessante è quello Pre-
ferences che ci offre funzioni di scelta
del formato video, normale, hi-res op-
pure interlacciato con o senza overscan,
della velocità di proiezione dei nostri fra-
241
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
AMIGA
me, tra 12 e 30 frame/secondo di regola,
il settaggio dei 4 colori disponibili e l'o-
pzione Fade In oppure Out per eviden-
ziare o no l'effetto « trasparenza» dei tra-
me già disegnati nel riscontro dei se-
guenti a mo’ di confronto, specie se la
lavorazione richiede una certa concen-
trazione, magari essendo piu complessa
del solito.
Alla fine della nostra fatica proveremo
quindi ad andare in animazione con il so-
lo outline dei nostri personaggi, e da qui
il concetto di Pendi Test, perché solo se
essa e gradevole nelle sue linee essen-
ziali a maggior ragione lo sara al com-
pletamento del ciclo di lavorazione. A
questo punto saremo pronti per •d'espo-
sizione».
Exposure Sheet
Immaginiamo di aver così faticosa-
mente realizzato la nostra brava sequen-
za di cel, una dopo l'altra, e di ritenerci
soddisfatti. Sara il caso di passare, allora,
all'esposizione della <• camera» per im-
pressionarne la «pellicola». Già, ma do-
vremmo avere l'esatta sequenza delle
esposizioni già calibrata e finita con ri-
ferimenti di tracce audio e sincronizza-
zioni varie Come fare?
Ci viene cosi in soccorso l'ambiente
«Exposure Sheet», altro potente tool
che ci consente di selezionare, nume-
rare ed inserire frame ed altro nel con-
testo dell'animazione in causa. Presen-
tandosi sinteticamente come un editor
di script come tanti, con esso saremo in
grado di selezionare o aggiungere cel.
frame, tracce audio di effetti o musica
che dir si voglia oppure commenti alle
azioni volute. Per accelerare il processo
di creazione di liste di eventi, che pos-
sono essere anche molto complesse,
avremo a disposizione controlli di editing
a mo' di word-processor come cut, pa-
ste, block, search e cosi via.
La barra dei menu in alto sullo scher-
mo evidenzia voci quali Frame, numero
di frame usati per l'animazione e dipen-
dente dalla velocità selezionata che a
sua volta determina il tempo della stessa
cel, che permette di assegnare una cel
di animazione ad un frame e che deter-
mina quanto a lungo sarà «esposta» nel
contesto dell'animazione, Diai Music e
Comment, ci offre comandi per l'inse-
rimento di strumenti musicali in formato
Somx come pure il trattamento di file
musicali in formato .SMUS, Current Cel
il frame corrente in editing e Time la du-
rata dell'animazione, costantemente ag-
giornata all'inserimento o cancellazione
di quadri durante il nostro taglia e cuci;
in basso poi saranno presenti la velocità
di esecuzione e le opzioni dì editing degli
script che dovrebbero essere di uso co-
mune e che abbiamo già menzionato.
Il suo default in animazione è cono-
sciuto come «on twos», tecnica che per-
mette all'animatore di risparmiare tem-
po e fatica disegnando solo 1 2 frame per
ogni secondo di play, quando normal-
mente la velocità di esecuzione è in ve-
rità di 24 frame/secondo; questo equi-
varrà àd avere una cel di animazione per
ogni due frame di schermo, da qui la di-
zione «on twos». ed a causa di questo
242
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
AMIGA
ogni cel sarà mostrata due volte. Un ag-
girare l'ostacolo senza apparenti effetti
collaterali.
Abbiamo fatto un secondo passo
avanti e il nostro lavoro ci sta piacendo
sempre di più; l'animazione ora viaggia
a tutto schermo, mancherebbe solo un
tocco di colore per caratterizzarne il suo
splendore. Che ne direste di entrare in
Ink & Paint?
Ink & Paint
Tutto quello che per concetto non po-
teva fare Pencil Test è presente invece
in «Ink & Paint», la summa delle pos-
sibilità di inserire il colore in animazioni
così ben organizzate. Il suo ambiente è
molto simile al cugino ed i suoi menu
ancor piu somiglianti al già detto DPaint
III, con altre possibilità non comuni.
Usando fino a 32 colori sui 4096 pos-
sibili, oppure sfruttando il suo dithering
mode per farne apparire di più, il tool-
box che ci offre è quasi un'esatta repli-
ca del suddetto con comandi ed opzioni
già discusse.
Nel menu Project potremo invocare
archivi in modo IFF, Anim oppure CFast,
appendere archivi a file già esistenti e
cosi via, mentre in ambito Edit avremo
possibilità di caricare immagini IFF co-
me background, andare ad un frame
ben definito oppure ripulire lo schermo.
Passando alla palette dei colori ne
avremo una gestione altrettanto sofisti-
cata con possibilità di multi-range degli
stessi per color-cycling, remap, exchan-
ge e spread, tutte funzioni di buona me-
moria mentre il Preferences consentirà
poi di selezionare il numero di colori
usati, da 2 a 32 a prescindere da dithe-
ring e la non comune funzione NTSC Fil-
ter; appositamente studiata per un uso
video propriamente detto, esso permet-
terà di ridurre in quantità e intensità, dai
4096 possibili ai circa 2000 consentiti
da tale standard televisivo, i colori uti-
lizzati permettendone un più aderente
apparire, sia in termini di brillantezza
che di solidità, senza effetti di bleeding
o shifting — credo abbia un simile ri-
sultato anche in ambito PAL, cosi pare,
anche se per sua natura detto standard
è esente da simili difetti.
Ultimo dei menu caratteristici di Ink &
Paint è senz’altro Camera che ci offre
una ulteriore sofisticazione nel lavoro di
rifinitura; esso infatti si basa sul concet-
to di «frisket» — maschera — e con-
sente di mascherare quindi un'area ben
definita da riempimenti colore che po-
trebbero danneggiarla, soprattutto nel-
l'inserire background in situazioni che
abbiamo già definito. Al suo invocarla sì
aprirà un requester con le palette dei
colori usati su cui scegliere il mixaggio
di esse con palette provenienti da fuori
Animation Studio, su ognuno o tutti i
frame, in una singola animazione. È
molto simile al comando DPaint Stendi,
con qualche possibilità in più.
Per concludere poi vorrei menzionare
gli egregi tutorial, usabili a piacere, pre-
senti nelle Library del programma prin-
cipale. Essi spaziano su tecniche ormai
molto rappresentative e consolidate nel
creare la leggendaria fluidità dei movi-
menti presente nella produzione Di-
sney.
Avremo cosi modo di studiare bipedi
o quadrupedi che camminano o corro-
no, guidati da «gente» come Topolino o
Pluto, un'analisi che riguarda il volo op-
pure il classico «squash and stretch» o
archi di traiettorie, tipici movimenti di
gambe o braccia che roteano. Veramen-
te di una didattica eccezionale ed accat-
tivante.
Conclusioni
Come risultato finale di tutta la lavo-
razione intrapresa avremo quindi una
perfetta riproduzione delle tecniche usa-
te, per così tanti anni da almeno 2 ge-
nerazioni di animatori in quel di Bur-
bank, CA, creando, dal loro modo di la-
vorare, un mito ed una leggenda le loro
produzioni. E tutto ciò è alla nostra por-
tata, creativi o no. Il programma è ben
costruito e solido, a prova di Guru e si-
mili, e la sua protezione su password da
manuale, dignitosa e non controprodu-
cente.
Presente già anche su altre piattafor-
me, quali ambienti Mac e MS-DOS, The
Animation Studio è una realtà ben con-
solidata. La sua estrema semplicità d'u-
so ne fa un potente strumento di lavo-
ro, anche, ma soprattutto un campione
di didattica. Il suo prezzo poi non è as-
solutamente un assurdo come altri pac-
chetti simili ci hanno abituato e ben
vengano altre prove di tale capacità e
potenza; se è vero che la stessa Disney
sta preparando qualcosa di superiore
nel campo della multimedialità, bene,
l'aspetteremo con impazienza. Nel frat-
tempo godiamoci intanto questa «mac-
china del tempo», a farci ritornare bam-
bini. Da spettatori naturalmente...
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
243
AMIGA
ARexx
Il lìnguasgio REXX per Amiga
di Marco Ciuchini e Andrea Suatoni
ottava puntata
Anche in questa puntata ci
occuperemo di ARexx e di C
dal punto di vista del
programmatore: mentre il
mese scorso abbiamo visto
come far comunicare i nostri
programmi con un qualunque
function host ARexx
utilizzando le porte di Exec e
le funzioni della libreria di
supporto di ARexx, ora il
nostro interesse si sposta sul
fronte opposto, ovvero
«dietro» quelle stesse porte a
cui finora abbiamo inviato, sia
implicitamente che
esplicitamente, le nostre
richieste. Descriveremo
quindi /' implementazione di
un'interfaccia ARexx
mediante funzioni di uso
generale, che possono
essere adattate alle situazioni
più diverse, commentando le
ragioni delle soluzioni
proposte in modo da
agevolare II loro eventuale
adattamento alle esigenze
dei vostri programmi
Un'interfaccia ARexx
per i vostri programmi
Prima di affrontare il problema tecni-
co dell'implementazione dell'interfaccia
ARexx, cerchiamo di analizzare i motivi
per una sua realizzazione ed individuare
le situazioni in cui è realmente utile (la
classica domanda: chi me lo fa fare?).
Infatti la realizzazione dell'interfaccia ri-
chiede lo sviluppo di una certa quantità
di codice aggiuntivo, con conseguente
aumento dei tempi di test e di debug-
ging, che deve avere come contropar-
tita un miglioramento delle prestazioni
del programma e/o della sua flessibilità,
con un reale vantaggio per l’utente fi-
nale. Tuttavia vedremo che un'interfac-
cia ARexx è utile per molte e diverse
applicazioni ed in alcuni casi la sua pre-
senza può addirittura far risparmiare
molte linee di codice. In particolare la
possibilità di comunicare con i server
ARexx, essendo almeno in grado di in-
viare comandi, non dovrebbe mancare
in nessun programma applicativo, pena
l'incapacità di interazione con l'ambien-
te multitasking con la perdita per l'uten-
te di vantaggi che a priori il programma-
tore non può prevedere.
Per schematizzare, possiamo indivi-
duare tre grandi categorie, mutuamente
non esclusive, di applicazioni a cui non
dovrebbe mancare l'implementazione di
un'interfaccia ARexx:
— programmi che mettono a disposizio-
ne dell’ambiente multitasking uno o più
servizi di utilità generale;
ARexx: The REXX Language for thè Amiga
William S Hawes
PO Box 308
Maynard. MA 01754
Prezzo- S50
— programmi che implementano uno
script e/o macro language;
- applicazioni multiprocesso.
La prima categoria è formata dai pro-
grammi di utilità, che vanno definiti, in
un senso allargato rispetto alle tradizio-
nali «Utilities», come quei programmi in
grado di fornire un servizio, anche molto
complesso, di cui l'utente può avere bi-
sogno durante la realizzazione di un pro-
getto.
Ad esempio, un programma in grado
di effettuare conversioni tra formati gra-
fici diversi (IFF, GIF, TARGA, ecc.) do-
tato di interfaccia ARexx può essere
usato per visualizzare in tempo reale
nelle risoluzioni standard di Amiga l'ou-
tput di un programma di rendering che
genera immagini a 24 bit (l'esempio è
reale: il programma di cui si tratta è l'ot-
timo ImageLink della Active Circuits). In
applicazione del nostro discorso gene-
rale, questo esempio mostra come l'im-
plementazione di un'interfaccia ARexx
conduca in questo caso ad una maggio-
re flessibilità e ad un migliore utilizzo di
entrambi i programmi.
I vantaggi che la seconda categoria di
programmi può trarre da ARexx è evi-
dente: il REXX, come script language, è
estremamente completo e flessibile ed
un programma dotato di un'interfaccia
ARexx può approfittare, mediante il re-
sident process, di tutte le possibilità
messe a disposizione dal linguaggio
che, se ci avete seguito, dovreste co-
noscere bene. È proprio questo il caso
in cui l'implementazione dell'interfaccia
può essere conveniente anche dal pun-
to di vista della lunghezza del codice,
soprattutto se si ha l'accortezza di strut-
turare il proprio programma e disegnar-
ne l'interfaccia utente tenendo conto
delle esigenze di ARexx. Vari esempi di
ottime implementazioni di script e ma-
cro language mediante ARexx sono già
adesso realizzate da programmi di varia
natura: l'ottimo programma di comuni-
cazione di pubblico dominio VTL di W.
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
AMIGA
programmato in ARexx; il programma di
CAD 2D IntroCAD della PPS e il word
processor ProWrite della New Horizons
Sl£
i processo per ogni scrittura multiprocesso integrato me-
irta), per di più che diante ARexx). La situazione è cambiata
iTeX della Radi-
già da tempo
un sistema di
nal della ASDG. che p
dare una macro in ARexx a una q
•a 3 - Flasher c - ►
glio di altri,
un anno fa, la t
• assrii'iiSSTk’rii
AM| G A
246
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
l*, s\a
5,;,:^; l'.ww' 1
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u^ssb^^jst t'^vi.^rUptrSnrdi**^: :
"“il—"'
™Si“
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
247
authoring System per Amiga: sia CanDo
della INOVÀtronics che l'ormai famoso
AmigaVision della Commodore hanno
tra i loro punti di forza la possibilità di
gestire applicazioni multìprocesso me-
diante porte ARexx, il tutto programma-
bile in maniera estremamente intuitiva
anche dall'utente inesperto.
Non inquadrabili nelle categorie che
abbiamo definito, meritano una citazio-
ne i function host per eccellenza, ovve-
ro quei programmi, generalmente pen-
sati per l’esecuzione in background, che
hanno SOLO l’interfaccia ARexx e che
vengono normalmente implementati
per aggiungere funzionalità agli script
ARexx in primo luogo, ma anche a tutti
i programmi in grado di comunicare con
essi secondo lo standard definito da
ARexx.
Un esempio di
implementazione
Se vi abbiamo convinto che il vostro
software ha bisogno di un'interfaccia
ARexx, adesso sentiamo il dovere di
aiutarvi a farlo: in figura 1 e 2 trovate
header file e sorgente in Lattice C con
le funzioni minimali necessarie per im-
plementare un'interfaccia ARexx. Si
tratta di una nostra rielaborazione delle
funzioni di pubblico dominio «minrexx»,
versione 0.4, della Radicai Eye Software
(in pratica del bravo Thomas Rokicki)
Per agevolare la leggibilità, abbiamo
scelto di scrivere ampi commenti, quin-
di vi rimandiamo ad una attenta lettura
del listato, che dovrebbe risultare com-
prensibile senza troppa fatica.
Per capire invece come si usano in
pratica queste funzioni, dovrete accon-
tentarvi del semplicissimo programma
di figura 3, che mostra anche le moda-
lità di compilazione e linking. Si tratta di
un server che apre la porta «Flasher» e
risponde ai soli comandi FLASH e
QUIT, facendo lampeggiare lo schermo
248
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
AMIGA
nel primo caso e terminando l'esecu-
zione nel secondo E solo un esempio,
per vedere di meglio dovrete attendere
le prossime puntate.
Conclusioni
Speriamo che questa discussione vi
abbia chiarito le idee sull'opportunità di
includere un'interfaccia ARexx nelle vo-
stre prossime realizzazioni e fornito gli
strumenti per realizzarla. La nostra im-
pressione è che con ARexx il sistema
operativo di Amiga si avvii verso una
fase di maturità e si realizzi, grazie alla
comunicazione tra processi, una piccola
Bibliografia
The REXX Language A Predicai Ap-
proach r o Programming Second Edition
M.F. Cowlishaw — Prentice Hall, 1990
ISBN 0-13-780651-5
rivoluzione che comporta la fine della
centralità del concetto di applicazione,
sostituito invece da quello, più ampio,
di progetto, che l’utente può realizzare
facendo cooperare diverse applicazioni
per un migliore risultato finale.
Dal punto di vista della programma-
zione, si introducono certamente nuovi
elementi di complessità in un sistema
operativo già molto articolato e sta al-
l'abilità del programmatore sfruttare
queste nuove possibilità in modo van-
taggioso per l'utente finale. La Com-
modore, in questo senso, sta preparan-
dosi a fornire, insieme con il nuovo si-
stema operativo, tool di programmazio-
ne adeguati alle nuove esigenze, in gra-
do di mettere il programmatore nella
posizione di sfruttare pienamente le
nuove funzionalità.
L'Amiga si presenta a chi voglia uti-
lizzarlo adeguatamente, anche grazie
ad ARexx e all’IPC, come un computer
per l'utente intelligente, non necessa-
riamente programmatore, ma comun-
que soggetto attivo nel porsi i proble-
mi, scegliere le soluzioni migliori ed
adattare l'ambiente multitasking alle
proprie esigenze.
AMIGA
coordinamento di Andrea de Prisco
Programmare in C su Amiga (34)
di Dario de Judicibus
(MC2120)
Introduzione
Ultima puntata dedicata ai pulsanti.
Terminiamo questa serie di puntate con
un nuovo tipo di controllo: i pulsanti a
rotazione.
Nella scorsa puntata abbiamo visto
come sia possibile usare la struttura
Gadget di Intuition per creare un tipo di
controllo non standard, non previsto
cioè dal sistema operativo, ma perfet-
tamente legale: il gruppo di pulsanti a
rilascio incrociato. Per far questo abbia-
mo sfruttato la possibilità che ci dà In-
tuition di estendere I# struttura Gadget
con una struttura di servizio che abbia-
mo chiamato UsrButton. In effetti ave-
vamo utilizzato questa tecnica anche
con i due tipi «classici» di pulsanti, e
cioè quelli a rilascio automatico e quelli
a rilascio manuale. Tuttavia, mentre per
i due tipi standard la struttura UsrBut-
ton era stata utilizzata solo per mante-
nere in essa informazioni di comodo,
nel caso del gruppo di pulsanti mutual-
mente esclusivi tale struttura è risultata
fondamentale ai fini di un corretto fun-
zionamento dell'intero gruppo come un
singolo controllo. Questo in quanto In-
tuition continua a vedere i singoli pul-
santi come entità separale, per cui toc-
ca al programma gestire direttamente il
controllo, utilizzando appunto le infor-
mazioni contenute nella struttura di ser-
vizio.
Concludiamo ora questa serie di arti-
coli dedicati ai pulsanti, mostrando co-
me si possa creare un altro tipo di pul-
sante, peraltro presente nella versione
2.0 del sistema operativo (ma non nella
1.3, che resta ancora la più diffusa nel
mondo Amiga).
Inoltre risponderemo al quiz presen-
tato lo scorso mese, e vi proporremo un
esercizio finale per valutare il vostro li-
vello di acquisizione della tecnica appre-
sa in questi ultimi mesi.
Gruppi di pulsanti
Abbiamo visto che i pulsanti a rilascio
incrociato ci permettono di scegliere
una possibilità fra molte, tutte mutual-
mente esclusive. Ad esempio il colore
del fondo dello schermo, fra quelli di-
sponibili nei registri associati allo scher-
mo. Oppure la modalità di trasferimento
di un file tra due sistemi differenti e par-
zialmente compatibili, come l'Amiga
DOS e l'MS-DOS, e cioè trasferimento
binario o di tipo testo (ASCII). E via di-
cendo.
Questo tipo di controllo ha tuttavia
uno svantaggio: occupa troppo spazio.
Supponiamo infatti di dover proporre al-
l’utente tutta una serie di opzioni rela-
tive al trasferimento di file via modem,
possibilmente nello stesso quadro. Una
specie di visione di insieme. Ovviamen-
te in questo caso, il numero di gruppi di
pulsanti a rilascio incrociato è alquanto
elevato. Abbiamo le varie velocità di tra-
sferimento, da 300 a 9600 baud, i pro-
tocolli di trasferimento (XModem, YMo-
dem, ZModem, e molti altri), la parità, il
numero di bit, e così via. Inutile dire che
metterli tutti nello stesso pannello è
un'impresa (vedi figura 1). Bisogna inol-
tre tenere presente che. oltre ai pulsanti
stessi, sarebbe opportuno mettere nel
quadro un titolo per ogni gruppo, se non
addirittura una cornice che delimiti il
gruppo stesso. Quest'ultima potrebbe
essere addirittura inclusa nella Create-
XButtonsd come elemento stilistico
standard.
A questo punto ci sono tre alternati-
ve:
1 . suddividere il quadro delle opzioni
in più quadri, ognuno richiamabile da un
pannello principale:
2. utilizzare dei radio-pulsanti \ radio
buttons] come fa Windows 3.0 od il
Presentation Manager dell'OS/2.
In questo esempio, il quadro è decisamente troppo affollato e per
giunta siamo riusciti a presentare solo tre delle molte opzioni di
trasferimento che si possono prevedere in un programma di gestione
Affollamento
eccessivo di pulsanti
Figura
RadiChpulsar
Pulsante a rotazione
Colore
O Rosso
O Verde
« Blu
O Giallo
O Magenta
O Turchese
Forma
O Triangolo
© Quadrato
Poligono
O Bianco
O Nero
O Vuoto
| Salva
] | Cancella |
area di selezione
I — area di rotazione
250
MCmicrocomputer n, 108 - giugno 1991
3. utilizzare dei pulsanti a rotazione
l spin buttons], come nella versione 2.0
del sistema operativo.
I radio-pulsanti, non sono altro che
dei pulsanti mutualmente esclusivi co-
me quelli che abbiamo visto nelle ulti-
me due puntate. Cambia solo lo stile
del pulsante (vedi figura 2). Il testo in-
fatti non è incorniciato da un bordo ret-
tangolare. ma è affiancato da un piccolo
pulsante circolare grande più o meno
come un carattere maiuscolo. Quando il
pulsante è selezionato, l'interno del cer-
chietto diventa nero. Òvviamente, se il
pulsante non è selezionato, il cerchietto
è vuoto.
Questo stile ha due vantaggi rispetto
a quello più classico a pulsante.
• una maggiore possibilità di compat-
tazione dei vari elementi, dovuta alla
mancanza del bordo intorno al testo;
• una maggiore flessibilità nel testo da
associare al pulsante, che può adesso
essere rappresentato anche da una fra-
se o comunque una stringa di più pa-
role, piuttosto che da una o due parole,
come è uso fare nel caso di pulsanti do-
tati di bordo rettangolare, per evidenti
ragioni pratiche.
Al di là di queste differenze stilistiche,
tuttavia, un gruppo di radio-pulsanti
(detti anche bottoni a causa della loro
forma circolare), non si comporta in mo-
do sostanzialmente differente dai pul-
santi a rilascio incrociato che abbiamo
visto in precedenza. L'unica differenza è
l'utilizzo di una maschera circolare da
applicare all'area di selezione del pul-
sante, in modo che questa combaci con
l’immagine del cerchietto utilizzata per
rendere visibile tale area. Per questo
motivo non ho ritenuto necessario trat-
tare lo sviluppo del codice relativo ai ra-
dio-bottoni, dato che esso si può facil-
mente ricavare modificando la Create-
XButtonsO, ottenendo cosi la Create-
RadioButtonsO. Addirittura le due fun-
zioni di cancellazione e selezione Dele-
teRadioButtonsO e SelectRadio-
ButtonsO sono esattamente le stesse
delle loro equivalenti per i pulsanti a ri-
lascio incrociato, per cui basta ridefinirle
con un paio di istruzioni #define.
Questa è proprio l'esercizio menzio-
nato nell'introduzione, e che sicuramen-
te risolverete in pochissimo tempo, se
avete seguito con attenzione gli ultimi
quattro articoli di questa serie.
Vediamo invece che cosa è un pul-
sante a rotazione. Come al solito, co-
struiremo tre funzioni, una di creazione
(CreateSpinButtonO), una di cancella-
zione (DeleteSpinButtonOL ed una di
selezione (SelectSpinButtonO)
Pulsanti a rotazione
Un pulsante a rotazione [ spin button )
è un singolo pulsante diviso in due parti
(vedi figura 3); l'area di selezione, e l'a-
rea di rotazione.
Figura 5 - Puntatori.
Ad ogni pulsante è associato un in-
sieme ordinato di testi, corrispondenti a
quelli che in un gruppo di pulsanti a ri-
lascio incrociato sono associati ad ogni
singolo pulsante del gruppo.
Il testo selezionato è visualizzato nel-
l'area di rotazione, la quale non è mai
vuota. Quando l'utente fa click nell'area
di selezione, il testo successivo viene
visualizzato, e cosi via a rotazione, fino
a tornare al testo iniziale.
In alcuni tipi di pulsanti a rotazione l’a-
rea di selezione è divisa in due parti,
una che fa scorrere il vettore dei testi in
avanti, ed una che fa scorrerlo nel sen-
so opposto. In altri tipi, lo scorrimento
avviene sempre nello stesso senso. Ov-
viamente in questo caso il vettore è
sempre ciclico, cioè l'ultimo elemento è
agganciato al primo, cosa comune an-
che per i pulsanti bidirezionali, ma non
strettamente necessaria.
In questo articolo ho deciso di mo-
strare una possibile implementazione di
un pulsante a rotazione di tipo ciclico e
monodirezionale.
Prima di entrare in dettaglio nel codi-
ce, un'ultima considerazione. Se da una
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
CreateSpinButtonf)
Funzione fornita: ci
FUNZIONE
Identificativo i
txt vettore di test
container contenitore (flnes
txton testo Iniziamenti
a rotazione
pulsante
ra e/o quadro)
i (NULI) [riservato]
selezionato
a utilizzata •
i a CreeteSplnButton(td,n,txt,contetner,x,y,cl
Allochereao quattro aree di
-- una struttura Gadget
-- una struttura IntulText
-- una struttura 8order
— un vettore di i
ni - n - li
1f (n < 2 || txton < 8 II txton > ni) return(NULL) i
Calcola le dieenslonl delle varie aree
GdgSIze - slzeof (IMG) ;
TxtSIze - slzeof (XTXT) ;
BrdSIze • slzeof(IBRO) |
CrdSIze • sizeof (SH0B1)U4 ;
UsrSIze - slzeof(UBUT) ;
TotSIze • GdgSIze » TxtSIze * BrdSIze » CrdSIze • UsrSIze s
Gdg - (IGOG a )AllocNen(Tot5l.
1f (Gdg NULI) return(NULL)
Txt ■ POINTER ( 1TXT, Gdt
SpInBr.d - POINTER! IBRD,
SplnCoord • POINTER (SHORT,
User - POINTER! UBU1,
e strutture collegate
InBrd, BrdSIze) ;
Gdg->NextGadget • NULE ;
Gdg-*GodgetIO - Id ;
Gdg->GadgetType • BOOLGADGET i
Gdg->Flags * GAOGHCONP ;
Gdg->Act Ivatlon - RELVERIFV i
Gdg->HutuelExclude - NULE ;
Gdg->Speclol Info ■ NULE :
Gdg->GadgetText - Txt ;
Gdg->Gedget Render - (APTR)SptnBrd
Gdg ->Select Render - (APTR)NULL i
Gdg->UserOata - (APTR)Usor i
User->Counter
■ (APTR)tXt;
■ (ULONG)n i
• (UEONG)txton i
Identificativo del con
Tipo di controllo
Rilascio autoeattco co
Non utilizzato -- per
Non utilizzato -- per
Figura 6 - CreateSpinButtonO
Il pulsante fa parte di un quadro ?
f (conta1ner->r) Gdg->GadgetType |
Copia tl prototipo del controllo a :
Quale testo è selezionato In partenza 7
Txt-vIText " (UBYTE *)txt[txton] t /• Copia II test:
h ■ contalner->w->RPort->TxHetght i /• Altezza del t:
’ L'area di selezione è teeporaneaaente calcolata In noi
" Tutti I testi sono allineati a sinistra (Nota l'uso di Helght Invece
*' di Mldth, la quale ha un valore teaporaneo)
Txt->lef tldge - 1/8 » 2 a Gdg->Keight j /" Ascissa del testo nel controllo •/
Txt->TopEdge • h/3 ; /• Ordinata del testo nel controllo V
' Per rendere più seepllce la vita al programaatore, se i
' negativo, lo consideriamo una coordinata rispetto al b:
1 controllo PIU* VICINO a quello da cui si parte a misuri
/• Ascissa rispetto ad... *,
/• ...il bordo sinistro
Gdg->LeftEdge - x - Gdg->Uldth :
Gdg->Flags |- GRELR1GHT :
/" Ordinata rispetto ac
aa Definisci la strutture bordo
*Sp1nBrd - rectNodel ;
SptnBrd~>Count » 7 t /“ Rettangolo * quadrato •/
SpinBrd*>FrontPen ■ L [
Spinfird->NextBorder « NULL ;
Sptn8rd->XY ■ SplnCoord :
aa Definisci 1 vettori di coordinate
SplnCoord [2] • Gdg->Mldth - 1 i
SptnCoord[4] ■ SplnCoord[2] ;
Sp1nCoord[S] - Gdg'>Hetght - 1 ;
SplnCoord[7] - SptnCoord[5] ;
Sp1nCoord[E3] ■ Sp1nCoord[5] ;
Sp1nCoord[18] • 2 a Gdg->He1ght - 1 ;
Sp1nCoord[12] ■ SplnCoord(10] :
** ORA possiamo rendere quadrata l'area di selezione
Gdg-»mdth • 2 a Gdg->He1gbt i
Io. Il pulsante è pronto.
(Gdg) S
252
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
AMIGA
parte i pulsanti a rotazione permettono
un migliore utilizzo dello spazio a dispo-
sizione rispetto a quelli a rilascio incro-
ciato ed anche rispetto ai radio-bottoni,
dall'altra parte essi non permettono di
avere una visione completa di tutti i va-
lori che compongono il vettore, per cui
è necessario scorrere l'intera lista fa-
cendo più volte click nell'area di sele-
zione, per sapere quali sono le varie se-
lezioni possibili. A dimostrazione che
non si ha mai nulla per nulla. Per il re-
sto, tutti e tre i tipi di controlli sono fun-
zionalmente equivalenti.
Anche per i pulsanti a rotazione ho
deciso di utilizzare una forma grafica
semplice ed essenziale, basata sulla
struttura Border, dato che ciò che mi
interessa mostrare è la logica di crea-
zione e gestione del pulsante, non di
stupirvi con effetti speciali. Sono sicuro
che non avrete alcuna difficoltà a mo-
dificare le funzioni qui riportate affinché
utilizzino strutture Image più sofisticate
ed esteticamente più attraenti.
La struttura UsrButton
Prima di entrare in dettaglio nel codi-
ce delle varie funzioni, vediamo quali
modifiche alla struttura UsrButton si
sono rese necessarie per gestire anche
questo nuovo tipo di controllo. Va da sé
che tali modifiche non intaccano la com-
patibilità di questa struttura con il codi-
ce relativo ai controlli mostrati nelle
scorse puntate, a parte una piccola mo-
difica alla SelectXButtonsO che aveva-
mo peraltro già introdotto nella scorsa
puntata e menzionato nella sezione re-
lativa alla risposta al secondo quiz pre-
sentato nella 32“ puntata. Vediamo di
che si tratta,
Dato che nei pulsanti a rotazione il
vettore delle scelte è un vettore di testi,
mentre in quelli a rilascio incrociato era
un vettore di strutture Gadget, per evi-
tare di aggiungere due nuovi campi che
peraltro avrebbero avuto lo stesso signi-
ficato dei precedenti sebbene in un con-
testo differente, ho ridefinito i campi
First e Selected come puntatori gene-
rici (APTR), piuttosto che come punta-
tori a delle strutture Gadget. Questo
permette di riutilizzare tali campi in di-
versi casi, ma costringe ad introdurre
nel codice la ridefinizione dinamica del
tipo [cast) come appunto abbiamo fatto
nella SelectXButtonsO.
Per quello che riguarda i cambiamenti
veri e propri alla struttura, invece, essi
sono collegati all'introduzione di due
nuovi campi, di tipo intero.
Il primo, Total, contiene il numero di
testi associati al pulsante. Per tener
traccia di questa informazione, infatti,
non potevamo utilizzare il campo Num-
ber, perché questi serve a contenere il
numero totale di pulsanti nel gruppo e,
a tutti gli effetti, un pulsante a rotazione
è formato da un solo pulsante. Ridefi-
nire questo campo, non sarebbe stato
peraltro possibile, dato che esso è uti-
lizzato dalla DeleteButtonsf) e dalla fa-
miglia dì macro ad essa facente riferi-
mento.
Il secondo campo, Counter, serve in-
vece a contenere l’indice del testo at-
tualmente selezionato fra quelli appar-
tenenti al vettore il cui puntatore è as-
segnato al campo First. Perché è stato
necessario introdurre questo nuovo
campo, quando bastava associare a Se-
lected il puntatore del testo attualmen-
te selezionato? Vediamo... Supponiamo
di sapere quanti testi sono associati al
pulsante (campo Total), di avere il pun-
tatore al vettore dei testi (campo First)
e quello al campo attualmente selezio-
nato (campo Selected). Riceviamo il
messaggio che l'utente ha selezionato il
pulsante. Dobbiamo far scorrere di uno
il testo. Potremmo pensare che, dato
che abbiamo a che fare con un vettore
di puntatori a stringhe di caratteri, ba-
sterà aumentare di uno tale puntatore.
In C, infatti, se l'operatore di incremen-
to (++) viene applicato ad una variabile
di tipo puntatore, esso assegna a tale
variabile il valore del puntatore ad un
eventuale successivo elemento del suo
tipo base. Incrementa cioè il puntatore
di tanti byte quanti ne determina l'e-
spressione sizeof(tipo base). Ri-
cordo che il tipo base di un puntatore è
il tipo assegnato all'espressione
•puntatore. Ho parlato inoltre di even-
tuale successivo elemento in quanto il
C non controlla in questi casi se il pro-
gramma sta posizionandosi effettiva-
mente su di un'area di memoria che
contiene tale elemento.
Esso si limita ad interpretare tale area
come il valore di una variabile del tipo
base. Se poi questo non è vero, è un
problema di chi ha scritto il programma.
Tornando al nostro vettore di stringhe, il
campo First in effetti contiene un pun-
tatore ad un tipo base char *, per cui,
incrementandolo via via di uno avrem-
mo, volta per volta, i puntatori ai vari te-
sti. Tuttavia Selected contiene effetti-
vamente un puntatore ad una stringa,
cioè ad un tipo base char, per cui, in-
crementandolo di uno non faremmo al-
tro che posizionarci sul secondo carat-
tere di tale stringa (vedi figura 5), Pos-
siamo tuttavia truccare un po' le carte.
In effetti noi sappiamo che Selected fa
parte di un vettore di puntatori a strin-
ghe, per cui potremmmo sempre scri-
vere
SelectedPtr = &Selected;
/* SelectedPtr è definito come "char — "
SelectedPtr*. ++;
/* Passiamo all'indirizzo successivo */
Selected = 'SelectedPtr;
/* Ora Selected punta al testo successivo
Ma come facciamo a sapere se Se-
lected non stesse già puntando a\V ulti-
mo testo associato al pulsante?
Dovremmo calcolarlo, sottraendo da
&Selected il valore di First e compa-
rando il risultato con Total. Alquanto ar-
zigogolato, non è vero? Ecco perché, in-
vece di usare Selected, ho preferito sal-
vare l'indice del testo attualmente se-
lezionato, piuttosto che il puntatore ad
esso. Tanto quest'ultimo potrà sempre
essere ricavato dal valore di First e
Counter come segue:
Selected = FirstfCounter],
/* Ignorando ovviamente i vari (cast) */
Come vedremo più avanti, sarà l'ope-
razione modulo a garantirci la «rotazio-
ne» del testo.
CreateSpinButtonf)
Seguendo la stessa suddivisione fun-
zionale già utilizzata nei casi precedenti,
la prima funzione è quella che serve a
definire le varie strutture necessarie ad
Intuition per disegnare il pulsante a ro-
tazione. La struttura è analoga a quella
della CreateButtonO, già utilizzata per i
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
253
pulsanti a rilascio automatico e manua-
le.
Vediamo ora in dettaglio la procedura.
Per prima cosa vediamo quali para-
metri vanno passati per definire un pul-
sante a rotazione. Essi sono otto, e pre-
cisamente:
l' identificativo del pulsante, come
già nei casi precedenti;
il numero totale dei testi da asso-
ciare al pulsante;
il puntatore al vettore dei testi da
associare al pulsante;
container
il puntatore alla solita struttura con-
tenitore:
la posizione nel contenitore del pul-
sante, secondo i soliti criteri, già ampia-
mente descritti nelle puntate preceden-
non utilizzata, ma riservata ad una
possibile sottoclassificazione dei pul-
santi a rotazione;
txton
il numero d'ordine del testo che va
inizialmente visualizzato (e cioè se il pri-
mo, il secondo, il terzo, e cosi via), a
partire da zero.
Subito dopo le varie dichiarative per
le variabili locali, c'è il filtro di sicurezza
che verifica almeno il campo txton.
Dopodiché, come nei casi precedenti,
si calcolano le dimensioni delle varie
aree da allocare. Questa volta sono so-
lo quattro: una per la struttura Gadget
associata al pulsante, una per la relati-
va struttura IntuiText, una per l'unica
struttura Border che ci serve, come
vedremo più avanti, ed infine una per il
vettore di coordinate relativo a que-
st’ultima.
Non è necessario allocare un'area
per il vettore dei testi, dato che questo
non verrà modificato dal programma e
quindi possiamo tranquillamente utiliz-
zare quello passato dal programma
principale, senza paura di effetti colla-
terali. Viceversa verrà allocata come al
solito anche una struttura UsrButton
Chi volesse tuttavia mettersi al riparo
da eventuali modifiche a tale vettore da
parte del chiamante, ed assicurarsi cosi
anche una maggiore rientranza del co-
dice, può sempre allocarsi anche un'a-
rea di memoria intesa a mantenere una
copia del vettore strettamente associa-
ta al pulsante.
A questo punto c'è il blocco che de-
finisce le caratteristiche principali del
programma. Ho scelto per il campo
Activation la segnalazione dell'evento
di rilascio del bottone del mouse, come
per i campi automatici.
Per quello che riguarda invece la tec-
nica di evidenziazione, questa volta ho
scelto quella basata sul colore comple-
mentare, Infatti, dato che l'area di se-
lezione non occupa tutta la regione co-
perta dall'immagine del pulsante, ma
solo il quadrato a sinistra dell’area di
rotazione, ho pensato questa volta di
evidenziare la selezione colorando l'in-
terno del quadrato, piuttosto che utiliz-
zando un bordo di colore differente.
Questo ha semplificato il codice della
funzione, ed il risultato ottenuto e an-
che piacevole esteticamente. In più ho
risparmiato memoria, il che non guasta
mai.
Le altre assegnazioni sono analoghe
a quelle già viste in precedenza, com-
presa l’inizializzazione della struttura di
servizio con le informazioni descritte
nella sezione precedente.
Fatto questo, la funzione calcola la
lunghezza massima dei testi, ed asse-
gna al pulsante il testo da visualizzare
inizialmente.
Dato poi che i calcoli sul posiziona-
mento del pulsante vengono effettuati
254
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
AMIGA
utilizzando le variabili relative all'area di
selezione, questa viene temporanea-
mente definita in modo da ricoprire sia
l'area effettiva di selezione, che l’area
di rotazione.
Quindi, al contrario di quanto fatto
con i pulsanti a rilascio incrociato, defi-
niamo il posizionamento del testo in
modo che tutti i testi risulteranno alli-
neati a sinistra.
Questo ci evita di dover centrare il
testo nella funzione che seleziona il te-
sto successivo nell'anello di rotazione
le cioè la SelectSpinButtonO, che ve-
dremo tra poco), ed è esteticamente
accettabile.
A questo punto calcoliamo la posizio-
ne del pulsante con la tecnica già vista
per gli altri pulsanti, e definiamo l'unica
struttura bordo utilizzata per questo ti-
po di controllo, formata da un quadrato
affiancato ad un rettangolo.
Infine riduciamo l'area di selezione
entro i limiti definiti dal quadrato di si-
nistra, e ritorniamo al programma chia-
mante il puntatore al controllo cosi
creato.
DeleteSpinButtonf)
La DeleteSpinButtonsO (vedi figura
7) ha solo due parametri in ingresso:
button
il puntatore alla struttura Gadget
che identifica il pulsante da eliminare;
container
il puntatore alla solita struttura
contenitore.
Dato che in effetti non è una funzio-
ne, ma semplicemente una macro che
ridefinisce la solita DeleteButtonO,
non vi ci soffermeremo ulteriormente.
SelectSpinButtonO
La SelectSpinButtonsO (vedi figura
8) ha anch’essa due soli parametri in
ingresso:
button
il puntatore alla struttura Gadget
che identifica il pulsante selezionato
dall'utente;
container
il puntatore alla solita struttura
contenitore.
Per prima cosa la funzione ricava dal-
la struttura di servizio puntata da User-
Data tre informazioni necessarie per
modificare lo stato di selezione del pul-
sante:
il numero di testi associati al pul-
sante;
l'indice del testo correntemente vi-
sualizzato;
text
il puntatore al vettore dei testi.
Quindi essa rimuove il pulsante del
contenitore, come è buona regola pri-
ma deH'aggiornamento di un qualsiasi
valore contenuto nelle strutture che de-
finiscono un controllo.
A questo punto l'indice viene incre-
mentato di uno, e quindi ricondotto dal-
la funzione modulo n nel range di valori
validi, nel caso avesse raggiunto o su-
perato n, appunto.
Fatto questo, viene aggiornato il pun-
tatore al testo da visualizzare nel pul-
sante. ed il valore di Counter nella
struttura di servizio.
Infine il pulsante viene ripristinato e
visualizzato con il nuovo testo.
Questa funzione torna al programma
chiamante il puntatore a nuovo testo
del pulsante.
Considerazioni finali
Un paio di considerazioni sul disegno
di questo nuovo tipo di controllo. In-
nanzi tutto si è deciso di rendere sele-
zionabile solo il quadrato di sinistra nel
pulsante. Una scelta alternativa sareb-
be potuta essere quella di rendere se-
lezionabile tutto il pulsante, e di usare il
quadrato di sinistra, magari con all’in-
terno un simbolo ad indicare la rotazio-
ne, come elemento distintivo di questo
tipo di pulsante rispetto agli altri che
già conosciamo. Un esempio di questo
tipo di pulsante a rotazione si può tro-
vare nel programma di configurazione
del SAS/C 5. 10.
Oppure avremmo potuto dividere il
quadrato in due pulsantini distinti, in
modo da poterci muovere su e giù, in-
vece di dover scorrere tutto l'anello di
rotazione per tornare al punto di par-
tenza. Questa è la scelta effettuata dal-
la nuova versione 1.3 dell'OS/2.
Ancora avremmo potuto fare due
aree di selezione, una a sinistra, ed una
a destra, per muoversi in entrambi i
sensi di rotazione.
Come si vede le scelte sono tante.
Quella presentata in questa puntata ha
il vantaggio di essere semplice ed effi-
ciente, anche se meno sofisticata.
Questo perché quello che mi interessa-
va dimostrare era la tecnica di base, ol-
tre che, ovviamente, mostrare uno dei
tanti nuovi tipi di controlli che si posso-
no sviluppare anche con il buon vec-
chio Intuition 1.3, se non addirittura
1.2. In attesa, ovviamente, che la 2.0
sia rilasciata su tutte le macchine Ami-
ga per la gioia di utenti e, soprattutto,
sviluppatori.
In ogni caso, per chi volesse imple-
mentare una delle alternative proposte,
se non addirittura tutte, può sempre
utilizzare il parametro class della Crea-
teSpinButton() per definire una serie
di sottoclassi dei pulsanti a rotazione,
piuttosto che scrivere altre funzioni di
tipo Create, una per ogni alternativa.
La risposta al quiz
Ecco, come promesso, la risposta al
quiz presentato nella 33 a puntata.
QUIZ #/!: esiste una verifica che può
aumentare l'efficienza di questa funzio-
ne t NdA : SelectXButtonsO Quale ?
Si, ed è anche molto semplice. Si
tratta di verificare se il pulsante da se-
lezionare coincide con quello già sele-
zionato, ed in quest'ultimo caso ritorna-
re subito il controllo al chiamante. Si
evita cosi di rimuovere il gruppo per
poi restaurarlo.
Conclusione
Con questa puntata termina la serie
di articoli dedicati ai pulsanti. La cosa
che più mi interessava mostrare è co-
me esistano molti altri tipi di controlli
che possono essere sviluppati con l'at-
tuale versione del sistema operativo
dell'Amiga. Vi sfido quindi ad inventare
nuovi tipi di pulsanti, seguendo la strut-
tura utilizzata in queste ultime puntate,
e cioè:
• una funzione di creazione CreateMyBut-
ton();
• una funzione di rimozione DeleteMyBut-
ton();
• una funzione di selezione SelectMyBut-
ton()
Ma attenzione: devono essere vera-
mente nuovi, non solo rielaborazioni di
quelli già visti. Per l'ispirazione, pensa-
te al cruscotto di un'automobile, od al
pannello di un impianto HiFi. Ricordate
che, più un programma ha un aspetto
esteriore che ricorda un modo di ope-
rare noto all'utente, e più il vostro pro-
gramma sarà considerato usabile. L’u-
sabilità | usabiHty] di un programma, è
oggi infatti un aspetto sempre più im-
portante della programmazione.
Se volete, potrete mandare i vostri
programmi su dischetto, completi di
istruzioni per la compilazione (meglio
ancora makefile), sorgente ben com-
mentato, ed eseguibile. Quelli più origi-
nali saranno pubblicati nella rubrica Ca-
sella Postale. Non spedite listati a me-
no che non siano molto, ma molto cor-
ti. però. Buon lavoro.
Nella prossima puntata incomincere-
mo a parlare degli altri tipi di controlli
che Intuition ci mette a disposizione
KB
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
255
MCmicroCAMPUS
SOFTWARE & UNIVERSITÀ
dì Gaetano Di Stasio
Meiko Computing Surface
Un supercomputer parallelo
ad architettura riconfigurabile
di Renato Del Balio e Antonio d'Acierno
Dopo la presentazione fatta nel precedente numero di MC, del
laboratorio «Architetture Parallele e Intelligenza Artificiale»
dell'Istituto per la Ricerca sui Sistemi Informatici Paralleli (IRSIP)
del CNR di Napoli, in questo numero vogliamo farvi conoscere più
da vicino uno dei fiori all'occhiello del nostro laboratorio, la
Computing Surface della Meiko, un computer a parallelismo
massiccio dalle prestazioni eccezionali
La Computing Surface (CS) della Mei-
ko è, vista a grandi linee, un microcom-
puter array riconfigurabile, in cui il nu-
mero massimo di processori che lo
compongono è virtualmente infinito. Ta-
le sistema è basato su uno dei più po-
tenti processori VLSI disponibili oggi: il
transputer. La configurazione attuale in-
stallata presso l'Istituto è composta da
256 transputer T800 della INMOS. Tale
calcolatore a parallelismo massiccio rap-
presenta, con i suoi 0.5 GFIops (miliardi
di operazioni floatìng point per secondo)
di prestazione di picco, uno dei più po-
tenti computer paralleli installati in Eu-
ropa, secondo soltanto alla configurazio-
ne installata presso il Dipartimento di Fi-
sica dell'Università di Edimburgo.
Introduzione
In questi ultimi tempi l'elaborazione
parallela ha raggiunto un grado di ma-
turità sufficiente e la disponibilità di nu-
merose macchine commerciali ne è una
riprova. Risulta ormai evidente che l'e-
laborazione parallela su larga scala per-
mette di raggiungere livelli di perfor-
mance pari a quelle degli attuali super-
calcolatori o anche superiori e costitui-
sce, pertanto, uno degli approcci più
promettenti alla realizzazione dei super-
calcolatori della prossima generazione.
Le soluzioni architetturali adottate do-
vranno permettere di sfruttare al meglio
le tecnologie più avanzate sia dal punto
di vista hardware che software (VLSI,
linguaggi di programmazione ad altissi-
mo livello, strumenti di sviluppo, etc.).
Dal punto di vista hardware, attualmen-
te, i transputer costituiscono senz'altro
una delle aree di punta emerse dallo
sviluppo dell'high tech elettronico e in-
formatico. Gli interessi suscitati nel
mondo dell’alta tecnologia nei confronti
dei transputer sono essenzialmente le-
gati alle caratteristiche dell'architettura
hardware, che consentono di utilizzare
tali chip come building-block per la co-
struzione di potenti sistemi di calcolo di
tipo MIMD, secondo la classificazione
di Flynn.
Filosofia di base della Meiko
Quando si vogliono realizzare macchi-
ne multiprocessore che complessiva-
mente possano sfruttare le potenzialità
delle architetture parallele, la struttura
di comunicazione tra le unità di elabo-
razione assume un'importanza primaria,
condizionando le prestazioni del siste-
ma stesso.
È evidente, però come una stessa re-
te di comunicazione possa fornire ottimi
risultati con una certa classe di problemi
e, di contro, risultati scadenti con altre
classi. Appare dunque un miraggio il
raggiungimento di elevatissime perfor-
mance elaborative in ogni condizione,
con l'impiego di molti processori ope-
ranti in parallelo, a patto di non cambia-
re volta per volta la geometria della rete
di connessione.
L'idea è stata allora quella di proget-
tare una struttura (Switching System)
composta di elementi in grado di mo-
dificare le connessioni fra i processori in
modo da realizzare una rete di intercon-
nessione fra i processori riconfigurabile.
Pertanto, la possibilità di utilizzare una
macchina multiprocessore secondo
256
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
MCmicroCAMPUS
SOFTWARE & UNIVERSITÀ
schemi differenti è il requisito essenzia-
le per l'uso efficiente della risorsa di cal-
colo.
Questa è la filosofia di base scelta
dalla Meiko nella progettazione della
Computing Surface: fornire un sistema
che per le sue caratteristiche di flessi-
bilità ed espandibilità. si adatti alle esi-
genze dell'applicazione e non vicever-
sa.
Caratteristiche hardware
della CS
La Meiko ha creato un insieme di
schede (foto 2) basate su transputer la
cui struttura hardware consente di con-
figurare computer stand-alone o di es-
sere collegate ad un host che può es-
sere VAX. SUN. o anche PC. In una CS
possono essere connesse un numero
teoricamente illimitato di schede, toc-
cando prestazioni paragonabili a quelle
dei supercomputer o mainframe.
Ciascun chip T800 (famiglia T8 con
clock a 20 MHz) è dotato di una CPU da
10 mips, capace di 1,5 MFIops in sin-
gola precisione e di 1 MFIops in doppia
precisione, 54 Kbyte di memoria statica
veloce da 33 ns ed un hardware per le
comunicazioni costituito da 4 link seriali,
bidirezionali, da 20 Mbit/s che operano
in DMA senza l'ausilio della CPU.
Inoltre, dalla serie T800 in poi è stata
integrata «on-chip» una Floating Point
Unit (FPU), che realizza operazioni arit-
metiche su operandi a 32 bit in meno di
1 microsecondo; essa può operare fisi-
camente in parallelo alla «integer unit»
contenuta nella CPU.
Lo Switching System
La CS della Meiko può essere usata
come macchina single-user o multi-user
con un numero variabile di processori
per ogni utente. Infatti, alla potenza ot-
tenibile grazie alla costruzione modulare
dì una Computing Surface, si aggiunge
la flessibilità messa a disposizione dallo
Switching System: ogni transputer, me-
diante questo sistema può collegarsi ad
un altro, indipendentemente dalla loca-
zione fisica di quest'ultimo, magari as-
semblato su un'altra scheda Meiko.
Grazie ad un tool di configurazione elet-
tronico è possibile quindi variare dina-
micamente l'architettura di connessione
dei transputer presenti su una o più
schede, in accordo con la configurazio-
ne richiesta.
Questo consente all'utente di poter
scegliere l'architettura che più si adatta
al suo problema, sperimentando così
svariate soluzioni.
Il Supervisor Bus
Quando si ha a che fare con sistemi
composti da un elevato numero di pro-
cessori, connessi tra loro con un set di
link punto-punto, uno dei maggiori pro-
blemi è il debugging del sistema qua-
lora uno dei processori del sistema «fal-
lisce». La soluzione Meiko a tale proble-
ma è quella di affidare il sistema di mo-
nitoraggio centrale al cosiddetto «Su-
pervisor Bus» che connette tutti i tran-
sputer al Locai Host (fig. 1). Esso
provvede, fondamentalmente, all'instra-
damento dei messaggi di debugging, al
rilevamento di guasti, al reset e all'ana-
lisi del funzionamento dei singoli ele-
menti. Tali funzioni, essendo quindi se-
parate dall'application-area della macchi-
na, forniscono un elevato livello di sicu-
rezza al resto delle applicazioni.
Schede special-purpose
Alle schede dedicate alle fasi di ela-
borazione di tipo general-purpose e con-
tenenti un quantitativo di transputer e di
memoria DRAM (Dynamic RAM), la
Meiko aggiunge un insieme di schede
special-purpose per la gestione di me-
moria di massa, di display grafici ad alta
risoluzione, nonché di segnali video e
257
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
MCmicroCAMPUS
SOFTWARE & UNIVERSITÀ
Foto 3 - Una scheda Quad Board MK060 con 4
transputer T800.
per la comunicazione con eventuali
Host esterni. Ciò consente di definire
configurazioni orientate a esigenze spe-
cifiche, quali il trattamento di grandi
quantità d'informazioni su memoria di
massa, o la produzione d'immagini di
elevata qualità grafica.
Hardware quindi, che raccoglie in sé
elementi qualitativi quali la potenza teo-
ricamente illimitata, la flessibilità nelle
architetture, il controllo mediante il Su-
pervisor Bus.
L'ambiente di programmazione
— Occam Programming System, o
più semplicemente OPS, è un ambiente
dedicato allo sviluppo di applicazioni
scritte in Occam per la Computing Sur-
face. Esso è in grado di generare un co-
dice eseguibile su uno o più transputer.
Il concetto base sul quale OPS si fon-
da è il folder, un contenitore che rac-
coglie sorgenti Occam e codice esegui-
bile. È possibile, in OPS, scrivere pro-
grammi Occam di tipo EXE, destinati a
operare su un singolo transputer, oppu-
re di tipo Program, per l'esecuzione su
reti di transputer.
Sono presenti all'interno di OPS, oltre
alle ovvie utility che permettono di ca-
ricare ed eseguire i programmi sulla
Computing Surface, anche utility per
definire manualmente un’architettura di
rete o di estrarla da un Program o an-
cora di collegare codici compilati in altri
linguaggi con programmi Occam.
Meiko Multiple Virtual Computing
Surface (MMVCS) è un sistema opera-
tivo multiutente grazie al quale la Com-
puting Surface può essere suddivisa in
domini definiti staticamente, ciascuno
dei quali può contenere da uno all’intero
set di transputer disponibili. Tale siste-
ma genera anche un ugual numero di
sistemi di monitoraggio virtuali, permet-
tendo all'utente che si connette al do-
minio interessato di avere un accesso
individuale e protetto alle risorse del Su-
pervisor Bus. Inoltre, il software
MMVCS realizza una barriera protettiva
tra le varie macchine virtuali, assicuran-
do che i processi in «running» in un do-
minio, non disturbino, a causa di even-
tuali bug, il resto della Computing Sur-
face. Ogni utente, pertanto, opera esat-
tamente come se si trovasse in una CS
privata: è in grado di configurare i tran-
sputer del proprio dominio secondo
qualsiasi architettura e in modo dinami-
co, ha la possibilità di utilizzare OSP,
sviluppare applicazioni ed eseguire pro-
grammi, senza avere interferenze con
differenti domini.
Viene inoltre gestito, con MMVCS,
l'accesso di più utenti e risorse comuni,
tipicamente risorse di memoria di mas-
sa eventualmente collegate in una host
machine, attraverso il Network Login
Shell (NLS), che viene associato a ogni
utilizzatore del sistema.
La configurazione attuale è composta
da otto domini, connessi ad una «spina
dorsale», uno dei quali contiene un Di-
splay Element Board (MK015) (fig. 2)
dotato di coprocessore dedicato per ela-
borazioni grafiche ad alta velocità. Alle
estremità della catena sono connesse
una Self Host Board (MK050), che ge-
stisce il File System, ed una Octal
Figura 2 - Display element Board MK01S.
UART (MK041) per la connessione ad
otto terminali seriali.
Ogni dominio è composto da schede
Mono o Quad Board (MK060) (foto 3)
contenenti 1 o 4 microprocessori Tran-
sputer T800 con varie configurazioni di
memoria (foto 4).
Naturalmente, questa topologia può
essere ulteriormente espansa aggiun-
gendo più «vertebre» con i relativi do-
mini. Una possibile configurazione di un
dominio di transputer consiste dei se-
guenti componenti:
- Host Transputer. L'Host Transputer
è il transputer sul quale è eseguito
l'OPS che comprende un editor, un
compilatore e un debugger. Tale tran-
sputer è quello che funge da «vertebra»
e connette il dominio alla «spina dorsa-
le» della CS. Esso provvede a fornire
una «terminal emulation» al dominio a
lui connesso.
— Root Transputer. Per permettere il
caricamento della rete, uno dei proces-
sori della rete deve essere connesso al-
l’OPS; questo è conosciuto come
«Root Transputer»,
- Work Transputer, Prima che un'ap-
plicazione possa essere caricata nella
rete di transputer, la rete deve essere
connessa all'Host; pertanto, a partire
dal Root Transputer, devono essere rea-
lizzate, via transputer-link, con il sistema
di «wiring» elettronico, le connessioni
con tutti gli altri transputer in modo da
ottenere la topologia di rete desiderata.
— MeikOS è un sistema operativo in fa-
se di avanzato sviluppo e frutto di una
interessante collaborazione tra la statu-
nitense Meiko e l'Università di Edimbur-
go. Il sistema proposto è del tipo Unix-
like e sarà compatibile con Unix System
V a livello di chiamate primitive del si-
stema. Questo software ha la capacità
di gestire l'architettura multiprocessor,
a differenza di Unix, e non supporta uno
scheduler di processi, essendo que-
st'ultimo presente in ogni transputer.
La disponibilità di Unix-like per com-
puter basati su transputer è il sintomo
di una scelta in conformità agli standard
che sta caratterizzando attualmente la
produzione di strumenti di sviluppo di
Meiko, mantenendo sempre come pri-
mario obiettivo quello di rendere asso-
lutamente non violento l'impatto del
programmatore classico con la nuova
tecnologia emergente dei transputer.
La progettazione del Software
su Computing Surface
Le ricerche sul transputer sono avan-
zate di pari passo con lo sviluppo di Oc-
cam, un linguaggio per la programma-
zione concorrente in grado di fornire
una specifica formale del transputer
258
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
MCmicroCAMPUS
SOFTWARE & UNIVERSITÀ
stesso e mediante il quale è possibile
sfruttare al meglio tutte le caratteristi-
che di questo processore Risc. L'uso di
Occam rende il codice compilato sul
transputer estremamente potente fino
al punto che l'efficienza di un program-
ma Occam, in termini di tempi di ese-
cuzione e occupazione della memoria, è
paragonabile a quella di un linguaggio
Assembler.
È possibile tuttavia organizzare un
progetto software su Computing Surfa-
ce in cui le fasi computazionali sequen-
ziali siano scritte in un linguaggio clas-
sico (es. C, Fortran. Pascal), demandan-
do a Occam la gestione della comuni-
cazione tra processori. In tal caso, su
ciascun transputer vengono allocati due
processi concorrenti: il primo, di mìni-
ma priorità e definito worker, scritto in
linguaggio tradizionale, esegue il lavoro
sequenziale; il secondo, con priorità al-
ta, scritto in Occam, e denominato har-
ness, gestisce la comunicazione tra i
transputer connessi. Le uniche esten-
sioni al linguaggio tradizionale sono fun-
zioni di libreria per la gestione della co-
municazione tra il processo worker e
l'hamess.
Le aree di impiego
Applicazioni di tipo scientifico sono le
prime a beneficiare delle caratteristiche
elaborative di tale macchina. Applicazio-
ni di grafica avanzata di CAD-CAM rap-
presentano un'altra importantissima
area di impiego. Applicazioni in campo
medico per la manipolazione e la visua-
lizzazione di immagini in 3D in reai time,
in campo chimico per lo sviluppo di nuo-
vi modelli molecolari, applicazioni di flui-
dodinamica nel campo aeronautico, ela-
borazioni in tempo reale di immagini
SAR nel campo aerospaziale, applicazio-
ni in campo militare, nel settore finan-
ziario per lo sviluppo di nuove tecniche
di modelli, applicazioni di Intelligenza Ar-
tificiale, Image Processing, Speach Re-
cognition, Reti Neurali, Database Mana-
gement, sono soltanto alcune delle ap-
plicazioni che possono trovare conve-
nienza e realizzabilità con la Computing
Surface.
Evoluzioni future
— Alleviare l’utente dalla necessità di
scrivere un proprio harness, realizzando
strumenti che siano in grado di suppor-
tare efficacemente lo sviluppo di alcune
classi di problemi che si adattino a uno
specifico modello di tipo architetturale e
implementatìvo. In questo modo l'ope-
ratore non vede l'harness, né l'architet-
tura, ma deve soltanto scrivere il codice
in un linguaggio tradizionale. La comu-
nicazione è gestita da un modulo tra-
sparente, con il quale il programma
utente interagisce mediante la chiamata
di funzioni di alto livello.
Alcuni di questi sistemi sono già di-
sponibili e commercializzati; altri, di più
aito livello, sono in fase di sviluppo e te-
st.
— Dotare il sistema di appositi tool che
realizzino il routing dei messaggi su ti-
piche architetture di processori (es.
mesh, toro, ipercubo...) in modo da evi-
tare all'utente la costruzione di appositi
processi che definiscano la configura-
zione dei processori su cui allocare i vari
processi costituenti l’algoritmo parallelo
da implementare.
Conclusioni
Nel prossimo appuntamento iniziere-
mo finalmente l’affascinante viaggio nel
mondo della Ricerca presentandovi
PiNa2 System, un sistema multi-style a
parallelismo massiccio, nato dalla coo-
perazione del nostro Istituto con il Di-
partimento di Scienze dell'Informazione
dell'Università di Pisa. «g
Vi ricordiamo che è partita la seconda edizione di mìcroCAMPUS: affrettatevi a mandare i vostri lavori.
Norme per la partecipazione
— Possono partecipare tutti i lavori/studi scientifico-economici non tesi
di laurea la fondo informatico) realizzati in ambiente universitario ed ul-
timati a partire dal settembre 1987
— Ogni lavoro dovrà essere accompagnato dalle generalità dell'autore,
recapito telefonico, università di appartenenza, matricola, corso in cui II
lavoro e stato sviluppato e nome del docente del corso.
— La documentazione relativa dovrà essere inviata su supporto sia car-
taceo che magnetico e accompagnata da un commento scritto dall'au-
tore come presentazione dell'opera. Nel commento dovrà essere sin-
tetizzato l'argomento trattato, indicati i sistemi hardware e i pacchetti
software utilizzati e le motivazioni, le difficoltà incontrate e il modo in
cui sono state superate, il tempo di sviluppo, la bibliografia (se non pre-
sente già nella documentazione allegata al lavoro) ed ogni altro com-
mento che si riterrà degno di nota
— Essendo la partecipazione limitata ai soli lavori non tesi di laurea
realizzati in ambiente universitario, è gradita ma non obbligatoria una
breve dichiarazione del docente con il quale la tesina è stata sviluppata.
— Fra tutti i lavon spediti entro il 30 settembre 1991. ne saranno scelti
dieci (entro la prima metà di ottobre '91) da una commissione interna
alla redazione di MCmicrocomputer. Questi saranno argomento di al-
trettanti articoli (a partire dal numero di novembre) volti a descriverne
caratteristiche e potenzialità didattiche.
— Ai dieci autori o gruppi di lavoro, realizzatori dei dieci lavori di cui
prima, sarà corrisposto un compenso di 300.000 (trecentomila) lire.
— Fra questi dieci lavori una commissione di docenti universitari ed
esperti ne sceglierà uno che sarà ricompensato con ulteriori 700.000
(settecentomila) lire.
— É d'obbligo l'invio dei sorgenti e della documentazione tecnica e di
utilizzazione, sia su supporto magnetico che cartaceo.
— Non è prevista la restituzione del materiale inviato.
— Con l'invio del lavoro, l'autore ne autorizza la pubblicazione e la dif-
fusione gratuita come materiale didattico.
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
259
Il software MS-DOS, Amiga e Macintosh
di Pubblico Dominio e Shareware
distribuito da
in collaborazione con
Microforum
di corrispondere all'autore un contributo indicato al lancio del programma
TiTOLO&DESCRIZIONE REC HARDWARE
COMUNICAZIONE
COM/01 ONE TO ONE
COM/02 PROCOMM
COM/03 omegalinÌT 3
Comunicazione e
COM/04 BACKCOMM
mc106
mc103
DBS/01 EASY LABELS
DBS/02 VIDEO DATABASE mc105 Hard disk
Gestione video casselie
DBS/03 HOME MANAGER Hard disk
DataBase, calcolatrice e calendario
DBS/06 PC-FILE*
DataBase
DBS/07 TASK MASTER
DBS/09 DMS
EDU/01 ABC FUN KEYS mc103
Per Imparare le lettere dell'alfabeto
EDU/02 COMPUTER TUTOR
Auto-apprendimento del computer
EDU/03 PC-FASTYPE
G 10/02
GIO/03
GIO/04
GIOi 05
GIO/07
GIO/08
GIO/09
GIO/IO
GIO/11
GIO/12
Poker Canadian
ASTRO BLASTER
ALDOS ADVENTURE
Clone di Donkey Kong
CAESAR
Strategia
CLONE INVADERS
mc103 EGA/VGA
BASIC*EGAA/GA
me104 EGA/VGA
PC-JIGSAW
Puzzle
MAHJONG
Clone di Arkanoid
T1TOLOSDESCRIZIONE I
6 EGA GOLF
Gioco del Goti
EGA TREK
Star Trek
JOUST VGA
Gioco da bar
GIO-21 MOSAIX
Puzzle
GIO/22 OTHELLO EGA
Othello
GIO/23 POKER SOLITAIRE
Poker da soli
Gl 0/24 QUATRIS
Tetris con Bombe eco.
GIQ/25 SHARKS
Giocate ai sommozzatori
GIO/26 SLOT EGA
Slot Machine
G 10/27 BASSTOUR
Pesca d'altura
GIO/28 BLACKJACK
Gioco da Casinò
GIO/29 GALACTIC BATTLE
Clone di Invadere con sono
GIOGO HOUSE OF HORRORS
Casa degli orrori
GIO/31 NOID
Consegnale la pizza all'ultii
GIO/32 PINBALL EGA
stardÉf* 0
Missili distruggono la terra.
0/34 MAHJONG EGA
Gioco di società orientale
MRSPOCK
Filetto 3D
0/36 MONUMENTS OF MARS
C HARDWARE
EGA/VGA
EGA/VGA
EGAA/GA
EGA/VGA
VGA
mc104 VGA
VGA
mc103 EGAA/GA
EGAA/GA
EGAA/GA
EGAA/GA
EGAA/GA
EGAA/GA
EGAA/GA
EGAA/GA
EGAA/GA
EGAA/GA
EGAA/GA
EGAA/GA
mclOS EGAA/GA
0/38 POKER
GIO/40 TESORI
^ Utility pei
mcl08
mc!08
gioco Dungeons 8 Dragons
Tombola al computer stampa delle cartel!
GRF/01 FINGER PAINT
Programma di disegno
GRF/02 PC-KEY-DRAW
Per lare slide show
GRF/03 HSP CALENDAR
Calendario grafico
GRF/04 PC-DEMO SYSTEM
CODICE TITOLOSDESCRIZIONE REC. HAI
GRF/05 GRAPHICWORKSHOP mc106
AS-EASY-AS mclO
Spreadsheet compatibile t -2-3
EXPRESS-CALC mclO
Richiede solo 256 Kbyle di RAM
EZ-SPREADSHEET
Calcoli di budget
INSTACALC
SPD/01
SPD/02
SPD/03
SPD/04
SPD/05
UTILITY
UTI/01
UTI/02
UTI/03
UTI/04
UTI/05
UTI/06
UTI/07
UTI/08
UTl/09
UTI/1
letTSR
PC-DESK-TEAM
DISK SPOOL II
Spooler di slampa
LOCKTITE
Protegge i file con pa
VIRUS SCAN
Cerca i virus
LHARC
Compressore
DIET
Compressore di eseguibili
PKLITE
Compressore di eseguibili
NEWSPACE
Compressore di file dell'Hs
CATDISK
mclOS
mc105
mc105
mcl05
tì Disk
mc105
Programma di Back Up
SHEZ mc106
Shell per compressori di dati
ZZAP mct06
Shell per compressori di dati
GUARDIAN ANGEL mc107
Per programmare con i TSR
STORE mc107
Per rinominare file in automatico
TXT mc107
UTI/20
im/21
VARIE
VAR/01 COMPOSER
al computer e slampare
TiTOLOSDESCRIZIONE
TITOLOSDESCRIZIONE
REC HARDWARE
TITOLOSDESCRIZIONE REC HARDWARE
REC HARDWARE
VAR/02 CHECK-MATE
Conlrollo delle finanze personali
VAR/03 PIANO-MAN mcl04
VAR/04 8ARTENDER P mc103
Tutti I cocktail
VAR/05 DIET DISK
La dieta al computer
VAR/06 ELEMENTARY C
Per programmatori In C
VAR/07 RECIPES mc104
Buon numero di ricette in inglese
VAR'08 PERSONAL CCOMPILER mc105
Semplice compilatore C
VAR/09 MOUSE TPU & NEWEXEC mc106
VAR/10 TRS, PRINT & GESTECC mc106
Unit In TP per stampa e gestione degli erron
VAR/lt ARIANNA me106
Programma di CAE
VAR1 12 TOTOPROJET melOS CGA
Gestione schedina
VAR/13 COVER mclOB
Stampa etichette musicassette
WPR/01 W.P.FOR CHILDREN
Per insegnare ai bambini il WP
WPR/02 FREEWORD mc103
Word Processor
WPR/03 PC-WRITE mc106
WPR/04 THESAURUS PLUS
Sinonimi In inglese (TSR)
WPR/05 GALAXY mcl04
AMG 1/02 WELLTRIX mc105
AMG 1/03 SYS mc105
Sulla falsa rtga di Pac Man
AMG 1/04 SCOPONE SCIENTIFICO mclOB
Classico gioco delle carte
GRAFICA
AMGR/01 PRINTSTUDIO mc104
Gestisce la stampa di testi
AMGR/02 TEXTPAINT mc105
Editor ANSI
AMGR/03 SCREENX mc105
AMGR/04 SETPAL mc105
Cambia lo schermo da NTSC a PAL
SPREADSHEET
AMSP/01 SPREAD mc104
UTILITY
AMUT/Ot MACH III mc104
Tool per mouse
AMUT/02 RULER mc104
AMUT/03 HEX mc104
AMUT/04 MOM mc104
Aggiunge menu al workbench
AMUT/05 CB mcl 04
Log delie funzioni di I/O
AMUT/06 ZETAVIRUS mc104
And Virus
AMUT/07 DIRMASTER mc!05
Utility per gestire i lile
AMUT/08 KDC mc105
AMUT/09 XCOPYIII mc105
Copiatore veloce
AMUT/10 CD2TAPE mc105
Se usate oltre al PC il Cd Audio
AMUT/11 BBS & Log mclOB
Gestione Packet Radio
AMUT/12 Utilities mclOB
Comandi CLI Dos-Uke
AMUT/13 View80 II mcl 06
AMUT/14 Marcale mcl 06
Matematica matriciale
AMUT/15 Iconmaster mcl 06
AMUT/16 Hermit me 106
Cattura lo schermo
AMUT/17 Turbo impLoder mcl06
Compressore di file eseguibili
AMUT/1B FONTS2PRINTER mc107
AMUT/19 SVD* mc107
AMUT/20 MC-PROGRAMS mc107
Collezione di utility
AMUT/21 CHP8SAVE-PREFS mcl 07
Preterence del computer
AMUT/22 CIDITEIP mcl 08
AMUT/23 DISKEDITOR mclOB
Editor di disco
AMUT/24 5 UtilitY mclOB
Utility per tutti i gusti
AMUT/25 OROLOGIO PARLANTE mclOB
Legge l'ora esatta
VARIE
AMVR/01 FRACTUS mclOB
Frattali per tutti
MACINTOSH
EDUCATIVO
MIE0/01 KID PIX mc107
Per disegnare
MIED/02 NUMBER TALK met07
MIED/03 ALPHA TALK mc107
Per impare lo spelling in Inglese
GIOCO
MfGI/01 Stella Obscura mc106
Gioco spaziale in 3D
MIGI/05 Stratego
Strategia con le carte
MIGi/06 THE LAWNZAPPER
MIGI/07 MACTRIS
Tetris sul Mac
MIGt/06 CANFIELO
Solitario con le carte
MIGI/07 YAHTZEE
Gioco con I dadi
MIGI/08 GLIDER
MIGI/09 MACNINJA P
Karaté
MIGI/10 GLIPHA
mct06
I
mcl 06
mcl 06
mc106
mcl 07
mcl 07
mclOB
MIUT/01 OLIVER'S BUTTONS
INIT che sostituisce Ibot
MIUT/02 POPCHAR
mcl 07
mcl 07
mcl 08
Compilare e spedire a: MCmicroc o mp ut e r
Desidero acquistare il software di seguito elencato al prezzo di L. 8.000 a titolo (ordine
minimo: tre titoli). Per l’ordinazione inviare l'importo (a mezzo assegno, c/c o vaglia
postale) alla: Technimedia srl, Via Carlo Perrier 9, 00157 Roma.
dischetti da 1 1 3.5" 1 1 5.25”
' Codici'
Totale dischi CD x 8.000-Lire
Manuali in italiano:
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MCmicrocomputer non offre alcuna garanzia e non si assume alcuna responsabilità sugli
eventuali danni diretti o indiretti derivanti dall'utilizzo del software distribuito
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Aperti anche al Sabato
PD SOFTWARE MS-DOS
Forza Italia!
a cura dì Paolo Ciardelli
Il 1 gennaio 1993 è vicino. Da
più parti arriva l'avvertimento,
più finanziario che calcistico,
che l'Italia potrebbe essere
classificata nell'Europa Unita,
come nazione di serie B. Non
sta a me cercare i perché né
a contraddire tali affermazioni
di carattere economico, però
nel campo del software di
Pubblico Dominio ciò non mi
sembra vero. Forse la
quantità non è paragonabile a
livelli mondiali, ma la qualità è
più che confrontabile.
Dunque «Forza Italia!»
Dedicato a chi registra
in casa le proprie
cassette audio. Cover
permette la scelta
delle varie opzioni e
l’accesso a menu
secondari per mezzo
di semplici menu posti
sullo schermo in
senso verticale.
Cover
Autore Cristiano De Mei
Cover è dedicato a chi vuole crearsi
delle etichette personalizzate per i pro-
pria biblioteca musicale registrata.
Permette la scelta delle varie opzioni
e l'accesso a menu secondari per mez-
zo di semplici menu posti sullo schermo
in senso verticale.
Ogni menu è posto in una cornice
che nella sua parte superiore porta il no-
me del menu o della opzione che si sta
utilizzando.
Per scegliere tra le opzioni occorre
spostarsi con i tasti del movimento del
cursore e per confermare la scelta oc-
corre premere Return.
Per tornare al menu precedente si de-
ve scegliere l'opzione «Uscita» (che nel
caso del menu principale equivale all'ab-
bandonare il programma stesso).
Nel menu principale si può scegliere
una delle seguenti opzioni: Edita Cover;
Carica Cover; Salva Cover; Stampa Co-
ver; Opzioni; Utility; Cancella Cover.
Le opzioni «Stampa Cover», «Opzio-
ni» e «Utility» visualizzano un ulteriore
menu mentre le altre opzioni forniscono
immediatamente il loro servizio.
Edita il Cover permette di entrare im-
mediatamente nell'editor del program-
ma Cover.
Sullo schermo apparirà una schema-
tizzazione della copertina che poi verrà
stampata; si tratta di una finestra divisa
in tre zone.
Inoltre sulla destra della finestra di
editing apparirà una lista di opzioni ri-
chiamabili con i tasti funzione.
I tasti funzione offrono le seguenti
possibilità: FI richiama l'Help; F2 per-
mette di inserire la lunghezza del nastro
espressa in minuti; F3 centra la linea
corrente; F4 cancella la riga corrente;
F5 inserisce una riga vuota nella posi-
zione corrente.
Attivando Carica Cover, sullo scher-
mo apparirà una finestra dove potrà es-
sere inserito il nome del Cover.
NeH’inserire tale nome non occorre (e
non si deve) inserire il Path (cioè il disco
e le sottodirectory interessate) e l'e-
stensione (poiché tutte le copertine sal-
vate andranno sotto l'estensione .COV).
Se non si vuole caricare nulla basterà
uscire con il tasto Esc.
Quando si carica da disco un nuovo Co-
ver si cancella il contenuto del Cover
precedente, quindi, in caso di richiamo
da disco, occorre salvare l'ultimo lavoro
svolto.
In caso di errore (file .COV non tro-
vato, Path inesistente o disco non pron-
to) il programma visualizza un messag-
gio d'errore (in basso a destra) ed emet-
te un suono (beep) di avviso.
II Path dove il file verrà cercato è
quello definito nella opzione del sotto-
menu «Opzioni», «Path Dati».
Le possibilità offerte dal menu di
stampa sono:
Minuti On/Off, Doppio Cover On/Off,
Stampa, Uscita.
La prima opzione («Minuti On/Off»)
permette di definire la stampa o l'inibi-
zione di essa della lunghezza del nastro
espressa in minuti.
Se Minuti è posto a On (cioè On è
evidenziato) allora sulla costina superio-
re del Cover verrà stampata la lunghez-
za della cassetta (se definita) in modo
espanso.
La seconda opzione («Doppio Cover
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
263
PD SOFTWARE MS-DOS
On/Off») permette di definire la stampa
di un Cover a lunghezza doppia o meno.
Questo tipo di Cover (a lunghezza
doppia) è completamente uguale al Co-
ver semplice ed offre la sola possibilità
di creare una copertina più «solida»
poiché costituita da un doppio spesso-
re.
Infatti in caso di Doppio Cover si do-
vrà (dopo l'effettuazione della stampa)
piegare la copertina all'altezza della li-
nea che delimita la fine della zona de-
dicata ai titoli delle canzoni.
La terza opzione consente la stampa
vera e propria del Cover.
In caso di stampante spenta, inesi-
stente o off/line il programma segnalerà
il malfunzionamento all'utente con un
messaggio di errore in basso a destra
sullo schermo e con un beep sonoro di
avviso.
Per la completa gestione del pro-
gramma viene in aiuto il menu Opzioni:
Path Dati; Minuti; Beep On/Off.
Toto Projet
Autore Stefano Monsignori
Toto Project è un software per lo svi-
luppo di sistemi Totocalcio. Lo scopo di
questo programma è quello di fornire a
chi inizia ad occuparsi di sistemistica,
una panoramica generale sui concetti di
base.
Non è quindi un programma creato
per professionisti del settore, i quali,
certamente, avranno altri strumenti più
potenti con cui lavorare.
I risultati possibili di una partita, come
certamente saprete, sono tre: vittoria,
pareggio o sconfitta per la squadra che
gioca «in casa». Ad ognuno di questi ri-
sultati è associato un valore che deter-
mina sulla schedina la cosidetta colonna
vincente.
In sistemistica una combinazione di
più pronostici su una partita determina
una variante: se il pronostico è compo-
sto da due valori si avrà una doppia, se
è composto da tre valori si avrà una tri-
pla.
Per calcolare il numero di colonne di
un sistema bisogna elevare il 2 (se si
tratta di una doppia), o il 3 (se si tratta
di una tripla) alla potenza uguale al nu-
mero delle varianti.
Tre doppie sono pari a otto colonne (2
elevato a 3 = 8), mentre quattro triple
sono 81 colonne (3 elevato a 4 = 81).
Le funzioni del programma sono: il
Pronostico desiderato su tutte le tredici
partite, anche in quelle che sono a pro-
nostico fisso; le Condizioni generali
(minimo e massimo dei segni) la Con-
secutività minima e massima dei segni
e delle accoppiate, terzine, quartine; il
Passo delle accoppiate, terzine, quarti-
ne; interruzioni minimo e massimo; le
Colonne condizionate; il Punteggio; la
Consecutività minima e massima dei
punti; la Vista Colonne (visualizza le co-
lonne del sistema in memoria); la Vista
Percentuali (fornisce la frequenza di ri-
petizione dei segni per ogni partita
espressa in percentuale); la Stampa
prospetto (stampa le condizioni del si-
stema in memoria) la Stampa Colonne
(stampa le colonne del sistema in me-
moria); Salva (salva su disco nella dire-
ctory corrente il sistema in memoria);
Carica (carica in memoria i dati relativi
al file specificato); l'Analisi del sistema
(permette di avere le percentuali dei
segni per ogni partita del sistema); la
Ricerca colonna vincente (per trovare le
eventuali vincite di prima o seconda ca-
tegoria); Cancella sistema (azzera tutti i
dati del sistema in memoria); Tasto
funzione F5 (elaborazione del sistema
in memoria).
Chi si diverte con
giochi di ruolo quali
Dungeons & Dragons
e Advanced Dungeons
& Dragons, sa quanto
FI: Help | ft» Hw Eed: Ifave | CI: Esegui | ESC: Esci icau secondino
Tesori
Autore Paolo Gai
Ovvero un programma per la divisio-
ne dei tesori acquisiti dai personaggi in
giochi di ruolo quali Dungeons & Dra-
gons e Advanced Dungeons & Dragons.
Il programma permette l’immissione
e la divisione di un tesoro acquisito dai
personaggi nei 2 giochi di ruolo (D&D e
AD&D).
Esso nasce dalla necessità di dividere
grandi quantità di tesori in poco tempo,
essendo questo procedimento troppo
lungo da fare a mano e senza errori,
Le caratteristiche principali del pro-
gramma sono: Possibilità di immissione
di 50 gemme e 50 gioielli di valore e
quantità diversa, e dei 5 tipi di monete
permesse nel gioco (MP, MO, ME, MA.
MR) con un valore compreso fra 0 e
65535; possibilità di calcolare le divisio-
ni dividendo i tesori fra vari personaggi
(da 1 a 10); calcolo del peso dei tesori
divisi per personaggio secondo le rego-
le del D&D Basic Set DM Guide e del
loro valore totale; approssimazione alla
MR del valore delle divisioni; possibilità
di ottenere le divisioni su stampante o
su file ASCII per permettere l’esporta-
zione su altri programmi; help in linea in
ogni punto del programma; possibilità
264
MCmicrocomputer n 108 - giugno 1991
PD SOFTWARE MS-DOS
di salvare i tesori immessi su disco per
permettere una successiva rilettura;
Shell al Sistema Operativo; finestra con
i tasti utilizzabili in ogni Opzione e Me-
li programma utilizza per colloquiare
con l'utente un sistema di finestre a
tendina con menu a barre.
Il Menu Principale è quel menu che
appare dopo che il programma ha visua-
lizzato le informazioni. Esso è formato a
sua volta dai Menu Secondari dai quali
si può accedere alle varie Opzioni per-
messe dal programma.
Nella parte bassa del video è presen-
te una Finestra chiamata «Tasti» nella
quale si trovano i tasti utilizzabili nel Me-
nu/Opzione corrente.
I Tasti utilizzabili nel Menu Principale,
nei Menu Secondari e nelle Opzioni ver-
ranno descritti insieme alle funzionalità
degli stessi.
II programma dispone anche di un
semplice Help in linea.
Nim
Autore Giuseppe Navato
Nim è un gioco di tipo matematico
nel quale ci si confronta al computer.
L’uso del programma è semplice e in-
tuitivo. Inizialmente compare una scher-
mata di presentazione, seguita da alcu-
ne informazioni sull'autore del program-
ma.
Di seguito compaiono due menu per
la scelta del livello di difficoltà e del
tempo di gioco a disposizione. A questo
punto la partita ha inizio: sullo schermo
compare una serie di «campi numerici»
sui quali bisogna operare.
È bene precisare che il livello di dif-
ficoltà scelto non influisce sulla bravura
deH'awersario-computer, ma serve uni-
camente a determinare il numero di tali
«campi», che possono essere tre, sei o
nove. Trattandosi di un gioco matema-
tico, possiamo dire che non esistono
«mosse» più buone e meno buone, ma
solo «mosse» giuste e «mosse» sba-
gliate: il computer gioca sempre senza
commettere errori, ed altrettanto deve
fare il giocatore per poterlo battere. Il
giocatore, infatti, ha il vantaggio di fare
la prima mossa, e questo gli dà la cer-
tezza matematica di vincere, a meno
che non commetta qualche errore; in
tal caso il computer prenderà il soprav-
vento e la partita sarà irrimediabilmente
compromessa.
Ulteriori informazioni sulle regole del
gioco e sulla strategia da adottare con-
tro il computer sono contenute nell'help
del programma, richiamabile durante il
gioco con il tasto FI.
Al termine della partita compare un
menu con due opzioni: la prima permet-
te di cominciare una nuova partita la-
sciando invariati il livello di difficoltà e il
tempo; la seconda permette di cambia-
re queste impostazioni, tornando ai due
menu iniziali.
Per abbandonare il programma pre-
mere il tasto ESC. Se tale tasto viene
premuto durante la partita, viene chie-
sto al giocatore di confermare la sua de-
cisione; se viene premuto in un altro
momento, l'abbandono è immediato. Il
programma è interamente in grafica
CGA.
ZapDir
Autore Stefano Nardone
ZapDir è stato sviluppato per colmare
una delle lacune del sistema operativo
MS-DOS (ndr risolta però dal DR-DOS
5.0): infatti non esiste nessun comando
capace di rimuovere in un sol colpo una
intera directory con tutto il suo contenuto
di file e di sottodirectory. Questo è proprio
quello che fa ZapDir: ....zzaaaaapp e la
directory svanisce. ZapDir è utile a chi
deve cancellare da un hard disk uno dei
tanti programmi che si installano con in-
numerevoli subdir ed enorme numero di
file, oppure a chi deve visionare tempo-
raneamente file dati, software, ecc., che
viene raccolto in subdir temporanee in
attesa di essere cancellato, oppure sem-
plicemente a chi deve riorganizzare un
hard disk molto grosso in modo diverso.
Avvertenza: poiché ZapDir cancella la
directory e le sottodirectory con il loro
contenuto, è molto difficile recuperare
dette informazioni se l'operazione è av-
venuta per errore. La cura messa nel-
l' evi tare che ciò accada non può comun-
que nulla contro la distrazione dell'uti-
lizzatore che risponde affermativamente
all'ultimo avvertimento prima della can-
cellazione. Verificate quindi che la dire-
ctory indicata sia veramente quella de-
siderata. ZapDir compie automatica-
mente il procedimento che si usa anche
manualmente per rimuovere una dire-
ctory: si sposta al suo interno, cancella
tutti i file, ritorna alla directory prece-
dente e rimuove la directory specificata.
È però capace di compiere questo la-
voro ricorsivamente su tutte le sotto di-
rectory presenti. Un primo passo è però
costituito da una scansione dei file pre-
senti nella directory da rimuovere per
verificare l'assenza di file con attributo
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
265
PD SOFTWARE MS-DOS
READ ONLY, HIDDEN o SYSTEM. Nel
caso siano presenti file di questo tipo
ZapDir termina con un messaggio di er-
rore. La cancellazione dei singoli file av-
viene, quando non sono specificati i pa-
rametri «I» oppure «E», un file alla vol-
ta. Da prove effettuate si riscontra che
il comando DEL *.* cancella tutti i file
presenti nella directory in un tempo
sensibilmente inferiore a quello neces-
sario alla cancellazione file per file, an-
che se effettuata con una routine effi-
ciente. Quindi per velocizzare le cose
basta poter utilizzare questo comando,
sfruttando la possibilità di richiamare ed
eseguire il processore comandi COM-
MAND.COM e la ridirezione dell'input e
dell'output dell'MS-DOS. Tale comando
richiede una conferma da parte dell'u-
tente sulla effettiva volontà di cancella-
re tutti i file. Da qui la necessità di in-
dicare. nel caso si desideri utilizzare
questa modalità di cancellazione più ra-
pida, un parametro sulla linea di coman-
do corrispondente alla versione del MS-
DOS utilizzata (la conferma, per inter-
nderci, che è diversa a seconda se la
versione del MS-DOS è inglese «Y» o
italiana «S»), Tale parametro è utilizzato
da ZapDir per costruire la linea di co-
mando appropriata ed adeguata alla ver-
sione del Sistema Operativo. È molto
importante per evitare malfunzionamen-
ti indicare correttamente il parametro
che corrisponde alla versione di MS-
DOS utilizzata!
Tombola
Autore Mario Armento
Forse è prematuro parlare di una ver-
sione elettronica del gioco della tombo-
la, ma a me sembra l'unico che finora
svolge tutte le funzioni desiderate. Può
essere installato su qualunque personal
computer operante con sistema MS-
DOS e richiede una memoria centrale di
almeno 256 Kbyte. Prestazioni ottimali
si ottengono disponendo di monitor a
colori e stampante.
Consente il gioco a 35 persone, o
gruppi di persone, e l'utilizzo, oltre di
quelle standard caricate direttamente
nel programma, di 48 cartelle personali
o personalizzate.
Sia le cartelle standard che quelle
personali possono essere stampate su
modulo continuo.
Delle apposite funzioni consentono:
la vendita controllata delle cartelle; l'e-
strazione dei numeri manuale o automa-
tica; il controllo dell'andamento del gio-
co; la visualizzazione delle cartelle vin-
centi; la visualizzazione dei nomi dei
vincitori; la gestione automatica della
contabilità di gioco.
L'uso del programma Tombola è fa-
cile ed intuitivo grazie alla sua struttura
a menu. I menu vengono visualizzati
nella seconda riga a partire dall'alto e le
opzioni che comprendono sono scritte
in minuscolo e con colore bianco tranne
la prima lettera che è scritta in maiusco-
lo e in rosso.
La prima è posta in reverse per indi-
care che è quella di default: pertanto
per selezionarla è sufficiente premere il
tasto RETURN.
Per selezionare un'opzione diversa è
necessario spostare (per mezzo della
barra, o dei tasti cursore, o dei tasti +
e — ) il rettangolino, che pone in reverse
la prima opzione, su quella desiderata e
premere il tasto RETURN.
Per una selezione più immediata pre-
mere il tasto corrispondente alla prima
lettera del nome della opzione deside-
rata (scritta in maiuscolo).
xSet
Autore Giorgio Solla
xSet costituisce un'estensione del
comando di sistema Set che definisce
una variabile dell'ambiente operativo in
modo interattivo. Se xSet viene lanciato
senza nessuna opzione sulla linea di co-
mando. presenterà il copyright ed un
piccolo riassunto delle sua funzionalità.
L'ambiente operativo è costituito da
una serie di stringhe in cui una variabile
di ambiente è associata al suo valore nel
formato variabile=valore. Il comando
xSet consente di aggiungere, modificare
o cancellare una variabile dell'ambiente
del programma padre di xSet (tipicamente
il COMMAND.COM). xSet cancella au-
tomaticamente una variabile che non ha
un valore associato, prestando però at-
tenzione al fatto che i caratteri di spazio
sono considerati caratteri validi al pari de-
gli altri , Il valore della variabile deve essere
preceduto da uno o due caratteri che in-
dicano l’azione da intraprendere con la
stringa. Le tre azioni possibili d'uso per
xSet sono: =, += e — =.
Un programma quindi molto utile a che
«smanetta» con il computer o ha dime-
stichezza con file batch, come l'AUTOE-
XEC. BAT, in cui si può allungare peresem-
pio il percorso di PATH, associando ad
un primo percorso un secondo definito
tramite una stringa. I requisiti minimi del
programma sono un computer MS-DOS
con versione del sistema operativo ugua-
le o superiore alla 2.00 e almeno 65.520
byte liberi di RAM. /se
266
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
Il PD-software dei lettori di
Lo spazio tradizionalmente dedicato al software dei lettori
e quello occupato dal PD-software sono stati unificati.
In queste pagine parleremo di programmi di Pubblico Do-
minio (FreeWare o Shareware) disponibili in Italia attraver-
so i vari canali PD. Tutti i programmi presentati saranno
reperibili anche attraverso il canale MCmicrocomputer. sia
su supporto magnetico sia su MC-Link.
Saranno recensiti sia programmi già nei circuiti PD, sia
quelli che i lettori stessi vorranno inviarci affinché, se rite-
nuti meritevoli dalla redazione, siano resi di Pubblico Do-
minio.
/ lettori di MCmicrocomputer autori dei programmi dei qua-
li si parlerà in queste pagine (e i cui programmi saranno
distribuiti come PD dalla rivista) saranno ricompensati con
un «gettone di presenza» di 100.000 lire.
E necessario attenersi ad alcune semplici regole nell'in-
viare ì programmi in redazione.
1) Il materiale inviato deve essere dì Pubblico Dominio
(o Shareware) e prodotto dallo stesso lettore che lo invia.
2) Il programma inviato deve risiedere su supporto ma-
gnetico (non saranno presi in considerazione listati).
3) I sorgenti eventualmente ac-
clusi devono essere sufficientemen-
te commentati.
4) Per ogni programma inviato
l'autore deve includere due file
(«readme» e «manuale»), il primo
contenente una breve descrizione
del programma ed il secondo una ve-
ra e propria guida all'uso per gli uten-
ti, con tutte le informazioni necessa-
rie per un corretto impiego (se il pro-
gramma è particolarmente semplice
può essere sufficiente il solo read-
me, mentre saranno particolarmente
apprezzati fra i programmi più com-
plessi quelli dotati di help in linea). In
calce ad entrambi i file deve essere
apposto il nome, l'indirizzo ed even-
tualmente il recapito telefonico del-
l’autore.
5) Al lancio, il programma deve
dichiarare la sua natura PD (o Sha-
reware), nonché nome e indirizzo
dell'autore. È ammesso, alternativa-
mente, che tali informazioni siano richiamabili da program-
ma con un metodo noto e indicato nelle istruzioni.
6) Saranno presi in considerazione solo i lavori giunti in
redazione accompagnati dal talloncino riprodotto in questa
pagina (o sua fotocopia) debitamente firmato dall'autore.
/ programmi classificati non come FreeWare ma come
Shareware (quindi non propriamente di Pubblico Dominio,
anche se consideratine generalmente parte) comportano
da parte dell'utente l'obbligo morale di corrispondere al-
l'autore un contributo a piacere o fisso secondo quanto in-
dicato dall’autore e conformemente a quanto appare al lan-
cio del programma. MCmicrocomputer non si assume al-
cuna responsabilità od obbligo riguardo a questo rapporto
intercorrente tra autore ed utilizzatore del programma. A
titolo informativo precisiamo che l'obbligo morale alla cor-
responsione del contributo scatta non nel momento in cui
si entra in possesso del programma, ma nel momento in
cui si passa a fame uso dichiarando implicitamente di ap-
prezzarne le caratteristiche.
In nessun caso (per ragioni organizzative) sarà reso noto
all'autore l'elenco o il numero delle persone che hanno
eventualmente deciso di entrare in possesso del program-
ma attraverso il canale MCmicrocomputer.
Compilare e spedire a
MCmicrocomputer - Via Carlo Perrier 9, 00157 Roma
Questo tagliando lo fotocopia o equivalente) deve essere inviato ad MCmicrocom-
puter, unitamente al materiale da selezionare, da parte degli autori di software che
presentano i propri lavori per la recensione sulla rivista e l'inserimento nei canali PD.
Il sottoscritto
Cognome e Nome .
Codice Fiscale
residente in
invia ’l programma
dictuaranao di esserne l'autore ed autorizzando MCmicrocomputer alia distribuzione
secondo le regole ed i canali consueti del Pubblico Dominio
Data Firma
MCmicrocomputer n. 108 - giugno 1991
267
PD SOFTWARE AMIGA
Piatto ricco mi ci ficco
di Enrico M. Ferrari
IMC0012 su MC-Link)
Nessun riferimento a giochi
d'azzardo o simili: il piatto è
quello del software di pubblico
dominio e chi ci «si ficca»
sempre di più siete proprio voi,
onorabili lettori, che state
dimostrando un crescente
interesse verso questa rubrica se
è vero, come è vero, che gli
arrivi di materiale continuano ed
aumentano con costanza. Piccoli
suggerimenti: non è necessario
fare un gran programma perché
sia giudicato «bello» e
recensibile, se avete mille
piccole utility radunatele in una
directory e speditecele, ma che
siano ordinate e soprattutto ben
descritte. Anche l'occhio vuole la
sua parte e maggiore cura sarà
posta nel presentare il
programma (quindi
documentazioni accurate)
maggiore la nostra attenzione,
ricordate che il vostro software
verrà incluso nel circuito PD e
tutti dovranno essere in grado di
capire a cosa sen/e il vostro
programma. Ennesima
rimembranza: dovete, DOVETE
allegare la cedola che trovate su
MC che ci autorizza a inserire il
vostro programma nel circuito
PD, continuano ad arrivarci
programmi addirittura anonimi ;
se volete ricevere il compenso in
caso di pubblicazione (la famosa
« piotta », come si dice a Roma)
siate sempre completi nella
documen fazione
268
Ciditeip
Angelo Mariani è un nome già com-
parso su queste pagine allorquando re-
censimmo il suo programma Covertina,
un divertente e pratico tool per disegna-
re e stampare le copertine delle casset-
te audio. Covertina si è evoluto e sono
state fatte le versioni per MS-DOS e
Mac (quest'ultima a cura del romano
Vittorio Dell’Aiuto, attualmente modera-
tore dell'area Mac su MC-Link) e sfrut-
tando quell'idea di rendere la vita felice
ai possessori di cassette e compact di-
sc Mariani ci propone un programma
dedicato proprio a questi ultimi.
Abbiamo già parlato su queste pagine
del programma CD2TAPE, un utile stru-
mento per determinare l'ordine ottimale
dei brani da inserire su una cassetta, in
modo da non sprecar spazio o, capita
sempre così, da evitare che l'ultima
canzone della facciata della cassetta fi-
nisca brutalmente troncata per pochi
secondi.
Ci lamentammo che CD2TAPE non
aveva la minima interfaccia grafica, eb-
bene Ciditeip di Mariani è proprio tutto
ciò che non era quell'originale program-
ma: la grafica. Come si vede dalla foto
10 schermo è occupato per la quasi to-
talità da una sorta di maschera/editor
nella quale inserire i titoli e le relative
lunghezze: con il mouse o con il pun-
tatore è possibile modificare in ogni mo-
mento qualsiasi campo. Una volta inse-
riti nomi e durate dei brani si passa ai
gadget sulla destra: se clicchiamo sul
gadget «Calculate» ci viene dapprima
chiesta la durata di una eventuale pausa
tra i brani, poi ci viene fornita la durata
totale con la richiesta di specificare la
durata del nastro: il programma è suf-
ficientemente evoluto per settarsi su
una lunghezza di nastro standard (ad es.
45 minuti) che più si avvicini per ecces-
so alla durata totale.
A quel punto il programma parte a
calcolare tutte le possibili combinazioni
nel tentativo di trovare quella che lasci
11 minor spazio sul lato A della cassetta:
questo è l'unico lato negativo del pro-
gramma, a causa della struttura dell'A-
migaBasic nel quale è realizzato il pro-
gramma, il calcolo è lento e richiede
spesso parecchi minuti nel caso di nu-
merosi titoli. Per fortuna il calcolo è di-
namico: viene visualizzato il minor scar-
to di tempo fino a quel momento tro-
vato e volendo si può interrompere il
MCmicrocomputer n, 108 - giugno 1991
PD SOFTWARE AMIGA
calcolo una volta soddisfatti del «resto»
oppure se non si vuole aspettare fino al-
la fine. C'è da dire che quasi sin dalle
prime combinazioni lo scarto trovato nei
primi secondi di calcolo rappresenta un
valore talmente buono da poter essere
utilizzato: probabilmente fare questo la-
voro a mano avrebbe richiesto un tem-
po nettamente superiore e arrabbiature
da record.
Alla fine del calcolo, o una volta fer-
mato quest'ultimo, viene visualizzata la
combinazione di titoli ottimali, le durate
delle due facciate e lo scarto rimanente
sulla facciata A. Ma non è finita: a que-
sto punto si può scegliere di salvare i
titoli in un formato compatibile con
quello di Covertina, in questo modo do-
po aver trovato la combinazione ideale
potete usare direttamente gli stessi dati
per stampare la copertina della casset-
ta. Il gadget «Load» serve per caricare
copertine già realizzate con Covertina in
modo da eseguirne il calcolo senza ri-
battere tutti i titoli. Giudizio complessa-
mente positivo, ci auguriamo solo che
Mariani si decida a cambiare linguaggio
di programmazione in modo da poter
pienamente realizzare le sue numerose
idee.
DiskEditor
Filippo Biondi della provincia di Enna,
precisamente di Agira, ci propone un
pratico programma per poter intervenire
sui singoli blocchi di un dischetto: si
può inoltre intervenire sul bootblock per
salvarlo o manipolarlo in seguito.
Una volta caricato il programma vi-
sualizza nella finestra inferiore il settore
indicato, vengono presentati 256 byte
per volta, mentre la parte superiore è
destinata al controllo immediato delle
varie funzioni tramite gadget, in più so-
no presenti alcuni menu a tendina. Nella
finestra inferiore sulla sinistra è possi-
bile editare i valori esadecimali mentre
non è possibile intervenire cambiando
direttamente i valori ASCII sulla destra,
ma questo a causa della filosofia del
programma: non si tratta di un file edi-
tor (per questo il già recensito Hex è im-
battibile a livello mondiale), ma di uno
strumento per agire sui blocchi del di-
sco.
La parte dedicata alla manipolazione e
gestione del bootblock è la forza del pro-
gramma: è presente il gadget «Boot-
block checkusm» che fornisce il che-
cksum dei primi due blocchi del disco
nel drive indicato, utile in caso di mo-
difica del bootblock. I gadget «Filein» e
«Fileout» permettono un trasferimento
da un file verso il bootblock e viceversa.
Fileout copia il contenuto dei primi
due blocchi del disco in un file, volendo
si può scegliere di salvare il file in forma
di codice oggetto nel caso si voglia di-
sassemblare o utilizzare il bootblock.
Con Filein si può letteralmente caricare
un bootblock sul disco in esame: il file,
lungo al massimo 1024 byte, sarà ov-
viamente un codice oggetto, una volta
caricato un nuovo bootblock si deve
rieffettuare il calcolo del checksum e
memorizzare il nuovo settore. Dai menu
a tendina è possibile effettuare delle ri-
cerca di stringa nel settore in memoria
o su tutto il disco.
Cinque programmi
con articolo incluso
Da Maurizio Mangrella riceviamo un
paccone che da solo merita una men-
zione: decine di fogli di documentazio-
ne stampati con laserwriter contenenti
articoli, descrizioni dettagliate sui suoi
programmi, listati, proposte. Per ogni fi-
le allegato sul dischetto Mangrella ha
scritto un vero e proprio articolo con
una miriade di informazioni che faranno
felici i programmatori o quanti volessero
sviluppare al meglio le sue routine, ve-
diamo in dettaglio cosa troviamo su
questo disco.
Soundtracker story and Utilities
Uno dei migliori programmi musicali
in circolazione è sicuramente Soundtra-
cker, del quale Mangrella fa una tratta-
zione esauriente ben più di un manua-
le. Per gli interessati viene descritta
esaurientemente la struttura dei file IFF
usata da ST, come vengono salvati i fi-
le, la struttura degli strumenti e dei
moduli, tutto insomma, un vero articolo
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